Discorso e sfera pubblica: democrazia, partecipazione civica e innovazione

Documento dall'Università degli Studi di Bergamo su discorso e sfera pubblica. Il Pdf esplora le definizioni di democrazia, le condizioni politiche e le forme di cittadinanza attiva, con un focus sulla partecipazione digitale e le pratiche urbane, utile per lo studio del Diritto a livello universitario.

Mostra di più

23 pagine

Discorso E Sfera Pubblica
Discorso e sfera pubblica (Università degli Studi di Bergamo)
Scansiona per aprire su Studocu
Studocu non è sponsorizzato o supportato da nessuna università o ateneo.
Discorso E Sfera Pubblica
Discorso e sfera pubblica (Università degli Studi di Bergamo)
Scansiona per aprire su Studocu
Studocu non è sponsorizzato o supportato da nessuna università o ateneo.
Scaricato da Rebecca Renoldi (reby.renoldi@gmail.com)
lOMoARcPSD|40334850
DISCORSO E SFERA PUBBLICA
SPS/08
SECONDO SEMESTRE A.A.2023-24
Testi:
Partecipazione democratica
/ Michele Sorice
PROF: Maria Francesca Murru
ESAME: 1 domanda sul libro + 1 domanda sul saggio Ò
From attention to affect: gendered practices of status-seeking among
Instagram content creatorsÓ
Appunti di Ludovica Romeo
Parte prima: Le teorie
1. Dalla definizione minima alle definizioni normative
ÒLa democrazia • potere dal popolo, del popolo e per il popolo: esso deriva dal popolo, appartiene al popolo e deve
essere usato per il popolo. Il potere dei governanti deriva dunque dallÕinvestitura popolareÓ (della Porta, 2008).
Secondo questa definizione vi quindi una connessione tra la democrazia ed il ruolo dei cittadini, che svolgono una
funzione legittimante.
Non vi unÕunica definizione di democrazia ma vi sono delle caratteristiche specifiche: esistenza di partiti e associazioni
di cittadini, libertˆ di votare ed essere votati, uguaglianza formale e sostanziale, libertˆ di espressione, primato della
legge uguale per tutti, libertˆ e indipendenza del sistema informativo ecc.
La funzione dei governi e dei governanti una variabile introdotta nella definizione di
Robert Alan Dahl
, il quale
afferma che una
caratteristica fondamentale della democrazia sia la capacitˆ dei governi di soddisfare in misura
continuativa le preferenze dei cittadini in un quadro di uguaglianza politica
.
Nel 1986
Leonardo Morlino si chiedeva come valutare la responsiveness democratica (la corrispondenza tra pratiche
reali della democrazia e le sue definizioni ideali, la capacitˆ dei governi di fornire risposte ai bisogni dei cittadini).
Come si individuano le preferenze dei cittadini? Valgono solo quelle della maggioranza?
Dahl una risposta procedurale, in cui cio• la garanzia di congruenza affidata a procedure stabili e certificate, capaci
di permettere ai cittadini di esprimere le preferenze. Un regime democratico, quindi, contraddistinto da una continua
capacitˆ di risposta del governo alle preferenze dei cittadini, uguali politicamente.
Le condizioni politiche delle democrazie e la loro definizione empirica si basa sui
due postulati di Dahl
:
a. una equidistribuzione fra i cittadini delle opportunitˆ di formulare le proprie preferenze, di poterle esprimere
attraverso azioni individuali e collettive, di vederle ÒpesateÓ allo stesso modo (le garanzie per i cittadini);
b. il rispetto di alcune cruciali garanzie istituzionali e dei diritti da promuovere (suffragio universale; elettorato
passivo; diritto di competere per il sostegno elettorale; libertˆ di associazione e organizzazione; libertˆ di
pensiero e di espressione; pluralitˆ delle fonti di informazione; elezioni libere, competitive, corrette; istituzioni
che rendano le politiche del governo dipendenti dal voto).
Per semplificare la definizione di democrazia possiamo ricorrere alla definizione minima che tiene conto dei due
postulati Ð
un regime • democratico se
:
¥ suffragio universale
¥ elezioni libere (competitive, ricorrenti, corrette)
o Tutti i cittadini devono accedere alle elezioni liberamente, sia per eleggere che per essere eletti, non
ci devono essere ostacoli neanche di natura economica, vi devono essere le condizioni favorevoli;
o La competizione non pu˜ basarsi sulla partecipazione di due o pi• pertiti, ma deve innestarsi sulla
garanzia offerta a tutto il corpo sciale di essere rappresentato. Devono essere ricorrenti per avere
valore (nessuna maggioranza pu˜ sospendere il regolare flusso elettorale). Le leggi elettorali devono
evitare lÕesclusione sociale, formule di sbarramento troppo alte costituiscono una limitazione;
o Accanto alla libertˆ nellÕesercizio del voto va garantito un pari trattamento ai diversi attori politici, la
correttezza delle elezioni • resa possibile anche dallÕesistenza di diverse fonti di informazione.
¥ pluralitˆ di partiti (almeno 2)
¥ diverse fonti di informazione.
Questa non appare pienamente realizzabile in molte realtˆ nazionali e trova difficoltˆ di applicazione persino in quelle
che vengono definite Òdemocrazie mature/consolidateÓ.
Scaricato da Rebecca Renoldi (reby.renoldi@gmail.com)
lOMoARcPSD|40334850

Visualizza gratis il Pdf completo

Registrati per accedere all’intero documento e trasformarlo con l’AI.

Anteprima

Discorso e Sfera Pubblica

Discorso e sfera pubblica (Università degli Studi di Bergamo) Scansiona per aprire su Studocu Studocu non è sponsorizzato o supportato da nessuna università o ateneo. Scaricato da Rebecca Renoldi (reby.renoldi@gmail.com)DISCORSO E SFERA PUBBLICA SPS/08 SECONDO SEMESTRE A.A.2023-24 Testi: Partecipazione democratica / Michele Sorice PROF: Maria Francesca Murru ESAME: 1 domanda sul libro + 1 domanda sul saggio "From attention to affect: gendered practices of status-seeking among Instagram content creators"

Le Teorie della Democrazia

Dalla Definizione Minima alle Definizioni Normative

"La democrazia è potere dal popolo, del popolo e per il popolo: esso deriva dal popolo, appartiene al popolo e deve essere usato per il popolo. Il potere dei governanti deriva dunque dall'investitura popolare" (della Porta, 2008). Secondo questa definizione vi è quindi una connessione tra la democrazia ed il ruolo dei cittadini, che svolgono una funzione legittimante. Non vi è un'unica definizione di democrazia ma vi sono delle caratteristiche specifiche: esistenza di partiti e associazioni di cittadini, libertà di votare ed essere votati, uguaglianza formale e sostanziale, libertà di espressione, primato della legge uguale per tutti, libertà e indipendenza del sistema informativo ecc. La funzione dei governi e dei governanti è una variabile introdotta nella definizione di Robert Alan Dahl, il quale afferma che una caratteristica fondamentale della democrazia sia la capacità dei governi di soddisfare in misura continuativa le preferenze dei cittadini in un quadro di uguaglianza politica. Nel 1986 Leonardo Morlino si chiedeva come valutare la responsiveness democratica (la corrispondenza tra pratiche reali della democrazia e le sue definizioni ideali, la capacità dei governi di fornire risposte ai bisogni dei cittadini). Come si individuano le preferenze dei cittadini? Valgono solo quelle della maggioranza? Dahl dà una risposta procedurale, in cui cioè la garanzia di congruenza è affidata a procedure stabili e certificate, capaci di permettere ai cittadini di esprimere le preferenze. Un regime democratico, quindi, è contraddistinto da una continua capacità di risposta del governo alle preferenze dei cittadini, uguali politicamente. Le condizioni politiche delle democrazie e la loro definizione empirica si basa sui due postulati di Dahl:

  1. una equidistribuzione fra i cittadini delle opportunità di formulare le proprie preferenze, di poterle esprimere attraverso azioni individuali e collettive, di vederle "pesate" allo stesso modo (le garanzie per i cittadini);
  2. il rispetto di alcune cruciali garanzie istituzionali e dei diritti da promuovere (suffragio universale; elettorato passivo; diritto di competere per il sostegno elettorale; libertà di associazione e organizzazione; libertà di pensiero e di espressione; pluralità delle fonti di informazione; elezioni libere, competitive, corrette; istituzioni che rendano le politiche del governo dipendenti dal voto).

Per semplificare la definizione di democrazia possiamo ricorrere alla definizione minima che tiene conto dei due postulati - un regime è democratico se:

  • suffragio universale
  • elezioni libere (competitive, ricorrenti, corrette)
    • Tutti i cittadini devono accedere alle elezioni liberamente, sia per eleggere che per essere eletti, non ci devono essere ostacoli neanche di natura economica, vi devono essere le condizioni favorevoli;
    • La competizione non può basarsi sulla partecipazione di due o più pertiti, ma deve innestarsi sulla garanzia offerta a tutto il corpo sciale di essere rappresentato. Devono essere ricorrenti per avere valore (nessuna maggioranza può sospendere il regolare flusso elettorale). Le leggi elettorali devono evitare l'esclusione sociale, formule di sbarramento troppo alte costituiscono una limitazione;
    • Accanto alla libertà nell'esercizio del voto va garantito un pari trattamento ai diversi attori politici, la correttezza delle elezioni è resa possibile anche dall'esistenza di diverse fonti di informazione.
  • pluralità di partiti (almeno 2)
  • diverse fonti di informazione.

Questa non appare pienamente realizzabile in molte realtà nazionali e trova difficoltà di applicazione persino in quelle che vengono definite "democrazie mature/consolidate". This document is available on studocu Scaricato da Rebecca Renoldi (reby.renoldi@gmail.com)Vi è l'idea che la partecipazione costituisca un tratto essenziale della democrazia, il paradosso è che proprio la centralità del metodo elettivo ha limitato l'importanza di altre forme di partecipazione. Le elezioni però non costituiscono l'unica forma di selezione di governanti, altre possibili forme sono:

  • il sorteggio (Serenissima Repubblica di Venezia);
  • il sistema di scrutinio e tratta (Firenze 1328);
  • un mix di sorteggio e suffragio universale a cui si aggiungono strumenti consultivi e deliberativi (Islanda 2013)

La centralità della selezione elettorale costituisce l'elemento dirimente di una definizione di democrazia che individua nella pratica elettiva il suo dato caratterizzante, rappresenta uno dei cardini della democrazia liberale: potere costituzionale per sua natura limitato. Ogni tipo di potere è sottoposto al controllo giurisdizionale. La maggioranza deve rispettare comunque la legge e il suo potere è condizionato dalla costituzione. Il diritto delle minoranze è tutelato dalla costituzionalizzazione dei diritti fondamentali. Negli ultimi anni, però, ci si è trovati molto spesso di fronte alla democrazia della maggioranza, dove il parlamento è quasi reso inutile, permettendo alla maggioranza di decidere per tutti (democrazia liberale > democrazia della maggioranza). I simpatizzanti di questa democrazia sostengono approcci al sistema politico come quello della scelta pubblica e il new public managment, i quali sostengono che nello sforzo di soddisfare gli elettori, i politici producano inevitabilmente debito pubblico, mettendo in crisi la democrazia. Da qui la necessità di migliorare il sistema politico a cominciare dai meccanismi decisionali (che dovrebbero essere più rapidi anche a costo di rinunciare a una parte della rappresentanza sociale, in nome della maggioranza). Per Anthony Downs la necessità di seguire le istanze degli elettori è un tratto essenziale della democrazia, ma per James Buchanan tale necessità si rivela pericolosa nel lungo termine.

Oltre le Definizioni Normative: La Qualità della Democrazia

La partecipazione attiva dei cittadini è un indicatore della qualità della democrazia stessa. L. Morlino (2005) coniuga le definizioni normative di democrazia con le diverse accezioni del concetto di qualità; individua alcuni indicatori, intesi come caratteristiche del sistema istituzionale, della qualità della democrazia. Lui sposta l'attenzione dalla definizione della democrazia come stato di cose allo studio dei processi di democratizzazione, che non implicano necessariamente la dicotomia democrazia/autoritarismo, ma costituiscono un continuum di punti o situazioni di diversi gradi di progresso nel percorso di democratizzazione o indebolimento della democrazia. Le qualità possono essere di tre tipi:

  1. Procedurale: che certifica la modalità con cui un prodotto viene realizzato (rule of law, accountability elettorale e interistituzionale, la partecipazione e la competizione);
  2. Sostanziale: che riguarda il contenuto (rispetto dei diritti civili, politici e sociali, uguaglianza sociale ed economica);
  3. Qualità percepita: che riguarda la dimensione percepita dai consumatori e quindi il risultato finale di un processo produttivo (responsivness).

Non tutte queste dimensioni sono raggiunte da tutte le democrazie; infatti, lo strumento di Morlino serve a misurare lo scarto fra una situazione ottimale e una reale, tra quello che dovrebbe essere e quello che è; infatti, risulta difficile che esista una democrazia che risponda a tutte le dimensioni, ma una democrazia di qualità è quella dove lo scarto è minimo. Questo concetto di qualità della democrazia riprende le caratteristiche fondative delle teorie normative ma le reinterpreta alla luce dei propri processi democratici empiricamente analizzabili.

Democrazia Diretta, Deliberativa, Partecipativa: Retoriche e Pratiche

Nel linguaggio quotidiano si tende a sovrapporre il concetto di democrazia diretta con quelli di deliberativa e partecipativa. Ma sono tre ambiti diversi. Ricorrendo alla definizione di D. della Porta notiamo quattro tipi di democrazia che emergono dall'incrocio di metodi decisionali (voto o deliberazione maggioritaria) e il processo politico (delega o partecipazione). La democrazia liberale rappresentativa e quella diretta sono legittimate dalla cittadinanza come status, mentre quella deliberativa partecipativa è inclusiva e legittimata dalla cittadinanza come set di conoscenze civiche. Voto maggioritario Deliberazione BLIOTECA Delega (identità esogene) Democrazia liberale Democrazia deliberativa liberale Partecipazione (identità endogene) (Quasi) Democrazia partecipativa Democrazia deliberativa-partecipativa · Democrazia partecipativa legittimata dall'inclusività Democrazia diretta · Cittadinanza come set di conoscenze civiche Scaricato da Rebecca Renoldi (reby.renoldi@gmail.com)Tuttavia, bisogna fare delle distinzioni, in quanto ci sono delle differenze teoriche e concettuali tra democrazia deliberativa e partecipativa:

La Democrazia Deliberativa

Riguarda il processo partecipativo che conduce all'adozione di decisioni, anche se in italiano deliberare vuol dire decidere. La caratteristica principale della democrazia deliberativa è che non esistono preferenze predefinite e date, esse possono trasformarsi nel corso dell'interazione. Essa trova il suo fine nella formazione condivisa di opinioni e preferenze, si basa sulla generazione endogena delle preferenze sociali. In essa la comunicazione è centrale, lo scambio di informazioni, l'interattività, la propensione al discorso. A partire dal '900 si possono individuare almeno quattro diverse generazioni di studi sulla democrazia deliberativa:

  1. Prima generazione: si sviluppò a partire dall'analisi sulla legittimità democratica e si colloca nell'area di ricerca sulle teorie della democrazia. Habermas si era concentrato sugli aspetti normativi e teorici. Tende ad essere elitista.
  2. Seconda generazione: si è confrontata con la complessità della tarda modernità e ha dovuto inquadrare il tema della democrazia liberativa nella cornice dei fenomeni della globalizzazione. Gli studiosi si distaccano dalle teorizzazioni di Habermas; Bohman sostenette che non si poteva non considerare il tema del pluralismo sociale e le sue relazioni con i beni comuni e la ragione pubblica nella definizione di una democrazia deliberativa. In questa fase si fa strada la consapevolezza che i soggetti siano motivati dai propri interessi ed emerge quindi l'idea che la trasformazione delle preferenze possa essere in realtà limitata e che il pluralismo costituisca un ostacolo al raggiungimento di un ampio consenso. Può subire l'influenza manipolatoria della comunicazione e le distorsioni causate da disuguaglianze e interessi di parte.
  3. Terza generazione: si muove dalla considerazione che esistono strategie diverse per l'istituzionalizzazione della democrazia deliberativa. Questa, a livello micro, si concentra sulle procedure deliberative ideali, di contro, in una dimensione macro favorisce dinamiche comunicative informali mirate alla formazione di opinione all'interno della società civile.
  4. Quarta generazione: nasce dal rapporto fra democrazia deliberativa e istituzioni della democrazia liberale.

Il successo della democrazia deliberativa risponde alla crisi della rappresentanza e all'esigenza di trovare nuove forme di decisione pubblica. Si sviluppano modelli tecnocratici di democrazia e vi è l'affermazione della democrazia dei media e che vedono la democrazia deliberativa come una soluzione alla volontà di maggiore partecipazione dei cittadini. La democrazia deliberativa presuppone alcune condizioni:

  1. Stabilità dei valori che costituiscono la stabilità del regime democratico;
  2. Cambiamento nelle preferenze, scelte, gusti;
  3. Cambiamento nelle preferenze è strutturale del processo decisionale. La dimensione trasformativa è la norma del processo deliberativo;
  4. La deliberazione ha successo se si trova un accordo;
  5. La deliberazione riduce le forme di conflitto, ma si nutre del conflitto. Si basa su forme di conflitto gestito, il cui consenso non è il voto imposto dalla maggioranza ma l'accordo.

Non bisogna considerare come deliberative tutte le procedure che prevedono negoziazioni. Ci sono quattro tipi di deliberazioni che prendono in considerazione l'equilibrio tra la tutela dell'interesse personale e quello collettivo (Mansbirdge, 2012):

  • convergenza (assenza di conflitti significativi, nei processi democratici che riguardano beni comuni, può coinvolgere interessi personali compatibili);
  • incompletely theorized agreements (iniziale situazione di divergenza e conflitto, si raggiunge l'accordo sulla base di ragioni diverse);
  • win win (iniziale situazione di interessi dissimili, accordo raggiunto senza che una parte sia lesa);
  • bargaining (logica della contrattazione, compromesso aa livello di interessi personali, definizione dei principi di equità come pratica di partecipazione democratica).

Democrazia Partecipativa

La democrazia partecipativa viene spesso, ed erroneamente, sovrapposta con quella diretta. Diversi istituti della democrazia diretta vengono utilizzati nelle forme di democrazia partecipativa, ma non la esauriscono. Mentre la prima investe una serie di pratiche partecipative continuative nel tempo, la diretta si realizza in istituti specifici occasionali, come il referendum. Le pratiche della diretta non modificano il ruolo delle istituzioni. Nella democrazia partecipativa i This document is available on studocu Scaricato da Rebecca Renoldi (reby.renoldi@gmail.com)

Non hai trovato quello che cercavi?

Esplora altri argomenti nella Algor library o crea direttamente i tuoi materiali con l’AI.