Slide di Università sullo sviluppo sostenibile e l'Agenda 2030. Il Pdf esplora l'impatto ambientale degli allevamenti zootecnici, analizzando emissioni di gas serra, consumo idrico e impronta ecologica, proponendo strategie di riduzione e discutendo la gestione sostenibile dei liquami e l'agricoltura biologica per l'Educazione ambientale.
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PERCHÉ SI PARLA DI SVILUPPO SOSTENIBILE? Bisogna imparare a vivere nei limiti di un solo Pianeta, in maniera equa e dignitosa per tutti, senza sfruttarlo fino ad impoverirlo.
Nel 2015, 193 Paesi membri dell'ONU hanno adottato l'Agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile. In vigore dal 2016, con i suoi 17 obiettivi di sviluppo, l'agenda costituisce il nuovo quadro di riferimento globale e universale per lo sviluppo sostenibile. Gli Stati membri dell'ONU si sono dichiarati disposti a raggiungere insieme questi obiettivi entro il 2030.
Obbiettivo n. 12: Obiettivo 12: Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo Le aziende dovranno essere spronate a una gestione dell'attività produttiva sostenibile, ad un approccio rispettoso dell'ambiente, all'utilizzo di tecnologie che migliorano le produzioni, al corretto impiego dei prodotti chimici e alla corretta gestione dei rifiuti o reflui zootecnici. Il consumo e la produzione sostenibile puntano a "fare di più e meglio con meno". Per raggiungere questi traguardi è necessario un approccio sistematico e cooperativo tra i soggetti attivi nelle filiere, dal produttore fino al consumatore.
Impronta ambientale degli allevamenti
Il carbon footprint permette di stimare le emissioni in atmosfera di gas serra causate da un prodotto, da un servizio, da un'organizzazione, da un evento o da un individuo, espresse generalmente in tonnellate di CO2 equivalente.
Il water footprint misura il consumo di acqua dolce utilizzata per produrre beni e servizi, misurata in termini di volumi d'acqua consumati (evaporati o incorporati in un prodotto) e inquinati per unità di tempo.
L'ecological footprint è la misura di quanti appezzamenti di terreno sono necessari per rigenerare le risorse consumate e per assorbire i rifiuti prodotti da una popolazione umana o da una singola attività antropica, utilizzando pratiche di gestione delle risorse e tecnologie dominanti.
L'AZIENDA SOSTENIBILE OBBIETTIVI:
L'impatto ambientale delle attività zootecniche Ridurre l'impatto ambientale degli allevamenti zootecnici nell'ultimo ventennio è divenuto un fattore di primaria importanza. La causa principale dell'effetto potenzialmente inquinante per aria, acqua e suolo è l'emissione nell'ambiente di varie sostanze contenute soprattutto nelle deiezioni degli animali.
Impatto ambientale dell'allevamento zootecnico Qualsiasi sostanza naturale, se immessa nell'ambiente in quantità superiore alla capacità dell'ambiente stesso di utilizzarla, assimilarla o degradarla, può trasformarsi in inquinante. Gli allevamenti zootecnici immettono nell'ambiente numerose sostanze potenzialmente inquinanti per :
Potenziali inquinanti del suoloImpatto ambientale dell'allevamento zootecnico Potenziali inquinanti dell'aria, acque e suolo Tabella - Impatto ambientale degli allevamenti intensivi, suddiviso per sfera d'azione: aria, acque e suolo ? ? ?
Potenziali inquinanti dell'aria In passato l'inquinamento dell'aria da parte degli allevamenti era identificato quasi esclusivamente con eventuali emissioni di odori sgradevoli. Ad oggi si sa che l'allevamento zootecnico, in seguito ai processi digestivi e respiratori degli animali, e ai processi fermentativi a cui sono soggetti i reflui, da origine ad emissioni di: ANIDRIDE CARBONICA (CO2), METANO (CH4), AMMONIACA (NH3) OSSIDI DI AZOTO (NOX).
Potenziali inquinanti dell'aria Le attività zootecniche sono responsabili:
Inquinamento da reflui zootecnici: impatto ambientale dell'allevamento zootecnico anidride carbonica (CO2), metano (CH4), ammoniaca (NH3) ossidi di azoto (NOx).
Impatto ambientale Gestione delle deiezioni L'allevatore può ridurre il rilascio di questi inquinanti nell'aria provvedendo a:
Gestione sostenibile di liquami e Gestione degli effluenti nell'allevamento letame Rimozione per:
Gestione sostenibile di liquami e letame STOCCAGGIO
Impatto ambientale dell'allevamento zootecnico Emissioni in acqua L'inquinamento delle acque superficiali e profonde si verifica quando i liquami vengono smaltiti sui terreni in maniera impropria oppure vengono smaltiti direttamente nelle acque (reato penale). Quando smaltiti sui terreni le piogge abbondanti possono causare fenomeni di percolazione e ruscellamento dai terreni agricoli I reflui fanno aumentare il contenuto di nitriti (azoto) e fosfati (fosforo) nelle acque superficiali e l'eccesso di questi elementi porta a morte pesci e altre forma di vita. Il versamento dei liquami direttamente nelle acque aumenta il grado di EUTROFIZZAZIONE
L'eccesso di nitriti (azoto) e fosfati (fosforo) nelle acque cosa causa? La ricchezza di sostanze nutritive, in particolare una sovrabbondanza di azoto e fosforo in un ambiente acquatico eccessivo accrescimento degli organismi vegetali (alghe) le alghe morte vengono decomposte da batteri che consumano ossigeno la putrefazione e fermentazione delle alghe morte porta alla liberazione di grandi quantità di ammoniaca, metano e acido solfidrico, rendendo l'ambiente inospitale anche per altre forme di vita MORTE DEI PESCI
Come contrastare l'eutrofizzazione Sono necessari interventi che riducano gli afflussi di nutrienti alle acque:
Impatto ambientale dell'allevamento zootecnico Potenziali inquinanti del suolo
Direttiva Nitrati Inquinamento delle falde da nitrati Nel 1991 l'UE ha emanato una direttiva sui nitrati, la 91/676/CEE, relativa alla protezione delle acque superficiali e di falda dall'inquinamento da azoto (nitrati) proveniente da fonti agricole. Tale direttiva regola lo spandimento dei concimi chimici e dei reflui zootecnici (= letame e liquame). Tale direttiva è stata recepita in Italia nel 2006 tramite il decreto legislativo 152.
Principali reflui zootecnici LETAME LIQUAME POLLINA Se usati in modo corretto
Letame
Processo di maturazione del letame
Direttiva Nitrati La Direttiva Nitrati prevede che ogni Regione classifichi i propri terreni agricoli in Zone Vulnerabili o Zone Non Vulnerabili a Nitrati in base alla tipologia del terreno e al gradi di compromissione della risorsa idrica. Dose massima di azoto proveniente da reflui spandibile ogni anno sul terreno aziendale:
Zone Vulnerabili ai Nitrati in Lombardia Il 40.7% della SAU (Superficie Agricola Utilizzata) dell'intera Regione corrisponde a ZVN. Cartina della Regione Lombardia con evidenziate in grigio le Zone Vulnerabili ai Nitrati (ZVN) definite dal DGR VIII/3297/2006. La suscettibilità delle falde all'inquinamento da nitrati dipende dalla tessitura del suolo: suoli leggeri molto drenanti presentano maggior rischio di liscivazione dell'azoto e di contaminazione della falda.
Direttiva Nitrati Secondo la direttiva:
Corretta epoca di distribuzione dei liquami Pianificazione della distribuzione dei reflui al campo in termini di tempistiche, quantità e uniformità. Gli strumenti di precisione possono aiutare in tal senso.