Documento da Scholè. Rivista di Educazione e Studi Culturali | Martina Vai su povertà educativa e media digitali. Il Pdf esplora la povertà educativa, analizzando le sue definizioni, indicatori e l'impatto dei media digitali, con un focus sulle risposte sociali e le partnership educative.
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La povertà educativa è un'idea interpretativa che negli ultimi anni si è affermata con forza. Viene utilizzata dalle università, dalle Ong, da docenti e ricercatori, da comuni e enti locali, dai decisori politici, dalle fondazioni bancarie. Le fondazioni bancarie finanziano e supportano degli interventi sociali. Oggi il lavoro sociale è finanziato da attori privati (un imprenditore, noi stessi), fondazioni bancarie (da questa dipendono molti servizi). Le fondazioni bancarie si sono unite nelle fondazioni con i bambini e hanno finanziato i bandi che dovevano proporre progetti a contrasto della povertà educativa. Tanti posti per educatori sono stati finanziati con questo sistema. La parola povertà educativa si afferma dal 2014 grazie a un ONG (Save the children) che ha una forte capacità di advocacy (capacità di avere influenza in particolare sulla società e sui decisori politici). La legge sui minori non accompagnati è stata supportata anche da Save the children. Povertà educativa non si pone in sostituzione ma sicuramente allarga l'idea di povertà economica. La povertà economica misura il reddito famigliare. La povertà relativa e la povertà assoluta sono gli indicatori che l'Istat utilizza, la povertà assoluta è quando i redditi sono estremamente bassi, la povertà relativa è una fascia di povertà non così accentuata. Le persone in povertà economica assoluta sono più di 1 milione. La povertà economica in Italia ha due grandi caratteristiche che sono di tipo geografico e del numero di figli. Il capitale culturale è il livello di istruzione che ho nel mio background. Il capitale sociale sono le risorse sociali di cui un nucleo famigliare dispone (se ho figli e nonni è più semplice rispetto a non avere nonni). La povertà educativa è l'assenza di opportunità educative. La povertà economica misura, comunque, una questione famigliare o personale mentre le opportunità educative sono del territorio. L'indice di povertà educativa è costruito su dodici indicatori (sono ad esempio la % nella fascia 0-2 anni di bambini senza accesso ai servizi pubblici della prima infanzia, % di classi primaria senza tempo pieno, % di classi della scuola secondaria senza tempo pieno, % di alunni che non usufruiscono della mensa (a Milano la mensa funziona in base all'ISEE ma se sono un comunitario o extracomunitario non posso avere un'ISEE. Alcuni comuni permettono di avere un'esenzione), % di alunni che non sono andati mai andati a teatro, che non praticano sport in modo continuativo, che non hanno letto libri, che non utilizzano Internet, % di dispersione scolastica, % di alunni che non visitano musei e mostre, che non vanno a concerti, che non visitano monumenti). Dentro l'indice di povertà educativa sicuramente entrerà anche la parte economica perché è evidente che se ho un reddito maggiore posso andare maggiormente a teatro, posso utilizzare più internet, posso comprare libri. L'indice di povertà educativa più alto è in Campania. Le regioni del Nord sono le meglio situate. Un costrutto più nuovo che si afferma dal 2020 e che si deve a Save the children e al Cremit è quello di povertà educativa digitale. Questa è l'idea che, come per la povertà, si è passati da un'idea meramente economica a un'idea più ampia allo stesso modo l'idea del solo divario digitale non basta più ma occorre parlare di povertà educativa digitale. Il divario digitale è la differenza all'accesso al digitale (rete veloce, strumentazione). Diverso è vivere in un posto dove c'è la rete veloce e dove non vi è. Negli anni '90 si dice già che il digitale aumenta le differenze sociali, ci sono territori e famiglie in cui è normale averlo e altre in cui è normale non averlo. Al Gore vicepresidente degli Stati Uniti è uno dei primi ad avere portato la riflessione sul cambiamento climatico. E' noto per avere da vicepresidente di Clinton avviato un piano per il superamento del digital divide. Vi erano due tesi: una che sosteneva che con il diffondersi del digitale automaticamente le differenze scompariranno, un'altra che sosteneva che bisognava dare tanta strumentazione. Questo è importante ma non basta più. Oggi occorre una forte autonomia, bisogna saper gestire le proprie immagini, non bisogna bere tutto quello che vediamo sul web. La povertà educativa è un'idea di allargamento rispetto alla sola idea di digital divide. La povertà educativa digitale si riferisce quindi alla privazione delle opportunità per apprendere ma anche sperimentare, sviluppare e far fiorire liberamente capacità, talenti e aspirazioni, attraverso l'utilizzo responsabile, critico e creativo degli strumenti digitali. Se io so utilizzare il digitale in maniera opportuna potrò accedere a una serie di opportunità.Riassunto Scholè. Rivista di educazione e studi culturali | Martina Vai
L'effetto Flynn ovvero l'aumento di tre punti del QI ogni 10 anni dedicato alle condizioni di salute, regime alimentare sta conoscendo dalla metà degli anni 70 una brusca inversione di tendenza. Una ricerca longitudinale condotta da due ricercatori ha dimostrato che il quoziente intellettivo diminuisce di sette punti ogni generazione per i nati dopo il 1975. Le ragioni possono essere cercate in più direzioni: una prima causa dell'interferenza sul neurosviluppo dei composti chimici dissolti nell'acqua e dispersi nell'aria, anche il cibo spazzatura incide e la contrazione delle ore di sonno. C'è una qualche relazione tra lo sviluppo e la diffusione dei media digitali e della loro cultura e il fatto che si legga meno letteratura? Si risponde individuando alcuni fattori:
Se si guarda all'esperienza del tempo che oggi viene resa possibile dalla diffusione dei media digitali, o meglio da forme di vita e pratiche lavorative segnate anche dalla presenza dei media digitali, se ne ricavano tre indicazioni che corrispondono ad altrettanti vissuti.
Il tempo è contratto. Il tempo di internet fa riferimento al tempo materialmente impiegato da un device per scomporre un contenuto in pacchetti di dati e inviarli e da un altro device riceverli e ricomporli per renderlo accessibile. La velocità di questa comunicazione è elevatissima e colloca la comunicazione digitale, in un'ideale storia della comunicazione umana. Il passaggio successivo all'estrema velocità di spostamento dell'aereo supersonico è la sedentarietà di chi riceva una mail o navighi in internet. Ora è l'avvento della distanza-velocità della produzione di immagini elettronica. Il tempo del digitale tende a 0. Questa contrazione "fisica" nel tempo in cui le informazioni si spostano nello spazio, si traduce anche in una contrazione percepita del tempo soggettivo che la riconduce a due esperienze:
Abbiamo sempre di più l'impressione di non riuscire a tenere il ritmo, di non avere il tempo per rispondere a tutte le richieste e far fronte a tutte le necessità. Non riusciamo più ad arrivare in tempo, a rispettare i termini di consegna e l'unico modo che ci sembra praticabile per elaborare questo senso di colpa è di estendere il nostro orario lavorativo. Siamo di fronte ad una nuova da forma di alienazione.
In questa prospettiva l'attenzione va alla capacità del codice di produrre una prolessi del tempo. Secondo Hansen il tipo di sensibilità che i media digitali sviluppano in noi è tale da slegare la nostra esperienza della percezione dalla logica dell'efficacia per leggerla nella prospettiva dell'anticipazione. Grazie al codice diviene possibile anticipare il futuro con due conseguenze:
Al tempo dei media digitali si legge di più o di meno? Genitori e insegnanti si chiedono quali spazi e tempi sono da lasciare ai dispositivi a casa e nello spazio libero. Wolf pone l'attenzione a quel che può essere disfunzionale rispetto allo sviluppo del lettore e come sia possibile creare le condizioni perché un bambino, non solo abbia un bel rapporto con la lettura, ma che riconosca configurazioni e provi sentimenti. Il digitale, modificherà queste dinamiche e questi processi neuronali? La risposta la troviamo in un libro in cui emerge che leggere a schermo finisce per inibire la lettura profonda. Le condizioni in cui si legge svolgono un ruolo importante: si legge in metropolitana, nei tempi morti e mentre si svolgono altre attività. Vengono distinti i pensieri veloci, pensieri che sorreggono le nostre decisioni in tempo reale, dai tempi lenti che sorreggono le decisioni ponderate dove valutiamo tutti gli elementi, arriviamo alle decisioni con calma. Il vero problema, dunque, non è il digitale ma la velocità, occorre trovare il modo di rallentare perché solo rallentando è possibile attivare i nostri pensieri lenti.
Nella raccolta di poesie L'artefice, Borges, inserisce una breve nota in cui titolo è: Del rigore nella Scienza; che egli attribuisce al diario di un viaggiatore del '600. Si riferisce ad un impero in cui l'arte della cartografia aveva raggiunto una perfezione che la mappa di una provincia era grande quanto una città, e la mappa dell'impero quanto una provincia. Ad ogni punto del territorio corrispondeva un punto della mappa ma le generazioni successive riconoscono l'inutilità di questa mappa e la lasciano deperire. Eco dedica ai cartografi di Borges un capitolo del suo "secondo diario minimo", intitolato "nell'impossibilità di costruire la mappa dell'impero 1 a 1". Dimostra l'impossibilità di costruire questo tipo di mappa a due livelli, tecnico e logico. La mappa disegnata dai cartografi assomiglia moltissimo a Internet: una descrizione del mondo che diviene sempre più precisa ed estesa fino a rendersi sovrapponibile al mondo stesso.
L'idea che i media digitali siano responsabili dei cambiamenti in atto è sorretta da un'idea degli effetti forti dei media. I media producono gli stessi difetti su tutti i loro destinatari, sono responsabili dell'accelerazione sociale, compromettono la lettura profonda dei testi e producono un impoverimento cognitivo dei soggetti. Il rapporto tra l'uomo e le tecnologie è unidirezionale: i media influenzano i comportamenti nell'uomo. Un eccessivo consumo dei media è l'esito di comorbilità, conferma della presenza di altre forme di consumo eccessivo o di una vera e propria dipendenza collegata a patologie già esistenti nel soggetto.
Una risposta possibile al rischio di alienazione è cercare assi di risonanza: per alcuni è lo sport, per altri la musica, per altri l'impegno politico. Facciamo esperienza di risonanza quando qualcuno ci tocca e quindi vi è