Esperimenti di Milgram sull'obbedienza all'autorità in Psicologia

Slide dall'Università sugli esperimenti di Milgram e l'obbedienza all'autorità. Il Pdf esplora il contesto storico e metodologico di questi studi in Psicologia, analizzando eventi come il massacro di My Lai e il processo Eichmann, e descrivendo la procedura sperimentale.

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16 marzo 1968: il tenente Calley, dell’esercito americano, compie il
massacro di My Lai , in Vietnam (Kelman & Hamilton, 1989).
Hannah Arendt ha pubblicato nel 1963 un libro il reportage del
processo Eichmann per crimini di guerra contro l’umanità, svoltosi a
Gerusalemme.
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Secondo Kelman e Hamilton (1989), processi come la routine, la
disumanizzazione e l’autorizzazione agiscono congiuntamente.
Inoltre, le persone si sentono di sol ito responsabil i per atti compiuti in
base alla propria volontà, mentre certi tipi di azioni sono ascrivibil i
all’organizzazione.
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Anteprima

Contesto storico e teorico

16 marzo 1968: il tenente Calley, dell'esercito americano, compie il massacro di My Lai, in Vietnam (Kelman & Hamilton, 1989). Hannah Arendt ha pubblicato nel 1963 un libro il reportage del processo Eichmann per crimini di guerra contro l'umanità, svoltosi a Gerusalemme.

1Secondo Kelman e Hamilton (1989), processi come la routine, la disumanizzazione e l'autorizzazione agiscono congiuntamente. Inoltre, le persone si sentono di solito responsabili per atti compiuti in base alla propria volontà, mentre certi tipi di azioni sono ascrivibili all'organizzazione.

L'esperimento di Milgram (1963)

Reclutamento e setup sperimentale

2L'obbedienza all'autorità Milgram (1963) Con un annuncio su un giornale, si sono reclutati maschi di New Haven, non studenti, tra i 20 e i 50 anni, per una ricerca su "memoria e apprendimento". Si pagavano 4 dollari per un esperimento della durata di 1 ora. All'esperimento erano presenti il ricercatore, il partecipante e un collaboratore dello sperimentatore. L'esperimento doveva, apparentemente, studiare gli effetti delle punizioni sull'apprendimento.

3Si assegnavano, in modo apparentemente casuale, i ruoli di insegnante (al partecipante) e di allievo (al collaboratore). L'allievo era condotto in una stanza separata, si sedeva, gli si legavano le mani in modo da non potersi muovere, gli si applicavano elettrodi ai polsi. Per verificare che funzionasse, si dava una scarica a basso voltaggio anche all'insegnante. L'apparecchiatura dell'insegnante consisteva in un pannello con 30 interruttori, che partivano da 15 volt e gradualmente, con incrementi di 15 volt, arrivavano a 450 volt. Sopra gli interruttori vi erano apposite scritte, che andavano da "scossa leggera" a "scossa intensa" a "pericolo: scossa grave" a un segnale con "pericolo di morte".

Svolgimento dell'esperimento

4Il compito dell'insegnante era leggere una serie di coppie parole associate all'allievo e, poi, ripetere la prima parola di ogni coppia, accompagnata da quattro associazioni. L'allievo, che aveva quattro interruttori davanti a sé, doveva indicare la parola corretta, quella originariamente accoppiata alla parola. In caso di errore, l'insegnante doveva somministrare scosse di intensità gradualmente progressiva all'allievo. Le scosse erano simulate!

5Se l'insegnante esitava, il ricercatore, che stava accanto all'allievo, diventava più autoritario; diceva che le scosse erano dolorose, ma non avrebbero dovuto causare lesioni permanenti ai tessuti. Le esortazioni erano progressive, e costituivano l'operazionalizzazione dell'influenza autoritaria: "continui per favore"; "l'esperimento prevede che continui"; "è assolutamente indispensabile che continui"; "non ha altra scelta, deve continuare". L'esperimento si interrompeva dopo la quarta esortazione.

6Presto, dalla stanza dell'allievo, gli insegnanti sentivano provenire, gemiti di dolore a 75 volt, proteste verbali a 120 volt, richieste di terminare l'esperimento a 150 volt, rantoli strazianti a 285 volt. Arrivati a 300 volt, l'allievo batteva contro il muro e si rifiutava di rispondere ad altre domande. Il ricercatore tuttavia esortava ad andare avanti: il silenzio era una risposta sbagliata e andava punito!

Risultati e implicazioni

7Gli insegnanti, durante l'esperimento, mostravano chiari segni di malessere, angoscia, tensione, agitazione, protestavano anche energicamente contro lo sperimentatore. La variabile dipendente era data dal punto fino a cui si sarebbero spinti i partecipanti. Incredibilmente, il 65% dei partecipanti abbassava la leva "XXX", quella dei 450 volt! La gente comune, allora, non è generalmente in grado di resistere a quanto prescritto dall'autorità.

Fattori che influenzano l'obbedienza

Distanza dalla vittima

Un elemento fondamentale per determinare l'obbedienza all'autorità, era la distanza dalla vittima: maggiore la vicinanza tra insegnante e allievo, minore l'intensità delle scosse elettriche somministrate. Vi erano quattro varianti:

  • distanza: allievo né visibile né udibile
  • reazione vocale: si sentono solo i lamenti dell'allievo
  • vicinanza: insegnante e allievo si trovano nella stessa stanza
  • contatto fisico: l'insegnante somministrava le scosse spingendo il braccio dell'allievo su una piastra metallica.

9L'obbedienza all'autorità decresce in funzione della distanza dell'insegnante dall'allievo: 62.5% (reazione vocale), 40% (vicinanza), 30% (contatto fisico).

Distanza dall'autorità e legittimità della fonte

Importante è anche la distanza dall'autorità: se l'insegnante riceveva gli ordini via telefono, l'obbedienza scendeva al 20.5%. Importante non è la sostanza dell'ordine, ma la legittimità della fonte. Infatti, non vi era sostanzialmente obbedienza se gli ordini venivano da un uomo qualsiasi nei panni dello sperimentatore, se lo sperimentatore impersonava l'allievo e chiedeva di terminare l'esperimento (tranne che se un altro sperimentatore diceva di continuare!).

Congruenza della struttura sociale e conseguenze della disobbedienza

10L'obbedienza dipende anche dalla congruenza della struttura sociale. Ad esempio, se due o tre sperimentatori davano ordini contrastanti, le scosse più forti non venivano somministrate. Un ulteriore fattore che determina obbedienza all'autorità è la salienza delle conseguenze della disobbedienza: sanzioni legali, o anche punizioni, scoraggiano la disobbedienza.

Responsabilità personale e rottura del consenso

11Un ruolo nel determinare obbedienza è svolto dalla responsabilità personale: più si pensa che la responsabilità di un'azione sia propria, minore è l'obbedienza. L'obbedienza all'autorità può venire minata dalla rottura del consenso tra le persone che dovrebbero obbedire: se uno si ribella, anche altri possono seguire il suo esempio. Gli esperimenti di Milgram sono stati replicati in numerosi paesi diversi, utilizzando come partecipanti uomini, donne, bambini.

Obbedienza all'autorità vs. conformità alla maggioranza

12Anche se per certi aspetti simile, l'obbedienza all'autorità è diversa dalla conformità alla maggioranza:

  • l'obbedienza all'autorità comporta necessariamente una differenza di status
  • l'obbedienza all'autorità richiede di svolgere un'azione che la fonte può non compiere
  • è più facile ammettere di aver obbedito a un'autorità che essersi conformati a una maggioranza.

Reattanza

13A volte, l'autorità si spinge troppo oltre. La reattanza è il fenomeno per cui le persone resistono ai tentativi della fonte e cercano di ristabilire la propria libertà di azione (Brehm, 1966). La reattanza è molto diffusa quando le opportunità di scegliere beni, prodotti o servizi vengono limitate. La reattanza può dipendere da pressione normativa eccessiva, non appropriata o illegittima.

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