Diritti dei disabili: riassunto generale per l'esonero di Colapietro

Documento dall'Università degli Studi Roma Tre sui diritti dei disabili. Il Pdf è un riassunto di diritto pubblico che esplora la nozione di disabilità, la dignità sociale e la tutela degli alunni con disabilità, utile per lo studio universitario di Diritto.

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17 pagine

Diritti DEI Disabili - Riassunto generale del libricino per
l'esonero di Colapietro.
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DIRITTI DEI DISABILI
CAPITOLO I
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NOZIONE DI DISABILITA’:
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Diritti dei Disabili e Pari Dignità Sociale

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Diritti DEI Disabili - Riassunto generale del libricino per
l'esonero di Colapietro.
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Scaricato da Ludovica Aprico (ludovica.aprico@gmail.com)DIRITTI DEI DISABILI
CAPITOLO I
Il riconoscimento e la garanzia dei diritti dei disabili per il conseguimento della "pari dignità sociale" (art.3)
che consenta il pieno sviluppo della persona umana, trova un saldo fondamento proprio in quel parametro
costituzionale rappresentato dalla pienezza dello sviluppo della persona umana.
È proprio attraverso quest'ultimo parametro che si realizza il disegno personalista presente nella nostra
Costituzione che si muove alla ricerca di una dimensione di effettività nel senso proprio di muoversi verso la
tendenziale riduzione delle disuguaglianze e dell'integrazione sociale. A venir in rilievo è proprio il
riconoscimento in favore di quelli che vengono definiti i "soggetti deboli" tra cui rientrano le persone con
disabilità, di quei diritti alla riduzione delle disuguaglianze che rappresentano una condizione
imprescindibile per realizzare il loro diritto ad avere pari opportunità.
È in questa prospettiva che questi due principi (della pari dignità sociale e quello del pieno sviluppo della
persona umana) si realizzano ponendo un problema:
Quello della esclusione sociale di molti individui che comporta la negazione di fatto di tutti i diritti a loro
riconosciuti. Se questi soggetti sono esclusi, di fatto vengono negati i loro diritti.
Questi due principi portano alla progressiva enucleazione di nuovi diritti, primo fra tutti il diritto a vivere in
modo corrispondente all'obiettivo della dignità umana.
In questo senso, la dignità diventa un principio etico che viene a configurarsi:

  • Sia in una dimensione SOGGETTIVA, che rappresenta l'attributo primo ed irrinunciabile della
    persona;
  • Sia in una dimensione SOCIALE, che trova esplicito riconoscimento nel riferimento alla "pari dignità
    sociale" dell'art.3, 2º comma della Costituzione che è strettamente collegata con i cardini su cui
    viene edificato il Welfare State come confermato anche dalla Corte Costituzionale che in diverse
    provincie ha riconosciuto la dignità della persona come valore fondamentale tutelato nel quadro del
    principio solidaristico che è uno dei principi fondativi del patto costituzionale.

Nella nostra Costituzione il riferimento alla dignità è inteso come dignità sociale, quindi si incentra sulla
concretezza delle condizioni di vita della persona.
Vi è dunque una stretta connessione tra la dignità umana e soggetti deboli, perché il principio della dignità
umana trova la sua ragion d'essere proprio nelle esigenze di tutela dei soggetti deboli (i disabili) per i quali il
principio della dignità umana rappresenta la "stella polare" che guida nel lungo cammino che ancora
rimane da compiere per il superamento della condizione dell'esclusione sociale. L'obiettivo è quello di
garantire loro il concreto esercizio delle libertà, nonostante le disabilità.

Nozione di Disabilità

Definizione e Ripercussioni Negative

NOZIONE DI DISABILITA':
Il primo problema che si presenta è definire la nozione di disabilità. Si ricomprende nell'ambito della
nozione di disabilità, che è un fenomeno in continua crescita, una vasta gamma di situazioni tra loro
diverse, il che dimostra che i disabili non costituiscono un gruppo omogeneo; è proprio nella sentenza
80/2010 che si sottolineano diverse nozioni di disabilità, varietà della categoria dei soggetti disabili.
"Rientrano tutte quelle ripercussioni negative a danno del soggetto e dei suoi rapporti sociali, che tendono
ad instaurarsi quando egli viene ridotto sia da norme, sia da più funzioni sensoriali, motorie e/o psichiche".
Siamo in presenza di soggetti che subiscono pesanti ripercussioni negative a danno sia della propria
persona, sia dei diversi ambiti della vita di relazione. Queste ripercussioni negative lasciano ben poche
possibilità di vincere nella corsa della vita, a maggior ragione se non vengono supportati dalle istituzioni
pubbliche.

Evoluzione del Termine "Handicap"

> Il termine handicap deriva dal linguaggio ippico: indica la penalizzazione che viene inflitta nei confronti
dei cavalli favoriti per dare le stesse possibilità di vittoria anche a quelli meno favoriti. L'interesse da
perseguire non è quello di penalizzare i superdotati, ma quello di sostenere gli svantaggiati cercando di
equiparare le condizioni di partenza.
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studocu
Scaricato da Ludovica Aprico (ludovica.aprico@gmail.com)Tuttavia col tempo c'è stata un'evoluzione della nominazione;

  • Inizialmente i termini hanno fatto riferimento al deficit da cui la persona è colpita;
  • Successivamente, per passare ad una qualificazione di carattere più generale, sempre con problemi di
    carattere definitorio, si è fondata sulla definizione di svantaggio che colpisce la persona, handicappato.
  • In un momento successivo si è passati a distinguere la persona dalla menomazione da cui è affetta, e
    quindi si utilizza tutt'ora il termine "persona disabile" in linea con la nozione utilizzata dalla convenzione
    ONU sui diritti delle persone con disabilità.

Classificazione delle Disabilità: dall'OMS all'ICF

A livello internazionale, nel 1980 è stato pubblicato un primo sistema di classificazione delle disabilità, in
cui abbiamo una sorta di sequenza: la disabilità trae origine da:

  1. Una malattia che lascia una menomazione (intesa come qualsiasi perdita o anomalia) che comporta
  2. Una disabilità (intesa come qualsiasi limitazione o perdita) che si traduce in
  3. Un handicap (ovvero la condizione di svantaggio, conseguente ad una menomazione o ad una
    disabilità).

In un certo senso la disabilità è l'oggettivazione della menomazione, mentre l'handicap rappresenta la
socializzazione di una disabilità che riflette le conseguenze culturali, sociali che all'individuo ne derivano,
ponendolo in una posizione di svantaggio.
L'importanza di questa definizione proposta dall'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) aveva il
merito di riconoscere che l'handicap è il risultato dell'impatto fra disabilità e società che finisce per erigere
barriere fisiche, come quelle architettoniche o barriere di tipo socio-psicologico, legate più ai pregiudizi,
contro cui il disabile finisce inevitabilmente per sbattere. Sono proprio queste barriere all'origine
dell'handicap.
Questo modello conseguenziale dell'OMS è stato sottoposto a diverse critiche che nel 2001 hanno portato
all'adozione di un nuovo sistema classificatorio, ICF, che rappresenta una rivoluzione copernicana
nell'approccio della disabilità.
All'esito di questo nuovo processo, il termine handicap viene finalmente bandito, proprio per la sua
connotazione dispregiativa, e sostituito con quello di "persona che sperimenta difficoltà nella vita sociale".
In questo modo il merito di questa classificazione è quello di spostare l'accento dalla causa all'impatto,
intervenendo in questo modo sul contesto sociale.
Così, l'OMS nel 2000 riparte dalla centralità della persona umana rivalutando la disabilità non tanto come
una mancanza, quanto piuttosto come una dimensione della diversità umana. Questo significa che la
soluzione ai problemi dei disabili non è fondata soltanto sull'assistenza medica, ma sulla rimozione di quegli
ostacoli che impediscono al disabile una piena partecipazione alla vita sociale; in sostanza il modello
medico deve essere integrato col modello sociale. Con questo nuovo sistema classificatorio, per la prima
volta si introduce un approccio integrato al problema che risulta fortemente condizionato dal contesto
ambientale.
Ci si muove in una triplice differente prospettiva: il corpo, la persona e la persona in un contesto. Ecco allora
la nuova definizione di disabilità formulata nel 2001 dall'OMS, per disabilità si intende una condizione di
salute in un ambiente sfavorevole, è chiaro che in questo modo si affronta in maniera inclusiva il problema
della disabilità, riconoscendo il diritto delle persone disabili a godere di pari opportunità consapevoli di
quella che è la nostra condizione umana che per alcuni comporta disabilità nel presente, ma per tutti può
comportarla nel futuro (chiunque nella sua vita potrebbe poi trovarsi in condizioni di salute che diventano
disabilità).

Problemi della Definizione di Disabilità dal Punto di Vista Giuridico

Stratificazione Normativa e Interventi Settoriali

PROBLEMI DELLA DEFINIZIONE DI DISABILITA' ANCHE DAL PUNTO DI VISTA GIURIDICO:
C'è stato uno stratificarsi tumultuoso e stratificato della normativa in materia nel corso degli anni, che è
avvenuto attraverso interventi settoriali che hanno avuto riguardo essenzialmente alla causa delle
menomazioni.

  • LEGGE 118/1971: è la prima legge che fa riferimento all'invalidità come al diritto di percepire un
    beneficio economico in conseguenza di un danno biologico (perdo una mano, subisco un danno biologico e
    devo essere ristorato per questo), a prescindere da qualsiasi considerazione sull'auto-sufficienza del
    Scaricato da Ludovica Aprico (ludovica.aprico@gmail.com)soggetto disabile; - > LEGGE 104/1992: autosufficienza che diventa elemento essenziale in questa legge in
    cui la disabilità esprime l'incapacità del soggetto di espletare autonomamente le attività fondamentali della
    vita quotidiana (la legge verifica se il soggetto è auto-sufficiente, se ho una certa menomazione ma svolgo
    comunque tutte le normali funzioni, non otterrò la 104).

Ecco perché anche in Italia abbiamo avuto un processo di evoluzione normativa che in un primo momento
si muove in coerenza con una prima classificazione dell'OMS del 1980 a cui è riconducibile la definizione
dell'art.3, 1º comma della legge 104/1992.

  • LEGGE 68/1999: la prospettiva muta completamente con tale legge che è figlia della seconda
    classificazione del 2001, che disciplina il diritto del lavoro dei disabili, con cui viene sostituita l'impostazione
    della precedente LEGGE 482/1968 (legge sul collocamento obbligatorio), legge era espressione ancora di
    "una cultura dell'handicap ispirata a mero assistenzialismo". Con tale legge infatti si introduceva un sistema
    burocratico di carattere impositivo con cui veniva imposto di avere una certa percentuale di lavoratori
    disabili, obbligo di assunzione del lavoratore disabile, a prescindere dalle sue residue capacità lavorative.
  • LEGGE 68/1999: il termine non è più inabile ma disabile che già evoca non tanto una non abilità, quanto
    una abilità se pur ridotta, una capacità lavorativa residua che non viene, come accadeva in passato,
    pregiudizialmente negata, ma al contrario riconosciuta (figlia della seconda classificazione dell'OMS).

Il legislatore supera la logica tradizionale dell'intervento di tipo "compensativo" o "risarcitorio", per
attribuire al disabile proprio nella prospettiva di cui all'art.4 della Costituzione, quel lavoro confacente alle
sue disabilità che costituisce un mezzo di realizzazione della sua personalità.

Processo Culturale: Inserimento, Integrazione, Inclusione

Evoluzione dell'Approccio ai Disabili

PROCESSO CULTURALE:
1. INSERIMENTO
2. INTEGRAZIONE
3. INCLUSIONE
Verso la fine degli anni '60 si da avvio in Italia ad un processo di inserimento scolastico dei disabili. Ciò è
stato possibile grazie ad una serie di interventi normativi tesi a perseguire la strada dell'inserimento del
disabile nella società come suo membro effettivo ed attivo. I disabili non vengono più inseriti in classi
separate, cercando l'inserimento all'interno della scuola. In taluni casi l'inserimento è stato definito
selvaggio, ciò comporta l'abbandono delle classi speciali o classi preferenziali e l'inserimento in classi
normali, per ottenere una coeducazione con tutti gli altri alunni e per avere un adattamento della scuola.
Ciò non è avvenuto per quanto riguarda l'adattamento: gli alunni disabili vennero inseriti nella scuola così
com'era senza ottenere una modifica dell'organizzazione scolastica. Si adattarono gli esclusi nel "sistema"
senza però ottenere la modifica dello stesso.
Oggi si parla di inclusione sociale delle persone disabili che si persegue soltanto modificando l'ambiente e
più in generale il contesto sociale in cui vive il disabile, e non invece, come richiede l'integrazione,
ricercando l'adattamento della persona con disabilità all'ambiente così com'è.
In questo approccio inclusivo, occorre consentire alle persone il passaggio dalla disabilità all'abilità, che le
consenta di sfruttare al meglio le residue capacità e quindi di raggiungere una nuova abilità e anche una
migliore qualità della vita.
All'interno di questa più ampia strategia di inclusione sociale, si collocano le politiche di Welfare a favore
delle persone disabili, politiche che muovono dalla consapevolezza che soltanto dalle prestazioni
economiche individuali non ci si può attendere il risultato della garanzia dall'emarginazione sociale perché
le provvidenze economiche incidono sugli effetti piuttosto che sulle cause dello stato di bisogno. Del resto
proprio per questo stato di emarginazione sociale, il disabile non ha bisogno solo di prestazioni assistenziali,
siano esse di tipo sanitario o economico, ma soprattutto ha necessità da un lato, di realizzare il suo
completo inserimento nella vita sociale, in primis nella scuola e nel lavoro, dall'altro necessita che vengano
abbattute quelle barriere sia culturali che architettoniche che quotidianamente si trova a sfidare.
Questo aspetto è stato messo bene in evidenza dalla Corte Costituzionale, che ha sottolineato come il
profilo della socializzazione e dell'inclusione del disabile, prevale sempre rispetto ad altri interessi
meritevoli di propensione. In ambito scolastico il profilo della socializzazione deve essere preferito rispetto
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Scaricato da Ludovica Aprico (ludovica.aprico@gmail.com)

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