La Poesia Comica Realistica e la prosa del Duecento, Università

Documento sulla Poesia Comica Realistica. Il Pdf esplora la poesia comico-realistica e la prosa del Duecento, con un'analisi approfondita della Divina Commedia di Dante Alighieri, utile per lo studio universitario di Letteratura.

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13 pagine

LA POESIA COMICA REALISTICA (pag. 182-192)
La poesia comica-realistica (cioè dallo stile comico e dalla tematica realistica) propone un
rovesciamento della lirica “alta” mediante il vitalismo e l’anticonformismo dei suoi autori.
- Anticonformismo s’intende un atteggiamento di rifiuto delle idee, degli usi e dei
comportamenti convenzionali (utilizzati da molti)
- Vitalismo s’intende una manifestazione di vitalità ed esuberanza
TEMI e PERSONAGGI: Le figure femminili descritte dai poeti comico-realisti sono in
opposizione alla “donna angelo”, esse sono donne moralmente discutibili e sessualmente
disponibili (soprattutto a pagamento).
L’amore che nello Stilnovo era capace di avvicinare a Dio o alla conoscenza, qui diventa erotismo
molto concreto (PASSIONE CARNALE) e bramosia di possesso.
I personaggi sono brutti e sgraziati e utilizzano un linguaggio scurrile e ingiurioso contro tutto ciò
che ostacola l’appagamento dei loro desideri, la malasorte, donne non compiacenti ecc. Mostrano una
realtà popolare e borghese dell’epoca comunale (viene descritto un mondo plebeo).
LO STILE: I personaggi sono descritti con uno stile popolaresco che è il parlato delle realtà più
umili. Il lessico utilizza termini concreti che si riferiscono ad oggetti di uso quotidiano, arti e mestieri
rurali, animali. Viene utilizzata la parodia: caricature, iperboli (esagerazioni), allusioni oscene,
alterazione dei nomi (in senso diminutivo o dispregiativo).
Lo stile apparentemente popolaresco è in realtà il frutto di una colta rielaborazione che è possibile
grazie alle tecniche poetiche e la grande conoscenza della letteratura “alta” possedute dai comico-
realistici.
A questo genere si dedicano occasionalmente anche alcuni stilnovisti come Guido Guinizzelli, Guido
Cavalcanti e Cino da Pistoia.
Lo stesso Dante Alighieri pratica il genere comico-realistico nelle “Rime” e poi nella “Commedia”.
Gli autori più importanti sono Cecco Angiolieri (il caposcuola) e Rustico di Filippo.
CECCO ANGIOLIERI
VITA: Nasce a Siena prima del 1260. Suo padre appartiene ad una ricca nobiltà senese. Cecco
Angiolieri trascorre una giovinezza scapestrata (si assenta dal campo militare, viene trovato a
vagabondare per la città a tarda notte (al tempo era proibito) ed è coinvolto in un processo per aver
ferito un uomo).
Intorno ai 30 anni conosce Dante nella battaglia di Campaldino, nella quale si scontrano i guelfi
di Firenze e i Ghibellini di Arezzo: vittoriosa per Firenze.
Muore, povero e pieno di debiti, intorno al 1310.
LE OPERE:
I temi trattati nei suoi versi (112 sonetti) sono l’amore sensuale, il vino e il gioco (“la taverna e il
dado”) e la malinconia di non poter dare sfogo alle passioni a causa dell’avarizia e della bigotteria
dei genitori, ai quali augura la morte.
Nell’Ottocento i suoi componimenti vengono raccolti in un “Canzoniere” dai tratti autobiografici
e giocosi. In passato si è data un’interpretazione autobiografica dei contenuti della poesia di Cecco
Angiolieri, mentre oggi si pensa più che altro che lui sia stato un poeta giocoso che esagera i propri
sentimenti in stile popolaresco e in polemica con lo stilnovo.
S’i fosse foco, ardere’ il mondo pag.190
E’ il suo più celebre componimento nel quale viene espresso tutto il proprio umore nero e la propria
insoddisfazione.
Descrive un mondo che detesta e che vorrebbe distruggere se solo avesse il potere di farlo. Nei versi
vengono presentate delle identificazioni impossibili (s’ì fossi…..): il fuoco, l’aria, la terra, Dio, il
papa, l’imperatore e infine la morte e la vita.
Nella terzina finale però l’ipotesi si fa reale: il poeta immagina di tornare sé stesso, gettando la
maschera del distruttivo e mostrandosi buono.
Il suo temperamento anticonformista lo porta a capovolgere i luoghi comuni e a deridere la poesia
aulica tipica dello stilnovo. La tecnica usata da Cecco Angiolieri è un gioco letterario che mostra
nei versi la faccia più bassa, concreta e umile dell’uomo.
LA PROSA DEL DUECENTO
La prosa in volgare nasce in un primo momento nel XIII secolo a Bologna e si sviluppa seguendo
il modello latino di Cicerone.
La prosa volgare nasce da un ambiente colto.
Fra i primi autori in prosa volgare ricordiamo Brunetto Latini, letterato e uomo politico. La sua
opera è il Tresor, scritto in francese, è la prima enciclopedia in volgare molto diffusa.
I GENERI:
- Il duecento è ricco di cronache storiografiche scritte all’interno dei singoli Comuni.
A Firenze Dino Compagni e Giovanni Villani scrivono le prime cronache in volgare.
- Un altro genere fu il resoconto di viaggi in luoghi lontani e narrano di numerosi spostamenti
legati ai commerci, ai pellegrinaggi, alle crociate, allo studio. Il più celebre racconto di viaggi
fu il Milione o anche Il libro delle meraviglie scritto dal mercante veneziano Marco Polo che
rappresenta il primo resoconto sull’Oriente e la reciproca conoscenza tra Asia ed Europa.
- Vi sono numerosi testi religiosi in volgare che narrano vite e i miracoli dei santi (testi
agiografici) e raccolte di sermoni. Ricordiamo Iacopo Passavanti e Caterina da Siena
- Altro genere è la Novella che non è legato a scopi religiosi o etici, ma ha come fine
dell’intrattenimento dei lettori. Il Novellino è una raccolta di 100 novelle di un autore ignoto
della fine del Duecento. E’ rivolto ad un pubblico borghese ed esalta valori cortesi come il
coraggio, la gentilezza e nuovi valori borghesi come ingegnosità e il senso pratico.

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Anteprima

La poesia comica realistica

La poesia comica-realistica (cioè dallo stile comico e dalla tematica realistica) propone un rovesciamento della lirica "alta" mediante il vitalismo e l'anticonformismo dei suoi autori.

  • Anticonformismo s'intende un atteggiamento di rifiuto delle idee, degli usi e dei comportamenti convenzionali (utilizzati da molti)
  • Vitalismo s'intende una manifestazione di vitalità ed esuberanza

Temi e personaggi della poesia comica

Le figure femminili descritte dai poeti comico-realisti sono in opposizione alla "donna angelo", esse sono donne moralmente discutibili e sessualmente disponibili (soprattutto a pagamento). L'amore che nello Stilnovo era capace di avvicinare a Dio o alla conoscenza, qui diventa erotismo molto concreto (PASSIONE CARNALE) e bramosia di possesso. I personaggi sono brutti e sgraziati e utilizzano un linguaggio scurrile e ingiurioso contro tutto ciò che ostacola l'appagamento dei loro desideri, la malasorte, donne non compiacenti ecc. Mostrano una realtà popolare e borghese dell'epoca comunale (viene descritto un mondo plebeo).

Lo stile comico-realistico

I personaggi sono descritti con uno stile popolaresco che è il parlato delle realtà più umili. Il lessico utilizza termini concreti che si riferiscono ad oggetti di uso quotidiano, arti e mestieri rurali, animali. Viene utilizzata la parodia: caricature, iperboli (esagerazioni), allusioni oscene, alterazione dei nomi (in senso diminutivo o dispregiativo). Lo stile apparentemente popolaresco è in realtà il frutto di una colta rielaborazione che è possibile grazie alle tecniche poetiche e la grande conoscenza della letteratura "alta" possedute dai comico- realistici. A questo genere si dedicano occasionalmente anche alcuni stilnovisti come Guido Guinizzelli, Guido Cavalcanti e Cino da Pistoia. Lo stesso Dante Alighieri pratica il genere comico-realistico nelle "Rime" e poi nella "Commedia". Gli autori più importanti sono Cecco Angiolieri (il caposcuola) e Rustico di Filippo.

Cecco Angiolieri

Vita di Cecco Angiolieri

Nasce a Siena prima del 1260. Suo padre appartiene ad una ricca nobiltà senese. Cecco Angiolieri trascorre una giovinezza scapestrata (si assenta dal campo militare, viene trovato a vagabondare per la città a tarda notte (al tempo era proibito) ed è coinvolto in un processo per aver ferito un uomo). Intorno ai 30 anni conosce Dante nella battaglia di Campaldino, nella quale si scontrano i guelfi di Firenze e i Ghibellini di Arezzo: vittoriosa per Firenze. Muore, povero e pieno di debiti, intorno al 1310.

Le opere di Cecco Angiolieri

I temi trattati nei suoi versi (112 sonetti) sono l'amore sensuale, il vino e il gioco ("la taverna e il dado") e la malinconia di non poter dare sfogo alle passioni a causa dell'avarizia e della bigotteria dei genitori, ai quali augura la morte. Nell'Ottocento i suoi componimenti vengono raccolti in un "Canzoniere" dai tratti autobiografici e giocosi. In passato si è data un'interpretazione autobiografica dei contenuti della poesia di Cecco Angiolieri, mentre oggi si pensa più che altro che lui sia stato un poeta giocoso che esagera i propri sentimenti in stile popolaresco e in polemica con lo stilnovo.

S'i fosse foco, ardere' il mondo

E' il suo più celebre componimento nel quale viene espresso tutto il proprio umore nero e la propria insoddisfazione. Descrive un mondo che detesta e che vorrebbe distruggere se solo avesse il potere di farlo. Nei versi vengono presentate delle identificazioni impossibili (s'ì fossi ..... ): il fuoco, l'aria, la terra, Dio, il papa, l'imperatore e infine la morte e la vita. Nella terzina finale però l'ipotesi si fa reale: il poeta immagina di tornare sé stesso, gettando la maschera del distruttivo e mostrandosi buono. Il suo temperamento anticonformista lo porta a capovolgere i luoghi comuni e a deridere la poesia aulica tipica dello stilnovo. La tecnica usata da Cecco Angiolieri è un gioco letterario che mostra nei versi la faccia più bassa, concreta e umile dell'uomo.

La prosa del Duecento

La prosa in volgare nasce in un primo momento nel XIII secolo a Bologna e si sviluppa seguendo il modello latino di Cicerone. La prosa volgare nasce da un ambiente colto. Fra i primi autori in prosa volgare ricordiamo Brunetto Latini, letterato e uomo politico. La sua opera è il Tresor, scritto in francese, è la prima enciclopedia in volgare molto diffusa.

I generi della prosa duecentesca

  • Il duecento è ricco di cronache storiografiche scritte all'interno dei singoli Comuni. A Firenze Dino Compagni e Giovanni Villani scrivono le prime cronache in volgare.
  • Un altro genere fu il resoconto di viaggi in luoghi lontani e narrano di numerosi spostamenti legati ai commerci, ai pellegrinaggi, alle crociate, allo studio. Il più celebre racconto di viaggi fu il Milione o anche Il libro delle meraviglie scritto dal mercante veneziano Marco Polo che rappresenta il primo resoconto sull'Oriente e la reciproca conoscenza tra Asia ed Europa.
  • Vi sono numerosi testi religiosi in volgare che narrano vite e i miracoli dei santi (testi agiografici) e raccolte di sermoni. Ricordiamo Iacopo Passavanti e Caterina da Siena
  • Altro genere è la Novella che non è legato a scopi religiosi o etici, ma ha come fine dell'intrattenimento dei lettori. Il Novellino è una raccolta di 100 novelle di un autore ignoto della fine del Duecento. E' rivolto ad un pubblico borghese ed esalta valori cortesi come il coraggio, la gentilezza e nuovi valori borghesi come ingegnosità e il senso pratico.

Dante Alighieri

Vita di Dante

Dante Alighieri nasce a Firenze, tra il maggio e il giugno del 1265. Intorno ai diciotto anni inizia a scrivere poesie dedicate a Beatrice, identificabile con Bice di Folco Portinari, morta nel 1290, a cui dedicherà in seguito il suo capolavoro giovanile Vita nuova. Negli stessi anni partecipa alla corrente poetica dello Stilnovo. Nel 1285 sposa Gemma Donati, da cui avrà tre figli.

Impegno politico di Dante

Nel 1289 combatte nella battaglia di Campaldino contro i ghibellini di Arezzo. Negli anni successivi, tra il 1295 e il 1304, partecipa attivamente alla vita politica di Firenze, che vede lo scontro tra guelfi bianchi e guelfi neri sostenute rispettivamente dalla famiglia dei Cerchi e da quella dei Donati. Anche su impulso del suo maestro Brunetto Latini si iscrive alla corporazione dei medici e speziali e nel 1300 viene eletto priore. Nel 1301, in opposizione alle pesanti ingerenze di papa Bonifacio VIII nella politica di Firenze, abbandona la neutralità e si schiera con i guelfi bianchi.

L'esilio di Dante

Sempre nel 1301 viene inviato a Roma dal papa per sostenere l'autonomia di Firenze contro Carlo di Valois, fratello del re di Francia e legato papale. Questi, al suo arrivo in Italia, consegna il governo del Comune di Firenze ai guelfi neri. Tornando da Roma, nel 1302, Dante apprende di essere stato condannato all'esilio per due anni. Non presentandosi per discolparsi, viene poi condannato a morte e alla confisca di tutti i beni. Da questo momento il poeta si sposta di continuo per le corti dell'Italia settentrionale.

Ultimi anni e morte di Dante

Nel 1310 la discesa in Italia dell'imperatore Arrigo VII di Lussemburgo riaccende in Dante la speranza di poter tornare a Firenze; l'imperatore però muore improvvisamente nel 1313. Dal 1313 al 1318-1320 il poeta è ospite a Verona presso Cangrande della Scala. È poi a Ravenna, dove termina il Paradiso. Al ritorno da un'ambasceria a Venezia, muore a Ravenna nel 1321.

I grandi temi: l'amore in Dante

Dante ha una missione intellettuale che è quella di indirizzare le azioni umane verso il bene, unendo la verità della fede con gli strumenti della ragione. L'amore giovanile per Beatrice è il nucleo fondamentale della poesia di Dante. L'amore è esperienza di conoscenza e di perfezionamento interiore che serve per raggiungere la felicità. Beatrice viene esaltata come una creatura inviata da Dio sulla terra per la salvezza di tutti. L'amore è un sentimento disinteressato e la donna non è più "donna angelo" degli stilnovisti, ma è essa stessa angelo, capace di mettere in comunicazione la dimensione umana con la dimensione divina, da qui il nome Beatrice che significa "che porta beatitudine".L'amore per Beatrice nasce da una vicenda reale (amore profano), ma si trasforma in amore sacro che gli consente di innalzarsi fino a Dio (Divina Commedia).

La formazione filosofica e la concezione del sapere di Dante

La formazione intellettuale di Dante è filosofica. Dante si è formato attraverso studi di autori classici latini come Cicerone, Seneca e Boezio, ma anche attraverso filosofi_come Aristotele, Averroè, o filosofi cristiani come Agostino d'Ippona e Tommaso d'Aquino. Per Dante il sapere è aperto ad ambiti molto diversi tra loro (tradizione classica e tradizione cristiana) dalla politica alla filosofia, dalla religione alle scienze. Il sapere ha un valore morale ed è strumento di ordine e pace sociale.

La visione politica di Dante

Dante è uno dei protagonisti della vita civile di Firenze, egli difende l'autonomia della città dalle ingerenze della Chiesa e fa parte della fazione dei Guelfi bianchi, ma successivamente con la presa del potere dei neri, viene condannato all'esilio. Continua a coltivare il suo pensiero politico che è quello di rifiuto del particolarismo dei comuni che ha causato la frammentazione dei comuni e di esaltazione invece il modello universalistico. L'arrivo dell'imperatore Arrigo per restaurare il decaduto potere imperiale in Italia è voluto secondo Dante da Dio che ha donato l'umanità di DUE GUIDE: una guida (il papa) che conduce l'individuo verso la felicità divina e l'altra guida (l'imperatore) che indica la strada verso la felicità terrena. Nella cosiddetta teoria dei due soli, Dante auspica la convivenza tra i due soli per riportare lo splendore dell'impero, pertanto con la separazione dei due poteri, quello temporale in mano all'imperatore e quello spirituale in mano al Papa e la Chiesa. Dante accusa la Chiesa di aver distrutto la pace che può essere ristabilita attraverso una monarchia universale. Nella sua opera De Monarchia afferma che la causa dei mali dell'Italia è dovuta alla divisione in troppi stati in lotta tra loro, in mancanza di un potere unico. Il fine dell'essere umano è il raggiungimento della duplice felicità ed è per questo che Dio ha dato le due guide: l'imperatore (per la felicità terrena) e il papa (per la felicità celeste) per raggiungere il bene. Per Dante comunque, al di là della distinzione dei ruoli, il ruolo del pontefice è superiore perché rappresenta un vicario di Cristo sulla terra.

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