Perché si parla di sviluppo sostenibile e Agenda 2030

Slide di Università sullo sviluppo sostenibile e l'Agenda 2030. Il Pdf esplora l'impatto ambientale degli allevamenti zootecnici, analizzando emissioni di gas serra, consumo idrico e impronta ecologica, proponendo strategie di riduzione e discutendo la gestione sostenibile dei liquami e l'agricoltura biologica per l'Educazione ambientale.

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12 pagine

PERCHÉ SI PARLA DI SVILUPPO SOSTENIBILE?!
Bisogna imparare a vivere nei limiti di un solo Pianeta, in maniera equa e dignitosa per tutti, senza
sfruttarlo fino ad impoverirlo.!
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AGENDA 2030!
Nel 2015, 193 Paesi membri dell’ONU hanno adottato l’Agenda 2030 per uno sviluppo
sostenibile.!
In vigore dal 2016, con i suoi 17 obiettivi di sviluppo, l’agenda costituisce il nuovo quadro di
riferimento globale e universale per lo sviluppo sostenibile. Gli Stati membri dell’ONU si sono
dichiarati disposti a raggiungere insieme questi obiettivi entro il 2030.!
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Obbiettivo n. 12:!
Obiettivo 12: Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo!
Le aziende dovranno essere spronate a una gestione dell’attività produttiva sostenibile, ad un
approccio rispettoso dell’ambiente, all’utilizzo di tecnologie che migliorano le produzioni, al
corretto impiego dei prodotti chimici e alla corretta gestione dei rifiuti o reflui zootecnici. Il
consumo e la produzione sostenibile puntano a “fare di più e meglio con meno”.!
Per raggiungere questi traguardi è necessario un approccio sistematico e cooperativo tra i
soggetti attivi nelle filiere, dal produttore fino al consumatore.!
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Impatto ambientale degli allevamenti zootecnici!
Impronta ambientale degli allevamenti!
Produzione di CO2, metano e ammoniaca (impronta di carbonio);!
Consumo e inquinamento d’acqua (impronta idrica): il 70% dell'acqua utilizzata sul pianeta è
consumato dalla zootecnia e dall'agricoltura;!
Consumo e inquinamento di suolo e acqua per la produzione di alimenti zootecnici (impronta
ecologica).!
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Il carbon footprint permette di stimare le emissioni in atmosfera di gas serra causate da un
prodotto, da un servizio, da un’organizzazione, da un evento o da un individuo, espresse
generalmente in tonnellate di CO2 equivalente.!
Il water footprint misura il consumo di acqua dolce utilizzata per produrre beni e servizi, misurata
in termini di volumi d’acqua consumati (evaporati o incorporati in un prodotto) e inquinati per unità
di tempo.!
L’ecological footprint è la misura di quanti appezzamenti di terreno sono necessari per rigenerare
le risorse consumate e per assorbire i rifiuti prodotti da una popolazione umana o da una singola
attività antropica, utilizzando pratiche di gestione delle risorse e tecnologie dominanti.!
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L’AZIENDA SOSTENIBILE!
OBBIETTIVI:!
Il controllo delle emissioni di gas nocivi ed inquinanti; l'utilizzo eciente di energia, materie
prime e risorse idriche; il riciclaggio di prodotti di scarto.!
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L'impatto ambientale delle attività zootecniche!
Ridurre l’impatto ambientale degli allevamenti zootecnici nell’ultimo ventennio è divenuto!
un fattore di primaria importanza.!
La causa principale dell'eetto potenzialmente inquinante per aria, acqua e suolo è l’emissione
nell’ambiente di varie!
sostanze contenute soprattutto nelle deiezioni degli animali.!
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Impatto ambientale dell’allevamento zootecnico!
Qualsiasi sostanza naturale, se immessa nell’ambiente in quantità superiore alla capacità
dell’ambiente stesso di utilizzarla, assimilarla o degradarla, può trasformarsi in inquinante.!
Gli allevamenti zootecnici immettono nell’ambiente numerose sostanze potenzialmente inquinanti
per :!
aria;!
suolo;!
acque superficiali e/o di falda.!
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Potenziali inquinanti del suolo!
Impatto ambientale dell’allevamento zootecnico!
Potenziali inquinanti dell’aria, acque e suolo!
Tabella - Impatto ambientale degli allevamenti intensivi, suddiviso per sfera d’azione: aria, acque
e suolo!
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Potenziali inquinanti dell’aria!
In passato l’inquinamento dell’aria da parte degli allevamenti era identificato quasi esclusivamente
con eventuali emissioni di odori sgradevoli.!
Ad oggi si sa che l’allevamento zootecnico, in seguito ai processi digestivi e respiratori degli
animali, e ai processi fermentativi a cui sono soggetti i reflui, da origine ad emissioni di:!
ANIDRIDE CARBONICA (CO2), METANO (CH4),!
AMMONIACA (NH3)!
OSSIDI DI AZOTO (NOX).!
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Potenziali inquinanti dell’aria!
Le attività zootecniche sono responsabili:!
pressoché della totalità delle emissioni di AMMONIACA (NH3), che sono coinvolte sia nei
processi di acidificazione delle piogge, sia nella formazione secondaria del particolato
atmosferico;!
di gran parte delle emissioni di METANO (CH4), potente gas responsabile dell’eetto serra;!
del 51% delle emissioni di C02 a livello mondiale.!
Le emissioni di ammoniaca e protossido di azoto derivano prevalentemente dalla gestione non
ottimale dei reflui zootecnici.!
Il metano deriva invece prevalentemente dai processi di fermentazione ruminale ed enterica (56%)
e solo per un 31% dai reflui.!
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Inquinamento da reflui zootecnici: impatto ambientale dell’allevamento zootecnico!
anidride carbonica (CO2), metano (CH4), ammoniaca (NH3)!
ossidi di azoto (NOx).!
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Impatto ambientale!
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Gestione delle deiezioni!
L’allevatore può ridurre il rilascio di questi inquinanti nell’aria provvedendo a:!
coibentazione della stalla e adozione di sistemi di ombreggiamento, ventilazione, rarescamento;!
rimozione frequente delle deiezioni dalle corsie, per evitare il contatto prolungato all’aria delle
deiezioni;!
una corretta modalità di stoccaggio: stoccaggio coperto, per ridurre l’ingresso di acque
meteoriche e l’esposizione all’aria della superficie; l’applicazione di una copertura alla vasca di
stoccaggio può ridurre del 77% circa le emissioni di NH3 provenienti dalla stessa (Deng et al.,
2015); dimensioni corrette dei vasconi e manutenzione delle strutture;!
trattamenti dei reflui – digestione anaerobica: riduce del 22% il riscaldamento globale potenziale
(Bacenetti et al., 2016);!
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Gestione sostenibile di liquami e!
Gestione degli euenti nell’allevamento letame!
Rimozione per:!
- evitare la permanenza delle deiezioni a contatto con gli!
animali,!
- limitare le emissioni di gas in aria, - limitare le perdite di ammoniaca.!
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Gestione sostenibile di liquami e letame!
STOCCAGGIO!
Dimensionamento corretto delle vasche – calendario di distribuzione!
– minimi di legge!
– vasche collegate!
Gestione adeguata!
– manutenzione (controllo delle strutture e rimozione sedimento)!
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Anteprima

Sviluppo Sostenibile e Agenda 2030

PERCHÉ SI PARLA DI SVILUPPO SOSTENIBILE? Bisogna imparare a vivere nei limiti di un solo Pianeta, in maniera equa e dignitosa per tutti, senza sfruttarlo fino ad impoverirlo.

Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile

Nel 2015, 193 Paesi membri dell'ONU hanno adottato l'Agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile. In vigore dal 2016, con i suoi 17 obiettivi di sviluppo, l'agenda costituisce il nuovo quadro di riferimento globale e universale per lo sviluppo sostenibile. Gli Stati membri dell'ONU si sono dichiarati disposti a raggiungere insieme questi obiettivi entro il 2030.

Obiettivo 12: Produzione e Consumo Sostenibili

Obbiettivo n. 12: Obiettivo 12: Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo Le aziende dovranno essere spronate a una gestione dell'attività produttiva sostenibile, ad un approccio rispettoso dell'ambiente, all'utilizzo di tecnologie che migliorano le produzioni, al corretto impiego dei prodotti chimici e alla corretta gestione dei rifiuti o reflui zootecnici. Il consumo e la produzione sostenibile puntano a "fare di più e meglio con meno". Per raggiungere questi traguardi è necessario un approccio sistematico e cooperativo tra i soggetti attivi nelle filiere, dal produttore fino al consumatore.

Impatto Ambientale degli Allevamenti Zootecnici

Impronta Ambientale degli Allevamenti

Impronta ambientale degli allevamenti

  • Produzione di CO2, metano e ammoniaca (impronta di carbonio);
  • Consumo e inquinamento d'acqua (impronta idrica): il 70% dell'acqua utilizzata sul pianeta è consumato dalla zootecnia e dall'agricoltura;
  • Consumo e inquinamento di suolo e acqua per la produzione di alimenti zootecnici (impronta ecologica).

Carbon Footprint

Il carbon footprint permette di stimare le emissioni in atmosfera di gas serra causate da un prodotto, da un servizio, da un'organizzazione, da un evento o da un individuo, espresse generalmente in tonnellate di CO2 equivalente.

Water Footprint

Il water footprint misura il consumo di acqua dolce utilizzata per produrre beni e servizi, misurata in termini di volumi d'acqua consumati (evaporati o incorporati in un prodotto) e inquinati per unità di tempo.

Ecological Footprint

L'ecological footprint è la misura di quanti appezzamenti di terreno sono necessari per rigenerare le risorse consumate e per assorbire i rifiuti prodotti da una popolazione umana o da una singola attività antropica, utilizzando pratiche di gestione delle risorse e tecnologie dominanti.

L'Azienda Sostenibile

Obiettivi dell'Azienda Sostenibile

L'AZIENDA SOSTENIBILE OBBIETTIVI:

  • Il controllo delle emissioni di gas nocivi ed inquinanti; · l'utilizzo efficiente di energia, materie prime e risorse idriche; . il riciclaggio di prodotti di scarto.

Impatto Ambientale delle Attività Zootecniche

L'impatto ambientale delle attività zootecniche Ridurre l'impatto ambientale degli allevamenti zootecnici nell'ultimo ventennio è divenuto un fattore di primaria importanza. La causa principale dell'effetto potenzialmente inquinante per aria, acqua e suolo è l'emissione nell'ambiente di varie sostanze contenute soprattutto nelle deiezioni degli animali.

Potenziali Inquinanti dell'Allevamento Zootecnico

Impatto ambientale dell'allevamento zootecnico Qualsiasi sostanza naturale, se immessa nell'ambiente in quantità superiore alla capacità dell'ambiente stesso di utilizzarla, assimilarla o degradarla, può trasformarsi in inquinante. Gli allevamenti zootecnici immettono nell'ambiente numerose sostanze potenzialmente inquinanti per :

  • aria;
  • suolo;
  • acque superficiali e/o di falda.

Potenziali inquinanti del suoloImpatto ambientale dell'allevamento zootecnico Potenziali inquinanti dell'aria, acque e suolo Tabella - Impatto ambientale degli allevamenti intensivi, suddiviso per sfera d'azione: aria, acque e suolo ? ? ?

Potenziali Inquinanti dell'Aria

Emissioni di Odori e Gas

Potenziali inquinanti dell'aria In passato l'inquinamento dell'aria da parte degli allevamenti era identificato quasi esclusivamente con eventuali emissioni di odori sgradevoli. Ad oggi si sa che l'allevamento zootecnico, in seguito ai processi digestivi e respiratori degli animali, e ai processi fermentativi a cui sono soggetti i reflui, da origine ad emissioni di: ANIDRIDE CARBONICA (CO2), METANO (CH4), AMMONIACA (NH3) OSSIDI DI AZOTO (NOX).

Responsabilità delle Attività Zootecniche

Potenziali inquinanti dell'aria Le attività zootecniche sono responsabili:

  • pressoché della totalità delle emissioni di AMMONIACA (NH3), che sono coinvolte sia nei processi di acidificazione delle piogge, sia nella formazione secondaria del particolato atmosferico;
  • di gran parte delle emissioni di METANO (CH4), potente gas responsabile dell'effetto serra;
  • del 51% delle emissioni di C02 a livello mondiale. Le emissioni di ammoniaca e protossido di azoto derivano prevalentemente dalla gestione non ottimale dei reflui zootecnici. Il metano deriva invece prevalentemente dai processi di fermentazione ruminale ed enterica (56%) e solo per un 31% dai reflui.

Inquinamento da Reflui Zootecnici

Inquinamento da reflui zootecnici: impatto ambientale dell'allevamento zootecnico anidride carbonica (CO2), metano (CH4), ammoniaca (NH3) ossidi di azoto (NOx).

Gestione delle Deiezioni e Impatto Ambientale

Riduzione degli Inquinanti nell'Aria

Impatto ambientale Gestione delle deiezioni L'allevatore può ridurre il rilascio di questi inquinanti nell'aria provvedendo a:

  • coibentazione della stalla e adozione di sistemi di ombreggiamento, ventilazione, raffrescamento;
  • rimozione frequente delle deiezioni dalle corsie, per evitare il contatto prolungato all'aria delle deiezioni;
  • una corretta modalità di stoccaggio: stoccaggio coperto, per ridurre l'ingresso di acque meteoriche e l'esposizione all'aria della superficie; l'applicazione di una copertura alla vasca di stoccaggio può ridurre del 77% circa le emissioni di NH3 provenienti dalla stessa (Deng et al., 2015); dimensioni corrette dei vasconi e manutenzione delle strutture;
  • trattamenti dei reflui - digestione anaerobica: riduce del 22% il riscaldamento globale potenziale (Bacenetti et al., 2016);

Gestione Sostenibile di Liquami e Letame

Gestione sostenibile di liquami e Gestione degli effluenti nell'allevamento letame Rimozione per:

  • evitare la permanenza delle deiezioni a contatto con gli animali,
  • limitare le emissioni di gas in aria, - limitare le perdite di ammoniaca.

Stoccaggio Sostenibile

Gestione sostenibile di liquami e letame STOCCAGGIO

  • Dimensionamento corretto delle vasche - calendario di distribuzione - minimi di legge - vasche collegate
  • Gestione adeguata - manutenzione (controllo delle strutture e rimozione sedimento)

Emissioni in Acqua e Eutrofizzazione

Inquinamento delle Acque

Impatto ambientale dell'allevamento zootecnico Emissioni in acqua L'inquinamento delle acque superficiali e profonde si verifica quando i liquami vengono smaltiti sui terreni in maniera impropria oppure vengono smaltiti direttamente nelle acque (reato penale). Quando smaltiti sui terreni le piogge abbondanti possono causare fenomeni di percolazione e ruscellamento dai terreni agricoli I reflui fanno aumentare il contenuto di nitriti (azoto) e fosfati (fosforo) nelle acque superficiali e l'eccesso di questi elementi porta a morte pesci e altre forma di vita. Il versamento dei liquami direttamente nelle acque aumenta il grado di EUTROFIZZAZIONE

Cause dell'Eutrofizzazione

L'eccesso di nitriti (azoto) e fosfati (fosforo) nelle acque cosa causa? La ricchezza di sostanze nutritive, in particolare una sovrabbondanza di azoto e fosforo in un ambiente acquatico eccessivo accrescimento degli organismi vegetali (alghe) le alghe morte vengono decomposte da batteri che consumano ossigeno la putrefazione e fermentazione delle alghe morte porta alla liberazione di grandi quantità di ammoniaca, metano e acido solfidrico, rendendo l'ambiente inospitale anche per altre forme di vita MORTE DEI PESCI

Contrasto all'Eutrofizzazione

Come contrastare l'eutrofizzazione Sono necessari interventi che riducano gli afflussi di nutrienti alle acque:

  • riduzione dei fertilizzanti in agricoltura,
  • depurazione degli scarichi civili e industriali
  • trattamento delle acque di scolo delle colture tramite agenti sequestranti e impianti di fitodepurazione

Inquinamento del Suolo

Accumulo di Sostanze nel Terreno

  • L'inquinamento del suolo si può verificare se i liquami vengono distribuiti in quantità eccessive nei terreni utilizzati a fini agronomici.
  • Tutti i principi nutritivi contenuti nelle deiezioni finiscono nel terreno dove, in funzione delle loro caratteristiche chimico-fisiche, possono o venire trattenuti, e quindi accumulati (fosforo e metalli pesanti come rame e zinco) o lasciati percolare in profondità fino alla falda (azoto).
  • Un forte accumulo di fosforo nel terreno non causa problemi per la sua fertilità.
  • L'accumulo nel suolo di rame e zinco può determinare effetti tossici sulle piante coltivate (rame e zinco sono aggiunti alle diete dei suini allo scopo di prevenire alcune patologie e di stimolare la crescita degli animali).

Impatto ambientale dell'allevamento zootecnico Potenziali inquinanti del suolo

Direttiva Nitrati e Inquinamento delle Falde

Direttiva Nitrati 91/676/CEE

Direttiva Nitrati Inquinamento delle falde da nitrati Nel 1991 l'UE ha emanato una direttiva sui nitrati, la 91/676/CEE, relativa alla protezione delle acque superficiali e di falda dall'inquinamento da azoto (nitrati) proveniente da fonti agricole. Tale direttiva regola lo spandimento dei concimi chimici e dei reflui zootecnici (= letame e liquame). Tale direttiva è stata recepita in Italia nel 2006 tramite il decreto legislativo 152.

Principali Reflui Zootecnici

Principali reflui zootecnici LETAME LIQUAME POLLINA Se usati in modo corretto

  • ottimi fertilizzanti organici altrimenti
  • potenziale fonte di inquinamento

Letame: Composizione e Utilizzo

Letame

  • Si definisce letame o stallatico il prodotto della fermentazione delle deiezioni degli animali da allevamento, feci e urina, miste al materiale solido usato come lettiera, paglia, segatura, trucioli, torba, ...
  • La natura fisica e la composizione chimica del letame dipende dalla specie animale che l'ha prodotto, dal tipo di lettiera utilizzato e dal grado di maturazione del letame stesso (tabelle 1 e 2).
  • Tabella 1 - Composizione media del letame di alcune specie animali Tipi di letame
  • Il letame degli equini e degli ovini è piuttosto asciutto, ricco di elementi nutritivi e capace di sviluppare molto calore durante la fermentazione. È perciò ricercato in orto-floricoltura per la formazione di letti caldi.
  • Il letame dei suini è piuttosto acquoso ed è complessivamente il meno pregiato.
  • Il letame bovino invece possiede caratteristiche intermedie ed è decisamente il più usato tanto che, comunemente, quando si parla di letame si intende proprio questo tipo. La quantità di letame bovino fresco prodotto annualmente in una stalla di tipo tradizionale, è pari a circa 22 volte il peso vivo del bestiame stabulato.

Processo di Maturazione del Letame

Processo di maturazione del letame

  • Il processo di maturazione del letame (fermentazione) comporta una perdita parziale di azoto e sostanza organica, ma ne comporta anche l'umificazione (formazione di humus) e quindi la formazione di quei composti organici che conferiscono al letame il suo elevato valore di fertilizzante-ammendante.
  • Va inoltre ricordato che la maturazione del letame è anche importante per ridurre la vitalità dei semi di malerbe in esso contenuti; infatti il letame fresco, può costituire una fonte pericolosa di infestazione.
  • Il letame viene impiegato in dosi variabili, solitamente da 20 a 60 t/ha e sparso sul terreno prima dell'aratura. La sua azione, di solito, non si esaurisce in un solo anno, ma si protrae anche nell'annata successiva a quella di spargimento e puo' arrivare fino al 3^ e 4^ anno.

Applicazione della Direttiva Nitrati

Classificazione dei Terreni Agricoli

Direttiva Nitrati La Direttiva Nitrati prevede che ogni Regione classifichi i propri terreni agricoli in Zone Vulnerabili o Zone Non Vulnerabili a Nitrati in base alla tipologia del terreno e al gradi di compromissione della risorsa idrica. Dose massima di azoto proveniente da reflui spandibile ogni anno sul terreno aziendale:

  • 170 kg N / ha e per anno nelle zone vulnerabili,
  • 340 kg N / ha e per anno nelle zone non vulnerabili.

Zone Vulnerabili ai Nitrati in Lombardia

Zone Vulnerabili ai Nitrati in Lombardia Il 40.7% della SAU (Superficie Agricola Utilizzata) dell'intera Regione corrisponde a ZVN. Cartina della Regione Lombardia con evidenziate in grigio le Zone Vulnerabili ai Nitrati (ZVN) definite dal DGR VIII/3297/2006. La suscettibilità delle falde all'inquinamento da nitrati dipende dalla tessitura del suolo: suoli leggeri molto drenanti presentano maggior rischio di liscivazione dell'azoto e di contaminazione della falda.

Prescrizioni della Direttiva Nitrati

Direttiva Nitrati Secondo la direttiva:

  • e' vietato spandere liquami nel periodo invernale, e, quindi, ogni azienda zootecnica deve essere dotata di vasche di stoccaggio per liquami;
  • ogni azienda deve presentare un Programma Operativo Aziendale (POA), comprensivo di Piano di utilizzazione agronomica dei fertilizzanti (reflui e concimi chimici), in cui dimostra che nello spandimento di concimi chimici e reflui rispetta il vincolo dei kg di N da reflui/ha, e che l'apporto totale di N (concime chimico e concime organico) non supera i fabbisogni nutritivi delle piante coltivate;
  • ogni azienda agricola deve avere un registro in cui annota, entro 10gg dalla distribuzione, l'utilizzo dei reflui di allevamento e/o fertilizzanti chimici, il tipo e la quantità di fertilizzante, l'appezzamento e la data di intervento. La distribuzione e incorporazione contestuale del liquame nel terreno, rispetto alla sola distribuzione superficiale, può ridurre le emissioni di ammoniaca. Applicando uno spandimento rasoterra in banda o uno spandimento sotto superficiale (10- 20 cm) a solco chiuso si sono ottenute riduzioni di NH3 rispettivamente del 42% e del 73% (Finzi et al., 2019). Una quantità corretta, adeguata alle esigenze della coltura, una corretta epoca di distribuzione (in prossimità dell'epoca di maggior assorbimento radicale) riduce l'impatto ambientale.

Pianificazione della Distribuzione dei Reflui

Corretta epoca di distribuzione dei liquami Pianificazione della distribuzione dei reflui al campo in termini di tempistiche, quantità e uniformità. Gli strumenti di precisione possono aiutare in tal senso.

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