Castelli e strutture castellate: evoluzione delle fortificazioni

Documento su Castelli e Strutture Castellate. Il Pdf esplora l'evoluzione delle fortificazioni, dai castelli medievali alle moderne strutture difensive e alla Linea Cadorna, con un glossario di termini tecnici. Questo Pdf di Storia per l'Università è utile per comprendere le tecniche costruttive e le motivazioni dietro i cambiamenti nelle fortificazioni nel corso dei secoli.

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Castelli e strutture castellate
Un castello è un tipo di struttura fortificata, cinta di mura con torri, eretta soprattutto
in età medievale per dimora e difesa dei nobili proprietari di terre e dei signori
feudali, oltre che da ordini religiosi cavallereschi. Solitamente per castello si indica
una residenza fortificata privata, di un signore o di un nobile. Ciò la distingue da un
palazzo, che non è fortificato; da una fortezza, che non sempre era residenza di
reali o nobili; da un maniero, perché, pur essendo sovente dotato di piccole mura o
cancelli, non è adeguatamente fortificato; e infine da un insediamento fortificato, il
cui scopo primario era quello di difendere un'ampia cerchia di popolazione e non
esclusivamente aristocratica, malgrado vi siano molte somiglianze tra questi tipi di
costruzione. Durante i circa novecento anni in cui sono stati regolarmente costruiti i
castelli hanno assunto un gran numero di forme con molte caratteristiche diverse,
anche se alcuni aspetti, come cortine, feritoie, e punti di ingresso limitati e rinforzati,
erano pressoché imprescindibili.
La fortificazione alla moderna
La fortificazione alla moderna (o fortificazione all'italiana) è un tipo di fortificazione
elaborato a partire dal XV secolo in Italia, per ovviare al problema posto dallo
sviluppo dell'artiglieria, evidenziato dalle guerre d'Italia e da quelle contro gli
Ottomani.
Lo sviluppo delle nuove tecniche, che modificava radicalmente il rapporto fra città e
contado, influenzò per secoli l'urbanistica e fornì nuovi stimoli ad architetti ed
ingegneri. Lo svolgimento delle azioni militari subì un cambiamento altrettanto
drastico. Il complesso delle nuove tecniche di fortificazioni fu oggetto di un'ampia
trattatistica, soprattutto italiana, e si diffuse in tutta l'Europa e nel Mediterraneo. Nella
seconda fase di evoluzione ebbero invece un ruolo preminente i paesi del Nord
Europa, sulla spinta delle guerre di religione e della Guerra dei Trent'anni.
Nella seconda metà del XIX secolo le vecchie tecniche di fortificazione, rimaste
quasi invariate dal Rinascimento, entrarono in crisi a causa della rapida evoluzione
dell'artiglieria che, con l'adozione delle canne rigate e dei proiettili ogivali
perforanti, aumentò la gittata e la capacità distruttiva della sua azione.
La maggiore gittata e l'utilizzo sempre più diffuso dei proiettili shrapnel, in grado di
sparare centinaia di letali sferette di tutte le direzioni, micidiali per i pezzi in barbetta
allo scoperto, vennero controbattute in un primo momento dalla costruzione di forti
casamattati a pianta poligonale in muratura e con volte ricoperte in terra.
Anche queste soluzioni furono rapidamente superate dallo sviluppo del proiettile
perforante che era in grado di sfruttare una traiettoria curva e la conseguente
energia cinetica di caduta, per trapassare le volte rinforzate in terra, esplodendo
all'interno grazie all'adozione di una spoletta ritardata. Le artiglierie rigate
aumentarono anche la precisione del tiro teso che, associato alla maggiore potenza
di nuovi esplosivi come il fulmicotone, rese qualunque fortificazione in pietra e
terra incapace di resistere alla capacità dirompente dei nuovi proietti. Si
dovettero quindi rinforzare le strutture e proteggere le artiglierie, ormai non più
impiegabili all'aperto.
Le volte in terra furono sostituite da coperture in conglomerato cementizio, composto
da pietrisco, sabbia, acqua e cemento, mentre i cannoni vennero protetti da scudi
blindati che ridussero le aperture delle cannoniere, rinforzando la struttura dell'intera
casamatta. (Per esempio la batteria a sfera di Vinadio o il Forte di Fenils in valle
Susa). Queste prime opere avevano però alcuni difetti riconducibili al perdurare di
muratore in pietra, che indebolivano il complesso fortificato, e al ridotto campo di tiro;
questi difetti rendevano poco giustificabile la spesa sempre molto elevata per questo
tipo di installazioni.
Per aumentare la capacità di azione dei forti e migliorarne il defilamento si decise di
installare le artiglierie in pozzi protetti da cupole corazzate rotanti, fisse o a
scomparsa, dalle quali fuoriuscivano solamente le volate dei pezzi. Queste
installazioni vennero inizialmente collocate isolate in forti tradizionali (ad esempio il
Bramafam di Bardonecchia o il Forte Combe a Susa), mentre all'inizio del Novecento
si cominciarono a costruire apposite batterie corazzate costituite da grandi strutture
in calcestruzzo che potevano ospitare da quattro a otto pezzi sulla parte sommitale,
concentrando la potenza di fuoco di più cannoni in un'unica opera. Questi massicci
blocchi, protetti da spesse volte in calcestruzzo, si sviluppavano su più livelli
ospitando al loro interno le riservette ed i locali per i serventi ai pezzi e per i vari
servizi, adattandosi al terreno con una immersione minima dal suolo sui lati esposti
alle offese avversarie.
Con il deteriorarsi dei rapporti con l'Austria e l’Ungheria all'inizio del Novecento, lo
sforzo fortificatorio italiano si concentrò alla frontiera orientale, dove decine di opere
vennero iniziate soprattutto per neutralizzare il saliente Trentino, che si incuneava
pericolosamente tra Lombardia e Veneto. Quattro moderne batterie corazzate furono
comunque costruite anche sul confine occidentale per sbarrare la valle di Susa, fra
questi il forte dello Chaberton, del Pramand, del Paradiso (poi demolito) e la Courte
al Moncenisio. Queste moderne installazioni potevano essere integrate da
osservatori in cupola corazzata e mitragliatrice e cannoni a tiro rapido in torrette
girevoli a scomparsa. Le artiglierie principali erano rappresentate dai pezzi da 149
mm che rimpiazzarono progressivamente le vecchie bocche da fuoco da 120 mm.
Verso la fine dell'Ottocento in Francia si iniziò a utilizzare il cemento armato al posto
del calcestruzzo, ma l'impiego di quest'ultimo rimase preminente e la maggior parte
dei nuovi forti venne edificata con questo materiale.

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Anteprima

Castelli e Strutture Castellate

Un castello è un tipo di struttura fortificata, cinta di mura con torri, eretta soprattutto in età medievale per dimora e difesa dei nobili proprietari di terre e dei signori feudali, oltre che da ordini religiosi cavallereschi. Solitamente per castello si indica una residenza fortificata privata, di un signore o di un nobile. Ciò la distingue da un palazzo, che non è fortificato; da una fortezza, che non sempre era residenza di reali o nobili; da un maniero, perché, pur essendo sovente dotato di piccole mura o cancelli, non è adeguatamente fortificato; e infine da un insediamento fortificato, il cui scopo primario era quello di difendere un'ampia cerchia di popolazione e non esclusivamente aristocratica, malgrado vi siano molte somiglianze tra questi tipi di costruzione. Durante i circa novecento anni in cui sono stati regolarmente costruiti i castelli hanno assunto un gran numero di forme con molte caratteristiche diverse, anche se alcuni aspetti, come cortine, feritoie, e punti di ingresso limitati e rinforzati, erano pressoché imprescindibili.

La Fortificazione Moderna

La fortificazione alla moderna (o fortificazione all'italiana) è un tipo di fortificazione elaborato a partire dal XV secolo in Italia, per ovviare al problema posto dallo sviluppo dell'artiglieria, evidenziato dalle guerre d'Italia e da quelle contro gli Ottomani.

Lo sviluppo delle nuove tecniche, che modificava radicalmente il rapporto fra città e contado, influenzò per secoli l'urbanistica e fornì nuovi stimoli ad architetti ed ingegneri. Lo svolgimento delle azioni militari subì un cambiamento altrettanto drastico. Il complesso delle nuove tecniche di fortificazioni fu oggetto di un'ampia trattatistica, soprattutto italiana, e si diffuse in tutta l'Europa e nel Mediterraneo. Nella seconda fase di evoluzione ebbero invece un ruolo preminente i paesi del Nord Europa, sulla spinta delle guerre di religione e della Guerra dei Trent'anni.

Crisi delle Tecniche di Fortificazione nel XIX Secolo

Nella seconda metà del XIX secolo le vecchie tecniche di fortificazione, rimaste quasi invariate dal Rinascimento, entrarono in crisi a causa della rapida evoluzione dell'artiglieria che, con l'adozione delle canne rigate e dei proiettili ogivali perforanti, aumentò la gittata e la capacità distruttiva della sua azione.

La maggiore gittata e l'utilizzo sempre più diffuso dei proiettili shrapnel, in grado di sparare centinaia di letali sferette di tutte le direzioni, micidiali per i pezzi in barbetta allo scoperto, vennero controbattute in un primo momento dalla costruzione di forti casamattati a pianta poligonale in muratura e con volte ricoperte in terra.Anche queste soluzioni furono rapidamente superate dallo sviluppo del proiettile perforante che era in grado di sfruttare una traiettoria curva e la conseguente energia cinetica di caduta, per trapassare le volte rinforzate in terra, esplodendo all'interno grazie all'adozione di una spoletta ritardata. Le artiglierie rigate aumentarono anche la precisione del tiro teso che, associato alla maggiore potenza di nuovi esplosivi come il fulmicotone, rese qualunque fortificazione in pietra e terra incapace di resistere alla capacità dirompente dei nuovi proietti. Si dovettero quindi rinforzare le strutture e proteggere le artiglierie, ormai non più impiegabili all'aperto.

Evoluzione delle Coperture e Protezioni

Le volte in terra furono sostituite da coperture in conglomerato cementizio, composto da pietrisco, sabbia, acqua e cemento, mentre i cannoni vennero protetti da scudi blindati che ridussero le aperture delle cannoniere, rinforzando la struttura dell'intera casamatta. (Per esempio la batteria a sfera di Vinadio o il Forte di Fenils in valle Susa). Queste prime opere avevano però alcuni difetti riconducibili al perdurare di muratore in pietra, che indebolivano il complesso fortificato, e al ridotto campo di tiro; questi difetti rendevano poco giustificabile la spesa sempre molto elevata per questo tipo di installazioni.

Installazioni Artiglierie e Potenza di Fuoco

Per aumentare la capacità di azione dei forti e migliorarne il defilamento si decise di installare le artiglierie in pozzi protetti da cupole corazzate rotanti, fisse o a scomparsa, dalle quali fuoriuscivano solamente le volate dei pezzi. Queste installazioni vennero inizialmente collocate isolate in forti tradizionali (ad esempio il Bramafam di Bardonecchia o il Forte Combe a Susa), mentre all'inizio del Novecento si cominciarono a costruire apposite batterie corazzate costituite da grandi strutture in calcestruzzo che potevano ospitare da quattro a otto pezzi sulla parte sommitale, concentrando la potenza di fuoco di più cannoni in un'unica opera. Questi massicci blocchi, protetti da spesse volte in calcestruzzo, si sviluppavano su più livelli ospitando al loro interno le riservette ed i locali per i serventi ai pezzi e per i vari servizi, adattandosi al terreno con una immersione minima dal suolo sui lati esposti alle offese avversarie.

Sforzo Fortificatorio Italiano e Confine Orientale

Con il deteriorarsi dei rapporti con l'Austria e l'Ungheria all'inizio del Novecento, lo sforzo fortificatorio italiano si concentrò alla frontiera orientale, dove decine di opere vennero iniziate soprattutto per neutralizzare il saliente Trentino, che si incuneava pericolosamente tra Lombardia e Veneto. Quattro moderne batterie corazzate furono comunque costruite anche sul confine occidentale per sbarrare la valle di Susa, fra questi il forte dello Chaberton, del Pramand, del Paradiso (poi demolito) e la Courte al Moncenisio. Queste moderne installazioni potevano essere integrate da osservatori in cupola corazzata e mitragliatrice e cannoni a tiro rapido in torrette girevoli a scomparsa. Le artiglierie principali erano rappresentate dai pezzi da 149 mm che rimpiazzarono progressivamente le vecchie bocche da fuoco da 120 mm.

Uso del Cemento Armato in Francia

Verso la fine dell'Ottocento in Francia si iniziò a utilizzare il cemento armato al posto del calcestruzzo, ma l'impiego di quest'ultimo rimase preminente e la maggior parte dei nuovi forti venne edificata con questo materiale.DALLA PRIMA GUERRA MONDIALE AGLI ANNI '30

Impatto della Prima Guerra Mondiale sulle Fortificazioni

Durante la Prima Guerra Mondiale la maggior parte delle opere fortificate fu messa a dura prova delle nuove artiglierie di grande potenza, da 280 a 420 mm, sviluppate da tutte le nazioni. Le grandi masse in calcestruzzo, rigide e non rinforzate da armature in ferro, si disgregavano sotto i colpi dei giganteschi proietti pesanti centinaia di chili, fratturandosi in grossi blocchi che collassavano nei fossati. Fra questi si ricorda la distruzione e la resa dei forti di Liegi (battaglia di Liegi, agosto 1914, con il "battesimo" della Grande Berta). Le cupole, soltanto appoggiate sui cuscinetti a sfera, pur pesando decine di tonnellate uscivano frequentemente della loro sede sotto le impressionanti scosse dovute ed esplosioni così ravvicinate che parevano un interminabile terremoto. Nelle opere italiane il limitato interasse tra le cupole poteva portare alla neutralizzazione di due pezzi se un solo colpo fosse caduto da essi, mentre lo spessore delle corazze era spesso inadeguato alla potenza delle nuove artiglierie.

Scelte Economiche e Armamenti Italiani

Nelle batterie corazzate italiane venne inoltre privilegiato per ragioni economiche l'utilizzo di pezzi a tiro teso, tralasciando l'installazione di obici che, con il loro tiro curvo, sarebbero stati più efficaci in zone di montagna e avrebbero comunque assicurato una migliore difesa ravvicinata. L'errore non venne più ripetuto nelle batterie in Caverna del Vallo Alpino, dove furono utilizzati cannoni diversi secondo le necessità specifiche ed in molti casi la scelta cadde sugli obici Skoda da 100 mm.

Nuove Strutture Difensive Campali

Il limite delle fortificazioni in calcestruzzo, emersi già durante le fasi iniziali del primo conflitto mondiale, costrinsero i contendenti ad affidarsi a nuove strutture difensive campali, basate su estesissimi sistemi trincerati che si appoggiavano a punti forti naturali, come alture e profondi valloni, o artificiali come rovine di centri abitati e di ex fortificazioni che, seppur disarmati, risultarono ottimi come ricoveri per le truppe e difficilmente espugnabili una volta integrati nelle complesse linee difensive basate sui trinceramenti e protette da estesi campi ricoperti di filo spinato (vedi slide del Colle della Bandia). Sulle Alpi tutte le montagne anche a quote elevate vennero presidiate e fortificate con posizioni spesso ricavate nella roccia, dotati di ricoveri per uomini e materiali e di estesi cunicoli, talvolta vere e proprie strade, che permettevano le truppe di spostarsi al riparo dalle offese avversarie per raggiungere la prima linea relativamente al sicuro.

Esperienze e Strategie Post-Guerra

Nelle impervie parecchi verticali si aprivano strette feritoie per cannoni e mitragliatrici in grado di battere le creste in mano al nemico e le valli normalmente terra di nessuno. le esperienze maturate durante la prima guerra mondiale suggerirono alle potenze vincitrici che la difesa basata sui capisaldi e fortificati potesse essere la strategia vincente che avrebbe dominato i conflitti del futuro, tralasciando consapevolmente i successi di fine guerra dovuti una nuova arma offensiva, il carro armato. Questo, quando impiegato in modo corretto, aveva dimostrato di poter essere decisivo e il suo utilizzo caratterizzerà la seconda guerra mondiale e tutta la moderna guerra terrestre.La fortificazione contemporanea

La Linea Maginot

La Francia, provata da centinaia di migliaia di morti e ben impressionata dalla Resistenza offerta da alcune opere fortificate a Verdun, uscì dalla guerra convinta che in caso di nuovo conflitto le necessità impellenti sarebbero state quelle di risparmiare il maggior numero di vite umani, impedendo ad ogni costo al nemico all'invasione del territorio. Alla fine degli anni venti, sotto la guida del ministro Andrè Maginot, si iniziò la costruzione di una complessa linea fortificata costituita da grandi centri sotterranei dotati di numerosi e massicci blocchi di fuoco in cemento armato, collegati alle infrastrutture sotterranee (caserme, magazzini, centri di comando) tramite pozzi verticali dotati di ascensori e montacarichi. I centri maggiori possedevano chilometri di gallerie sottoterra, percorsi da piccoli convogli ferroviari elettrici per spostare rapidamente uomini e mezzi. Le grandi opere possedevano centrali elettriche in grado di illuminare piccole città e un complesso sistema di filtraggio e ricircolo dell'aria, capace di mantenere tutti i locali in surpressione e impedendo così l'ingresso ai gas venefici.

Struttura e Protezione della Linea Maginot

Tra queste opere grandi, dotate di decine di blocchi per artiglierie e fanteria, e medie con quattro fino a otto blocchi, distanti tra loro anche decine di chilometri, era disposto una linea continua di casematte, ovvero piccoli centri e ricoveri protetti per la fanteria di appoggio, che coprivano gli intervalli e davano profondità all'intero sistema. La protezione avanzata di ogni opera era affidata ad aree di territorio minate e ricoperte di filo spinato, rinforzate da distese di rotaie anticarro infisse verticalmente nel terreno. La linea seppur incompleta correva dalla Svizzera al Belgio e copriva le principali valli alpine, spingendosi fino al Mediterraneo.

Fortificazioni Italiane e Vallo Alpino

Anche l'Italia, anticipando di qualche anno la Francia, aveva iniziato a fortificare le sue frontiere, partendo dall'esperienza della prima guerra mondiale, portando al progressivo incavernamento delle armi automatiche dei cannoni. La massima espressione di questa tendenza si era avuta con la splendida resistenza delle truppe italiane sul Monte Grappa, che had potuto compiersi anche grazie all'appoggio della "Galleria Cadorna", un grande centro sotterraneo, scavato sotto la cima della montagna e armato con decine di postazioni per mitragliatrici e cannoni collegati tra loro da un dedalo di gallerie e cunicoli. Questa struttura, vera antesignana dei grandi centri in caverna del Vallo Alpino, sarà di esempio (assieme alla linea Cadorna costruita lungo il confine svizzero durante il primo conflitto mondiale) per le prime realizzazioni degli anni venti, piccole postazioni in caverna posizionate in val Roya e in Valle Stura.

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