Documento su Seneca, vita e opere. Il Pdf offre una panoramica dettagliata sulla figura del filosofo, esplorando i suoi Dialoghi, Trattati e Consolationes, con estratti testuali e traduzioni, utile per studenti universitari di Filosofia.
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Siamo nell'età Giulio Claudia (27 a.C. Augusto - 68 d.C. Nerone). Seneca vive e opera nel Regno di Claudio (41- 54 d.C) e Nerone (54-68 d.C).
Claudio fu un imperatore giusto, all'inizio non avrebbe neanche voluto salire al potere mentre Nerone sale al potere a 17 anni e all'inizio Seneca sarà il suo reggente, i primi 5 anni saranno positivi perchè è seguito da Seneca e dalla madre, mentre dopo diventa un tiranno. Si suicida quando vede che tutti si stanno ribellando a lui.
Seneca diventa un uomo politico, anche se non lo avrebbe voluto
Nasce a Cordova nel 4 a.C. anche se non tutti sono d'accordo sulla data perchè qualcuno dice il 12 a.C e altri l'1 a.C. da una famiglia di cavalieri.
Si trasferisce a Roma e studia retorica sotto Attalo, Papirio Fabiano e Sozione. Voleva diventare un filosofo ma il padre non gli permette di continuare questa vita e lo obbliga a fare il Cursus Honorum, che serviva per entrare in politica e diventare questore.
Per un certo periodo soggiorna in Egitto per poi tornare a Roma.
Fin da giovane viene incastrato negli scandali imperiali. Messalina, moglie di Claudio, accusa Seneca di adulterio con Giulia Livilla che era la sorella di Caligola, imperatore precedente e odiata da Messalina (ci vedeva una rivale). Così Claudio lo accusa e Seneca finisce in esilio (relegatio) in Corsica, dove rimarrà per parecchio tempo (8 anni) e qui compose le Consolationes.
Torna a Roma nel 49 d.C a 53 anni nella speranza di ottenere la grazia. Claudio nel frattempo, dopo la morte di Messalina, sposa Agrippina minore (che aveva già un figlio che Claudio adotta: Nerone) che era favorevole al ritorno di Seneca, che torna a Roma e diventa precettore di Nerone nell'ottica di farlo diventare imperatore.
Alla morte di Claudio nel 54, Nerone, diciassettenne, prende il potere e Seneca diventa consigliere principe.
Seneca è costretto a seguire le follie di Nerone che per terrore della successione fa uccidere Britannico, figlio di messalina e Agrippina (59 d.C), la madre, e secondo alcune fonti anche Seneca partecipò all'omicidio. La fa uccidere perché era diventata troppo oppressante e inoltre non tollerava la sua amante, Poppea.
Nel 62 d.C. si ritira a vita privata e qui riesce finalmente a dedicarsi alla vita filosofica che aveva sempre sognato, anche se per pochi anni poiché nel 65 d.C. viene sventata da Nerone la Congiura dei Pisoni, a cui partecipò anche Seneca e quindi lui decide di togliersi la vita per non essere messo a morte da Nerone.
Si possono classificare in:
Seneca parla sempre in prima persona e si riferisce sempre a una seconda persona che è il destinatario dell'opera, sono praticamente dei monologhi. Probabilmente questi dialoghi venivano pubblicati singolarmente. Può esserci un destinatario o un interlocutore fittizio che interviene.
Possono essere classificati in:
Nella prima lettera c'è il dedicatario. Il tono è estremamente colloquiale e comprensibile: i critici affermano che Seneca usi il sermo, come se fosse una conversazione tra amici; ma sono sempre presenti le sententiae ad effetto. Non c'è un ordine preciso o un filo conduttore (secondo alcuni sarebbe: gli insegnamenti dell'avvicinamento alla filosofia a Lucilio fino a insegnamenti più complessi, come una sorta di percorso di insegnamento).
Molto spesso ritorna il tema della morte (vengono ripresi molto i temi del de brevitate vitae), non occuparsi di cose frivole, filosofia stoica.
Lo stile di Seneca è caratterizzato dalle sententiae senecane, ossia le antenati degli aforismi, frasi brevi ma efficaci. Anche anafore e ripetizioni.
Agamennon -> che al ritorno dalla guerra di Troia viene ucciso dalla moglie Clitemnestra perché si vendicò dell'uccisione di Ifigenia Oedipus -> il re di Tebe scopre di aver ucciso il proprio padre e di essersi sposato con sua madre Medea -> Seneca si basa sul modello di quella di Euripide, ma cambia alcune cose così come con la Phaedra. Abbandonata dal marito Giasone (da cui aveva avuto figli) che si sta per risposare con Creonide, per vendicarsi, uccide Creonide e la figlia e poi uccide anche i suoi figli avuti da Giasone per vendicarsi. Phaedra -> si innamora di suo figliastro, Ippolito, figlio di teseo (re di atene) suo marito. Qui cambia la trama perché Hipolito viene ucciso da un mostro marino e ladonna si uccide per il dolore mentre in quella di euripide subito dopo aver confessato il suo amore a ippolito lui la rifiuta e lei si uccide. In seguito Hipolito viene ucciso dal mostro marino.
Tutte le tragedie sono molto macabre poiché Seneca indaga molto le follie che spingono gli uomini a compiere questi gesti folli solo per inseguire le passioni. Non si conosce la funzione delle tragedie anche perché non si conosce quando siano state composte, si suppone che faccia questo con un intento morale per far capire che nel momento in cui non si dominano le passioni come degeneri l'uomo. Hanno un intento pedagogico nei confronti di Nerone (anche se non avrà successo) oppure quando nerone è gia al governo e ha gia iniziato la sua politica di terrorismo per sfogarsi e mettere in luce il tipo di governo malsano. Non erano destinate per un pubblico ma per essere lette oppure per essere rappresentate nelle corti. È presente il furor. C'è un collegamento tra Seneca e Petronio, entrambi parlano di trame di potere e inganni per esempio.
Anche per le tragedie lo stile è molto simile a quello che usa nella prosa con strofe e versi molto brevi, utilizza le sticomitie, ovvero battute che durano un verso oppure le enisticomitie ovvero mezzo verso solo.
Non si sa cosa voglia dire il titolo ma kolokyntesis = zucca e apotheosis = trasformazione in dio, quindi apokolokyntosis -> "trasformazione in zucca" e la trasformazione sarebbe quella di Claudio, dato che si parla di lui, anche se nell'opera non si trasforma. Allora altri studiosi hanno pensato potesse significare fregatura, presa in giro di Claudio.
Quest'opera è un pamphlet, un breve scritto di carattere polemico o satirico. È stato scritto nello stesso periodo in cui scrive l'elogio funebre a Claudio.
Lo prende in giro in quest'opera perché era balbuziente e zoppo.
L'opera inizia con Claudio che muore e Seneca afferma che sulla terra tutti esultano, nell'aldilà Giove non lo riconosce, perché lui non riesce a parlare e farsi capire per cui lo manda da Ercole, e Seneca afferma che avrebbe dovuto compiere la tredicesima fatica (per capire cosa dice).
C'è uno stacco perché non è giunta fino a noi, e l'opera ri-inizia con il concilio degli dei per capire se divinizzarlo o meno. Ottaviano Augusto accusa Claudio pesantemente perché ha ucciso diversi membri della sua famiglia. Non viene divinizzato ma punito, trascinato negli Inferi dove viene processato e condannato a giocare con i dadi senza ottenere mai nulla e deve assistere al suo stesso funerale mentre tutti esultano.
L'opera prende spunto dalla satira Menippea, l'unica che può essere letta per intero. Prende il nome da Menippo di Gádara che è l'iniziatore di questo genere. Mescola serio e scherzoso (stile), prosa e versi (forma).
Il saggio davanti alla vita sfrutta la qualità del tempo, non la quantità. Coloro che non sono capaci di vivere la vita al meglio, gli occupati, non riescono a vivere bene e non sanno sfruttare il valore del passato, al contrario dei saggi. Non usa uomini, ma mortali. Appena ci accingiamo a vivere la vita ci abbandona. Questo non lo pensa lui, ma gli altri. Non solo il volgo si è lamentato di qs male, ma anche uomini illustri.
Questa esclamazione è stata detta da Ippocrate, primo medico (può essere considerata sententia). Questa frase significa che la vita è breve e l'arte medica è lunga, non basta la