Pdf da Fipsas su Dal vedere al fare: l'apprendimento motorio. Il Materiale analizza l'evoluzione della coordinazione motoria, dalla fase grezza a quella fine, e il consolidamento delle abilità, utile per l'Educazione fisica a livello universitario.
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di Giorgio Visentin
Giorgio Visintin é Professore a contratto, presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia, corso di laurea in "Scienze Motorie" per l'insegnamento di "Teoria, tecnica e didattica delle discipline natatorie", Docente della Scuola dello Sport del CONI per l'area di teoria e metodologia dell'allenamento, Docente della Scuola dello Sport del CONI per l'area di teoria e metodologia dell'insegnamento, Direttore Didattico della FIPSAS - Settore Nuoto Pinnato, Responsabile tecnico della formazione per il Centro Nazionale sportivo Libertas.
Con questo articolo, Giorgio Visintin, dopo avere illustrato i meccanismi dell'imitazione, ci spiega i processi interni ed esterni che portano alla formazione delle abilità motorie e sportive. Processi che, pur essendo molto simili in tutti gli sport, devono essere orientati diversamente a seconda delle caratteristiche della disciplina.
Quale apprendimento? Lo schema del movimento (il programma motorio), Il controllo e l'adattamento del movimento, L'evoluzione dell'apprendimento, dal movimento "grezzo" a quello "fine", La "coordinazione grezza" (l'inizio dell'apprendimento), Imparare "pensando", Suggerimenti per la costruzione di una nuova abilità motoria, La "coordinazione fine", Coordinazione fine: suggerimenti pratici, Il consolidamento della coordinazione fine e di sviluppo della disponibilità variabile (il perfezionamento fine del gesto), Differenze di apprendimento, Le tattiche di coordinazione motoria, L'apprendimento tecnico-tattico negli sport di situazione (giochi sportivi, sport di combattimento),
L'apprendimento motorio scandisce l'intera esistenza: si comincia ad apprendere appena nati e si continua sino a tarda età. L'attitudine ad acquisire nuovi gesti viene definita capacità di apprendimento motorio e può essere valutata sia misurando il tempo impiegato per impadronirsi correttamente di un'azione motoria, sia attraverso la qualità del movimento appreso, che si esprime nel grado di efficacia e precisione.
Nella prima infanzia la capacità di apprendimento è modesta; segna poi una rapida accelerazione nel periodo della prima età scolare (6 -10) e, raggiunge il massimo grado di incremento dopo i 10 - 11 anni (questa età viene ritenuta l'età d'oro per l'apprendimento delle tecniche); poi si stabilizza, fino a che, nella tarda età adulta e nella vecchiaia, si riduce in maniera abbastanza significativa. E' essenziale però ricordare che di fatto non si esaurisce mai e che l'unico modo per mantenerla attiva è proprio l'esercizio.
La capacità di apprendimento è alla base dello sviluppo motorio e, nei giovani, ogni esperienza dovrebbe contribuire ad incrementarla. Specialmente nei bambini è fondamentale predisporre un percorso di educazione motoria e sportiva finalizzato non tanto al perfezionamento fine delle tecniche (specializzazione) quanto allo sviluppo di questa speciale capacità. L'acquisizione delle abilità tecniche (i fondamentali degli sport) dovrebbe avvenire attraverso ripetizioni coscienti e controllate; lo sviluppo della capacità di apprendimento, infatti, è massimo se le esercitazioni vengono effettuate con consapevolezza.
Apprendere un gesto significa, come prima cosa, appropriarsi della sua funzione: ovvero permettere a chi apprende di raggiungere lo scopo dell'azione per cui esso è progettato; ogni altra operazione è subordinata e successiva. Naturalmente un'azione motoria per raggiungere un livello di efficacia accettabile deve essere realizzata con una forma abbastanza corretta, forma che però è successiva alla funzione, non può precederla. Spesso, infatti, fornendo ad un allievo adeguate istruzioni per rendere il gesto più efficace, si ottiene anche un miglioramento, a volte spettacolare, della forma.
L'apprendimento motorio dovrebbe passare attraverso tre fasi:
Le tre fasi del processo di apprendimento sono in forte interazione. Produzione del risultato, sviluppo della percezione del movimento ed automatizzazione consapevole del gesto, dunque, anche se trattati come processi separati, rappresentano un unico fenomeno senso-psico-motorio che costituisce l'essenza stessa dell'apprendimento, un processo complesso che non si traduce solamente nell'acquisizione di un automatismo motorio, ma porta ad un ulteriore miglioramento dei processi dai quali dipende la coordinazione motoria.
La corretta automatizzazione di un movimento nella sua forma fine, infatti, non è il prodotto della semplice ripetizione del gesto, essa rappresenta soprattutto l'effetto del miglioramento della coordinazione motoria, cioè della capacità dell'allievo di controllare e regolare il movimento. Un miglioramento che è tanto più accentuato quanto più i compiti sono variati ed adeguati agli allievi e quanto più essi si applicano coscientemente per la loro risoluzione.
Per favorire lo sviluppo della coordinazione (e soprattutto della capacità di apprendimento, basilare nei giovanissimi), quindi, le esercitazioni devono essere scelte non solo per la loro utilità immediata, ma anche e soprattutto per sollecitare il transfer motorio, fenomeno essenziale per il successivo sviluppo qualitativo dei movimenti.
Nell'apprendimento di nuove abilità la prima tappa è rappresenta dalla costruzione di uno schema-guida mentale del gesto (la rappresentazione di ciò che dovrà essere effettuato o anticipazione dello scopo) e del relativo del programma motorio: un complesso di ordini successivi (istruzioni) che scandiscono e dirigono le diverse componenti del movimento.
Ogni volta che decidiamo di agire viene evocato un programma motorio che si compone di:
La parte invariante è la più importante e la prima ad essere costruita; assicura al movimento efficacia e fluidità e porta ad un rapido raggiungimento della "funzione" per cui esso viene progettato (lo scopo dell'azione). E' costituita dalla sequenza ordinata dei movimenti parziali che compongono l'intero gesto; dalla percentuale del tempo totale di esecuzione destinata ad ogni singola parte del movimento, che rimane costante indipendentemente dalla durata totale dell'azione motoria (phasing); infine dalla forza relativa (la percentuale di forza espressa nelle varie contrazioni muscolari che determinano il movimento), che dovrebbe rimanere anch'essa costante a prescindere dalla forza globale applicata. Phasing e forza relativa costituiscono il ritmo del movimento che, probabilmente, rappresenta la caratteristica più importante dell'azione motoria.
La parte invariante è caratterizzata da un'elevata costanza e da una relativa indipendenza dal contesto ambientale: rappresenta la struttura del movimento, un nucleo fortemente automatizzato capace di resistere ai fattori di disturbo esterni o interni; essa costituisce l'obiettivo della prima fase della costruzione di un'abilità motoria.
La parte variabile è composta invece dall'insieme delle caratteristiche più superficiali (dettagli variabili del movimento): assicura efficacia, precisione, economia ed un'estetica migliore; dipende dalla specificazione dei muscoli interessati, dalla durata delle contrazioni muscolari e dalla forza totale applicata ed è legata alle condizioni specifiche in cui si svolge l'azione motoria.
Questa struttura a due componenti permette di far fronte ai molti problemi che si incontrano nell'attività sportiva: come la grande variabilità nella quale si svolge in genere l'azione, la necessità di eseguire movimenti totalmente nuovi e l'esistenza di limiti all'immagazzinamento dei programmi nella memoria motoria (per quanto essa sia vasta, probabilmente, se ogni singolo movimento necessitasse di uno specifico programma, non basterebbe a contenerli tutti).
Il cervello sembra trovare una soluzione a questi problemi generando un programma generale (operazione compiuta modificando gli schemi di movimento già esistenti) e rendendolo adattabile a situazioni nuove, alla variabilità dell'ambiente ed alle differenti possibilità di movimento. Un programma così concepito si concretizza pertanto, non in uno schema statico, ma in uno "stereotipo dinamico", ovvero un "modello interno che guida il movimento" estremamente flessibile che l'allievo rimodella continuamente, adattandolo all'ambiente esterno ed a quello interno.
La conferma di ciò è data dal fatto che un gesto appreso con l'arto dominante può essere replicato, anche se più grossolanamente, con l'altro; ciò è possibile nonostante vengano utilizzati impulsi nervosi che provengono da aree diverse del cervello e che eccitano differenti gruppi muscolari. Il movimento con l'arto "debole", in genere, è meno efficace perché il soggetto, pur utilizzando lo stesso programma generale di movimento, invia impulsi di regolazione meno precisi, dovuti ad una insufficiente pratica specifica (riferita cioè a quel movimento) e ad una minore efficienza generale dell'arto meno usato. Con un allenamento simmetrico le differenze possono essere ridotte sensibilmente.
L'abilità tecnica fine si fonda dunque sull'azione degli impulsi di regolazione, espliciti ed impliciti (consapevoli o inconsapevoli), provenienti dalle aree sottocorticali dell'encefalo e diretti ai muscoli, che consentono di adattare i programmi motori generali alle condizioni ambientali in cui si svolge il movimento e conferendo loro precisione, efficacia ed economicità. (La funzione di molti aspetti dell'allenamento coordinativo è dunque quella di migliorare questi processi di regolazione che "rifiniscono" i programmi motori).
Uno schema di regolazione così concepito, grazie alla sua plasticità, si adatta con facilità anche ai cambiamenti morfologici e funzionali dell'allievo, come quelli legati ai processi di crescita e di trasformazione caratteristici dello sviluppo, oppure all'incremento del potenziale energetico ottenuto con l'allenamento condizionale. Il programma motorio, dunque, non consiste in una sequenza rigida di istruzioni definite in ogni dettaglio che, sempre e comunque, portano alla produzione del medesimo gesto, ma in una guida generale, abbastanza schematica, che ogni volta, attimo per attimo, viene adattata all'ambiente attraverso adeguati impulsi di regolazione (da qui il nome di stereotipo dinamico).
Programmi così concepiti, inoltre, consentono anche ad un atleta evoluto di variare la propria tecnica e di adattarla, oltre che alle condizioni fisiche del momento, alle modificazioni che costantemente vengono suggerite dalle scienze dello sport.
La capacità di apprendimento è strettamente collegata con quella di controllo motorio, che esprime l'abilità dell'allievo nel controllare e regolare il movimento, cioè la capacità di realizzare gesti tecnici che consentono di raggiungere lo scopo dell'azione con precisione, efficacia ed economia. Per sviluppare questa capacità non è sufficiente, specialmente negli sport "tecnici", eseguire correttamente un gesto, è indispensabile anche renderlo pienamente consapevole. Una buona rappresentazione interna del movimento (immagine mentale) è infatti il presupposto essenziale per una tecnica raffinata ed efficace. Solamente se il gesto viene chiaramente percepito può essere adeguatamente corretto o affinato; questo risultato si ottiene con un lungo periodo di apprendimento e poi di allenamento tecnico, fondato sulla presa di coscienza dei propri movimenti. La capacità di controllo, dunque, si sviluppa e si incrementa attraverso esecuzioni caratterizzate da una forte attenzione sull'esecuzione nelle quali viene anticipato mentalmente il programma motorio e percepito il feedback sul movimento che viene comparato con il programma (confronto tra valore richiesto e valore reale). Le successive operazioni di regolazione servono ad annullare o quantomeno a ridurre lo scarto tra i due valori. La possibilità, infine, di adattare il movimento alla mutevolezza dell'ambiente ed al variare della situazione,