Il Primo Duemila: Spinte del Mercato e Umanizzazione dell'Educazione

Documento universitario sull'evoluzione del dibattito pedagogico nel Novecento, concentrandosi sull'influenza del mercato e sull'umanizzazione dell'educazione. Il Pdf, di Psicologia, analizza concetti come il capitale umano, le soft skills e le teorie di Sen e Nussbaum, offrendo un'analisi chiara e pertinente.

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Il Primo Duemila: Mercato e Umanizzazione dell'Educazione

Ottavo capitolo nel Novecento Pedagogico:

  • IL PRIMO DUEMILA. TRA SPINTE DEL MERCATO E UMANIZZAZIONE DELL'EDUCAZIONE.

Premessa al Dibattito Pedagogico Contemporaneo

Questo capitolo, rispetto a quelli precedenti, tratterà più sul presentare altri scenari del dibattito pedagogico contemporaneo inerenti perlopiù ai contributi di interesse educativo-formativo offerti dalle riflessioni e dalle ricerche di segmenti culturali fino a pochi decenni fa poco coinvolti nelle tematiche dell'educazione. Si tratta di interventi non pedagogici, ma interessati a migliorare la dinamica dei sistemi scolastici e alla formazione dell'individuo.

Capitale Umano e Scienze dell'Insegnamento

L'Impatto del Mercato nella Dimensione Scolastica e Formativa

1- Capitale umano e scienze dell'insegnamentofiapprendimento.

  • l'impatto del mercato nella dimensione scolastica e formativa-

Il tratto più rilevante d'inizio secolo è l'interesse per il potenziamento delle capacità cognitive dell'uomo. Da qui, nasce una forte attenzione per le scienze dell'insegnamentofiapprendimento in tutte le sue forme. Questo si ricollega alla disponibilità di un capitale umano di alta qualità, cioè una risorsa preziosa per assicurare lo sviluppo economico, il benessere dei singoli e consequentemente quello della comunità, ma addirittura per la sopravvivenza dell'umanità. L'ampliarsi di questi orizzonti implica l'irrompere, sulla scena dell'istruzione e della formazione, di grandi istituzioni politico-economiche come l'OECD (in italiano: Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), l'UNESCO, L'Organizzazione Mondiale della Sanità, le politiche dell'Unione Europea; un cartello di interessi finalizzati a migliorare la capacità di lavoro allo scopo di assicurare all'umanità il benessere, sconfiggere la povertà e creare una società più equa.

In sintesi, siamo in presenza della piena maturità delle teorie del capitale umano scaturite già tra gli anni '50 e '60 secondo cui un'economia moderna e tecnologicamente progredita non può prescindere da un'istruzione avanzata e diffusa. È così che le politiche scolastiche e della formazione escono dalla dimensione filosofica, pedagogica e psicologica affacciandosi ai cambiamenti prodotti dalla globalizzazione nelle sue varie forme: estensione dei mercati, moltiplicazione delle tecnologie digitali, processi migratori. A questo, ne consegue un ponderoso periodo di riforme dell'istruzione.

Gli scopi che animano l'interesse delle grandi istituzioni mondiali verso le questioni formative seguono due vie: da una parte si tratta di sconfiggere l'ignoranza ancora piuttosto diffusa nei Paesi più poveri (UNESCO), dall'altra, perlopiù nei Paesi invece più sviluppati, si cerca di massimizzare le risorse umane rendendole più funzionali con i progressi in corso e le esigenze produttive (OECD). Per quanto riguarda l'Unione Europea, l'obbiettivo era quello di dare vita a una "società delle conoscenze" basata sull'accrescimento dell'istruzione e della formazione per tutto l'arco della vita come investimenti strategici per accrescere la ricchezza di un Paese, migliorare la vita dei cittadini e sostenere la concorrenza sul mercato globalizzato.

Prospettiva Mercantile e Valore Intrinseco della Persona

Importante: rispetto alla conflittualità ideologica tipica degli anni '70-'80, si sarebbe aperto lo spazio per la libera iniziativa affidata alle leggi di mercato con un evidente ricaduta sulle politiche scolastiche sollecitate a tenere conto dei bisogni produttivi; tenuto conto di questo la prospettiva mercantile tende a considerare la persona in quantoutile alla società (produttrice e consumatrice) più che a riconoscerne il valore intrinseco in quanto persona. Ne deriva che l'attenzione per gli aspetti educativi riguardante i sentimenti personali, le idealità e il perseguimento del bene comune è secondaria rispetto alle attese della realtà economica e sociale.

Lasciata dunque l'idea di educazione all'iniziativa privata di famiglie, gruppi religiosi e singole comunità, se ne conclude che l'obiettivo primario è costituito dall'innalzamento dei livelli di formazione. Soltanto incrementandoli è possibile progredire e valorizzare i progressi tecnologici garantendo una solida competitività.

Une breve riflessione va rivolta anche al contestuale incremento degli studi di economia dell'istruzione. Essi si svolgono in una triplice direzione: in un primo tempo l'attenzione è stata rivolta agli investimenti in educazione ritenuti un fattore trainante in vista di un reddito maggiore in un tempo futuro. In una fase successiva è prevalsa l'attenzione verso il disallineamento tra scuola, formazione ed esigenze delle imprese. Più recentemente, è andato crescendo l'interesse anche verso le persone che agiscono nel mercato del lavoro e le loro condizioni di vita.

Organizzazione, Selezione dei Contenuti e Valutazione

Dimensione Organizzativa e Qualità della Scuola

2- Organizzare, selezionare i contenuti, valutare.

  • tratta la dimensione organizzativa in rapporto alla qualità della scuola -

Per raggiungere le finalità sommariamente espresse nel paragrafo precedente, ci si è appoggiati su tre capisaldi: l'organizzazione, per assicurare alla scuola modalità di funzionamento più efficaci e più adatte a rispondere alle esigenze sociali ed assicurare un buon rendimento degli allievi; i contenuti, cioè selezionare ciò che è indispensabile perché la scuola e la formazione degli adulti siano connesse con la vita quotidiana e le necessità del sistema economico; la valutazione, ovvero la dotazione di procedure di monitoraggio del sistema scolastico e formativo in modo da potersi assicurare del pieno funzionamento e della coerenza con gli obiettivi previsti.

Sulla dimensione organizzativa riversata sull'efficacia scolastica ci si appoggia agli studi e alle riflessioni anglosassoni incentrate sul rapporto organizzazione- qualità della scuola. Da qui, scaturiscono alcuni fattori che assicurano l'efficacia della scuola come un autorevole governo scolastico, chiarezza e condivisione degli obiettivi, clima positivo e disciplina associata al pieno rispetto dei diritti degli alunni e alla collaborazione con le famiglie.

Il successivo dibattito rispetto l'organizzazione scolastica si ramifica in tre punti: il primo punto riguardava le tematiche manageriali che rimandavano alla prospettiva di pensare a una scuola di qualità se strutturata e organizzata come un'azienda. Il secondo punto si concentrava sulla scoperta delle pratiche più idonee per accrescere il rendimento degli studenti considerando l'impatto delle condizioni ambientali, quindi le dinamiche della vita in aula e la relazione con gli insegnanti. Il terzo punto è rappresentato dal concetto di' "improvement" cioè di miglioramento. Per esempio, la disposizione di buoni inseganti sarebbe stata una pre-condizione per far funzionare meglio la scuola.

Nonostante questo, si pensò che non bastasse rivolgere l'attenzione alla sola organizzazione per migliorare la qualità della scuola, per questo si riflesse anche sul monitoraggio (valutazione). Ad assimilare questa osservazione, ben si rispecchia il nome di David Hopkins che s'impegnò a tracciare degli itinerari per innalzare la qualità scolastica e il rendimento degli allievi in quattro passaggi:

  1. migliorare la professionalità dei docenti;
  2. Favorire la collaborazione tra scuole per lo scambio di pratiche didattiche migliori;
  3. Procedere in modo sistematico alla valutazione interna dei risultati raggiunti e confrontarla con la valutazione esterna;
  4. Organizzare l'apprendimento secondo modalità personalizzanti.

In conclusione, la valutazione non dovrebbe essere vista come qualcosa di negativo, bensì come uno strumento per accrescere il valore del lavoro e della qualità della scuola.

Dalle Conoscenze alle Competenze: Il Progetto DeSeCo

Contenuti e Qualità Scolastica

3- Dalle conoscenze alle competenze: il progetto DeSeCo.

  • tratta la questione dei contenuti, presentati nel paragrafo precedente e rapportati alla qualità scolastica-

Anche i contenuti veicolati dalla scuola sono molto importanti affinché le venga riconosciuta qualità. Con la fine del secolo scorso cominciò in varie sedi, specialmente con il progetto DeSeCo (Definizione e Selezione delle Competenze chiave), a maturare una visione del ruolo della formazione scolastica differente dal passato. Ai tradizionali programmi definiti in sede ministeriale, si preferì l'indicazione di alcuni essenziali obiettivi definiti "competenze chiave" utili per assicurare a ogni studente una sorta di survival kit per affrontare i problemi della vita, il piano lavorativo e le incertezze del futuro.

Perciò si propose di passare da un impianto rigido basato sulle discipline a un curricolo flessibile commisurato alle esigenze degli allievi (idea che era già stata prospettata dal sociologo ffiasil ffiernstein nel 1971).

Questa prospettiva venne messa a punto dagli studi del gruppo del progetto DeSeCo i cui lavori si conclusero nel 2003. Tale opera si basava sulla convinzione che la maggior parte dei bambini che iniziavano la scuola primaria sarebbero vissuti in mondo molto diverso da quello attuale e sarebbero stati chiamati a esercitare nel loro futuro professioni attualmente sconosciute. Di fatti, l'impianto scolastico era giudicato non più all'altezza di competere con i cambiamenti in atto.

In sintesi, DeSeCo auspicava a un modello articolato sulla flessibilità dell'apprendimento "apprendere ad apprendere" in funzione del "sapere utile"; conseguentemente entrò nel lessico pedagogico la nozione di competenza e veniva rafforzata l'esigenza dell'apprendimento continuo (di fatti le competenze chiave venivano considerato dal progetto come indispensabile base per continuare ad apprendere per tutta la vita). La competenza era definita come la capacità di rispondere a esigenze individuali e sociali o di svolgere efficacemente un'attività o un compito, avvalendosi di abilità non solo cognitive, di attitudini, motivazioni, valori, emozioni.

I testi elaborati in sede DeSeCo sembravano costituire un documento utile a comprendere in che direzione le teorie funzionaliste cercavano di agire nella dimensione scolastica e formativa, quasi come una nuova ideologia che potesse essere in grado di compre il vuoto di ideali e valori aperto dall'avvento della post- modernità.

Alla luce di tutto questo, ci si chiese cose fosse necessario sapere affinché una persona potesse risultare autonoma, utile e capace di vivere da cittadino attivo, tenuto

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