Letteratura per l'infanzia complessa e problematica, Appunti universitari

Documento di Università sulla Letteratura per l'Infanzia Complessa e Problematica. Il Pdf, un approfondimento di Letteratura, esplora la fiaba e il romanzo di formazione, analizzando le teorie di Propp, Zipes, Freud e Bettelheim, e l'impatto dei media sulla fiaba moderna.

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13 pagine

CAPITOLO 1
LETTERATURA PER L’INFANZIA COMPLESSA E PROBLEMATICA
La letteratura dell’infanzia è caratterizzata da complessità e problematicità, anche per il suo essere un mondo di passaggio tra il letterario e il pedagogico,
tra l’autonomia e la creatività della narrazione e gli aspetti storici e normativi della formazione. La sua identità ha origine in un percorso storico che nasce
nella Modernità in un triplice contesto culturale:
- Veicola i testi verso l’infanzia non più adatti per adulti, come le fiabe
- Ricorre alla fantasia e recupera elementi della narrativa popolare, creando una moda letteraria che avrà grande importanza per lo sviluppo della
letteratura infantile
- Esercita un’azione di controllo sull’infanzia per conformarla alle norme della società borghese
Quello che inizio alla letteratura per l’infanzia è il processo di alfabetizzazione che nel 19esimo secolo si attiva in tutti i paesi Occidentali. Secondo
Stefano Calabrese la produzione per ragazzi a seconda che decida di immaginare l’inesistente o di rimanere nell’esistente, si assesta su due codici tematici,
la fiaba e il romanzo di formazione.
LA FIABA
La letteratura per l’infanzia adotta la fiaba adattandola su narrazioni lunghe e complesse oppure su schemi favolistici brevi ed enigmatici, troviamo Le
avventure di Pinocchio, Alice nel paese delle meraviglie, Peter Pan nei giardini di Kensington e molti altri. Quello che accomuna queste opere sono gli
scenari onirici, originali e lontani dal senso comune, che gioca con gli spazi narrativi, consente l’accesso o contiene luoghi di fantasia la cui esistenza sembra
seguire norme e principi, linguaggi e costumi diversi da quelli della vita normale.
IL ROMANZO DI FORMAZIONE
La letteratura per l’infanzia adotta il modello di romanzo di formazione o BILDUNSROMAN. Franco Moretti ha descritto questo romanzo come un genere
dell’800 che si colloca tra due classi sociali, la borghesia e l’aristocrazia e rivela un’attenzione verso i giovani visti come i principali protagonisti
dell’innovazione dell’Europa moderna. Il termine BUILDUNG significa un ideale di crescita e di realizzazione delle potenzialicon un confronto con il mondo
esterno e la coltivazione delle proprie doti interiori. In questo senso si possono intuire i motivi per la diffusione di questo modello nella letteratura per
l’infanzia. Pensando ai classici catalogabili come romanzo di formazione ad esempio Il giardino segreto o Heidi, si capisce come la struttura narrativa abbia
avuto compiti essenziali per mediare il passaggio da infanzia ad adolescenza nelle società occidentali. Durante il 900 la letteratura per l’infanzia conosce
una sofisticazione e si conferma come disciplina problematica e complessa sia come testo letterario che come analisi critica.
Il testo letterario è diventato sempre più complesso con innesti che ne arricchiscono l’identità, con altre tradizioni letterarie, con altre poetiche, con
approcci meta testuali che con la critica hanno accresciuto la testualità. Il testo cresce con assimilazioni e assume più significati, letterari e meta letterari.
L’analisi critica degli ultimi decenni del 900 ne dà una nuova immagine. La letterarietà dei testi per i giovani conserva anche la funzione formativa di questi
testi, di portare verso simboli, significati, affinando la mente del soggetto, lettore. La sofisticazione critica riconferma il ruolo formativo della letteratura
per l’infanzia.
Insieme a questo processo di arricchimento si è assistito a una crescita della letteratura di consumo. L’editoria si è specializzata e ha dato vita a una nuova
letteratura per ragazzi con una funzione formativa complessa e che influisce sulla mente e sull’immaginario dei lettori. E’ una letteratura costituita
soprattutto di narrazioni di genere contro cui gli adulti spesso si scagliano nelle diverse forme in cui si presenta, dal telefilm, al romanzo, ai cartoni. Un
settore industriale complesso e ampio segnato da aspetti ideologici, condanne, perplessità della critica e del mondo dell’educazione ma anche
caratterizzato dalla curiosità dei giovani lettori e quindi è necessario un approccio pedagogico.
Un aspetto centrale della letteratura per l’infanzia è l’ingresso nell’editoria di altri linguaggi come il cinema, il fumetto, le arti e il web. La combinazione e
le potenzialità di unione delle diverse discipline conoscono aperture mai pensate prima, la scrittura diventa terreno di sperimentazione, i risultati sono
sorprendenti e la letteratura per l’infanzia sembra entrare in una fase di incroci senza perdere la sua essenza. La letteratura per l’infanzia moderna si
trasforma, reagisce al cambiamento delle nuove generazioni, unisce altri linguaggi legati dalla stessa vocazione di raccontare storie. La stessa narrazione
deve essere studiata senza prescindere dal rapporto con altri media, i linguaggi mediatici che si aggiungono alla forma narrativa originale, contribuiscono
ad approfondire storie, a dare opinioni diverse, a fornire uno sguardo critico osservandole da altri punti di vista, in una costante mobilità dei confini tra i
media e le esperienze del qui e dell’altro che coinvolgono la scrittura. La letteratura per l’infanzia è uno strumento fondamentale per studiare l’immaginario
in chiave pedagogica, un metodo di ricerca che vuole considerare diversi fili, da unire in una trama capace di rivelare gli orizzonti immaginativi di una
letteratura considerata a torto minore.
Davanti a questa disciplina, lo studioso è complesso e problematico. Quello della letteratura dell’infanzia è un ambito che offre occasioni di scoperta e di
conoscenza ai giovani, è ricco di stimoli e risorse ed è capace di comunicare con l’immaginario più profondo. Gli ambiti e le connessioni con cui la letteratura
per l’infanzia si incontra hanno bisogno per analizzarla di diversi strumenti interpretativi e la necessità di uno sguardo per l’infanzia, da cogliere nelle infinite
proiezioni del mondo adulto. I tasselli che definiscono la letteratura per l’infanzia sono diversi e solo considerandoli tutti si può fare uno studio per
comprendere questa disciplina. I suoi rapporti con altri ambiti disciplinari sono irrinunciabili, i contesti storici, letterari, filosofici, antropologici e i riferimenti
al mondo del visivo e dell’arte ma anche l’ambito pedagogico fondamentale per il suo destinatario ovvero il bambino lettore. Tra le forme narrative della
letteratura per l’infanzia il posto d’onore è ricoperto dalla fiaba. Forma narrativa che non nasce esclusivamente per i bambini ma che ad essi è lasciata in
eredità attraverso percorsi storici ed editoriali della sua letteratura. La fiaba tramanda storia popolari e in forma orale, solo successivamente passata alla
forma scritta ed è allora che viene consacrata in una forma fissa e accettata come canone del testo passato dall’oralità alla scrittura. Il dibattito sulla
trascrizione del testo della fiaba popolare ha confermato la fluidità della fiaba, la variabilità di dettagli condizionati più dallo stile dei narratori che dalla
trama e quindi la difficoltà di registrare oggettivamente nella pagina la soggettività della narrazione orale.
FIABA PER COMINCIARE
Gli studi sulla fiaba sono diversi e da questi bisogna partire per comprenderla. Cercare di rintracciare la fiaba obbliga ad assumere uno sguardo aperto a
diverse discipline, letteratura, pedagogia, antropologia, psicologia e sociologia.
Il ricercatore deve considerare le rivisitazioni e contaminazioni fatte da media come il teatro, il cinema, la televisione e la pubblicità. Oggetto del suo
interesse sarà anche la trasformazione, la riduzione, le trascrizioni, le riletture che gli illustratori ne fanno. Attraversare questi territori invita a rimanere
sulla soglia di confine popolata da fate madrine, vecchi viandanti, animali fatati e bambini capaci di dialogare con l’altrove. Il carattere migratorio della
fiaba, che sta nella potenzialità di ri narrare grazie a narratori e autori si manifesta anche nella sua origine. Le versioni orali della fiaba hanno costituito un
corpo in movimento, mescolato con altre forme di narrazione, quelle che Jolles definisce forme semplici, ovvero:
- Leggenda
- Mito
- Fiaba
Un insieme di testi che ha attraversato le produzioni scritte e che da queste si è lasciato attraversare con intrecci, rimandi, ritorni del materiale orale. La
fiaba come il mito si articola nel percorso nello spazio e nel tempo, narrando l’avventura del soggetto e del mondo. Stabilire l’origine è complesso e forse
impossibile, già ne I racconti delle fate di Perrault e Marie-Catherine D’Aulnoy nel volume Le fiabe è presente un saggio dedicato all’origina della fiaba in
cui si cerca di stabilire quali possono essere le fonti da cui erano stati presi i racconti fiabeschi e la loro presenza in altri testi letterari, Perrault afferma che
la letteratura fantastica è lontana dal mondo del 18esimo secolo perché il meraviglioso e il fiabesco risultavano frutto dell’ignoranza. Il fiabesco può essere
considerato connesso ad una sorta di spirito primitivo che non deve essere inteso in senso romantico riferito a un popolo specifico ma come uno spirito
universale, una fase evolutiva dell’umanità. Durante la storia la fiaba subisce delle trasformazioni, da narrazione popolare e orale diventa racconto letterario
scritto che gradualmente passa all’infanzia. Il processo di trasformazione di cui la fiaba è andata incontro nel suo percorso di avvicinamento all’infanzia, ha
subito una svolta importante quando è diventata più forte l’influenza pedagogica ed è iniziata la trascrizione delle narrazioni orali. Soprattutto durante
l’800 l’attenzione dell’adulto si rivolge al bambino e al giovane che diventano i destinatari di raccomandazioni e moniti. In questo contesto si diffondono
trascrizioni e reinvenzioni di fiabe e favole con intenti didascalici, responsabili della trasformazione originaria che adesso deve soddisfare esigenze morali
e letterarie. Il legame tra adulto e bambino che si stabiliva nelle narrazioni tradizionali, viene meno, i problemi della propria identità, delle proprie emozioni,
i problemi esistenziali non trovano più spazio nella fiaba prodotta “per bambini”, diventata una narrazione privata di tutto quello che viene ritenuto crudele.
L’elemento che Jolles identifica per differenziare la fiaba dalla novella, è il carattere narrativo e orale della fiaba. Secondo Jolles già dal 16esimo secolo nel
genere della novella toscana si trova qualcosa di strano, Giovanni Francesco Straparola nel 1550 pubblica Le piacevoli notti, un racconto a modello del
Decamerone (scritta tra il 1349 e il 1351) di Giovanni Boccaccio, anche nell’opera di Straparola vengono descritti personaggi che a causa di particolari
circostanze si trovano insieme e trascorrono il tempo con le loro storie, ma a differenza del Decamerone una parte dei racconti non è costituita da novelle
ma da racconti che ritroviamo successivamente ripresi nella raccolta dei Grimm (1812-1815) e di altre raccolte successive racconti che non danno
l’impressione di un avvenimento reale.
Un fenomeno che rimane isolato e la novella toscana continua il suo percorso, ma nella prima metà del 17esimo secolo accade qualcosa di simile, tra il
1634 e il 1636 appare postumo un racconto in cornice in dialetto napoletano di Giovambattista Basile, Lo cunto de li cunti nato anche come Pentamerone.
Il modello è sempre quello del Decamerone ma a differenza di questo neppure la cornice l’impressione di un avvenimento reale, rientra nel genere
grimmiano come le singole narrazioni. Coloro che nel 19esimo secolo si sono occupati dello studio della fiaba infatti fanno coincidere con Basile la prima
raccolta di fiabe. Secondo MICHELE RAK è nella corte napoletana che si è affermato il racconto fiabesco, ovvero un genere letterario destinato ad
intrattenere le corti, diffuso a Parigi e a Napoli. RAK ricostruisce la storia della fiaba a partire dalla raccolta di Basile e Perrault, il Conto italiano e i Contes
francesi. Saranno queste le storie con le quali cortigiani e saltimbanchi racconteranno l’avventura del viaggio grazie al quale si può cambiare rango e delle
metamorfosi del corpo e dell’etica, necessarie a chi vuole compiere il viaggio.
Con Basile e Perrault si stabilisce la fiaba alla quale sarà riconosciuta una specifica logica, una posizione tra i generi e la funzione di intrattenimento, la sua
praticabilità senza divieti e i suoi materiali ne hanno fatto un racconto intergenerazionale e da dotare di senso a secondo della circostanza dell’ascoltatore.
Le sue vicende dissolvono lo spazio e il tempo del racconto e attingono ad altre tradizioni e pratiche, fuori dal controllo della società letteraria, dei suoi
sacerdoti e tecnici.
L’interesse per lo studio delle fiabe nasce tra il 18esimo e 19esimo secolo grazie anche al diffondersi della cultura romantica che valorizza l’immaginazione,
considerata marginale fino ad allora. Il racconto fiabesco è un genere forte usato in corte e come tutto quello che viene usato dall’élite viene cercato e
adottato da altri gruppi. Nello stesso tempo è un genere debole perché la società letteraria, i tecnici della scrittura, non lo annoverano tra gli studi gravi,
non lo controllo e lo colloca per questo ai margini della società. Le ricerche sul racconto popolare e sulle fiabe iniziano grazie alle Fiabe del focolare dei
fratelli Grimm. Secondo le teorie diffuse i Grimm partono dall’idea che ogni popolo abbia un’anima che si esprime nella lingua e nella poesia, nelle canzoni
e nei racconti, quindi le fiabe sono resti sopravvissuti dell’antica cultura popolare. L’opera dei Grimm ha dato vita agli studi sulla fiaba con diverse
pubblicazioni della loro prima raccolta, è interessante vedere come tutte evidenziano il fatto che racconti simili compaiono anche fuori dall’Europa, questo
implica che le storie e i motivi fiabeschi hanno avuto origine in luoghi diversi e in modo indipendente. Secondo questa ipotesi le fiabe sono un’espressione
dell’animo umano in una fase primitiva del suo sviluppo. Rientrano in quest’interpretazione le discipline più psicologiche che compaiono tra i due secoli, le
fiabe vengono considerate come il sedimento di esperienze secolari che hanno assunto una forma in cui adulti e bambini possono riconoscersi. Si tratta
dei problemi del passaggio all’età adulta, come la tensione tra dipendenza e autonomia, avidità personale e norme etiche e sociali.
FREUD
Freud rileva l’importanza che le fiabe hanno per i bambini e come gli avvenimenti narrati si uniscono nell’adulto con certe memorie dell’infanzia, assumendo
anche la forma di ricordi di copertura.
L’interpretazione freudiana procede secondo un modello interpretativo, al disvelamento del materiale rimosso, alla ricerca dell’intreccio che la scrittura
fornisce al lettore.
BETTELHEIM
Scrive Il mondo incantato dove afferma che le fiabe narrano delle gravi pressioni interiori in un modo che il bambino inconsciamente comprende e offrono
esempi di soluzioni permanenti o temporanei per risolvere le difficoltà. La sua tesi in parte criticata da Zipes sostiene che le fiabe popolari svolgono una
funzione terapeutica per il bambino, liberandolo dalle sue paure e dalle frustrazioni subite nel conflitto tra principio del piacere e principio di realtà. Il
messaggio proposto dalle fiabe secondo Bettelheim è la lotta, soltanto chi non si sottrae ad essa può superare gli ostacoli e uscirne vittorioso. Egli sottolinea
il carattere ottimistico della fiaba in contrapposizione al pessimismo del mito, entrambi utilizzano un linguaggio simbolico che rappresenta l’inconscio. Ma
mentre il mito ha protagonisti con poteri soprannaturali che però non possono battere le forze oscure, la fiaba presenta personaggi e fatti comini nei quali
tutti possono identificarsi e la sua conclusione è positiva, rassicurante e ottimistica. Il bambino della psicologia analitica incontra anche l’interpretazione di
Jung e Von Franz e considera le fiabe come prodotti della mente, parte dell’inconscio collettivo.
JUNG
Le fiabe sono luogo privilegiato degli archetipi, in esse come nei sogni e nei miti, l’anima testimonia sé stessa.
VON FRANZ
Riprende questi principi e afferma che la fiaba più di tutti fornisce informazioni sulla struttura della psiche. I personaggi delle fiabe sono immagini di processi
archetipici che possono avere un’importante ruolo terapeutico.

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Anteprima

Letteratura per l'infanzia complessa e problematica

La letteratura dell'infanzia è caratterizzata da complessità e problematicità, anche per il suo essere un mondo di passaggio tra il letterario e il pedagogico, tra l'autonomia e la creatività della narrazione e gli aspetti storici e normativi della formazione. La sua identità ha origine in un percorso storico che nasce nella Modernità in un triplice contesto culturale:

  • Veicola i testi verso l'infanzia non più adatti per adulti, come le fiabe
  • Ricorre alla fantasia e recupera elementi della narrativa popolare, creando una moda letteraria che avrà grande importanza per lo sviluppo della letteratura infantile
  • Esercita un'azione di controllo sull'infanzia per conformarla alle norme della società borghese

Quello che dà inizio alla letteratura per l'infanzia è il processo di alfabetizzazione che nel 19esimo secolo si attiva in tutti i paesi Occidentali. Secondo Stefano Calabrese la produzione per ragazzi a seconda che decida di immaginare l'inesistente o di rimanere nell'esistente, si assesta su due codici tematici, la fiaba e il romanzo di formazione.

La fiaba nella letteratura per l'infanzia

La letteratura per l'infanzia adotta la fiaba adattandola su narrazioni lunghe e complesse oppure su schemi favolistici brevi ed enigmatici, troviamo Le avventure di Pinocchio, Alice nel paese delle meraviglie, Peter Pan nei giardini di Kensington e molti altri. Quello che accomuna queste opere sono gli scenari onirici, originali e lontani dal senso comune, che gioca con gli spazi narrativi, consente l'accesso o contiene luoghi di fantasia la cui esistenza sembra seguire norme e principi, linguaggi e costumi diversi da quelli della vita normale.

Il romanzo di formazione

La letteratura per l'infanzia adotta il modello di romanzo di formazione o BILDUNSROMAN. Franco Moretti ha descritto questo romanzo come un genere dell'800 che si colloca tra due classi sociali, la borghesia e l'aristocrazia e rivela un'attenzione verso i giovani visti come i principali protagonisti dell'innovazione dell'Europa moderna. Il termine BUILDUNG significa un ideale di crescita e di realizzazione delle potenzialità con un confronto con il mondo esterno e la coltivazione delle proprie doti interiori. In questo senso si possono intuire i motivi per la diffusione di questo modello nella letteratura per l'infanzia. Pensando ai classici catalogabili come romanzo di formazione ad esempio Il giardino segreto o Heidi, si capisce come la struttura narrativa abbia avuto compiti essenziali per mediare il passaggio da infanzia ad adolescenza nelle società occidentali. Durante il 900 la letteratura per l'infanzia conosce una sofisticazione e si conferma come disciplina problematica e complessa sia come testo letterario che come analisi critica.

Il testo letterario è diventato sempre più complesso con innesti che ne arricchiscono l'identità, con altre tradizioni letterarie, con altre poetiche, con approcci meta testuali che con la critica hanno accresciuto la testualità. Il testo cresce con assimilazioni e assume più significati, letterari e meta letterari. L'analisi critica degli ultimi decenni del 900 ne dà una nuova immagine. La letterarietà dei testi per i giovani conserva anche la funzione formativa di questi testi, di portare verso simboli, significati, affinando la mente del soggetto, lettore. La sofisticazione critica riconferma il ruolo formativo della letteratura per l'infanzia.

Insieme a questo processo di arricchimento si è assistito a una crescita della letteratura di consumo. L'editoria si è specializzata e ha dato vita a una nuova letteratura per ragazzi con una funzione formativa complessa e che influisce sulla mente e sull'immaginario dei lettori. E' una letteratura costituita soprattutto di narrazioni di genere contro cui gli adulti spesso si scagliano nelle diverse forme in cui si presenta, dal telefilm, al romanzo, ai cartoni. Un settore industriale complesso e ampio segnato da aspetti ideologici, condanne, perplessità della critica e del mondo dell'educazione ma anche caratterizzato dalla curiosità dei giovani lettori e quindi è necessario un approccio pedagogico.

Un aspetto centrale della letteratura per l'infanzia è l'ingresso nell'editoria di altri linguaggi come il cinema, il fumetto, le arti e il web. La combinazione e le potenzialità di unione delle diverse discipline conoscono aperture mai pensate prima, la scrittura diventa terreno di sperimentazione, i risultati sono sorprendenti e la letteratura per l'infanzia sembra entrare in una fase di incroci senza perdere la sua essenza. La letteratura per l'infanzia moderna si trasforma, reagisce al cambiamento delle nuove generazioni, unisce altri linguaggi legati dalla stessa vocazione di raccontare storie. La stessa narrazione deve essere studiata senza prescindere dal rapporto con altri media, i linguaggi mediatici che si aggiungono alla forma narrativa originale, contribuiscono ad approfondire storie, a dare opinioni diverse, a fornire uno sguardo critico osservandole da altri punti di vista, in una costante mobilità dei confini tra i media e le esperienze del qui e dell'altro che coinvolgono la scrittura. La letteratura per l'infanzia è uno strumento fondamentale per studiare l'immaginario in chiave pedagogica, un metodo di ricerca che vuole considerare diversi fili, da unire in una trama capace di rivelare gli orizzonti immaginativi di una letteratura considerata a torto minore.

Davanti a questa disciplina, lo studioso è complesso e problematico. Quello della letteratura dell'infanzia è un ambito che offre occasioni di scoperta e di conoscenza ai giovani, è ricco di stimoli e risorse ed è capace di comunicare con l'immaginario più profondo. Gli ambiti e le connessioni con cui la letteratura per l'infanzia si incontra hanno bisogno per analizzarla di diversi strumenti interpretativi e la necessità di uno sguardo per l'infanzia, da cogliere nelle infinite proiezioni del mondo adulto. I tasselli che definiscono la letteratura per l'infanzia sono diversi e solo considerandoli tutti si può fare uno studio per comprendere questa disciplina. I suoi rapporti con altri ambiti disciplinari sono irrinunciabili, i contesti storici, letterari, filosofici, antropologici e i riferimenti al mondo del visivo e dell'arte ma anche l'ambito pedagogico fondamentale per il suo destinatario ovvero il bambino lettore. Tra le forme narrative della letteratura per l'infanzia il posto d'onore è ricoperto dalla fiaba. Forma narrativa che non nasce esclusivamente per i bambini ma che ad essi è lasciata in eredità attraverso percorsi storici ed editoriali della sua letteratura. La fiaba tramanda storia popolari e in forma orale, solo successivamente passata alla forma scritta ed è allora che viene consacrata in una forma fissa e accettata come canone del testo passato dall'oralità alla scrittura. Il dibattito sulla trascrizione del testo della fiaba popolare ha confermato la fluidità della fiaba, la variabilità di dettagli condizionati più dallo stile dei narratori che dalla trama e quindi la difficoltà di registrare oggettivamente nella pagina la soggettività della narrazione orale.

Fiaba per cominciare

Gli studi sulla fiaba sono diversi e da questi bisogna partire per comprenderla. Cercare di rintracciare la fiaba obbliga ad assumere uno sguardo aperto a diverse discipline, letteratura, pedagogia, antropologia, psicologia e sociologia.

Il ricercatore deve considerare le rivisitazioni e contaminazioni fatte da media come il teatro, il cinema, la televisione e la pubblicità. Oggetto del suo interesse sarà anche la trasformazione, la riduzione, le trascrizioni, le riletture che gli illustratori ne fanno. Attraversare questi territori invita a rimanere sulla soglia di confine popolata da fate madrine, vecchi viandanti, animali fatati e bambini capaci di dialogare con l'altrove. Il carattere migratorio della fiaba, che sta nella potenzialità di ri narrare grazie a narratori e autori si manifesta anche nella sua origine. Le versioni orali della fiaba hanno costituito un corpo in movimento, mescolato con altre forme di narrazione, quelle che Jolles definisce forme semplici, ovvero:

  • Leggenda
  • Mito
  • Fiaba

Un insieme di testi che ha attraversato le produzioni scritte e che da queste si è lasciato attraversare con intrecci, rimandi, ritorni del materiale orale. La fiaba come il mito si articola nel percorso nello spazio e nel tempo, narrando l'avventura del soggetto e del mondo. Stabilire l'origine è complesso e forse impossibile, già ne I racconti delle fate di Perrault e Marie-Catherine D'Aulnoy nel volume Le fiabe è presente un saggio dedicato all'origina della fiaba in cui si cerca di stabilire quali possono essere le fonti da cui erano stati presi i racconti fiabeschi e la loro presenza in altri testi letterari, Perrault afferma che la letteratura fantastica è lontana dal mondo del 18esimo secolo perché il meraviglioso e il fiabesco risultavano frutto dell'ignoranza. Il fiabesco può essere considerato connesso ad una sorta di spirito primitivo che non deve essere inteso in senso romantico riferito a un popolo specifico ma come uno spirito universale, una fase evolutiva dell'umanità. Durante la storia la fiaba subisce delle trasformazioni, da narrazione popolare e orale diventa racconto letterario scritto che gradualmente passa all'infanzia. Il processo di trasformazione di cui la fiaba è andata incontro nel suo percorso di avvicinamento all'infanzia, ha subito una svolta importante quando è diventata più forte l'influenza pedagogica ed è iniziata la trascrizione delle narrazioni orali. Soprattutto durante l'800 l'attenzione dell'adulto si rivolge al bambino e al giovane che diventano i destinatari di raccomandazioni e moniti. In questo contesto si diffondono trascrizioni e reinvenzioni di fiabe e favole con intenti didascalici, responsabili della trasformazione originaria che adesso deve soddisfare esigenze morali e letterarie. Il legame tra adulto e bambino che si stabiliva nelle narrazioni tradizionali, viene meno, i problemi della propria identità, delle proprie emozioni, i problemi esistenziali non trovano più spazio nella fiaba prodotta "per bambini", diventata una narrazione privata di tutto quello che viene ritenuto crudele.

L'elemento che Jolles identifica per differenziare la fiaba dalla novella, è il carattere narrativo e orale della fiaba. Secondo Jolles gia dal 16esimo secolo nel genere della novella toscana si trova qualcosa di strano, Giovanni Francesco Straparola nel 1550 pubblica Le piacevoli notti, un racconto a modello del Decamerone (scritta tra il 1349 e il 1351) di Giovanni Boccaccio, anche nell'opera di Straparola vengono descritti personaggi che a causa di particolari circostanze si trovano insieme e trascorrono il tempo con le loro storie, ma a differenza del Decamerone una parte dei racconti non è costituita da novelle ma da racconti che ritroviamo successivamente ripresi nella raccolta dei Grimm (1812-1815) e di altre raccolte successive racconti che non danno l'impressione di un avvenimento reale.

Un fenomeno che rimane isolato e la novella toscana continua il suo percorso, ma nella prima metà del 17esimo secolo accade qualcosa di simile, tra il 1634 e il 1636 appare postumo un racconto in cornice in dialetto napoletano di Giovambattista Basile, Lo cunto de li cunti nato anche come Pentamerone. Il modello è sempre quello del Decamerone ma a differenza di questo neppure la cornice dà l'impressione di un avvenimento reale, rientra nel genere grimmiano come le singole narrazioni. Coloro che nel 19esimo secolo si sono occupati dello studio della fiaba infatti fanno coincidere con Basile la prima raccolta di fiabe. Secondo MICHELE RAK è nella corte napoletana che si è affermato il racconto fiabesco, ovvero un genere letterario destinato ad intrattenere le corti, diffuso a Parigi e a Napoli. RAK ricostruisce la storia della fiaba a partire dalla raccolta di Basile e Perrault, il Conto italiano e i Contes francesi. Saranno queste le storie con le quali cortigiani e saltimbanchi racconteranno l'avventura del viaggio grazie al quale si può cambiare rango e delle metamorfosi del corpo e dell'etica, necessarie a chi vuole compiere il viaggio.

Con Basile e Perrault si stabilisce la fiaba alla quale sarà riconosciuta una specifica logica, una posizione tra i generi e la funzione di intrattenimento, la sua praticabilità senza divieti e i suoi materiali ne hanno fatto un racconto intergenerazionale e da dotare di senso a secondo della circostanza dell'ascoltatore. Le sue vicende dissolvono lo spazio e il tempo del racconto e attingono ad altre tradizioni e pratiche, fuori dal controllo della società letteraria, dei suoi sacerdoti e tecnici.

L'interesse per lo studio delle fiabe nasce tra il 18esimo e 19esimo secolo grazie anche al diffondersi della cultura romantica che valorizza l'immaginazione, considerata marginale fino ad allora. Il racconto fiabesco è un genere forte usato in corte e come tutto quello che viene usato dall'élite viene cercato e adottato da altri gruppi. Nello stesso tempo è un genere debole perché la società letteraria, i tecnici della scrittura, non lo annoverano tra gli studi gravi, non lo controllo e lo colloca per questo ai margini della società. Le ricerche sul racconto popolare e sulle fiabe iniziano grazie alle Fiabe del focolare dei fratelli Grimm. Secondo le teorie diffuse i Grimm partono dall'idea che ogni popolo abbia un'anima che si esprime nella lingua e nella poesia, nelle canzoni e nei racconti, quindi le fiabe sono resti sopravvissuti dell'antica cultura popolare. L'opera dei Grimm ha dato vita agli studi sulla fiaba con diverse pubblicazioni della loro prima raccolta, è interessante vedere come tutte evidenziano il fatto che racconti simili compaiono anche fuori dall'Europa, questo implica che le storie e i motivi fiabeschi hanno avuto origine in luoghi diversi e in modo indipendente. Secondo questa ipotesi le fiabe sono un'espressione dell'animo umano in una fase primitiva del suo sviluppo. Rientrano in quest'interpretazione le discipline più psicologiche che compaiono tra i due secoli, le fiabe vengono considerate come il sedimento di esperienze secolari che hanno assunto una forma in cui adulti e bambini possono riconoscersi. Si tratta dei problemi del passaggio all'età adulta, come la tensione tra dipendenza e autonomia, avidità personale e norme etiche e sociali.

Freud e le fiabe

Freud rileva l'importanza che le fiabe hanno per i bambini e come gli avvenimenti narrati si uniscono nell'adulto con certe memorie dell'infanzia, assumendo anche la forma di ricordi di copertura.

L'interpretazione freudiana procede secondo un modello interpretativo, al disvelamento del materiale rimosso, alla ricerca dell'intreccio che la scrittura fornisce al lettore.

Bettelheim e il mondo incantato

Scrive Il mondo incantato dove afferma che le fiabe narrano delle gravi pressioni interiori in un modo che il bambino inconsciamente comprende e offrono esempi di soluzioni permanenti o temporanei per risolvere le difficoltà. La sua tesi in parte criticata da Zipes sostiene che le fiabe popolari svolgono una funzione terapeutica per il bambino, liberandolo dalle sue paure e dalle frustrazioni subite nel conflitto tra principio del piacere e principio di realtà. Il messaggio proposto dalle fiabe secondo Bettelheim è la lotta, soltanto chi non si sottrae ad essa può superare gli ostacoli e uscirne vittorioso. Egli sottolinea il carattere ottimistico della fiaba in contrapposizione al pessimismo del mito, entrambi utilizzano un linguaggio simbolico che rappresenta l'inconscio. Ma mentre il mito ha protagonisti con poteri soprannaturali che però non possono battere le forze oscure, la fiaba presenta personaggi e fatti comini nei quali tutti possono identificarsi e la sua conclusione è positiva, rassicurante e ottimistica. Il bambino della psicologia analitica incontra anche l'interpretazione di Jung e Von Franz e considera le fiabe come prodotti della mente, parte dell'inconscio collettivo.

Jung e gli archetipi nelle fiabe

Le fiabe sono luogo privilegiato degli archetipi, in esse come nei sogni e nei miti, l'anima testimonia se stessa.

Von Franz e la struttura della psiche

Riprende questi principi e afferma che la fiaba più di tutti fornisce informazioni sulla struttura della psiche. I personaggi delle fiabe sono immagini di processi archetipici che possono avere un'importante ruolo terapeutico.

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