Documento dall'Università degli Studi del Piemonte Orientale Amedeo Avogadro su Linguaggio, Persuasione e Verità. Il Pdf riassume il testo di F. Piazza, analizzando la storia della retorica, i suoi nemici e il legame con la verità e la filosofia, utile per lo studio universitario di Filosofia.
Mostra di più13 pagine


Visualizza gratis il Pdf completo
Registrati per accedere all’intero documento e trasformarlo con l’AI.
Riassunto di "Linguaggio, persuasione e verità" Filosofia del Linguaggio Università degli Studi del Piemonte Orientale Amedeo Avogadro (UPO) 12 pag. Prova gratis! docsity AI Genera mappe concettuali, riassunti e altro con l'AI ~Clicca qui Document shared on https://www.docsity.com/it/riassunto-di-linguaggio-persuasione-e-verita/9930689/ Downloaded by: tulu04 (giulio.mezzo.04@gmail.com)Linguaggio, persuasione e verità (F. Piazza)
Sin dalle sue origini nella cultura greca del V secolo, la retorica è stata osteggiata e guardata con sospetto. E' possibile indicare almeno due nemici:
Concezione che deriva dall'epoca moderna con cui si identifica la verità come evidenza e il linguaggio come strumento, da qui il sospetto verso l'uso linguistico che si discosta da quello informativo. Una verità che coincide con l'evidenza non ha bisogno che di una mente attenta e capace di coglierla: è auto-persuasiva. Quindi se un discorso è vero risulterà credibile, se non accade è per colpa dell'interlocutore o di fattori esterni.
Platone, grande nemico della retorica, parla del ruolo e del valore epistemologico della retorica in due dialoghi platonici:
In generale, retorica e filosofia sono sempre state rivali nel contendersi il ruolo di disciplina formativa per eccellenza.
La retorica mantiene un certo prestigio fino all'età moderna, nonostante nel medioevo subisce un processo di frammentazione e subordinazione, durante l'umanesimo trova una stagione fortunata per via del nuovo modo umanistico di guardare la classicità e di concepire il linguaggio e la verità.
Cartesio elabora un'idea di razionalità antiretorica con cui sosteneva che tutto ciò di verosimile fosse falso, ecco quindi il suo disprezzo per la retorica, considerata dominio del verosimile. Secondo lui la ricerca della verità è esclusivamente individuale oltre che anteriore e indipendente da ogni strategia persuasiva. Quindi la retorica nella sua prospettiva serve solo ad esporre più facilmente agli altri ragioni già conosciute, ma la scoperta di queste rimane dominio della filosofia.
Hobbes (empirista) conosceva profondamente la retorica ma nonostante ciò rifiuta di attribuirle un valore euristico, questo si basa sull'idea che la scienza deve fondarsi su metodo rigoroso e universale e che il ragionamento sia calcolo, come sfondo c'è l'idea del linguaggio= sistema di segni arbitrati il cui scopo non è comunicare ma riportare alla memoria concetti già elaborati, il linguaggio dovrà allora essere rigoroso e neutro senza mai scostarsi dal significato letterale delle parole, e anche qui la retorica viene relegata al verosimile inteso come contraffazione del vero.
Locke concepisce il linguaggio come strumento di comunicazione di pensieri e conoscenze che dev'essere efficace e trasparente, nessuno spazio per la retorica che influenza e persuade. Lui è un papabile esempio di retorica antiretorica, perché la condanna come strumento di inganno piacevole, di distorsione del giudizio, e di usare imperfezioni e abusi della lingua come armi, ma poi formula questa sentenza con l'uso di quegli strumenti da condannare (metafore, iperboli). Lo stesso vale per Platone, Cartesio, Hobbes, anche loro abili nell'uso di raffinate strategie retoriche nonostante il disprezzo.
Con Kant arriviamo al culmine del pregiudizio antiretorico, anche perché a lui si deve la formulazione più netta della concezione autarchica della verità, e su questa idea basa la distinzione tra due tipi di credenza: convinzione (valida per ogni essere razionale, universale) e persuasione (fondata sulla natura del soggetto, privata). La retorica diventa un'arte pericolosa che corrompe gli animi e toglie la libertà, le ragioni che portano Kant a condannare la retorica sono più di natura morale che epistemologica: un'azione è buona solo se compiuta per se stessa senza altre opinioni che condizionano la scelta. Kant salva soltanto la chiarezza, con la presunzione che esista un linguaggio neutro che trasmetta contenuti senza alcuna interferenza e persuasione.
Retorica= minaccia all'integrità, intellettuale e morale, dell'essere umano.
Arriverà dal positivismo (esasperazione rifiuto retorica in nome di una verità scientifica universale e autosufficiente) e dal romanticismo (se l'arte è frutto spontaneo del genio, la retorica in quanto studio delle forme poetiche è un freno all'artista). Rifiutata sia dai filosofi che dai poeti, la retorica non ha più spazio e dovrà aspettare ripensamenti teorici per risorgere.
Document shared on https://www.docsity.com/it/riassunto-di-linguaggio-persuasione-e-verita/9930689/ Downloaded by: tulu04 (giulio.mezzo.04@gmail.com)
Per quanto sia riuscita ad ottenere un atteggiamento più favorevole del passato, la si guarda ancora con sospetto, soprattutto dove continua a prevalere l'idea del rapporto tra linguaggio e verità.
L'eredità della concezione idealistica del linguaggio si ritrova in Nietzsche, secondo cui sì rimane la concezione di verità e retorica come due domini distinti, ma cambia il valore che si attribuisce alla pretesa di veridicità del discorso umano, che per Nietzsche è illusoria, infatti il linguaggio non è fatto per dire la verità, esso ha natura tropica (da tropo: spostamento semantico, scarto rispetto al significato letterale): il linguaggio, privato di capacità di rappresentare eventi, non è altro che scarto, tropo, senza nessun punto di partenza letterale. La retorica è l'essenza stessa del linguaggio perché ha rinunciato a istruire, conoscere cose e avvenimenti. Il ruolo assegnato alla retorica è una diretta conseguenza del suo modo di intendere la verità (illusione di cui si è dimenticata la natura illusoria) e il potere del linguaggio. Il discorso retorico per lui rimane del tutto disinteressato alla verità, rafforza idea retorica=inganno, ma è nell'inganno (retorica) che l'uomo è destinato a vivere.
La retorica contemporanea è frammentaria per: l'impressione di trovarsi di fronte soltanto a frammenti del sistema retorico tradizionale; la molteplicità ed eterogeneità di ambiti disciplinari e culturali in cui si è verificata la rinascita; gran numero di studi storici e filologici dedicati alla ricostruzione della storia della retorica. Prima mossa per orientarsi: individuare le diverse idee di retorica oggi in circolazione.
Possiamo ricondurre la varietà delle posizioni a due modi diversi di intendere la retorica: retorica del tropo (continua a privilegiare l'elocutio dando centralità al tropo/metafora, interesse per usi non letterali del linguaggio) e retorica della prova (privilegio dell'inventio, dominano aspetti logico-argomentativi, retorica accostata alla dialettica), quest'ultime corrono il rischio di sottovalutare la dimensione linguistica ed emotiva del discorso persuasivo che era invece essenziale nella retorica classica.
Qualunque fosse la definizione di partenza in epoca classica, la retorica era vista come sistema unitario composta da fasi (non parti) di un unico processo discorsivo.
Iniziamo dal Trattato dell'argomentazione (Perelman, Tyteca), che avvicina sensibilmente la retorica alla dialettica, (rischio perdere lo specifico del discorso retorico), ma ha il merito di riportare l'attenzione su inventio e dispositio.
Il rapporto tra dialettica e retorica inizia con Platone aveva dissolto la retorica nella dialettica, mentre Aristotele le vedeva così: