La politica pop online, i meme e le nuove sfide della comunicazione politica

Documento dall'Università degli Studi di Messina sulla politica pop online, i meme e le nuove sfide della comunicazione politica. Il Pdf esplora come i meme influenzano la partecipazione politica e il ruolo di leader, media e cittadini, con esempi di meme politici e la loro diffusione, utile per studenti universitari.

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Introduzione: Neocomunicazione Politica

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Verso una Neocomunicazione Politica

INTRODUZIONE- VERSO UNA NEOCOMUNICAZIONE POLITICA
I social media sono diventati l'ambiente privilegiato per la partecipazione politica nelle sue multiformi
espressioni, dal postare opinioni e giudizi, dal mettere un like a un post, al condividere una foto o una
vignetta, al rispondere a una sottoscrizione, a mobilitare amici e contatti per una manifestazione. In
questo libro cerchiamo di dimostrare come l'ironia politica che troviamo sulla rete e specialmente sui
social media riflette molti aspetti e saccheggia molti artefatti della cultura pop di cui è imbevuta
l'esperienza quotidiana dei cittadini.
Attraverso l'ironia che sollecita l'ilarità dei membri della comunità online e il coinvolgimento di tipo
emozionale, il messaggio acquisisce maggiori probabilità di raggiungere un'audience più vasta, la
"secondary audience", non direttamente interessata a un tema o a un politico, e di innescare nuovo
engagement.
Il prodotto per eccellenza di tale comunicazione al tempo insolente e divertente è il meme politico, cioè
un testo, un'immagine o un video combinati e alterati per dire qualcosa, esprimere un'opinione o
trasmettere un'informazione.
Nell'analisi la memetic politics che si manifesta in rete abbiamo osservato un meccanismo progressivo di
appropriazione e reframing dei temi presenti nell'agenda pubblica da parte degli attori sociali, che si
sviluppa attraverso il remix tra contenuti politici ed elementi della cultura pop all'interno dell'ecosistema
comunicativo ibrido.
Il libro è diviso in quattro capitoli.

  • Nel primo ricostruiamo a grandi linee le trasformazioni avvenute negli ultimi 25 anni e che hanno dato
    vita a un ecosistema ibrido della comunicazione politica. Le tre svolte che hanno segnato questa
    trasformazione le individuiamo nell'arco che va dalla metà degli anni '90 ad oggi:
  1. La televisione al potere, con Berlusconi.
  2. La nascita della rete e dell'auto-comunicazione di massa.
  3. L'irrompere del grillismo e dell'utopia della democrazia diretta.
  • Nel secondo capitolo approfondiamo il legame tra pratiche, culture digitali e cultura popolare. Cornice
    che è diventata "iper-memetica": tutti gli eventi dell'agenda pubblica scatenano una produzione
    inarrestabile di meme.
  • Il terzo capitolo mette a fuoco i meme e le loro caratteristiche, proprio per comprendere qual è il ruolo
    che giocano nella sfera pubblica ibrida.
  • Nel quarto capitolo si analizza il pilastro narrativo del meme come neo-comunicazione politica. Sono uno
    strumento potente che permette di orientare il discorso pubblico intorno a un candidato o a uno specifico
    tema sfruttando i registri umoristici ed emozionali.

Capitolo primo

Dalla Televisione ai Social Media: Cambiamenti nella Comunicazione Politica

DALLA TELEVISIONE AI SOCIAL MEDIA: COM'È CAMBIATA LA COMUNICAZIONE POLITICA

Le Tre Svolte nella Comunicazione Politica Italiana

1. LE TRE SVOLTE
Nella comunicazione politica italiana degli ultimi trent'anni si possono individuare tre linee di
demarcazione tra vecchia politica, che individuano tre diversi scenari.
In prima linea è quella della discesa in campo di Berlusconi nel 1994, la televisione ha obbligato i politici
a confrontarsi anche visivamente con un pubblico reale, portandoli a semplificare il linguaggio; ha dato
spazio a visibilità a partiti e politici prima sconosciuti; ha reso fruibili l'informazione politica non scritta a
pubblici sempre più vasti, con la conseguente crescita di competenza degli elettori. Nota con "mamma
rai" in quegli anni, per far fronte all'emorragia di investimenti pubblicitari e di ascoltatori, puntualmente
e brutalmente misurata dalla neonata Auditel, sia stata costretta a mettere da parte la sua missione di
educare divertendo per divertire guadagnando. Sul fonte dell'informazione, la televisione commerciale,
ansiosa di accaparrarsi le crescenti risorse pubblicitarie, non amava il giornalismo televisivo, troppo
costoso da produrre e forse ostico alla casalinga di Voghera, affamata di spettacolo.
Ci volle la legge Mammì nel 1990 per imporre a tutti i canali locali e alle reti berlusconiani di fare
informazione.
Le reti berlusconiane inauguravano i nuovi telegiornali che rappresentavano, anche nello stile,
un'innovazione nel panorama giornalistico italiano, distinguendosi per una massiccia preferenza per il
genere infotainment (informazione e intrattenimento). La svolta berlusconiana è proprio quella della
politica pop, in cui la televisione è l'estensione del corpo del leader. Berlusconi non ha inventato la politica
pop, ma ne ha fatto la cifra della sua vicenda politica.
È una svolta pop, ma anche populista, della comunicazione politica italiana. Berlusconi sale al potere nel
1994, ma proprio in quegli anni (1993/1995) comincia a diffondersi il World Wide Web, che renderà
internet più facilmente accessi ai pubblici generalisti.
La seconda linea di demarcazione segna il superamento del paradigma della comunicazione di massa,
dell'uno-a-molti, trasformandosi in auto-comunicazione di massa. La televisione si è tecnologicamente
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Scaricato da Daniela Tropea (tro_daniela@yahoo.it)innovata, diventata digitale, ma è ancora dominante nel panorama mediale e si sposa benissimo con i
media online.
Con i social media di è almeno in parte realizzato il sogno di tutti i leader politici, quello cioè di riuscire
a rivolgersi direttamente ai propri sostenitori, bypassando la mediazione, sempre faticosa e rischiosa,
dei media informatici tradizionali, riconquistando così un potere di agenda.
La riflessione scientifica internazionale ha usati le due ipotesi della equalizzazione e della normalizzazione
per spiegare la metamorfosi nella comunicazione politica. La prima si richiama alle tesi più ottimistiche
secondo le quali la rete ha offerto ai partiti marginali gli stessi vantaggi che i grandi. Confermato che
questa parità non si era verificata e che anzi si osservava una replica delle condizioni pre-internet
(normalizzazione).
"con l'uso di Facebook e Twitter i partiti più piccoli possono organizzare meglio i loro sostenitori e si
possono connettere a pubblici più ampi e più giovani migliorando le proprie chance elettorali".
Questo nuovo ecosistema comunicativo ha creato le condizioni per l'insorgere del fenomeno Grillo, la
terza linea di demarcazione nella politica e nella comunicazione. Nel 2005 con il suo blog, dando voce al
malcontento popolare e via via mobilitando i cittadini sul territorio. Si costruisce una forte leadership
politica con cui le altre forze politiche sono obbligate a confrontarsi dentro e fuori le competizioni
elettorali. La collaborazione con Gianroberto Casaleggio, la creazione dei gruppi degli amici di Beppe
Grillo raccolti intorno alla piattaforma Meetup e successivamente la creazione del M5S (2009) e delle
relative piattaforme, l'attivismo online che si sposta offline. Rimane il fatto che la strategia di
comunicazione certificata dalla piattaforma Rousseau si è imperniata su un'ideologia che unisce l'idea
romantica della democrazia diretta al convincimento che questa sia davvero possibile grazie alla rete.
Il M5S è un movimento populista e non è solo un'ipotesi che l'ondata travolgente del populismo e del
sovranismo che sta facendo tremare le democrazie occidentali abbia trovato degli utili canali organizzativi
nei media digitali.

Logiche Ibride dei Social Media

2. LE LOGICHE IBRIDE DEI SOCIAL MEDIA
Il fenomeno di "doppio schermo" la tendenza degli utenti dei social media di commentare in diretta la
partita o altro. L'esistenza di un sistema mediale ibrido, nel quale convivono, si sovrappongono, si
scontrano ma anche collaborano i vecchi e i nuovi media, le logiche mass mediali e le logiche mediali
digitali.
Nel contesto del mondo digitale online, soprattutto dei social media, le imprese-piattaforme di social
networking non producono contenti in proprio, e traggono il loro profitto della gestione dei contenuti
degli utenti.
La questioni algoritmi è tutt'altro che marginale quando si studia il fenomeno dei social media, perché
sono il fattore principale di reintermediazione all'interno dei processi comunicativi ed informativi.
Uno studio recente ha eliminato esattamente questo problema, mettendo il luce come la network media
logic strettamente legata agli intendimenti e comportamenti degli utenti, venga sfidata dagli algoritmi
anonimi. Questi identificano la logica dei social media a livello di produzione, distribuzione e consumo,
contrapponendola a quella classica dei mass media. La produzione di informazioni, ossia ciò che spinge
a postare su social media, è invece frutto di una selezione di argomenti molto personalizzata, cioè che
interessano principalmente l'autore. Gli algoritmi interferiscono con tale logica nel determinare quale
informazione raggiunge l'autore, condizionando in tal modo la sua produzione di contenuti online.
L'informazione diffusa dal social media segue la logica della vitalità, raggiungendo gruppi ampi di persone
che manifestano interesse e/o simpatia per ciò che viene pubblicato online. Gli algoritmi giocano un ruolo
importante nel definire ciò che è popolare e nel creare connessioni tra persone che condividono certe
posizioni, gusti, tendenze, che la pensano allo stesso modo, incrementando dunque la creazione e il
consolidamento delle bolle ideologiche.
Secondo Gabriele Giacomini gli algoritmi, insieme ad altri meccanismi presenti nell'ecosistema digitale,
configurano un processo di neointermediazione. Da un lato i grandi motori di ricerca e le grandi
piattaforme sono obbligati a decidere su quali contenuti distribuire e dall'altro i social network, ad
esempio facebook hanno un potere simili a quello dell'agenda-setting: le persone vengono influenzate
dal genere di post che secondo Facebook è bene che visualizzano.
È vero che l'algoritmo è ideato e programmato da individui che lavorano in e per una organizzazione che
incarnano determinati valori sociali e modelli di business, ma è anche vero che l'algoritmo non è una
formula magica che funziona inesorabilmente, qualunque sia il contesto in cui viene a operare.

Social Media come Capitale Sociale e Spazio Pubblico

3. I SOCIAL MEDIA COME CAPITALE SOCIALE E COME SPAZIO PUBBLICO
Se i mondi online, o meglio soggetti che agiscono, rappresentino una nuova ecologia dell'interazione
sociale e fino a che punto questa sia diversa da quella offline. Castells (1996) definisce il mondo delle
reti, che oggi si configura davvero tale, è a un tempo prodotto dell'evoluzione delle tecnologie
dell'informazione e della comunicazione e produrre di nuove realtà sociali. Stiamo sperimentando
nell'ultimo decennio l'insorgere di una nuova sfera pubblica o, se si vuole, l'ampliamento della sfera
pubblica esistente verso una dimensione globale. La condizione essenziale perché si formi un opinione
pubblica critica è l'esistenza di una struttura dialogica di scambio tra le idee.
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