Documento da eCampus Universit su Geoffrey Chaucer: vita e opere 1. Il Pdf esplora la figura di Chaucer, diplomatico e funzionario, analizzando le sue influenze francesi e italiane, come il "Roman de la Rose", e le caratteristiche stilistiche delle sue opere per Letteratura universitaria.
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LETTERE LINGUE E CULTURE EUROPEE E DEL RESTO DEL MONDO
LETTERATURA INGLESE 2
Lezione nº: 3
GEOFFREY CHAUCER: VITA E OPERE 1
Attività nº: 1
Facoltà di Lettere Geoffrey Chaucer: vita e opere 1
C 2007 - 2016 Università degli Studi eCampus - Via Isimbardi 10 - 22060 Novedrate (Co) - C.F. 9002752130 - Tel: 031.79421 - Fax: 031.7942501 - Mail: info@uniecampus.ite CAMPUS UNIVERSITÀ
Lezione nº: 3
Attività nº: 1
Facoltà di Lettere Chaucer: vita e opere
Nell'opera di Geoffrey Chaucer la letteratura in Middle English raggiunge la sua più altra e matura espressione. Nato a Londra fra il 1340 e il 1345 da una famiglia del ceto mercantile, il giovane Chaucer fu paggio di corte e si formò dunque in un ambiente saturo dell'influsso francese. Partecipò alla spedizione del re Edoardo III in Francia dove fu fatto prigioniero e poi liberato dietro pagamento di un riscatto. Tornato a Londra, riprese il servizio a corte e studio legge all'Inner Temple (il collegio legale della City). Fu quindi impegnato in numerose missioni diplomatiche in Spagna, Francia e in Italia. Dai soggiorni italiani - il primo svoltosi fra il1372-73 e il secondo nel 1378 - riporto in patria impressioni di uomini e luoghi ma soprattutto manoscritti di opere letterarie, fra tutte quelle di Dante, Petrarca e Boccaccio, i modelli alla luce dei quali rinnoverà temi e forme della poesia inglese. Uomo profondamente coinvolto nella vita politica e civile del suo tempo, Chaucer fu deputato al Parlamento in rappresentanza della contea del Kent e ricoprì anche gli incarichi di giudice di pace, sovrintendente delle dogane londinesi, responsabile delle residenze reali e funzionario forestale. Si spense a Londra nel 1400.
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Lezione nº: 3
Attività nº: 1
Facoltà di Lettere Chaucer: vita e opere
L'ampiezza di visione e l'esperienza del mondo derivanti dalla varietà e molteplicità dei suoi impegni nella sfera pubblica sostengono e nutrono in Chaucer una cultura molteplice e varia. Traduttore delle opere all'epoca più popolari (tra cui il De Consolatione Philosophiae di Boezio) Chaucer studiò gli autori classici (da Virgilio a Ovidio a Stazio) e quelli medievali, ma coltivò anche un interesse sempre vivo per le scienze del suo tempo dall'astronomia, alla medicina, all'alchimia. Come osserva Daiches (Storia della Letteratura inglese, vol. I, 1980, p. 99) «la sua opera poetica costituisce la più piena presentazione in lingua inglese di come appariva alla fantasia medioevale il mondo antico [ ... ], la cui immagine [ ... ] si era mescolata con il pensiero dei Padri, con le categorie scolastiche, con le credenze popolari e aveva prodotto una concezione dell'uomo e del mondo che è ancora parte importante della tradizione occidentale». Alla luce di questa affermazione la convenzionale suddivisione della carriera di Chaucer in tre fasi - "francese", "italiana" e "inglese" - va accolta come un utile periodizzazione ma risulta anche eccessivamente semplificata rispetto alla ricchezza e alla complessità della sua opera.
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Lezione nº: 3/S1
Attività nº: 1
Facoltà di Lettere Geoffrey Chaucer: vita e opere 1
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Lezione nº: 3/S1
Attività nº: 1
Facoltà di Lettere Chaucer: vita e opere
L'influenza della tradizione lirica d'oltremanica, fondamentale nella produzione giovanile, continuerà a esercitarsi anche nelle opere più mature, tanto che nel prologo alla Legend of Good Women (1386, La leggenda delle donne esemplari) il poeta dichiarerà esplicitamente di seguire i modelli francesi. In particolare è la tradizione del Roman de la Rose, che Chaucer conosce attraverso i suoi epigoni Guillaume de Machaut, Jean Froissart e Eustache Deschamps, a fornire un amplissimo repertorio di materiali cui attingere. Modello indiscusso del genere del romanzo allegorico in versi, il Roman de la Rose (composto fra il 1230 circa e il 1270 circa) ripercorre sotto forma di sogno del poeta le varie tappe di una conquista amorosa, condotta secondo il codice dell'amore cortese. L'amata è rappresentata da una rosa nascosta in un giardino e l'innamorato è di volta in volta aiutato o ostacolato nella sua impresa da personificazioni di qualità attribuite all'eroina come gentilezza e cortesia (bielacoil il "benvenuto") o, viceversa, timore e paura. L'abbandonarsi al sonno, il sogno del poeta in un mattino di maggio, il giardino sono tutti topoi caratterizzanti il genere della visione allegorica che largo seguito avrà nella letteratura medievale.
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Lezione nº: 3/S1
Attività nº: 1
Facoltà di Lettere Chaucer: vita e opere
Composto nel 1369 in onore della defunta Blanche of Lancaster, moglie del duca John of Gaunt. The Book of the Duchess (Il libro della duchessa) è un dream poem di 1300 distici ottonari, costruito secondo il modello della visione allegorica di stampo francesizzante. Il racconto inizia con il poeta che, preda dell'insonnia, inganna il tempo leggendo l'episodio di Ceice e Alcione nelle Metamorfosi di Ovidio. Una volta addormentatosi, egli sogna di incontrare in un bosco un "cavaliere in nero", del quale ascolta il lamento senza capirne la ragione. Chaucer utilizza qui un artificio cui ricorrerà spesso nella sua opera, rappresentandosi autoironicamente come un individuo un po' ottuso e lento nel comprendere. Anche dopo che il cavaliere avrà raccontato del corteggiamento e della conquista della sua dama, condotti secondo le regole dell'amore cortese, il poeta avrà bisogno di una esplicita domanda per capire che il dolore del suo interlocutore è causato dalla morte della donna. A questo punto si sveglia, ritrovando accanto a sé il testo di Ovidio. L'introduzione di elementi di vivacità psicologica e drammatica all'interno del convenzionale quadro allegorico costituisce il merito più evidente di quest'opera.
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Lezione nº: 3/S2
Attività nº: 1
Facoltà di Lettere Geoffrey Chaucer: vita e opere 1 Audiolezione - testo base
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Attività nº: 1
Facoltà di Lettere Chaucer: vita e opere
L'influenza italiana, in particolare quella della Commedia di Dante, si palesa per la prima volta nel dream poem The House of Fame (La casa della Fama), scritto fra il 1378 e il 1380. Il testo, suddiviso in tre libri e lasciato incompiuto, pone al centro della narrazione ancora una volta un sogno. Un sogno nel quale il protagonista- narratore viene trasportato da un'aquila d'oro (simile a quella che si incontra nel IX Canto del Purgatorio) verso la casa della Fama affinché possa imparare a conoscere amori, passioni e ipocrisie degli uomini. Durante il viaggio l'arguzia e la loquacità dell'aquila contrastano con l'atteggiamento del poeta, che, come già in The Book of the Duchess, si raffigura nelle vesti di un individuo semplice e poco perspicace. Condotto in un tono di ingenuo stupore, il racconto di ciò che egli osserva una volta giunto alla meta è presentato in una serie di scene apparentemente incoerenti. Schiere di questuanti affollano la casa della Fama invocando di essere ricordati per le ragioni più disparate, ma solo pochi sono coloro che vedono accolta la propria richiesta.
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Lezione nº: 3/S2
Attività nº: 1
Facoltà di Lettere Chaucer: vita e opere
Il viaggio prosegue verso la casa della Diceria, un bizzarro edificio fatto di rami intrecciati in cui risuonano chiacchiere di ogni genere. Ciascuno, infatti, riferisce al proprio vicino le voci raccolte; in tal modo le notizie si diffondono e ingigantiscono fino a uscire dal palazzo e raggiungere la casa della Fama, che decide la loro futura durata. Il poema si interrompe bruscamente quando il poeta incontra un uomo "di insigne autorità", il quale forse potrà fornirgli le notizie di cui è in cerca. Pur nel convenzionale impianto allegorico, The House of Fame è un'opera di grande originalità e segna la transizione verso una fase più matura della produzione chauceriana. Se negli echi danteschi risuonano accenti più gravi, a prevalere è tuttavia il registro comico, evidente nell'umorismo canzonatorio con cui l'aquila si rivolge al suo improvvisato compagno di viaggio e nell'atteggiamento autoironico del poeta stesso, così come nelle azioni e nelle conversazioni che affollano il terzo libro.
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