Il Risorgimento in Italia e il 1848 in Europa: eventi chiave e protagonisti

Documento sul Risorgimento in Italia e il 1848 in Europa. Il Pdf, utile per la scuola superiore, esplora gli eventi cruciali della storia italiana, dalla fondazione della Giovine Italia di Mazzini agli accordi di Plombières, fino alla spedizione dei Mille di Garibaldi, con un focus sulla materia Storia.

Mostra di più

13 pagine

Capitolo 14
Il Risorgimento in Italia e il 1848 in Europa
Abbreviazioni:
AU = Austria
FR = Francia
IT = Italia
RU = Russia
SdC = Stato della Chiesa
R2S = Regno delle due Sicilie
RdS= Regno di Sardegna (che comprende Sardegna, Piemonte, Genova) governato dai
Savoia
1. Si programma l'Italia futura
Per Mazzini occorre coinvolgere il popolo nelle rivolte
Nella prima metà dell'Ottocento migliaia di Italiani, accusati di avere partecipato a moti, di
essere iscritti a qualche società segreta o di aver diffuso stampe proibite, erano stati costretti
a rifugiarsi all'estero.
Fra questi c'era anche Giuseppe Mazzini (1805-1872), un politico e patriota genovese che
dedicò la sua opera e la sua vita alla causa dell'unità nazionale d'Italia e che nel 1831 fu
costretto a rifugiarsi a Marsiglia (Francia).
Per lui le cause principali del fallimento dei moti liberali in Italia erano tre:
1. riporre troppa fiducia nei sovrani (che poi non se ne erano mostrati degni)
2. la mancanza di una direzione unitaria
3. soprattutto, l'incapacità di coinvolgere il popolo nelle rivolte.
In poche parole gli Italiani dovevano conquistare da l'indipendenza nazionale,
senza più contare sull'aiuto di principi di nazioni straniere.
Con la parola «popolo» il democratico Mazzini non si riferiva solo alle persone benestanti e
istruite (come facevano i liberali moderati), ma all'intera comunità di una nazione, incluse le
grandi masse popolari e contadine, vero motore delle rivoluzioni.
Secondo Mazzini ogni popolo ha una missione da compiere e in particolare l'Italia aveva in
quel periodo il compito di cacciare l'Austria, dando l'esempio dell'insurrezione
nazionale a tutti i popoli oppressi d'Europa.
La Giovine Italia (un’associazione fondata da Mazzini) ha il compito
di realizzare il Risorgimento - Marsiglia 1831
Da giovane Mazzini si era iscritto alla carboneria, ma si era presto distaccato da quella
organizzazione, perché per lui l'organizzazione era insufficiente o gli obiettivi da raggiungere
erano tenuti talmente segreti che spesso venivano tenuti nascosti agli stessi iscritti. Inoltre, il
programma della carboneria era limitato a ristrette aree regionali e non prevedeva la
partecipazione di tutto il popolo.
A Marsiglia fondò dunque, nel 1831, una nuova associazione, la Giovine Italia, a cui affidò il
compito di realizzare il risorgimento della patria.
Proprio in questo periodo si cominciò a parlare di Risorgimento (che significa «risurrezione,
risveglio» dell'Italia) quel processo storico che si sarebbe compiuto con l’unità della
penisola, basato sull'idea di nazione, che era iniziato alla fine del Settecento, con la
venuta di Napoleone in Italia.
336
Neanche la Giovine Italia riesce a coinvolgere le masse contadine
che non comprendevano il programma (: IT repubblicana,
indipendente, unita)
A differenza delle altre organizzazioni segrete, la Giovine Italia attraverso la diffusione
clandestina di giornali e volantini rese pubblico il suo programma politico,:
1. l'Italia futura doveva essere repubblicana, perché garantiva l’uguaglianza fra
tutti i cittadini
2. indipendente dal dominio straniero, cioè senza la presenza di uno Stato
straniero sul territorio italiano
3. unita, perché senza l’unità e la partecipazione di tutto il popolo non può
esserci forza.
Agli iscritti Mazzini affidò il compito di svolgere un'opera continua di educazione politica. A
questo programma aderirono borghesi, nobili liberali, intellettuali, studenti, qualche operaio e
molti artigiani delle città. Ma per la maggioranza del popolo italiano, formato da
contadini analfabeti, questo programma non era comprensibile, e questo fu il grande
punto debole del programma mazziniano perché non ci fu l'appoggio popolare, e
quindi l’unità, che Mazzini considerava fondamentale.
I moti mazziniani falliscono (i fratelli Bandiera fermati e uccisi dagli
stessi calabresi - 1844)
La situazione era complicata anche dalla clandestinità, cioè dal dovere agire in segreto e di
nascosto. Così l'azione della Giovane Italia iniziò tragicamente. I primi moti mazziniani (nel
1833 e nel 1834) furono scoperti ancor prima di cominciare o vennero rapidamente
repressi. E questo il caso dello sfortunato tentativo, compiuto nel 1844 dai fratelli Attilio ed

Visualizza gratis il Pdf completo

Registrati per accedere all’intero documento e trasformarlo con l’AI.

Anteprima

Capitolo 14

Il Risorgimento in Italia e il 1848 in Europa

Abbreviazioni: AU = Austria FR = Francia IT = Italia RU = Russia SdC = Stato della Chiesa R2S = Regno delle due Sicilie RdS= Regno di Sardegna (che comprende Sardegna, Piemonte, Genova) governato dai Savoia

Si programma l'Italia futura

Per Mazzini occorre coinvolgere il popolo nelle rivolte Nella prima metà dell'Ottocento migliaia di Italiani, accusati di avere partecipato a moti, di essere iscritti a qualche società segreta o di aver diffuso stampe proibite, erano stati costretti a rifugiarsi all'estero. Fra questi c'era anche Giuseppe Mazzini (1805-1872), un politico e patriota genovese che dedicò la sua opera e la sua vita alla causa dell'unità nazionale d'Italia e che nel 1831 fu costretto a rifugiarsi a Marsiglia (Francia). Per lui le cause principali del fallimento dei moti liberali in Italia erano tre:

  1. riporre troppa fiducia nei sovrani (che poi non se ne erano mostrati degni)
  2. la mancanza di una direzione unitaria
  3. soprattutto, l'incapacità di coinvolgere il popolo nelle rivolte.

In poche parole gli Italiani dovevano conquistare da se l'indipendenza nazionale, senza più contare sull'aiuto né di principi ne di nazioni straniere. Con la parola «popolo» il democratico Mazzini non si riferiva solo alle persone benestanti e istruite (come facevano i liberali moderati), ma all'intera comunità di una nazione, incluse le grandi masse popolari e contadine, vero motore delle rivoluzioni. Secondo Mazzini ogni popolo ha una missione da compiere e in particolare l'Italia aveva in quel periodo il compito di cacciare l'Austria, dando l'esempio dell'insurrezione nazionale a tutti i popoli oppressi d'Europa.La Giovine Italia (un'associazione fondata da Mazzini) ha il compito di realizzare il Risorgimento - Marsiglia 1831 Da giovane Mazzini si era iscritto alla carboneria, ma si era presto distaccato da quella organizzazione, perché per lui l'organizzazione era insufficiente o gli obiettivi da raggiungere erano tenuti talmente segreti che spesso venivano tenuti nascosti agli stessi iscritti. Inoltre, il programma della carboneria era limitato a ristrette aree regionali e non prevedeva la partecipazione di tutto il popolo. A Marsiglia fondò dunque, nel 1831, una nuova associazione, la Giovine Italia, a cui affidò il compito di realizzare il risorgimento della patria. Proprio in questo periodo si cominciò a parlare di Risorgimento (che significa «risurrezione, risveglio» dell'Italia) quel processo storico che si sarebbe compiuto con l'unità della penisola, basato sull'idea di nazione, che era iniziato alla fine del Settecento, con la venuta di Napoleone in Italia. 336

La Giovine Italia e le masse contadine

Neanche la Giovine Italia riesce a coinvolgere le masse contadine che non comprendevano il programma (: IT repubblicana, indipendente, unita) A differenza delle altre organizzazioni segrete, la Giovine Italia attraverso la diffusione clandestina di giornali e volantini rese pubblico il suo programma politico,: 1. l'Italia futura doveva essere repubblicana, perché garantiva l'uguaglianza fra tutti i cittadini 2. indipendente dal dominio straniero, cioè senza la presenza di uno Stato straniero sul territorio italiano 3. unita, perché senza l'unità e la partecipazione di tutto il popolo non può esserci forza. Agli iscritti Mazzini affidò il compito di svolgere un'opera continua di educazione politica. A questo programma aderirono borghesi, nobili liberali, intellettuali, studenti, qualche operaio e molti artigiani delle città. Ma per la maggioranza del popolo italiano, formato da contadini analfabeti, questo programma non era comprensibile, e questo fu il grande punto debole del programma mazziniano perché non ci fu l'appoggio popolare, e quindi l'unità, che Mazzini considerava fondamentale.

I moti mazziniani falliscono

I moti mazziniani falliscono (i fratelli Bandiera fermati e uccisi dagli stessi calabresi - 1844) La situazione era complicata anche dalla clandestinità, cioè dal dovere agire in segreto e di nascosto. Così l'azione della Giovane Italia iniziò tragicamente. I primi moti mazziniani (nel 1833 e nel 1834) furono scoperti ancor prima di cominciare o vennero rapidamente repressi. E questo il caso dello sfortunato tentativo, compiuto nel 1844 dai fratelli Attilio edEmilio Bandiera, ufficiali della marina austriaca iscritti alla Giovine Italia. Anche se Mazzini non aveva dato la sua approvazione, i due fratelli sbarcarono in Calabria, convinti di poter sollevare il popolo contro i Borbone. Ma furono scambiati per briganti, assaliti dagli stessi calabresi, presi prigionieri e fucilati.

L'iniziativa passa ai liberali moderati

L'iniziativa passa ai liberali moderati (idee moderate: riforme graduali, religione cattolica come elemento di unione, federalismo) Dopo il fallimento dei moti mazziniani l'iniziativa passò ai liberali di idee moderate. Essi si proponevano di risolvere i problemi dell'Italia per mezzo di graduali riforme, evitando scontri e rivoluzioni e appoggiandosi sulla religione cattolica come elemento di unione, considerata il primo fattore di unità nella società italiana. I liberali moderati si orientarono verso il federalismo. Si proposero cioè di realizzare non l'unità d'Italia, ma una confederazione degli Stati italiani ognuno con la propria autonomia. 337

Vincenzo Gioberti, Cesare Balbo e Carlo Cattaneo

Vincenzo Gioberti (guida da parte del Papa + difesa da parte del Re) e Cesare Balbo (guida da parte del Re) sono convinti federalisti, Carlo Cattaneo federalista di tipo europeo ma repubblicano e democratico. . Il più influente dei federalisti fu Vincenzo Gioberti, un sacerdote di idee liberali, che tentò di mettere d'accordo liberalismo e religione cattolica. Gioberti riteneva che l'unità d'Italia fosse un progetto irrealizzabile, perciò nel suo famoso libro Il primato morale e civile degli Italiani, egli propose invece di creare una confederazione di Stati italiani, presieduta dal papa e protetta militarmente dal regno di Sardegna. Il programma di Gioberti non prevedeva guerre né rivoluzioni, perciò ebbe un grande successo fra i cattolici e contribuì alla diffusione di una corrente cattolica liberale che fu detta neoguelfa. . Un altro moderato fu Cesare Balbo, che nella sua idea politica teorizzava come capo della confederazione Carlo Alberto, divenuto re nel 1831. . Un altro federalista fu Carlo Cattaneo, politico e scrittore milanese che teorizzava la nascita di una confederazione italiana inserita nella più grande confederazione europea degli Stati Uniti d'Europa. Il federalismo di Cattaneo non si basava né sulla guida di un papa ne su quella di un re, ma era repubblicano (l'Italia doveva essere una confederazione di repubbliche dotate di ampie autonomie) e democratico (Cattaneo era favorevole al suffragio universale maschile).

Le nuove costituzioni e Pio IX

Le nuove costituzioni e Pio IX suscitano speranze - 1846; a Palermo un'insurrezione separatista ottiene una costituzione nel R2S (esempio seguito da Toscana, Piemonte, SdC) - 1848; lo Statuto Albertino - 1848 (costituzione ottriata [concessa dal re] e flessibile [facilmente modificabile]) Nel 1846 fu eletto un nuovo papa, Pio IX. Poco dopo la sua elezione, egli concesse alcune riforme di tipo liberale: maggiori libertà di stampa, istituzione di un parlamento di tipo consultivo, eliminazione di dogane con Piemonte e Toscana. Questi provvedimenti suscitarono entusiasmo in tutta la penisola cosicché gli altri principi lo imitarono anche perché costretti da insurrezioni popolari e dalla pressione dell'opinione pubblica: Ferdinando II delle Due Sicilie, a seguito di un'insurrezione separatista scoppiata in Sicilia (a Palermo) per conservare il trono dovette concedere una costituzione nel febbraio 1848. Anche gli altri Stati italiani seguirono l'esempio: Toscana, Piemonte e lo stesso Stato della Chiesa concessero statuti e costituzioni.

Educazione civica: Lo Statuto Albertino

Educazione civica Lo statuto promulgato a Torino da Carlo Alberto (Statuto Albertino) rimarrà in vigore per cento anni, dal marzo 1848 al 1º gennaio 1948, quando sarà sostituito dalla Costituzione della Repubblica italiana. Infatti, lo Statuto Albertino era stato elaborato dai ministri del re ed era, quindi, espressione del suo potere. Infatti, non si trattava di una costituzione scritta da rappresentanti del popolo, come la nostra attuale Costituzione, ma di una costituzione ottriata, cioè concessa, donata dal sovrano ai suoi sudditi. Inoltre, a differenza dell'attuale Costituzione italiana, essa era flessibile, cioè facilmente modificabile con leggi ordinarie, in base alle circostanze sociali e politiche. 338

Il 1848: l'anno delle rivoluzioni

Nasce la seconda repubblica francese

Nasce la seconda repubblica francese - 1848 (Luigi Filippo d'Orleans abdica e fugge) Il 1848 fu l'anno in cui ci fu un'ondata di insurrezioni che investì l'Italia e tutta l'Europa. Queste furono causate da una grave crisi economica che diffuse disoccupazione e miseria e preparò il terreno alle rivolte. In Francia la crisi aumentò il malcontento popolare nei confronti del re, Luigi Filippo d'Orleans, accusato di attuare una politica troppo moderata e di favorire la grande borghesia. Nel febbraio del 1848 bastò che il governo vietasse una riunione politica per far scoppiare dei tumulti a Parigi. Il popolo insorse, chiedendo diritti politici (fra cui il suffragio universale maschile) e una maggiore giustizia sociale (riduzione delle disuguaglianze tra ricchi e poveri). Anche la Guardia nazionale si schierò a fianco degli insorti e, dopo due giorni di scontri, Luigi Filippo rinunciò al trono e fuggì. Fu l'ultimo re di Francia: il 25 febbraio'48 venne proclamata la seconda repubblica (la prima era stata quella del 1792). Il governo introdusse poi il suffragio universale maschile.

La rivoluzione si espande in Europa

La rivoluzione si espande in Europa - 1848 in Prussia, a Vienna, in altri stati tedeschi e tra vari popoli dell'impero austriaco Da Parigi la rivoluzione si diffuse rapidamente in tutta l'Europa centrale. Ci furono rivolte in Prussia, in altri Stati della Confederazione germanica e perfino a Vienna, la capitale dell'impero asburgico (Austria) il 13-15 marzo 1848. Qui il primo ministro Metternich fu costretto a dimettersi e l'imperatore promise la costituzione. Ma ormai tutti i popoli dell'impero erano in rivolta chiedendo maggiori libertà, costituzioni, e perfino l'indipendenza. Insorsero Croati, Sloveni, Boemi, Slovacchi, Ungheresi: questi ultimi si diedero un governo costituzionale e proclamarono l'indipendenza. 339

Insorgono Venezia e Milano

Insorgono Venezia e Milano - marzo 1848 le "cinque giornate di Milano". Carlo Alberto esita ad aiutare gli insorti repubblicani, Carlo Cattaneo, a sua volta, non si fida di Carlo Alberto Il 17 marzo 1848, quando la notizia dei fatti di Vienna si diffuse in tutto l'impero, si sollevarono, anche gli Italiani del Lombardo-Veneto. Venezia insorse e, pochi giorni dopo, proclamò la repubblica. Il 18 marzo toccò a Milano. Qui la popolazione eresse le barricate e per cinque giorni - le celebri «cinque giornate di Milano» - combatte eroicamente contro le truppe austriache, guidate dal maresciallo Radetzky. Il 22 marzo gli Austriaci dovettero abbandonare la città. Fin dall'inizio della rivolta gli insorti chiesero aiuto ai principi italiani e specialmente al vicino Piemonte. Ma Carlo Alberto esitava: avrebbe voluto estendere i confini del suo regno, ma sapeva che l'esercito austriaco era il più forte d'Europa. Soprattutto, non si fidava dei milanesi insorti, molti dei quali erano democratici e repubblicani (come ad esempio Carlo Cattaneo, che dirigeva il Consiglio di guerra e, a sua volta, diffidava del re).

La prima guerra d'indipendenza italiana

La prima guerra d'indipendenza italiana - 1848: accorrono in tanti ma poi il papa e i principi si ritirano (vittorie dei piemontesi a Goito e Peschiera, sconfitti a Custoza; infine, sconfitto a Novara, Carlo Alberto abdica -1849); AU si riprende Milano Finalmente, il 23 marzo, quando Milano era già liberata da sé, Carlo Alberto decise di dichiarare guerra all'Austria e l'esercito piemontese varcò il Ticino (il fiume al confine fra Piemonte e Lombardia): cominciava la prima guerra d'indipendenza italiana. Dalla Toscana, dallo Stato della Chiesa e dal regno delle Due Sicilie accorsero reparti regolari e, accanto a essi, truppe volontarie di patrioti combattenti. Tutti i giornali liberali sostenevano l'impresa e l'entusiasmo era alle stelle.

Non hai trovato quello che cercavi?

Esplora altri argomenti nella Algor library o crea direttamente i tuoi materiali con l’AI.