Documento di Università su Schopenhauer, analizzando le sue opere principali, le radici culturali e le vie di liberazione dal dolore. Il Pdf esplora il pensiero di Schopenhauer e Kierkegaard, le loro teorie metafisiche e morali, utile per lo studio della Filosofia a livello universitario.
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Nasce nel 1788 a Danzica. In seguito alla morte del padre si stabilì in Germania per compiere i suoi studi. Fu influenzato principalmente da Kant e Platone e assistette ad una lezione di Fichte. Negli anni seguenti si laureò a Jena e viaggiò tra Dresda, Roma, Napoli e Berlino dove morì poi nel 1860.
Negli anni che trascorse a Dresda si dedicò alla composizione di varie opere, tra cui dello scritto Sulla vista e i colori, in difesa di Goethe, e della sua opera principale intitolata Il mondo come volontà e rappresentazione. A Francoforte scrisse anche Sulla volontà della natura e I due problemi fondamentali dell'etica, e come sua ultima opera Parerga e Paralipomena. Le opere di Schopenhauer non ebbero successo fin da subito, a causa del suo modo di pensare cupo e anti-idealistico, ma solo da quando l'Europa fu colpita dall'ondata di pessimismo.
Le principali influenze del pensiero di Schopenhauer sono: Platone, Kant, l'Illuminismo, il Romanticismo, l'Idealismo e la spiritualità indiana.
Da Platone riprende principalmente la teoria delle idee, che sono intese come delle forme eterne sottratte dalla caducità dolorosa del nostro mondo.
Da Kant riprende l'impostazione soggettivistica della gnoseologia, il concetto di fenomeno, che Schopenhauer, al contrario di Kant, riuscirà a superare, e le forme di conoscenza a priori.
Dell'Illuminismo il filosofo si interessa al filone materialistico e quello dell'ideologia, in particolare da Voltaire riprende lo spirito ironico e brillante e la tendenza demistificatrice nei confronti delle conoscenze tramandate.
Dal Romanticismo prende il tema dell'irrazionalismo, l'interesse verso l'arte e la musica, il tema dell'infinito, ovvero la tesi secondo la quale esiste un principio assoluto da cui discendono tutte le cose del nostro mondo, e infine, tema importantissimo della sua filosofia, il dolore. Tuttavia, c'è una differenza tra la visione che avevano i romantici del dolore e quella che aveva Schopenhauer, infatti i primi tentavano di superarlo in modo positivo; invece, Schopenhauer ha un pensiero totalmente pessimistico.
Un'altra influenza sicuramente fondamentale nella filosofia schopenhaueriana fu l'idealismo, nonostante egli lo disprezzasse definendolo come "la filosofia delle università". Secondo il filosofo, l'idealismo non fa altro che guidare interessi volgari come il successo e il potere non interessandosi realmente alla verità. Arrivò a definire Hegel come un "sicario della verità" o come un "ciarlatano pesante e stucchevole".
Infine, per ultima ma non per importanza, abbiamo l'influenza del mondo orientale, con cui Schopenhauer entrò in contatto dopo aver conosciuto Frederich Mayer. Il rapporto tra Schopenhauer e il mondo orientale è stato discusso da vari studiosi, i quali sono arrivati alla conclusione che non ci fosse una vera e propria influenza o un condizionamento, bensì una sorta di sintonia. Dal mondo orientale riprende sicuramente la teoria del Velo di Maya.
Come punto di partenza della sua filosofia Schopenhauer analizza lo stretto rapporto tra il fenomeno e il noumeno già analizzato da Kant. Tuttavia, ci sono delle sostanziali differenze tra le due visioni.
Come già sappiamo, per Kant il fenomeno è "ciò che appare", nonché l'unica realtà conoscibile agli occhi dell'uomo, mentre il noumeno è la "cosa in sé", e rappresenta il limite della conoscenza umana.
Invece per il Schopenhauer, il fenomeno è parvenza, illusione e sogno, nonché il velo di Maya, e il noumeno è ciò che si nasconde dietro l'ingannevole trama del fenomeno e che il filosofo ha il compito di scoprire.
Per il criticismo kantiano il fenomeno è l'oggetto della rappresentazione ed esiste al di fuori della coscienza, mentre per Schopenhauer il fenomeno è la rappresentazione ed esiste solo dentro la coscienza. Da qui "il mondo è la mia rappresentazione".
La rappresentazione è divisa in due aspetti fondamentali per la conoscenza umana: il soggetto rappresentante e l'oggetto rappresentato. Infatti, se il materialismo è falso perché nega il soggetto riducendolo alla materia, anche l'idealismo lo è per l'intenzione opposta.
In parte dal criticismo il filosofo riprende anche le forme di conoscenza a priori, che derivano dal nostro sistema nervoso e cerebrale. Tuttavia, a differenza di Kant, Schopenhauer riconosce solo tre forme a priori: lo spazio, il tempo e la causalità.
La causalità è l'unica categoria per Schopenhauer (per Kant ne esistevano 12), sia perché le altre sono riconducibili ad essa, sia perché la realtà dell'oggetto si risolve nella sua azione causale su altri oggetti (materia=azione causale).
Inoltre, essa assume diverse forme in base agli ambiti in cui opera, manifestandosi come necessità fisica, logica, matematica e morale.
Ovvero come:
Proprio perché Schopenhauer vede le forme a priori come vetri sfaccettati attraverso i quali la realtà si deforma, per lui la vita è un sogno, ovvero un tessuto di apparenze.
Per questo nomina:
Al di là del sogno e del velo esiste la realtà, della quale il filosofo deve interrogarsi. Infatti, per Schopenhauer, l'uomo è un animale metafisico, che a differenza degli altri esseri viventi, è portato a stupirsi della propria esistenza e di interrogarsi sull'essenza ultima della vita.
Se noi fossimo solamente conoscenza o rappresentazione, non riusciremmo a uscire dal mondo fenomenico per conoscere la realtà vera. Ma proprio perché noi siamo in possesso di un corpo, non ci vediamo solo esternamente, ma anche internamente godendo e soffrendo. Infatti, riflettendo sul nostro essere, ci rendiamo conto che la cosa in sé di noi stessi è la brama, o la volontà di vivere, che ci permette di vivere ed agire e di riuscire a strappare il velo di Maya. Quindi, l'intero mondo fenomenico è il modo in cui la volontà si manifesta o si rende visibile a sé stessa.
Schopenhauer afferma anche che la volontà di vivere non è solo la radice noumenica dell'uomo, ma dell'intero universo.
Quando io vivo il mio corpo, lo sto sottraendo all'approccio fenomenizzante, ovvero smetto di usare spazio, tempo e causalità. Ovvero non sto più utilizzando gli strumenti che individuano gli oggetti e che li distinguono in una molteplicità di cose. È quindi corretto parlare di fenomeni al plurale, ma di noumeno al singolare. Quindi, una volta individuata la volontà come essenza del mio essere, so che quest'ultima dovrà essere l'essenza dell'intera realtà.
Essendo la volontà al di là del fenomeno, essa presenta caratteristiche opposte alla rappresentazione sottraendosi alle sue forme (spazio, tempo e causalità).
La volontà è:
Dunque, tutti gli esseri viventi vivono solo per vivere e continuare a vivere. Questa per Schopenhauer è la realtà crudele del mondo, che gli uomini hanno provato a mascherare tramite l'utilizzo della figura di Dio, vista come scopo finale della vita e che, non a caso, gli sono sempre state assegnate le stesse caratteristiche della volontà.
La volontà si manifesta nel mondo fenomenico attraverso due fasi:
Il mondo delle realtà naturali si struttura in una serie di gradi: il grado più basso è quello delle forze generali della natura, seguono poi le piante e gli animali, e la piramide culmina nell'uomo, nel quale la volontà diventa pienamente consapevole. Però, ciò che essa acquista in coscienza perde in sicurezza, infatti la ragione è meno efficace dell'istinto, motivo per cui Schopenhauer afferma che l'uomo è un essere malaticcio.
Dire che la vita è la manifestazione di una volontà infinita, per Schopenhauer significa che la vita è dolore per essenza. Infatti, volere significa desiderare qualcosa che non abbiamo che ci porta in uno stato di tensione per qualcosa che ci manca. E poiché nell'uomo la volontà è cosciente, quest'ultimo risulta l'essere più bisognoso e mancante di tutti.
Ciò che gli uomini chiamano godimento, non è altro che una cessazione di dolore, infatti, purché ci sia piacere è necessario uno stato precedente di dolore o tensione. Questo lo dicevano anche Verdi e Leopardi, che Schopenhauer nomina manifestando considerazione per l'italiano, il quale aveva rappresentato in maniera profonda il dolore.
Invece, per quanto riguarda il dolore, esso è un dato primario e permanente, essendo che si identifica con il desiderio che è la struttura della vita. Invece, il piacere è solo una funzione secondaria e derivante dal dolore. Tra il dolore e il piacere il filosofo pone una terza situazione: la noia. La noia si presenta nel momento in cui viene meno il desiderare o quando cessano le preoccupazioni.