Riassunto di Linguaggio, Persuasione e Verità, Università degli Studi del Piemonte Orientale

Documento dall'Università degli Studi del Piemonte Orientale Amedeo Avogadro su Linguaggio, Persuasione e Verità. Il Pdf riassume il testo di F. Piazza, analizzando la storia della retorica, i suoi nemici e il legame con la verità e la filosofia, utile per lo studio universitario di Filosofia.

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13 pagine

Riassunto di "Linguaggio,
persuasione e verità"
Filosofia del Linguaggio
Università degli Studi del Piemonte Orientale Amedeo Avogadro (UPO)
12 pag.
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Linguaggio, persuasione e verità (F. Piazza)
CAPITOLO 1 - MORTE E RESURREZIONE DELLA RETORICA
1.1 - 1.2 I nemici della retorica e una morte per esaurimento
Sin dalle sue origini nella cultura greca del V secolo, la retorica è stata osteggiata e guardata
con sospetto. E’ possibile indicare almeno due nemici:
1) interno, cioè il fenomeno della restrizione della retorica che passa dalle cinque fasi
unite per la produzione di un discorso (inventio, dispositio, elocutio, actio, memoria)
alla sola fase dell’elocutio = impoverimento teorico, perché si arriva a separare gli
elementi argomentativi (inventio) e quelli espressivi (elocutio)
2) esterno, cioè l’atteggiamento stoico che identifica la retorica come arte del ben
parlare, teoria del discorso ornato, e lasciando alla dialettica lo studio degli aspetti
logico-argomentativi
1.3 L’autarchia della verità
Concezione che deriva dall’epoca moderna con cui si identifica la verità come evidenza e il
linguaggio come strumento, da qui il sospetto verso l’uso linguistico che si discosta da quello
informativo. Una verità che coincide con l’evidenza non ha bisogno che di una mente attenta
e capace di coglierla: è auto-persuasiva. Quindi se un discorso è vero risulterà credibile, se
non accade è per colpa dell’interlocutore o di fattori esterni.
1.4 Gli spacciatori di lusinghe
Platone, grande nemico della retorica, parla del ruolo e del valore epistemologico della
retorica in due dialoghi platonici:
1) Gorgia, in cui condanna la retorica non considerandola come una techne ma come
una forma di lusinga che mira al piacere e non al bene
2) Fedro, in cui viene riabilitata ma subordinata alla filosofia, qui Platone compie uno
sdoppiamento della retorica: quella “cattiva” si dissolve nella sofistica, e quella
“buona” si annulla nella dialettica
1.5 La ragione antiretorica
In generale, retorica e filosofia sono sempre state rivali nel contendersi il ruolo di disciplina
formativa per eccellenza.
La retorica mantiene un certo prestigio fino all’età moderna, nonostante nel medioevo
subisce un processo di frammentazione e subordinazione, durante l’umanesimo trova una
stagione fortunata per via del nuovo modo umanistico di guardare la classicità e di concepire
il linguaggio e la verità.
Valla
(filologo del Quattrocento)
Sostiene che dialettica e retorica stanno in una relazione complementare, sono due
strumenti cooperanti: la retorica dona efficacia al discorso mentre l’altra dona coerenza
strutturale. Qui si nasconde un’insidia: che si releghi la retorica a ruolo di ornamento.
Secondo Valla la verità nuda non basta a se stessa, ma sarà sufficiente una diversa
concezione di verità per relegare la retorica a un ruolo marginale.
Ramo
(filosofo del Cinquecento)
A lui si deve l’esplicita riduzione della retorica a elocutio e actio. Sostiene che la logica sia
una e che coincida con la dialettica, non c’è spazio per la retorica. Questo si sposa con
l’idea che la verità sia una e che basti a se stessa, non c’è bisogno di persuadere perché
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CAPITOLO 1 - MORTE E RESURREZIONE DELLA RETORICA

1.1 - 1.2 I nemici della retorica e una morte per esaurimento

Sin dalle sue origini nella cultura greca del V secolo, la retorica è stata osteggiata e guardata con sospetto. E' possibile indicare almeno due nemici:

  1. interno, cioè il fenomeno della restrizione della retorica che passa dalle cinque fasi unite per la produzione di un discorso (inventio, dispositio, elocutio, actio, memoria) alla sola fase dell'elocutio = impoverimento teorico, perché si arriva a separare gli elementi argomentativi (inventio) e quelli espressivi (elocutio)
  2. esterno, cioè l'atteggiamento stoico che identifica la retorica come arte del ben parlare, teoria del discorso ornato, e lasciando alla dialettica lo studio degli aspetti logico-argomentativi

1.3 L'autarchia della verità

Concezione che deriva dall'epoca moderna con cui si identifica la verità come evidenza e il linguaggio come strumento, da qui il sospetto verso l'uso linguistico che si discosta da quello informativo. Una verità che coincide con l'evidenza non ha bisogno che di una mente attenta e capace di coglierla: è auto-persuasiva. Quindi se un discorso è vero risulterà credibile, se non accade è per colpa dell'interlocutore o di fattori esterni.

1.4 Gli spacciatori di lusinghe

Platone, grande nemico della retorica, parla del ruolo e del valore epistemologico della retorica in due dialoghi platonici:

  1. Gorgia, in cui condanna la retorica non considerandola come una techne ma come una forma di lusinga che mira al piacere e non al bene
  2. Fedro, in cui viene riabilitata ma subordinata alla filosofia, qui Platone compie uno sdoppiamento della retorica: quella "cattiva" si dissolve nella sofistica, e quella "buona" si annulla nella dialettica

1.5 La ragione antiretorica

In generale, retorica e filosofia sono sempre state rivali nel contendersi il ruolo di disciplina formativa per eccellenza.

La retorica mantiene un certo prestigio fino all'età moderna, nonostante nel medioevo subisce un processo di frammentazione e subordinazione, durante l'umanesimo trova una stagione fortunata per via del nuovo modo umanistico di guardare la classicità e di concepire il linguaggio e la verità.

  • Valla (filologo del Quattrocento) Sostiene che dialettica e retorica stanno in una relazione complementare, sono due strumenti cooperanti: la retorica dona efficacia al discorso mentre l'altra dona coerenza strutturale. Qui si nasconde un'insidia: che si releghi la retorica a ruolo di ornamento. Secondo Valla la verità nuda non basta a se stessa, ma sarà sufficiente una diversa concezione di verità per relegare la retorica a un ruolo marginale.
  • Ramo (filosofo del Cinquecento) A lui si deve l'esplicita riduzione della retorica a elocutio e actio. Sostiene che la logica sia una e che coincida con la dialettica, non c'è spazio per la retorica. Questo si sposa con l'idea che la verità sia una e che basti a se stessa, non c'è bisogno di persuadere perché Document shared on https://www.docsity.com/it/riassunto-di-linguaggio-persuasione-e-verita/9930689/ Downloaded by: tulu04 (giulio.mezzo.04@gmail.com)quello dipende dal caso, Ramo ammette esclusivamente l'arte dell'ornato. A questo punto si consolida sempre più l'idea che la retorica serva per rendere eleganti i discorsi e niente più.
  • Filosofia moderna Disprezzo per la retorica dovuto a: il modo di insegnarla, il frequente abuso dei suoi strumenti, e la concezione autarchica della verità che porta a una razionalità antiretorica. Si aggiunge poi la retorica dell'antiretorica: l'ostentazione del disprezzo e l'elogio della sincerità viene espresso facendo ricorso agli stessi artifici che si vuole condannare.

1.5.1 La verità abbaglia, non persuade

Cartesio elabora un'idea di razionalità antiretorica con cui sosteneva che tutto ciò di verosimile fosse falso, ecco quindi il suo disprezzo per la retorica, considerata dominio del verosimile. Secondo lui la ricerca della verità è esclusivamente individuale oltre che anteriore e indipendente da ogni strategia persuasiva. Quindi la retorica nella sua prospettiva serve solo ad esporre più facilmente agli altri ragioni già conosciute, ma la scoperta di queste rimane dominio della filosofia.

1.5.2 La retorica della vittoria

Hobbes (empirista) conosceva profondamente la retorica ma nonostante ciò rifiuta di attribuirle un valore euristico, questo si basa sull'idea che la scienza deve fondarsi su metodo rigoroso e universale e che il ragionamento sia calcolo, come sfondo c'è l'idea del linguaggio= sistema di segni arbitrati il cui scopo non è comunicare ma riportare alla memoria concetti già elaborati, il linguaggio dovrà allora essere rigoroso e neutro senza mai scostarsi dal significato letterale delle parole, e anche qui la retorica viene relegata al verosimile inteso come contraffazione del vero.

1.5.3 La retorica come il bel sesso

Locke concepisce il linguaggio come strumento di comunicazione di pensieri e conoscenze che dev'essere efficace e trasparente, nessuno spazio per la retorica che influenza e persuade. Lui è un papabile esempio di retorica antiretorica, perché la condanna come strumento di inganno piacevole, di distorsione del giudizio, e di usare imperfezioni e abusi della lingua come armi, ma poi formula questa sentenza con l'uso di quegli strumenti da condannare (metafore, iperboli). Lo stesso vale per Platone, Cartesio, Hobbes, anche loro abili nell'uso di raffinate strategie retoriche nonostante il disprezzo.

1.5.4 L'arte di servirsi della debolezza umana

Con Kant arriviamo al culmine del pregiudizio antiretorico, anche perché a lui si deve la formulazione più netta della concezione autarchica della verità, e su questa idea basa la distinzione tra due tipi di credenza: convinzione (valida per ogni essere razionale, universale) e persuasione (fondata sulla natura del soggetto, privata). La retorica diventa un'arte pericolosa che corrompe gli animi e toglie la libertà, le ragioni che portano Kant a condannare la retorica sono più di natura morale che epistemologica: un'azione è buona solo se compiuta per se stessa senza altre opinioni che condizionano la scelta. Kant salva soltanto la chiarezza, con la presunzione che esista un linguaggio neutro che trasmetta contenuti senza alcuna interferenza e persuasione.

Retorica= minaccia all'integrità, intellettuale e morale, dell'essere umano.

1.6 Il colpo di grazia

Arriverà dal positivismo (esasperazione rifiuto retorica in nome di una verità scientifica universale e autosufficiente) e dal romanticismo (se l'arte è frutto spontaneo del genio, la retorica in quanto studio delle forme poetiche è un freno all'artista). Rifiutata sia dai filosofi che dai poeti, la retorica non ha più spazio e dovrà aspettare ripensamenti teorici per risorgere.

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1.7 Una rinascita difficile

Per quanto sia riuscita ad ottenere un atteggiamento più favorevole del passato, la si guarda ancora con sospetto, soprattutto dove continua a prevalere l'idea del rapporto tra linguaggio e verità.

1.7.1 Il linguaggio senza verità

L'eredità della concezione idealistica del linguaggio si ritrova in Nietzsche, secondo cui sì rimane la concezione di verità e retorica come due domini distinti, ma cambia il valore che si attribuisce alla pretesa di veridicità del discorso umano, che per Nietzsche è illusoria, infatti il linguaggio non è fatto per dire la verità, esso ha natura tropica (da tropo: spostamento semantico, scarto rispetto al significato letterale): il linguaggio, privato di capacità di rappresentare eventi, non è altro che scarto, tropo, senza nessun punto di partenza letterale. La retorica è l'essenza stessa del linguaggio perché ha rinunciato a istruire, conoscere cose e avvenimenti. Il ruolo assegnato alla retorica è una diretta conseguenza del suo modo di intendere la verità (illusione di cui si è dimenticata la natura illusoria) e il potere del linguaggio. Il discorso retorico per lui rimane del tutto disinteressato alla verità, rafforza idea retorica=inganno, ma è nell'inganno (retorica) che l'uomo è destinato a vivere.

1.7.2 Frammenti di retorica

La retorica contemporanea è frammentaria per: l'impressione di trovarsi di fronte soltanto a frammenti del sistema retorico tradizionale; la molteplicità ed eterogeneità di ambiti disciplinari e culturali in cui si è verificata la rinascita; gran numero di studi storici e filologici dedicati alla ricostruzione della storia della retorica. Prima mossa per orientarsi: individuare le diverse idee di retorica oggi in circolazione.

1.7.3 Il divorzio tra prova e tropo

Possiamo ricondurre la varietà delle posizioni a due modi diversi di intendere la retorica: retorica del tropo (continua a privilegiare l'elocutio dando centralità al tropo/metafora, interesse per usi non letterali del linguaggio) e retorica della prova (privilegio dell'inventio, dominano aspetti logico-argomentativi, retorica accostata alla dialettica), quest'ultime corrono il rischio di sottovalutare la dimensione linguistica ed emotiva del discorso persuasivo che era invece essenziale nella retorica classica.

Qualunque fosse la definizione di partenza in epoca classica, la retorica era vista come sistema unitario composta da fasi (non parti) di un unico processo discorsivo.

CAPITOLO 2 - LA VIA DIALETTICA. La retorica come logica del probabile

2.1 L'assimilazione tra retorica e dialettica

Iniziamo dal Trattato dell'argomentazione (Perelman, Tyteca), che avvicina sensibilmente la retorica alla dialettica, (rischio perdere lo specifico del discorso retorico), ma ha il merito di riportare l'attenzione su inventio e dispositio.

Il rapporto tra dialettica e retorica inizia con Platone aveva dissolto la retorica nella dialettica, mentre Aristotele le vedeva così:

  • dialettica: ha obiettivo teoretico, mira a dare definizioni; è un discorso dialogico tipo D/R tra due interlocutori tra cui c'è un rapporto simmetrico, accordo pattuito passo dopo passo.
  • retorica: finalità pratiche (etica o politica), i suoi discorsi servono ad accusare/difendere, consigliare o no, lodare o biasimare; è un discorso monologico rivolto a un pubblico che non può intervenire ma deve giudicare e prendere decisioni in merito Document shared on https://www.docsity.com/it/riassunto-di-linguaggio-persuasione-e-verita/9930689/ Downloaded by: tulu04 (giulio.mezzo.04@gmail.com)

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