Le due componenti della disciplina infermieristica: epistemologica e metodologica

Documento di Università sulle due componenti della disciplina infermieristica. Il Pdf esplora le componenti epistemologiche e metodologiche della disciplina infermieristica, definendo il metodo scientifico e sperimentale, il ragionamento induttivo e deduttivo, e il processo decisionale nel nursing.

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Le due componenti della disciplina infermieristica
1. COMPONENTE EPISTEMOLOGICA
2. COMPONENTE METODOLOGICA:
-Componente metodologica della disciplina infermieristica (m) per la risoluzione dei
problemi/soddisfazione dei BAI delle persone assistite;
-Metodo scientifico/sperimentale (M) per la ricerca ed avanzamento della conoscenza: struttura
concatenata di ragionamenti (osservazione, ipotesi, conseguenze osservabili, ricercate
ale esse dovrebbero
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Definizioni di Metodo
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passi che si devono eseguire o percorrere per raggiungere uno scopo
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in cui si articola la procedura (popper, lakatos)
- I
dalla procedura.
IL METODO SPERIMENTALE
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fenomeni. Spiega gli eventi passati e ha la capacità di prevedere i futuri. La scienza è una conoscenza
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gruppo delle scienze empiriche
IL METODO SCIENTIFICO
Il metodo sperimentale       (L. da Vinci, Bacone,
Cartesio, Galileo Galilei). Il metodo è una struttura concatenata di ragionamenti che si susseguono.
           
definizione operativa dei concetti e la controllabilità delle asserzioni teoriche. è tutto ciò che
può cadere sotto il dominio dei sensi o con strumenti; fatto mediante appositi
mezzi () e implica il decidere la rilevanza dei fatti da osservare, i fenomeni
relativi ai concetti fondamentali della propria disciplina e di misurarli. Nella pratica clinica si raccolgono i
dati sul paziente razionalizzandoli, ovvero si effettua il rilievo fisico diretto: in questa fase ci si limita a
compiere possibili relazioni fra i segni e le manifestazioni osservate cercando di raggrupparli in complessi
(BAI) e solo dopo aver costruito alcuni di questi complessi si passerà alla fase di ipotesi diagnostiche. Già
quando si costituiscono i complessi di manifestazioni (BAI) si costituiscono le prime ipotesi ristrette che
mirano a trovare un nesso di causalità dedotto dalla fisiopatologia. Quindi si passa alle ipotesi diagnostiche
vere e proprie che sono le teorie della clinica. sservazione di un certo evento o fenomeno, la
formulazione di ipotesi    one;      
conseguenze osservabili che saranno ricercate sperimentalmente riproducendo le circostanze nelle quali, data
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corroborata e verrà accettata come vera, 
come falsa e si dovrà proporre un secondo sistema di ipotesi.
L’osservabilità di principio (possibilità di registrare mediante strument  di un fenomeno e di
misurarlo: ispezione, visualizzazione, registrazione, palpazione,..) è ente fondamentale del discorso
scientifico.     delle osservazioni scientifiche: oggettività descrittiva, esame
obiettivo, riscontro di sintomi, esami di laboratoriointersoggettività dei fenomeni osservati (cioè accettati
da tutti gli osservatori, è ripetibile, indipendente dal singolo osservatore).
Queste definizioni implicano la selezione dei termini monosemici e la definizione operativa, ovvero la
prescrizione delle operazioni che si devono effettuare per misurare il concetto. La definizione operativa
consente di fissare i concetti in modo che chi ne parla sappia di che cosa parla e ne parli allo stesso modo di
ogni altro osservatore. Se non vi è definizione operativa dei concetti, essi sono indefinibili e sono fonte di
impaccio nella pratica ed errori gravissimi nella ricerca. .
Il terzo elemento che caratterizza il metodo scientifico è la sua verificabilità. Ciò significa che le asserzioni
della scienza e le teorie devono poter essere controllate direttamente o indirettamente attraverso le loro
conseguenze. Questo punto è anche la quarta fase del ragionamento sperimentale.  da ricordare che
nessuna asserzione è verificabile in senso assoluto e la verificabilità è limitata ad un certo contesto teorico
accettato. (Es: in medicina la verifica sperimentale per accertare una tubercolosi polmonare è nella ricerca e
dimostrazione di bacilli acido-   Le due asserzioni valide sono: tutti i bacilli
sopra sono bacilli di Koch e tutti i bacilli di K presenti nel tessuto polmonare sono patogeni. Se qualcuno
però volesse porre in discussione una delle leggi la verifica non sarebbe più tale e bisognerebbe cercarne una
migliore).
Popper suggerisce la seguente domanda sulle teorie: puoi descrivere una qualsiasi osservazione possibile che
effettivamente compiuta confuterebbe la tua teoria? Se non lo puoi, la tua teoria non ha il carattere di teoria
empirica. Secondo Popper le teorie metodologicamente migliori sono le teorie più confutabili. Ma Antiseri
dice: una teoria deve essere falsificabile di principio e non falsificata di fatto benc con tutti i mezzi
abbiamo cercato di farla crollare. Simpson GG sostiene che più le osservazioni falliscono nel confutare
        
In definitiva, problema e la diagnosi e
decide quali azioni compiere per il soddisfacimento del bisogno, le compie e valuta che esse non sono state
utili per aiutare il paziente a risolvere il problema, 
al fine di avvicinarsi alla verità e cioè di trovare il trattamento efficace per il paziente. Il principio di
falsificabilità si connette con il dubbio scientifico. Nella pratica bisogna sempre avere il preconcetto che tutto
ciò che si afferma e che par vero può essere falso (ci si deve chiedere: perché io devo credere a questo?).
         ,
anche mediante le misurazioni quantitative dei propri fenomeni. Sul piano teorico può sembrare tutto chiaro,
ma sul piano pratico clinico si impiega un linguaggio quasi esclusivamente descrittivo e povero di termini
quantitativi.
Forme del ragionamento nel discorso scientifico
Nel metodo sperimentale si ricorre al ragionamento induttivo e a quello deduttivo. 
inferenza o ragionamento nel quale si passa da proposizioni particolari ad una proposizione universale
(F. Bacone), qualche cosa
osservato come vero in singoli casi della stessa classe. Di fronte ad una classe di soggetti così numerosa da
non poter essere conosciuta analiticamente, cioè per enumerazione completa, si indaga un numero limitato
degli oggetti appartenenti alla classe e si generalizzano poi le osservazioni a tutti gli appartenenti alla classe.
La deduzione è un ragionamento nel quale si afferma la connessione fra due termini in virtù di un terzo
termine che si definisce come termine medio. In pratica essa congiunge due proposizioni iniziali, premesse,
con una terza chiamata conclusione. Si va cioè d 
che rende valida la deduzione. Sillogismi categorici e pseudosillogismi. Bisogna, però, porre attenzione

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Anteprima

Le Componenti della Disciplina Infermieristica

  1. COMPONENTE EPISTEMOLOGICA
  2. COMPONENTE METODOLOGICA:
    • Componente metodologica della disciplina infermieristica (m) per la risoluzione dei problemi/soddisfazione dei BAI delle persone assistite;
    • Metodo scientifico/sperimentale (M) per la ricerca ed avanzamento della conoscenza: struttura concatenata di ragionamenti (osservazione, ipotesi, conseguenze osservabili, ricercate sperimentalmente riproducendo le circostanze nelle quali data l'ipotesi iniziale esse dovrebbero realizzarsi)

Definizioni di Metodo

- Il metodo e' una procedura, una strategia generale che indica una sequenza ordinata di mosse o di passi che si devono eseguire o percorrere per raggiungere uno scopo - Il metodo e' un insieme di regole o di norme o di prescrizioni che disciplinano ciascuna delle mosse in cui si articola la procedura (popper, lakatos) - Il metodo e' un insieme di tecniche concettuali o materiali con cui si effettuano le mosse previste dalla procedura.

Il Metodo Sperimentale

La scienza sperimentale è una forma di conoscenza che si caratterizza per l'oggetto di studio e il metodo impiegato. E' un sapere empirico, fondato sull'esperienza, descrittivo ed esplicativo. Fondandosi su osservazioni singole passa a generalizzazioni più ampie che esprimono le condizioni d'esistenza dei fenomeni. Spiega gli eventi passati e ha la capacità di prevedere i futuri. La scienza è una conoscenza obiettiva ripetibile. L'assistenza infermieristica è una scienza che si collega ad altre scienze rientrando nel gruppo delle scienze empiriche

Il Metodo Scientifico

Il metodo sperimentale, galileiano o ipotetico deduttivo, origina dall'osservazione (L. da Vinci, Bacone, Cartesio, Galileo Galilei). Il metodo è una struttura concatenata di ragionamenti che si susseguono. L'oggettività della scienza si basa su tre momenti metodologici: l'oggettività dell'osservazione, la definizione operativa dei concetti e la controllabilità delle asserzioni teoriche. L'osservazione è tutto ciò che può cadere sotto il dominio dei sensi o con strumenti; è l'accertamento esatto di un fatto mediante appositi mezzi (l'osservatore si mantiene passivo) e implica il decidere la rilevanza dei fatti da osservare, i fenomeni relativi ai concetti fondamentali della propria disciplina e di misurarli. Nella pratica clinica si raccolgono i dati sul paziente razionalizzandoli, ovvero si effettua il rilievo fisico diretto: in questa fase ci si limita a compiere possibili relazioni fra i segni e le manifestazioni osservate cercando di raggrupparli in complessi (BAI) e solo dopo aver costruito alcuni di questi complessi si passerà alla fase di ipotesi diagnostiche. Già quando si costituiscono i complessi di manifestazioni (BAI) si costituiscono le prime ipotesi ristrette che mirano a trovare un nesso di causalità dedotto dalla fisiopatologia. Quindi si passa alle ipotesi diagnostiche vere e proprie che sono le teorie della clinica. In seguito all'osservazione di un certo evento o fenomeno, la formulazione di ipotesi permette di spiegare l'osservazione; dall'ipotesi vengono dedotte una o più conseguenze osservabili che saranno ricercate sperimentalmente riproducendo le circostanze nelle quali, data l'ipotesi iniziale, dovrebbero realizzarsi. Se le conseguenze previste verranno osservate, l'ipotesi ne uscirà corroborata e verrà accettata come vera, mentre se esse non potranno venire osservate l'ipotesi verrà rifiutata come falsa e si dovrà proporre un secondo sistema di ipotesi.L'osservabilità di principio (possibilità di registrare mediante strumenti l'esistenza di un fenomeno e di misurarlo: ispezione, visualizzazione, registrazione, palpazione, .. ) è ente fondamentale del discorso scientifico. Altri caratteri sono l'oggettività delle osservazioni scientifiche: oggettività descrittiva, esame obiettivo, riscontro di sintomi, esami di laboratorio. L'intersoggettività dei fenomeni osservati (cioè accettati da tutti gli osservatori, è ripetibile, indipendente dal singolo osservatore). Queste definizioni implicano la selezione dei termini monosemici e la definizione operativa, ovvero la prescrizione delle operazioni che si devono effettuare per misurare il concetto. La definizione operativa consente di fissare i concetti in modo che chi ne parla sappia di che cosa parla e ne parli allo stesso modo di ogni altro osservatore. Se non vi è definizione operativa dei concetti, essi sono indefinibili e sono fonte di impaccio nella pratica ed errori gravissimi nella ricerca.

Il terzo elemento che caratterizza il metodo scientifico è la sua verificabilità. Ciò significa che le asserzioni della scienza e le teorie devono poter essere controllate direttamente o indirettamente attraverso le loro conseguenze. Questo punto è anche la quarta fase del ragionamento sperimentale. E' da ricordare che nessuna asserzione è verificabile in senso assoluto e la verificabilità è limitata ad un certo contesto teorico accettato. (Es: in medicina la verifica sperimentale per accertare una tubercolosi polmonare è nella ricerca e dimostrazione di bacilli acido-alcool resistenti nell'escreato. Le due asserzioni valide sono: tutti i bacilli sopra sono bacilli di Koch e tutti i bacilli di K presenti nel tessuto polmonare sono patogeni. Se qualcuno però volesse porre in discussione una delle leggi la verifica non sarebbe più tale e bisognerebbe cercarne una migliore). Popper suggerisce la seguente domanda sulle teorie: puoi descrivere una qualsiasi osservazione possibile che effettivamente compiuta confuterebbe la tua teoria? Se non lo puoi, la tua teoria non ha il carattere di teoria empirica. Secondo Popper le teorie metodologicamente migliori sono le teorie più confutabili. Ma Antiseri dice: una teoria deve essere falsificabile di principio e non falsificata di fatto benchè con tutti i mezzi abbiamo cercato di farla crollare. Simpson GG sostiene che più le osservazioni falliscono nel confutare un'ipotesi, più aumenta la nostra sicurezza nella validità dell'ipotesi. In definitiva, l'infermiere che assiste il proprio paziente quando ha individuato il problema e la diagnosi e decide quali azioni compiere per il soddisfacimento del bisogno, le compie e valuta che esse non sono state utili per aiutare il paziente a risolvere il problema, allora deve cercare l'errore nelle proprie teorie utilizzate al fine di avvicinarsi alla verità e cioè di trovare il trattamento efficace per il paziente. Il principio di falsificabilità si connette con il dubbio scientifico. Nella pratica bisogna sempre avere il preconcetto che tutto ciò che si afferma e che par vero può essere falso (ci si deve chiedere: perché io devo credere a questo?). Nell'assistenza infermieristica è necessario rendere controllabili le teorie (controllabilità intersoggettiva), anche mediante le misurazioni quantitative dei propri fenomeni. Sul piano teorico può sembrare tutto chiaro, ma sul piano pratico clinico si impiega un linguaggio quasi esclusivamente descrittivo e povero di termini quantitativi.

Forme del Ragionamento Scientifico

Nel metodo sperimentale si ricorre al ragionamento induttivo e a quello deduttivo. L'induzione è un tipo di inferenza o ragionamento nel quale si passa da proposizioni particolari ad una proposizione universale (F. Bacone), è un ragionamento che consente di compiere un'estensione ad una classe di casi di qualche cosa osservato come vero in singoli casi della stessa classe. Di fronte ad una classe di soggetti così numerosa da non poter essere conosciuta analiticamente, cioè per enumerazione completa, si indaga un numero limitato degli oggetti appartenenti alla classe e si generalizzano poi le osservazioni a tutti gli appartenenti alla classe. La deduzione è un ragionamento nel quale si afferma la connessione fra due termini in virtù di un terzo termine che si definisce come termine medio. In pratica essa congiunge due proposizioni iniziali, premesse, con una terza chiamata conclusione. Si va cioè dall'universale al particolare. E' la struttura logica intrinseca che rende valida la deduzione. Sillogismi categorici e pseudosillogismi. Bisogna, però, porre attenzioneperché partendo da premesse vere si può giungere sia a conclusioni vere che a conclusioni false sul piano logico.

Ragionamento nella Pratica Infermieristica

Nella pratica infermieristica il ragionamento clinico che possiamo fare è:

  1. L'atto della diagnosi infermieristica: se induttiva si sgombra il campo da preconcetti e si osserva attentamente il malato, rileva parametri, fa esame strumentale, e si ottengono le prove dei fatti raccolti e si classificano i dati secondo i canoni dell'induzione.

.

  1. L'altro infermiere, deduttivamente, osserva il suo malato con un'idea in mente che lo guida verso nuove osservazioni che gli diranno se le ipotesi provvisorie che egli continuamente forma sono accettabili o no. Mano a mano prende forma un'ipotesi che da diritto alla formulazione di una ragionevole base di cura o di ulteriori indagini. Sono corretti entrambi i procedimenti metodologici: dapprima raccogliere dati numerosi e di vario genere e quindi indurre; oppure compiere subito ipotesi diagnostiche e dedurre alcune conseguenze, quindi effettuare solo quegli accertamenti che costituiscono i controlli per le proprie congetture. Il metodo clinico è porre in stato d'assedio mediante severi controlli le ipotesi diagnostiche. Per l'infermiere nella clinica la verità da raggiungere è l'inquadramento infermieristico del proprio paziente (cioè egli non si pone il problema delle cause della diagnosi). L'oggettività è garantita dalle regole dell'osservazione e dalle teorie fisiopatologiche che spiegano gli eventi clinici e che sono state già sottoposte a ricerca. In definitiva si fa un percorso di progressiva eliminazione delle ipotesi sbagliate; fra le diverse diagnosi o ipotesi si prende quella più probabile. Alternare congetture e confutazioni fino a giungere ad una conclusione finale. I procedimenti diagnostici sono standardizzati e pertanto controllabili; i procedimenti terapeutici sono sperimentali in quanto il sanitario è sperimentatore che interviene sulla fisiopatologia modificandola.

Decision Making in Nursing Practice

Acquisire una migliore comprensione dei propri processi decisionali comporta importanti vantaggi per gli infermieri e per le organizzazioni che li impiegano. L'efficacia clinica sarà migliorata se gli infermieri potranno consolidare gli elementi che portano correttamente ai risultati previsti e rivalutare quelli che non lo fanno. Una maggiore conoscenza di sé in questo senso consentirà agli infermieri di fornire spiegazioni migliori ai pazienti, facilitando così le aspirazioni professionali e di politica sanitaria ed ottenere la collaborazione del paziente nelle decisioni di cura. A livello organizzativo, una migliore comprensione dei processi decisionali garantirà una maggiore protezione contro le controversie e sosterrà la gestione della qualità, migliorando la capacità dei dirigenti di attuare la governance clinica. Una maggiore trasparenza nel processo decisionale aiuterà anche il lavoro multidisciplinare. Lunga storia di ricerche sulla psicologia del pensiero e del ragionamento ha dato luogo a un insieme di teorie decisionali cliniche diverse e a una terminologia confusa. Il pericolo è che ogni disciplina clinica consideri i propri processi decisionali in modo isolato senza attingere alla ricerca generale. Le singole discipline tendono a pensare che il loro approccio decisionale sia unico: un'idea difficile da smontare a causa della difficoltà di confrontare le teorie. Alcuni autori sostengono che lo scopo delle valutazioni infermieristiche è "formare una valutazione o un giudizio su una condizione, non una diagnosi di un problema", quest'ultima presumibilmente di competenza dei medici. Altri autori ritengono che la distinzione tra tipi di decisione "sollevi la questione se la componente cognitiva della valutazione possa includere strategie cognitive diverse da quelle coinvolte nella diagnosi". In altre parole, ai processi decisionali degli infermieri viene dato un nome diverso da quello dei medici, con l'ipotesi che siano di natura altrettanto diversa. Tali convinzioni rappresentano potenziali barriere al cambiamento in ambienti di servizi sanitari sempre più caratterizzati da fluidità nei confini dei ruoli professionali e in cui il mandato degli infermieri in particolare si sta espandendo.

. Nell'organizzazione servono iniziative di multiskilling e progetti professionali che creino una crescente diversità tra sanitari specializzati e avanzati (United Kingdom Central Council for Nursing, Midwifery and Health Visiting,) e il riconoscimento di attività manageriali, mediche e terapeutiche come componenti associate al lavoro degli infermieri; serve ampliare i ruoli con conoscenze e competenze e riesaminare le

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