Pensare la politica dopo il totalitarismo: la prospettiva di Hannah Arendt

Slide dall'Università degli Studi Guglielmo Marconi su Pensare la politica dopo il totalitarismo: la prospettiva di Hannah Arendt. Il Pdf esplora il pensiero politico di Hannah Arendt, focalizzandosi sul totalitarismo e l'antisemitismo nazista, ideale per studenti universitari di Filosofia.

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Pensare la politica dopo il totalitarismo:
la prospettiva di Hannah Arendt
Argomenti
Le finalità etico-politiche delle riflessioni di Hannah Arendt
La prospettiva della Arendt sulle
Origini del totalitarismo
Il caso Eichmann e la visione arendtiana della “banalità del male”
Vita activa
:laconcezionearendtianadellasferapubblicacomeluogodemocratico
fondato sulla libera comunicazione e sulla partecipazione attiva dei cittadini
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Università degli Studi Guglielmo Marconi
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Obiettivi
Gli obiettivi della seguente lezione sono:
comprendere i motivi biografici e politici che hanno spinto la Arendt ad indagare le origini
e gli sviluppi dei totalitarismi del Novecento (nazismo e comunismo sovietico);
saper spiegare l’articolazione del celebre volume di Arendt
Le origini del totalitarismo
(1951);
comprendere l’interpretazione arendtiana del processo di Eichmann a Gerusalemmeela
connessa posizione sulla “banalità del male”;
conoscere la proposta arendtiana della democrazia come ampliamento della sfera pubblica
basata sul modello della
polis
greca classica sulla libertà di parola, sul pluralismo e
sulla relazione interpersonale.
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Pensare la politica
dopo il totalitarismo e l’antisemitismo nazista
L’intellettuale tedesca Hannah Arendt (1906-1975) ha dato un
contributo fondamentale alla cultura filosofico-politica del Novecento.
Di origine ebraica, ha vissuto in prima persona il dramma
dell’Olocausto e nel 1941 è fuggita negli Stati Uniti, vivendo gran
parte della sua vita come esule. Le sue riflessioni prendono le mosse pertanto
dalla categoria dell’ebraicità, lo
Juden-Sein
(l’essere ebreo).
Uno dei primi libri della Arendt si intitola
Rahel Varnhagen. Storia di una
donna ebrea
. È la biografia di una donna berlinese, laica e colta, vissuta a
cavallo tra il Settecento e l’Ottocento: il volume prende in esame il grande
tema dell’assimilazione e della tardiva riscoperta delle proprie radici ebraiche:
parlando di Rahel Varnhagen la Arendt parla di se stessa.Inpuntodi
morte fa dire a Rahel: «Quello che per tanto tempo della mia vita è stata
l’onta più grande, il più crudo dolore e l’infelicità, essere nata ebrea,non
vorrei mi mancasse ora a nessun costo».
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Università degli Studi Guglielmo Marconi

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Anteprima

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Pensare la politica dopo il totalitarismo: la prospettiva di Hannah Arendt gli Studi Guglielmo

Argomenti

  • Le finalità etico-politiche delle riflessioni di Hannah Arendt
  • La prospettiva della Arendt sulle Origini del totalitarismo
  • Il caso Eichmann e la visione arendtiana della "banalità del male"
  • Vita activa. la concezione arendtiana della sfera pubblica come luogo democratico fondato sulla libera comunicazione e sulla partecipazione attiva dei cittadini

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Obiettivi

  • Gli obiettivi della seguente lezione sono:
  • comprendere i motivi biografici e politici che hanno spinto la Arendt ad indagare le origini e gli sviluppi dei totalitarismi del Novecento (nazismo e comunismo sovietico);
  • saper spiegare l'articolazione del celebre volume di Arendt Le origini del totalitarismo (1951);
  • comprendere l'interpretazione arendtiana del processo di Eichmann a Gerusalemme e la connessa posizione sulla "banalità del male";
  • conoscere la proposta arendtiana della democrazia come ampliamento della sfera pubblica basata - sul modello della polis greca classica - sulla libertà di parola, sul pluralismo e sulla relazione interpersonale.

3 Studi Guglielfenomen con

Pensare la politica dopo il totalitarismo e l'antisemitismo nazista

  • L'intellettuale tedesca Hannah Arendt (1906-1975) ha dato un contributo fondamentale alla cultura filosofico-politica del Novecento.
  • Di origine ebraica, ha vissuto in prima persona il dramma dell'Olocausto e nel 1941 è fuggita negli Stati Uniti, vivendo gran parte della sua vita come esule. Le sue riflessioni prendono le mosse pertanto dalla categoria dell'ebraicità, lo Juden-Sein (l'essere ebreo).
  • Uno dei primi libri della Arendt si intitola "Rahel Varnhagen. Storia di una donna ebrea'. È la biografia di una donna berlinese, laica e colta, vissuta a cavallo tra il Settecento e l'Ottocento: il volume prende in esame il grande tema dell'assimilazione e della tardiva riscoperta delle proprie radici ebraiche: parlando di Rahel Varnhagen la Arendt parla di se stessa. In punto di morte fa dire a Rahel: «Quello che per tanto tempo della mia vita è stata l'onta più grande, il più crudo dolore e l'infelicità, essere nata ebrea, non vorrei mi mancasse ora a nessun costo».

Hannah Arendt RAHEL VARNHAGEN Storia di una donna ebrea A cura di Len Ritter Santini Postfazione di Federica Sossi Unives Net 4 2uos

Pensare la politica dopo il totalitarismo e l'antisemitismo nazista: Opere e Studi

  • Tra le opere fondamentali della Arendt sono da ricordare:
  • Le origini del totalitarismo, del 1951;
  • Vita activa. La condizione umana, del 1958;
  • La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme, del 1963;
  • Sulla rivoluzione, del 1963;
  • La vita della mente, opera postuma;
  • Per un'etica della responsabilità, ciclo di lezioni edite postume.
  • Negli anni '20 Arendt compie i suoi studi all'Università di Marburgo e conosce il filosofo Martin Heidegger, allora trentenne e in procinto di scrivere la sua grande opera Essere e tempo (Sein und Zeit), edita nel 1927. La Arendt intrattiene una breve relazione sentimentale con Heidegger, filosofo che nel 1933 aderì al nazismo: la Arendt si sentì tradita dalle scelte politiche di Heidegger e per tutta la vita ebbe con il filosofo tedesco un rapporto di odi et amo.

5 Studi Gygi

Il totalitarismo: storia del termine

  • Il termine "totalitarismo" fu utilizzato in origine nell'ambito dell'anti-fascismo italiano. Lo utilizzò per primo Giovanni Amendola in un articolo del 1923, nel quotidiano "Il Mondo": Amendola definì il sistema totalitario come «dominio assoluto e spadroneggiamento completo ed incontrollato nel campo della vita politica ed amministrativa».
  • Nel 1924 Don Luigi Sturzo (fondatore nel 1919 del Partito Popolare Italiano) nel periodico «La Rivoluzione Liberale» commentò la «nuova concezione [fascista] di stato-partito» come causa di una «trasformazione totalitaria di ogni e qualsiasi forza morale, culturale, politica e religiosa».
  • Lo stesso filosofo italiano Giovanni Gentile (che aderì al fascismo) utilizzò il termine totalitarismo nella voce "Dottrina del Fascismo" che scrisse per l' Enciclopedia italiana. Richiamandosi alla "statolatria hegeliana", Gentile affermò che «per il fascista tutto è nello Stato e nulla di umano e spirituale esiste e tantomeno ha valore fuori dello Stato. In tal senso il fascismo è totalitario.»

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Hannah Arendt: Le origini del totalitarismo

  • La fortuna del temine "totalitarismo" si deve però ad Hannah Arendt che nel 1951 pubblico in inglese il celebre volume The Origins of Totalitarianism.
  • Si tratta di una delle più importanti opere storico-filosofiche del Novecento. Essa (in piena Guerra Fredda) si propone di analizzare le cause e il funzionamento dei regimi totalitari, considerati come una conseguenza tragica della società di massa, in cui gli uomini sono resi atomi, sono sradicati da ogni relazione interumana e vengono privati dello spazio pubblico in cui hanno senso l'azione e il discorso.

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  • Nella Prefazione l'autrice si chiede, a proposito del totalitarismo nazista e del comunismo sovietico: «Che cosa succedeva? Perché succedeva? Come era potuto succedere?».
  • Va detto che Arendt ricevette critiche da parte della cultura comunista anche per aver paragonato lo stalinismo al nazismo. Fu un'intellettuale laica e sempre libera dagli schemi ideologici più comuni.

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Hannah Arendt: Le origini del totalitarismo - Struttura dell'opera

  • L'opera è ampia e complessa; si divide in tre parti: 1. nascita dell'antisemitismo; 2. l'imperialismo dei grandi imperi europei del primo Novecento (la Germania guglielmina e l'Impero austro-ungarico); il fenomeno totalitario nasce dopo la prima guerra mondiale anche come conseguenza emotiva e politica della caduta dei grandi imperi dell'Europa centrale; 3. l'essenza del totalitarismo con l'analisi dei casi dell'hitlerismo e dello stalinismo. La Arendt delinea una sorta di "ideal-tipo" del fenomeno totalitario.

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Antisemitismo come premessa del totalitarismo nazista

1. Il fenomeno dell'antisemitismo viene ritenuto dalla Arendt come una delle premesse del totalitarismo nazista; l'autrice pone quindi particolare attenzione alla condizione ebraica nella storia moderna e compie un'approfondita analisi dell'affare Dreyfus (ufficiale ebreo che nella Francia di fine Ottocento venne accusato ingiustamente di spionaggio e venne condannato per alto tradimento).

Imperialismo europeo e nuovi soggetti storici

2. La seconda parte dell'opera affronta il tema dell'imperialismo europeo dalla fine dell'Ottocento alla prima guerra mondiale, dando rilievo anche ai nuovi soggetti protagonisti della storia: la borghesia capitalistica e la massa (il proletariato, ecc.)

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Hannah Arendt: Le origini del totalitarismo - Cause e Caratteri

con 3. Le conseguenze dell'antisemitismo, coniugate con la crisi dell'imperialismo successiva alla prima guerra mondiale, sono, secondo la Arendt, le cause da cui è scaturito il totalitarismo nella Germania nazista, al quale si aggiunge il fenomeno inedito della società di massa, in cui gli individui sono alla merce di ristretti gruppi di potere (le élites) orientati in senso dispotico.

  • La Arendt si sofferma quindi ad analizzare i caratteri propri del totalitarismo nella società di massa, che instaura il suo potere attraverso il binomio ideologia-terrore.
  • Per la Arendt «il totalitarismo ha infranto la continuità della storia dell'Occidente»: si tratta di un fenomeno storico-politico completamente nuovo e, per molti aspetti, diverso dalle tradizionali forme di tirannia e di autoritarismo. Queste ultime presentavano una struttura verticale del potere; Arendt rappresentò il totalitarismo come una "struttura a cipolla", al centro della quale si trova il capo (il Führer). Le altre parti - associazioni, burocrazia, iscritti al partito - ne costituivano invece gli strati, strutturati in modo da fornire al non piramidale sistema totalitario «una illusoria facciata di normalità».

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Hannah Arendt: Le origini del totalitarismo - Novità e Distinzioni

rende Studi Gugliel . La Arendt sostiene che il totalitarismo sia un novum nella storia umana, una novità frutto del soggettivismo moderno (la volontà di potenza dell'Übermensch di Nietzsche), della ragione strumentale (cioè di una ragione machiavellica, strumentale al potere e non più eticamente ispirata) e, non da ultimo, delle nuove potenzialità offerte dalla tecnica che rende manipolabile la stessa natura umana.

Il totalitarismo costituisce pertanto una vera novità del Novecento, tanto da non poter essere confuso con altre forme di dispotismo antico - uccide l'uomo nello spirito e attraverso l'ideologia lo priva della sua individualita. Il totalitarismo - scrive Arendt - è un fenomeno «essenzialmente diverso da altre forme conosciute di oppressione politica come il dispotismo, la tirannide e la dittatura. Dovunque è giunto al potere, esso ha creato istituzioni assolutamente nuove e ha distrutto tutte le tradizioni sociali, giuridiche, e politiche del paese. A prescindere dalla specifica matrice nazionale e dalla particolare fonte ideologica, ha trasformato le classi in masse, ha sostituito il sistema dei partiti non solo con la dittatura del partito unico, ma con un nuovo movimento di massa, ha trasferito il centro del potere dall'esercito alla polizia ed ha perseguito una politica estera apertamente diretta al dominio del mondo» (Le origini del totalitarismo, Edizioni di Comunità, Milano 1967, p. 630).

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Hannah Arendt: Le origini del totalitarismo - Ideologia e Terrore

con . Arendt dà particolare attenzione all'ideologia totalitaria, con cui conclude il volume.

  • Per l'ideologia totalitaria ogni forma di alterità si trasforma in nemico da combattere e da eliminare: "l'altro è il nemico" e con ciò viene esclusa qualsiasi prassi dialogica e qualsiasi sfera pubblica di discussione.
  • L'ideologia totalitaria ha la pretesa di fornire una spiegazione totale della storia e di conoscerne tutte le dinamiche, senza bisogno di confrontarsi con i fatti concreti.
  • L'ideologia totalitaria mira direttamente alla «trasformazione della natura umana»: per il nazismo i non appartenenti alla razza ariana e i non omologati alla massa erano "sotto-uomini" (Untermenschen) che dovevano essere eliminati nei campi di concentramento. Per i nazisti i "sotto-uomini/ Untermenschen"erano quindi gli ebrei, i portatori di handicap, gli omosessuali e i dissidenti politici e comunque tutti i non omologati all'ideologia (tragicamente famosi sono i casi del teologo luterano Dietrich Bonhoeffer e della teologa carmelitana Edith Stein, uccisi nei campi di concentramento nazisti).

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Hannah Arendt: Le origini del totalitarismo - Società di massa e isolamento

İ ga Gendi Studi Gigi w ende . I regimi totalitari, nella società di massa, istaurano il loro potere attraverso il binomio ideologia- terrore. Il terrore viene esercitato attraverso la polizia segreta che, con il suo continuo spionaggio, pervade la società. Gli individui impauriti rinunciano pertanto ad esercitare le loro libertà (di opinione, di stampa, ecc.) e rinunciano a qualsiasi forma di discussione pubblica.

  • Il totalitarismo elimina alla radice "il diritto alla critica" e trasforma "il dissidente" in un nemico dell'ordine pubblico, in un individuo anarchico da eliminare.
  • Il tratto peculiare dell'indagine di Arendt sul totalitarismo - che la differenzia dall'altra classica ricerca sullo stesso tema di Friedrich e Brzezinski ( Totalitarian dictatorship and autocracy, New York, 1956) - consiste nell'enfasi posta sulla condizione di isolamento degli uomini nella società di massa, dove il conformismo sociale è una minaccia costante alla libertà politica. A questo proposito le considerazioni della Arendt si possono applicare anche al di là del nazismo e dello stalinismo, cioè al di là delle due forme storiche di totalitarismo nel Novecento. La stessa Arendt analizzò le manifestazioni di sapore totalitario negli Stati Uniti degli anni Cinquanta, come ad esempio, il maccartismo: l'anti-comunismo intollerante e dittatoriale del senatore repubblicano Joseph McCarty (1909-1957).

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