Le Nuove Guerre di Mary Kaldor: evoluzione e implicazioni della guerra

Documento universitario sulla teoria delle "Nuove Guerre" di Mary Kaldor. Il Pdf, utile per lo studio della Storia, analizza l'evoluzione del concetto di guerra, dalle teorie di Clausewitz alle dinamiche contemporanee, con un focus sull'approccio cosmopolitico e la ricostruzione della legittimità.

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“LE NUOVE GUERRE” DI MARY KALDOR
La guerra è un'attività sociale. Essa comporta la mobilitazione e l’organizzazione di uomini
allo scopo di infliggere una violenza fisica. Comporta anche la regolazione di alcuni tipi di
relazioni sociali. E ha una sua peculiare logica interna. Clausewitz ha sostenuto che la
guerra non può essere ridotta ad arte a scienza. Ogni società ha una sua
caratteristica forma di guerra. Quella che noi tendiamo a concepire come guerra è in effetti
un fenomeno specifico che ha preso forma in Europa tra il quindicesimo e il diciottesimo
secolo. Si tratta di un fenomeno intimamente legato all'evoluzione dello stato moderno.
La guerra e l'emergere dello stato moderno
Clausewitz definiva la guerra come “un atto di forza che ha per scopo di costringere
l'avversario a seguire la nostra volontà”. Questa definizione presuppone che sia noi che il
nostro avversario siamo stati, e che sai possibile definire chiaramente la volontà di uno
stato. Per Clausewitz, dunque, la guerra è guerra tra stati per un fine politico definito.
In realtà, l'idea che la guerra sia un'attività dello stato si è affermata stabilmente solo alla fine
del diciottesimo secolo. L'unico precedente di questa idea può essere ritrovato nell'antica
Roma, ma si tratta anche in questo caso di un precedente parziale, dal momento che lo
stato cioè Roma combatteva contro barbari che non avevano alcuna nozione della
separazione tra stato e società. Secondo Van Creveld, neanche le guerre tra le città-stato
dell'antica Grecia erano guerre tra stati, perché non c'era in esse nessuna chiara distinzione
tra lo stato e i cittadini.
Nelle prime fasi della formazione dello stato europeo, i monarchi davano vita a eserciti che
erano coalizioni di baroni feudali.󳆫A poco a poco, essi usarono tuttavia il loro crescente
potere economico per costruire eserciti mercenari che assicuravano un certo grado di
indipendenza dai baroni, consolidando in tal modo i confini territoriali e il potere centrale. Ma
gli eserciti mercenari si rivelarono poco sicuri.󳆫Il nuovo tipo di organizzazione militare
esemplifica il crescente assetto amministrativo caratteristico della società moderna. Il
soldato divenne la gente di quella che Max Weber ha definito l'autorità razionale-legale:
l'istituzione di eserciti permanenti sotto il controllo dello Stato era parte integrante del
processo, essenziale per lo stato moderno, che conduceva il monopolio della violenza
legittima. L'interesse dello Stato dipende la giustificazione legittima della guerra.󳆫Una volta
che l'interesse dello Stato divenne la principale fonte di legittimazione della guerra, la
rivendicazione di giuste cause da parte di attori non statali non poté più essere sostenuta
con l'ausilio di mezzi violenti. Nello stesso spirito, si svilupparono regole concernenti la
legittimità della guerra, che dovevano essere più tardi codificate nelle leggi di guerra.󳆫Per
poter finanziare eserciti permanenti, occorreva regolarizzare l'amministrazione, la fiscalità e
il sistema del credito. Per tutto il diciottesimo secolo, le spese militari incisero per circa tre
quarti sui bilanci della maggior parte degli Stati europei. Occorreva intraprendere una riforma
amministrativa per migliorare la capacità di riscossione delle tasse, ma anche limitare la
corruzione per prevenire ammanchi. Bisognava istituire uffici e ministeri della guerra per
organizzare migliorare l'efficienza delle spese.
Mentre si affermava che l'interesse nazionale dello Stato era il vero scopo della guerra,
cause più emotive sono sempre state necessarie per rendere gli uomini fedeli e per
convincerli a rischiare le loro vite.󳆫La guerra divenne un evento discreto, una deviazione in
quella che appariva una progressiva evoluzione verso la società civile. Divenne così
possibile concepire l'idea di una pace perpetua.
Clausewitz e le guerre del diciannovesimo secolo
La tesi centrale di “Della guerra”, di Clausewitz, è che la guerra tende verso gli estremi. Essa
si compone di 3 livelli: il livello dello stato dei capi politici, il livello dell'esercito o dei generali,
e il livello del popolo. Grosso modo, questi 3 livelli operano rispettivamente sulla base della
ragione, della probabilità e della strategia, e delle emozioni.
Guerra assoluta la logica della guerra assoluta viene espressa da Clausewitz nei termini
di 3 azioni reciproche. A livello politico, Lo stato incontra sempre delle resistenze nel
perseguimento dei suoi obiettivi, ed è dunque costretto ad aumentare la sua pressione. A
livello militare, occorre disarmare l'avversario per raggiungere l'obiettivo politico, pena il
pericolo di un contrattacco. Infine, la forza della volontà dipende dai sentimenti dalle
inclinazioni popolari, e la guerra scatena passioni ostilità che possono diventare
incontrollabili. Per Clausewitz, La guerra è un'attività razionale, anche se mobilità al suo
servizio emozioni e sentimenti. La guerra reale differisce dalla guerra astratta per due
ragioni principali, una politica e l'altra militare. In primo luogo, è possibile che l'obiettivo
politico sia limitato o che il sostegno popolare sia insufficiente. In secondo luogo, la guerra è
sempre caratterizzata da quello che Clausewitz chiama “attrito”: Problemi logistici, scarsità di
informazione, condizioni climatiche incerte, in disciplina, terreno difficile, organizzazione
inadeguata e così via. Ciascuno di questi fattori rallenta la guerra e la rende diversa nella
realtà rispetto ai piani sulla carta.
La teoria del logoramento sostiene che si vince consumando il nemico ed imponendogli una
più alta percentuale di perdite o percentuale di logoramento. E se di solito associata a
strategie difensive e ad alte concentrazioni di forze. La teoria della manovra è basata
viceversa sulla sorpresa e sulla procreazione. In questo caso, la mobilità e la dispersione
sono essenziali per creare incertezza e per agire con rapidità. Queste due teorie sono
necessariamente complementari.󳆫La conclusione più rilevante della guerra riguarda
l'importanza della forza preponderante e della prontezza nell'usarla. Nel 700 le guerre erano
combattute perlopiù con prudenza e in modo da preservare le forze professionali. Per
Clausewitz, invece, la battaglia era l'unica vera attività della guerra.
Diversi sviluppi nel corso del diciannovesimo secolo resero la concezione della guerra di
Clausewitz più vicina alla realtà. Uno di questi fu l'enorme progresso della tecnologia
industriale, che comincio a trovare applicazioni in ambito militare.󳆫Un secondo elemento fu la
crescente importanza delle alleanze. Se la forza preponderante era ciò che realmente
contava in guerra, essa poteva essere incrementata grazie all'alleanza.󳆫Infine, un terzo
elemento importante fu la codificazione delle leggi di guerra che prese avvio alla metà del
secolo con la dichiarazione di Parigi, la quale regolamentava il commercio marittimo in
tempo di guerra.󳆫Anche se non erano sempre seguite, queste regole contribuirono in modo
essenziale a definire che cos'è che costituisce una guerra legittima e a stabilire i confini
entro i quali era possibile usare la forza.
Le guerre totali del ventesimo secolo
La guerra della prima metà del ventesimo secolo sono state guerre totali, che hanno
comportato una vasta mobilitazione delle energie nazionali sia per combattere, sia per
sostenere il combattimento attraverso la produzione di armi e beni necessari.󳆫Le guerre totali
del nostro secolo anticipano alcune delle caratteristiche delle nuove guerre. In una guerra
totale, la sfera pubblica tende ad incorporare l'intera società, eliminando ogni distinzione tra
pubblico e privato, e di conseguenza la distinzione tra militare e civile, tra combattenti e non
combattenti. Nella prima guerra mondiale, gli obiettivi economici erano considerati obiettivi
militari legittimi. Nella seconda, lo sterminio degli ebrei fece che il termine genocidio

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Introduzione alla Guerra e allo Stato Moderno

"LE NUOVE GUERRE" DI MARY KALDOR
La guerra è un'attività sociale. Essa comporta la mobilitazione e l'organizzazione di uomini
allo scopo di infliggere una violenza fisica. Comporta anche la regolazione di alcuni tipi di
relazioni sociali. E ha una sua peculiare logica interna. Clausewitz ha sostenuto che la
guerra non può essere ridotta né ad arte né a scienza. Ogni società ha una sua
caratteristica forma di guerra. Quella che noi tendiamo a concepire come guerra è in effetti
un fenomeno specifico che ha preso forma in Europa tra il quindicesimo e il diciottesimo
secolo. Si tratta di un fenomeno intimamente legato all'evoluzione dello stato moderno.

La Guerra e l'Emergere dello Stato Moderno

La guerra e l'emergere dello stato moderno
Clausewitz definiva la guerra come "un atto di forza che ha per scopo di costringere
l'avversario a seguire la nostra volontà". Questa definizione presuppone che sia noi che il
nostro avversario siamo stati, e che sai possibile definire chiaramente la volontà di uno
stato. Per Clausewitz, dunque, la guerra è guerra tra stati per un fine politico definito.
In realtà, l'idea che la guerra sia un'attività dello stato si è affermata stabilmente solo alla fine
del diciottesimo secolo. L'unico precedente di questa idea può essere ritrovato nell'antica
Roma, ma si tratta anche in questo caso di un precedente parziale, dal momento che lo
stato - cioè Roma - combatteva contro barbari che non avevano alcuna nozione della
separazione tra stato e società. Secondo Van Creveld, neanche le guerre tra le città-stato
dell'antica Grecia erano guerre tra stati, perché non c'era in esse nessuna chiara distinzione
tra lo stato e i cittadini.

Nelle prime fasi della formazione dello stato europeo, i monarchi davano vita a eserciti che
erano coalizioni di baroni feudali.A poco a poco, essi usarono tuttavia il loro crescente
potere economico per costruire eserciti mercenari che assicuravano un certo grado di
indipendenza dai baroni, consolidando in tal modo i confini territoriali e il potere centrale. Ma
gli eserciti mercenari si rivelarono poco sicuri.Il nuovo tipo di organizzazione militare
esemplifica il crescente assetto amministrativo caratteristico della società moderna. Il
soldato divenne la gente di quella che Max Weber ha definito l'autorità razionale-legale:
l'istituzione di eserciti permanenti sotto il controllo dello Stato era parte integrante del
processo, essenziale per lo stato moderno, che conduceva il monopolio della violenza
legittima. L'interesse dello Stato dipende la giustificazione legittima della guerra.Una volta
che l'interesse dello Stato divenne la principale fonte di legittimazione della guerra, la
rivendicazione di giuste cause da parte di attori non statali non poté più essere sostenuta
con l'ausilio di mezzi violenti. Nello stesso spirito, si svilupparono regole concernenti la
legittimità della guerra, che dovevano essere più tardi codificate nelle leggi di guerra.Per
poter finanziare eserciti permanenti, occorreva regolarizzare l'amministrazione, la fiscalità e
il sistema del credito. Per tutto il diciottesimo secolo, le spese militari incisero per circa tre
quarti sui bilanci della maggior parte degli Stati europei. Occorreva intraprendere una riforma
amministrativa per migliorare la capacità di riscossione delle tasse, ma anche limitare la
corruzione per prevenire ammanchi. Bisognava istituire uffici e ministeri della guerra per
organizzare migliorare l'efficienza delle spese.
Mentre si affermava che l'interesse nazionale dello Stato era il vero scopo della guerra,
cause più emotive sono sempre state necessarie per rendere gli uomini fedeli e per
convincerli a rischiare le loro vite.La guerra divenne un evento discreto, una deviazione in
quella che appariva una progressiva evoluzione verso la società civile. Divenne così
possibile concepire l'idea di una pace perpetua.Clausewitz e le guerre del diciannovesimo secolo

Clausewitz e le Guerre del XIX Secolo

La tesi centrale di "Della guerra", di Clausewitz, è che la guerra tende verso gli estremi. Essa
si compone di 3 livelli: il livello dello stato dei capi politici, il livello dell'esercito o dei generali,
e il livello del popolo. Grosso modo, questi 3 livelli operano rispettivamente sulla base della
ragione, della probabilità e della strategia, e delle emozioni.
Guerra assoluta - la logica della guerra assoluta viene espressa da Clausewitz nei termini
di 3 azioni reciproche. A livello politico, Lo stato incontra sempre delle resistenze nel
perseguimento dei suoi obiettivi, ed è dunque costretto ad aumentare la sua pressione. A
livello militare, occorre disarmare l'avversario per raggiungere l'obiettivo politico, pena il
pericolo di un contrattacco. Infine, la forza della volontà dipende dai sentimenti dalle
inclinazioni popolari, e la guerra scatena passioni ostilità che possono diventare
incontrollabili. Per Clausewitz, La guerra è un'attività razionale, anche se mobilità al suo
servizio emozioni e sentimenti. La guerra reale differisce dalla guerra astratta per due
ragioni principali, una politica e l'altra militare. In primo luogo, è possibile che l'obiettivo
politico sia limitato o che il sostegno popolare sia insufficiente. In secondo luogo, la guerra è
sempre caratterizzata da quello che Clausewitz chiama "attrito": Problemi logistici, scarsità di
informazione, condizioni climatiche incerte, in disciplina, terreno difficile, organizzazione
inadeguata e così via. Ciascuno di questi fattori rallenta la guerra e la rende diversa nella
realtà rispetto ai piani sulla carta.

La teoria del logoramento sostiene che si vince consumando il nemico ed imponendogli una
più alta percentuale di perdite o percentuale di logoramento. E se di solito associata a
strategie difensive e ad alte concentrazioni di forze. La teoria della manovra è basata
viceversa sulla sorpresa e sulla procreazione. In questo caso, la mobilità e la dispersione
sono essenziali per creare incertezza e per agire con rapidità. Queste due teorie sono
necessariamente complementari.La conclusione più rilevante della guerra riguarda
l'importanza della forza preponderante e della prontezza nell'usarla. Nel 700 le guerre erano
combattute perlopiù con prudenza e in modo da preservare le forze professionali. Per
Clausewitz, invece, la battaglia era l'unica vera attività della guerra.

Diversi sviluppi nel corso del diciannovesimo secolo resero la concezione della guerra di
Clausewitz più vicina alla realtà. Uno di questi fu l'enorme progresso della tecnologia
industriale, che comincio a trovare applicazioni in ambito militare.Un secondo elemento fu la
crescente importanza delle alleanze. Se la forza preponderante era ciò che realmente
contava in guerra, essa poteva essere incrementata grazie all'alleanza.Infine, un terzo
elemento importante fu la codificazione delle leggi di guerra che prese avvio alla metà del
secolo con la dichiarazione di Parigi, la quale regolamentava il commercio marittimo in
tempo di guerra.Anche se non erano sempre seguite, queste regole contribuirono in modo
essenziale a definire che cos'è che costituisce una guerra legittima e a stabilire i confini
entro i quali era possibile usare la forza.

Le Guerre Totali del XX Secolo

Le guerre della prima metà del ventesimo secolo sono state guerre totali, che hanno
comportato una vasta mobilitazione delle energie nazionali sia per combattere, sia per
sostenere il combattimento attraverso la produzione di armi e beni necessari.Le guerre totali
del nostro secolo anticipano alcune delle caratteristiche delle nuove guerre. In una guerra
totale, la sfera pubblica tende ad incorporare l'intera società, eliminando ogni distinzione tra
pubblico e privato, e di conseguenza la distinzione tra militare e civile, tra combattenti e non
combattenti. Nella prima guerra mondiale, gli obiettivi economici erano considerati obiettivi
militari legittimi. Nella seconda, lo sterminio degli ebrei fece sì che il termine genocidioentrasse nel lessico giuridico. Da parte alleata, il bombardamento indiscriminato di civili, che
produsse devastazioni di proporzioni simili al genocidio, fu giustificato come strumento per
distruggere il morale nemico: Come una necessità militare, voglio usare il linguaggio delle
leggi di guerra. In secondo luogo, nella misura in cui la guerra coinvolgeva un numero
crescente di persone, la sua giustificazione in termini di interesse dello Stato diventava
sempre più vuota. La guerra, come afferma Van creveld, è la dimostrazione che gli uomini
non sono egoisti. Nessun calcolo individuale di tipo utilitaristico qua giustificare il rischio
della morte. La ragione principale per cui gli eserciti mercenari erano così insoddisfacenti è
che l'incentivo economico e personale inadeguato a motivare alla guerra. Lo stesso dicasi
per l'interesse dello Stato. Gli uomini vanno in guerra per una varietà di ragioni individuali:
avventura, onore, paura, eccetera; ma la violenza legittima organizzata socialmente ha
bisogno di uno scopo comune in cui il singolo soldato possa credere e che egli condivida
con gli altri. Nella prima guerra mondiale, il patriottismo rappresentò una ragione
sufficientemente forte per chiedere un sacrificio. Ma l'esperienza terribile di quella guerra
produsse delusione e disperazione, non c'è un'attrazione per cause astratte e più forti. Per le
nazioni alleate, la seconda guerra mondiale fu letteralmente una guerra contro il male. E se
combatterono contro il fascismo il nome della democrazia o del socialismo. Per giustificare
la minaccia della distruzione di massa, la guerra fredda venne presentata come una lotta del
bene contro il male. Ma questa giustificazione
era ormai poco convincente o insufficiente ed è questa forse la spiegazione principale del
fallimento degli interventi militari del dopoguerra, in particolare dell'intervento americano in
Vietnam e di quello sovietico in Afghanistan. Le difficoltà incontrate da questi interventi di
contro Insurrezione sono state più volte analizzate, ma il punto centrale è che i soldati non si
sentivano più eroi. Vietnam e Afghanistan erano Paesi lontani, e non era poi così evidente di
chi fossero i torti e le ragioni. Negli Stati Uniti questa esperienza ha prodotto una profonda
riluttanza a rischiare vite americane, anche grazie alla forte influenza dell'opinione pubblica
sui leader politici. La conseguenza è stato lo sviluppo di strategie basate perlopiù sulla
potenza aerea, con cui è possibile usare la forza senza rischiare grandi perdite.
In terzo luogo, le tecniche della guerra moderna si sono sviluppate fino al punto da ridurre
fortemente la loro utilità.

Un Caso di Nuova Guerra: la Bosnia-Erzegovina

UN CASO DI NUOVA GUERRA: LA BOSNIA-ERZEGOVINA
La guerra in Bosnia Erzegovina è diventata il paradigma del nuovo tipo di guerra.

Obiettivi Politici della Guerra in Bosnia

Perché la guerra è stata combattuta: gli obiettivi politici
Tra le repubbliche della ex Jugoslavia, la Bosnia Erzegovina era la più variegata da un punto
di vista etnico. Circa un quarto delle persone viveva in matrimoni misti, e nelle aree urbane
era fiorente una cultura laica e pluralista. La principale differenza tra i gruppi etnici era la
religione. Nelle prime elezioni democratiche del novembre 1990, i partiti che affermavano di
rappresentare i diversi gruppi etnici raccolsero più del 70% dei voti e divennero maggioritari
nell'assemblea nazionale. L'obiettivo politico dei serbi bosniaci e dei croati bosniaci era la
pulizia etnica. Sia i serbi che i croati di Bosnia volevano istituire territori etnicamente
omogenei, che sarebbero eventualmente divenuti parti della Serbia e della Croazia, e
dividere l'area mista della Bosnia Erzegovina tra una parte serba ed una croata. Per
giustificare questi obiettivi, e si usarono il linguaggio dell'autodeterminazione, mutuato dalla
vecchia retorica comunista sulle guerre di liberazione nazionale nel terzo mondo. L'obiettivo
del governo bosniaco, controllato dai musulmani, era invece l'integrità territoriale della
Bosnia Erzegovina, dove i musulmani erano maggioranza e dovevano molto da perdere.

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