Documento di Università su Comunicazione Pubblica in Italia: Dilemma del Samaritano e Social Media. Il Pdf, utile per lo studio di Economia, esplora l'impatto dei social media, la gestione dei beni comuni e le critiche alla burocrazia tradizionale, trattando anche open government e digital storytelling.
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Il dilemma del Samaritano è stato studiato per la prima volta da James Buchanan con il linguaggio formale della teoria dei giochi: quando un attore è profondamente preoccupato per il benessere di una persona in una seria condizione di bisogno, può scegliere se continuare ad aiutare o smettere, così come il beneficiario può scegliere se ricevere passivamente o attivamente gli aiuti.
. Se l'aiuto è incondizionato, e il Samaritano continua a prescindere dal comportamento del beneficiario, il rischio è quello di creare dipendenza, come è noto, e perdita di competenze e capacità dei destinatari degli aiuti.
La Riforma contro la violenza sulle donne di Franca Faccioli Nel 2006, il Dipartimento per le Pari Opportunità del Governo italiano ha lanciato una campagna per sensibilizzare sulla violenza contro le donne, promuovendo il numero verde antiviolenza 1522 con lo slogan: "Fermare la violenza sulle donne è più facile che nasconderla". L'obiettivo era incoraggiare le donne a denunciare la violenza subita. Il video mostrava una donna con lividi sul volto mentre una voce maschile fuori campo annunciava l'attivazione del numero 1522.
Nel 2009, una nuova campagna ha trattato il tema dello stalking, riconosciuto come reato con la Legge 38/2009, e ha utilizzato lo slogan: "Stalking: quando le attenzioni diventano persecuzione. Se sei vittima o testimone di un atto di violenza chiama il 1522". Anche qui, una voce maschile invitava le donne a denunciare le persecuzioni.
La campagna del 2013 ha avuto lo slogan: "Difendi la tua libertà, inizia a riscrivere la tua vita", continuando a promuovere il numero 1522 con un focus sulla libertà delle donne e sulla necessità di denunciare la violenza. Questa volta, la voce narrante era femminile.
Le campagne sono state criticate per un approccio che potrebbe colpevolizzare le vittime e per non sottolineare sufficientemente la responsabilità degli uomini violenti e l'omertà di chi è a conoscenza della violenza. Inoltre, l'uso di una voce maschile istituzionale per rappresentare l'autorità è stato considerato incoerente, dato che molte figure professionali di supporto alle vittime sono donne.
La sesta fase della comunicazione pubblica in Italia: Oggi siamo dinanzi ad un superamento - o quanto meno ad un upgrade - del modello della "comunicazionerelazionale conversazionale", ed al passaggio a un modello che possiamo definire di "comunicazione pubblica pluridirezionale - multilivello", basata su un modo di fare comunicazione multilivello, con una forte componente etica. Questo modello risponde alla necessità delle amministrazioni pubbliche di poter gestire una pluralità di flussi informativi e comunicativi (sempre più complessi e prodotti e diffusi da una molteplicità di soggetti: media, cittadini, imprese, movimenti ... ), sia all'estero che all'interno delle PA. Tali flussi, se non governati, possono influire negativamente sulla percezione che i cittadini hanno delle amministrazioni pubbliche.
Pluridirezionalità significa anche saper gestire strategicamente e responsabilmente il mix di canali a disposizione della PA, con lo scopo di evitare di estendere lo sviluppo di diseguaglianze comunicative (es. spingendo solamente sugli strumenti online, ancora poco diffusi fra gli anziani); inoltre questo approccio deve tener conto anche di alcune sfide della contemporaneità (es. gender equality, sostenibilità ... ). La dimensione multilivello si lega, invece, all'esigenza di produrre flussi comunicativi frutto di un dialogo costante, con attori sia interni che esterni. La dimensione multilivello si sostanzia anche nell'emergere di aree di specializzazione della comunicazione pubblica come, per esempio, la comunicazione di crisi ed emergenza.
La svolta social della PA: Il secondo quadrante riguarda la gestione dei canali ufficiali sui principali social media da parte della Pubblica Amministrazione (PA) italiana. Sebbene non vi sia un obbligo formale, tra il 2008 e il 2010 alcune università e amministrazioni hanno iniziato a sperimentare presenze istituzionali sui social. Questa svolta è stata influenzata dai consumi mediali dei cittadini sempre più incentrati su Internet e social media, dalla spending review che ha ridotto gli investimenti nelle campagne di comunicazione tradizionali, e dalla volontà politica di non essere tecnologicamente inferiori ad altre amministrazioni.
La pandemia di Covid-19 ha ulteriormente accelerato l'uso dei social media, soprattutto durante il lockdown, per compensare la mancanza di comunicazione istituzionale tradizionale e le difficoltà di aggiornamento dei siti web. I social media sono stati visti come strumenti per ristabilire relazioni con una cittadinanza sempre più sfiduciata verso le istituzioni.
Il "Censimento permanente delle istituzioni pubbliche" dell'ISTAT mostra che il 41,9% delle istituzioni italiane utilizza i social media per interagire con gli utenti, dato superato solo dai siti web e superiore ai servizi di cloud computing e big data. Le università pubbliche sono le più attive sui social, seguite dalle amministrazioni centrali e regionali, mentre meno della metà dei comuni ne fa uso. Anche le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale registrano un uso superiore alla media.
L'uso crescente dei social media da parte della PA è collegato all'aumento degli utenti attivi e del tempo trascorso sulle piattaforme, che nel 2021 ha raggiunto quasi 2 ore giornaliere per i cittadini italiani. YouTube è il social più utilizzato, seguito da Facebook e Instagram, con Pinterest, LinkedIn, TikTok e Twitter più distaccati. Secondo l'Istituto Piepoli, il 28% della popolazione usa i social media per cercare informazioni sulle iniziative della PA.
La sussidiarietà ha due modalità di espressione: verticale e orizzontale.
La Legge n. 150/2000 introduce la figura del portavoce per le amministrazioni pubbliche, incaricato di gestire i rapporti politico-istituzionali con i media. Questo ruolo fiduciario, che può essere ricoperto anche da persone esterne all'amministrazione, è stato creato per distinguere la comunicazione politica da quella amministrativa svolta dall'Ufficio stampa.
Il portavoce deve avere competenze di scrittura, gestione delle relazioni pubbliche, public speaking e uso dei social media. Sebbene non siano richiesti titoli specifici, spesso possiede il tesserino da giornalista o ha esperienza in media relations. Durante il mandato, non può lavorare in settori radiotelevisivi, giornalistici, della stampa e delle relazioni pubbliche, e riceve un'indennità stabilita dal vertice amministrativo.
Negli ultimi dieci anni, la figura del portavoce è diventata più visibile nelle istituzioni pubbliche, influenzata dalla personalizzazione della comunicazione politica, dal clima di campagna elettorale permanente e dalla spettacolarizzazione della politica. Tuttavia, questo ha portato a rischi di contaminazione della comunicazione istituzionale con pratiche propagandistiche.
Ci sono spesso sovrapposizioni di ruolo tra portavoce e Ufficio stampa, causando incoerenza nei flussi di notizie. Il portavoce deve essere costantemente disponibile per il vertice politico, anche fuori orario e nei giorni festivi.
Con il termine "utilities" si intende solitamente raggruppare tutte le imprese che si occupano dell'erogazione e la gestione dei servizi pubblici e ambientali ai cittadini, quali ad esempio: