Sociologia dell'infanzia: teorie, sviluppo e dimensione spaziale

Documento dall'Università degli Studi di Padova su "Bambini e adulti. La nuova sociologia dell'infanzia". Il Pdf, utile per Psicologia a livello universitario, esplora la sociologia dell'infanzia, le teorie di socializzazione e sviluppo, e la dimensione spaziale, con riferimenti a Philippe Ariès.

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25 pagine

Caterina Satta, Bambini e
adulti. La nuova sociologia
dell'infanzia. Roma: Carocci,
2012.
Sociologia Della Famiglia
Università degli Studi di Padova
24 pag.
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SOCIOLOGIA DELL’ INFANZIA
INTRODUZIONE
Che cos’è la sociologia dell’infanzia?
• È un altro sguardo sull’infanzia: si sofferma, in primis e in modo dettagliato, sui
bambini e le bambine, in particolare su ciò che creano e ricreano nelle interazioni
tra pari, sulle loro attività quotidiane, sui processi di significazione, sulle loro
culture, capacità, quindi non solo sui loro diritti o bisogni.
• Mette al centro il bambino in quanto attore sociale, a differenza della stessa
sociologia che ha tradizionalmente tenuto ai margini delle sue teorie e ricerche i
bambini, assumendo come dato per scontato la visione classica del bambino come
mero destinatario di cure e “oggetto” di socializzazione adulta.
• Cerca di riattivare l’attitudine al dubbio, di decostruire quanto siamo soliti a
credere e dire sui bambini, di far emergere le ragioni da cui tali conoscenze
originano e continuano a indirizzare il nostro sguardo. = più che dare risposte
propone una diversa prospettiva da cui guardare i bambini e la loro relazione con
l’adulto (non più uno sguardo adulto che guarda dall’alto verso il basso (come
dice Leena Alanen))
= vuole spiegare e decostruire le posizioni che hanno stabilito una “verità” scontata
sull’infanzia.
1. I BAMBINI TRA TEORIE E MITOLOGIE
1.1. Le teorie classiche della socializzazione e dello sviluppo
I due concetti, strettamente legati, da cui la sociologia dell’infanzia ha preso avvio
sono: socializzazione e sviluppo. Perché, nella visione più classica dell’infanzia, i
bambini sono considerati in fase di sviluppo, non ancora pienamente formati, e
attraverso un processo di socializzazione imparano progressivamente le norme e i
valori di una determinata società (grazie a diversi agenti di socializzazione: la
famigli, la scuola, i gruppi di pari,…) e ne diventano membri.
Sono stati teorizzati 2 modelli di socializzazione:
1.
M. deterministico: attribuisce al bambino un ruolo passivo, il quale va educato
alla società e controllato per reprimere le sue pulsioni più aggressive. Dunque il
bambino viene visto come una tabula rasa, un’entità plasmabile su cui alcuni
agenti potranno iscrivere valori della società.
All’interno di questo modello si sono sviluppati 2 approcci:
• A. funzionalista: (riconducibile principalmente a T. Parsonso) vede la società
come un tipo particolare di sistema sociale, una rete di ruoli e funzioni a cui i
bambini devono essere addestrati per il corretto funzionamento della società.
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Anteprima

Sociologia Della Famiglia

Università degli Studi di Padova 24 pag.

Document shared on www.docsity.com Downloaded by: Rob86ag (Robertaaaa.86@hotmail.it)SOCIOLOGIA DELL' INFANZIA

Introduzione alla Sociologia dell'Infanzia

Che cos'è la sociologia dell'infanzia?

  • È un altro sguardo sull'infanzia: si sofferma, in primis e in modo dettagliato, sui bambini e le bambine, in particolare su ciò che creano e ricreano nelle interazioni tra pari, sulle loro attività quotidiane, sui processi di significazione, sulle loro culture, capacità, quindi non solo sui loro diritti o bisogni.
  • Mette al centro il bambino in quanto attore sociale, a differenza della stessa sociologia che ha tradizionalmente tenuto ai margini delle sue teorie e ricerche i bambini, assumendo come dato per scontato la visione classica del bambino come mero destinatario di cure e "oggetto" di socializzazione adulta.
  • Cerca di riattivare l'attitudine al dubbio, di decostruire quanto siamo soliti a credere e dire sui bambini, di far emergere le ragioni da cui tali conoscenze originano e continuano a indirizzare il nostro sguardo. = più che dare risposte propone una diversa prospettiva da cui guardare i bambini e la loro relazione con l'adulto (non più uno sguardo adulto che guarda dall'alto verso il basso (come dice Leena Alanen)) = vuole spiegare e decostruire le posizioni che hanno stabilito una "verità" scontata sull'infanzia.

I Bambini tra Teorie e Mitologie

Le teorie classiche della socializzazione e dello sviluppo

I due concetti, strettamente legati, da cui la sociologia dell'infanzia ha preso avvio sono: socializzazione e sviluppo. Perché, nella visione più classica dell'infanzia, i bambini sono considerati in fase di sviluppo, non ancora pienamente formati, e attraverso un processo di socializzazione imparano progressivamente le norme e i valori di una determinata società (grazie a diversi agenti di socializzazione: la famigli, la scuola, i gruppi di pari, ... ) e ne diventano membri.

Sono stati teorizzati 2 modelli di socializzazione:

  1. M. deterministico: attribuisce al bambino un ruolo passivo, il quale va educato alla società e controllato per reprimere le sue pulsioni più aggressive. Dunque il bambino viene visto come una tabula rasa, un'entità plasmabile su cui alcuni agenti potranno iscrivere valori della società. All'interno di questo modello si sono sviluppati 2 approcci:
    • A. funzionalista: (riconducibile principalmente a T. Parsonso) vede la società come un tipo particolare di sistema sociale, una rete di ruoli e funzioni a cui i bambini devono essere addestrati per il corretto funzionamento della società. Document shared on www.docsity.com Downloaded by: Rob86ag (Robertaaaa.86@hotmail.it)(= bambino ha un ruolo meramente reattivo di fronte i meccanismi di funzionamento sociale)
    • A. riproduttivo: (P. Bourdieu, uno dei principali teorici) sostiene che la riproduzione della società è un meccanismo sociale funzionale al controllo di una classe dominante su una dominata e al mantenimento delle disuguaglianze. I meccanismi sociali di riproduzione intervengono in modo che ai figli di una classe sociale alta venga trasmesso quel capitale culturale (conoscenze, gusti, atteggiamenti, percezioni che si formano secondo la classe di appartenenza) che verrà poi riconosciuto e valorizzato nelle stesse istituzioni sociali (educative) a cui essi accederanno con più facilità rispetto ai coetanei provenienti da famiglie con estrazione sociale più bassa. (= bambino ha un ruolo più attivo rispetto al primo approccio, anche se limitato alla riproduzione di assetti culturali preesistenti a cui non può apportare alcun cambiamento). Si riconosce poco spazio di azione al soggetto: lo sviluppo del bambino è il risultato più o meno riuscito di un processo di socializzazione altrui.
  2. M. costruttivo: considera il bambino come un soggetto attivo, che entra in relazione con il mondo e si costruisce una propria interpretazione della realtà. Tra i principali autori:
    • J. Piaget (1966): sostiene che lo sviluppo cognitivo si costituirebbe per livelli (stadi) progressivi di acquisizione di abilità intellettive. Il passaggio da uno stadio di sviluppo ad un altro, definito processo di equilibrazione, avverrebbe attraverso le attività concrete che il bambino svolge per rispondere alle difficoltà esterne (risposa innata nel bambino).
    • L. Vygotskij (1992): sostiene che la crescita è un processo collettivo che il bambino realizza interagendo con gli altri e con i contesti concreti e la cultura in cui le strutture cognitive si sviluppano. La sua teoria si basa su 2 concetti:
      • Interiorizzazione: i bambini sviluppano e fanno esperienza delle loro abilità sociali e psichiche inizialmente a livello interpersonale e, solo dopo l'interiorizzano a livello individuale (intrapsichico). Il linguaggio assume un'importanza centrale in quanto le attività umane sono mediate dal linguaggio.
      • Sviluppo prossimale: si riferisce a un'idea di sviluppo graduale: distingue tra un livello reale (abilità reali e piena padronanza di essi da parte del bambino) e uno potenziale (abilità che potrebbe raggiungere con l'ausilio di altri) di sviluppo e la loro distanza crea la zona di sviluppo prossimale (zona in cui il bambino compie il passaggio da un livello ad un altro ma solo grazie all'interazione con gli altri).
      Tale modello ha una visione lineare dello sviluppo (da stadio di immaturità ad uno di piena competenza) e finisce per considerare i bambini per quello che non sono ancora, piuttosto per quello che sono già, a discapito dei bambini Document shared on www.docsity.com Downloaded by: Rob86ag (Robertaaaa.86@hotmail.it)(schiacciando i bambini in una visione minoritaria) e non comprendendo concretamente cosa succede e cosa fanno i bambini in quella fase di vita. La SI (sociologia dell'infanzia) non vuole negare la teoria dello sviluppo cognitivo o l'interpretazione, ma vuole sottolineare che anche il bambino ha una sua rappresentazione e visione del mondo, differente da quella dell'adulto, ma non per questo deficitaria.

William Corsaro, uno dei fondatori della SI americana, per spiegare i processi di socializzazione infantile ha elaborato la riproduzione interpretativa: evidenzia il ruolo attivo del bambino che collettivamente si appropria, interpreta e riproduce la realtà sociale contribuendo anche al suo cambiamento. Non considera più il contesto culturale come una variabile che influenza lo sviluppo individuale, quanto piuttosto una dinamica che si costituisce continuamente in routine culturali e pratiche prodotte collettivamente ai vari livelli organizzativi.

In linea con questa nuova visione si sviluppano i new social studies of childhood.

La nuova sociologia dell'infanzia

È detta nuova perché ciò che è nuovo non è tanto l'interesse per il bambino (perché è presente da molto tempo) ma il fatto che gli sia riconosciuta quell'agentività (agency: concetto che ha origine attorno agli anni 70, quando i bambini cominciano ad essere visti come degli attori sociali non solo con delle competenze ma anche con delle capacità di agire creativamente e di apportare cambiamenti nella società) tradizionalmente attribuita esclusivamente agli adulti in quanto soggetti già socializzati.

La SI nasce tra la fine degli anni 60 e gli anni 70, epoca di crisi della modernità, in cui comincia a essere osservata sotto un'altra luce anche l'infanzia.

Hengst e Zeiher, nell'introdurre il tema dei childhood studies, affermano che per comprenderli si può partire assumendo la distinzione tra una prospettiva centrata sul soggetto (quella dell'azione) e una centrata sul contesto (struttura), dualità che non deve essere considerata come una dicotomia ma come un rapporto necessario: l'attore sociale attraverso le sue azioni contribuisce a creare le istituzioni sociali, che a loro volta limitano quelle azioni. In base al diverso modo di leggere questo rapporto tra azione e struttura, HeZ distinguono la SI in 3 (distinzione elaborata da Leena Alanen):

  • S. dei bambini: i b. sono considerati degli attori sociali competenti, capaci di interpretare il mondo e su questa base di agire socialmente. Attraverso osservazioni dei b nei loro contesti naturali e interviste sul senso e sul significato che essi attribuiscono alle loro pratiche, si sono indagati tutti quei mondi di cui essi fanno esperienza (es: la loro posizione rispetto l'uso dei media, il loro rapporto con i pari, il gioco, ... la loro relazione con lo spazio, con il tempo, con le regole, .. ), ma su cui sino a pochi decenni fa non si conosceva il loro punto di vista.
  • S. decostruzionista dell'infanzia e dei bambini: (i fondatori: Chris Jenks, Allison James, Alan Prout) rientra nell'approccio decostruzionista (a. decostruttivo di Foucault mira a decostruire gli assunti dati per scontato, di senso ed uso quotidiano, cioè li mette in discussione, svelando le origini e gli obiettivi su cui si fondano).I teorici sostengono che la realtà è una costruzione sociale, non esistono verità: essi hanno operato decostruendo i discorsi dominanti sull'infanzia, producendo altre rappresentazioni a partire dall'osservazione dei bambini. Dunque le definizioni sull'infanzia che sono di senso comune, sarebbero invece il prodotto di circostanze storiche e di interessi ben precisi. Per questi autori l'infanzia è sì una costruzione sociale ma comunque riconoscono i bambini come attori sociali che con le loro azioni contribuiscono alla riproduzione, e talvolta alla trasformazione, di certi discorsi dominanti. Pur non negando l'agency dei bambini, non la considerano slegata dal contesto di vita quotidiana e dalle determinanti culturali e giuridiche che modellano le capacità infantili.
  • S. dell'infanzia come struttura sociale: uno dei principali esponenti è Jens Qvortrup, che considera l'infanzia una componente strutturale, una categoria/ elemento costante della società. Fa riferimento alla posizione economica, sociale, politica, giuridica e culturale occupata dai bambini nella società rispetto a quella occupata dalle generazioni precedenti, e fa comprendere che la specifica forma strutturale assunta dall'infanzia in un determinato paese è il risultato della continua interazione tra l'infanzia e le altre categorie strutturali. Quindi è possibile, per es, confrontare con parametri socioeconomici, politici, culturali, ... la condizione dell'infanzia in Italia con quella della Svezia.

Tutti gli studiosi di sociologia dell'infanzia propendono per una continua integrazione tra questi orientamenti.

Un'altra classificazione, è quella del "bambino sociologico" teorizzata da James, Jenks e Prout: sostengono i 4 approcci attraverso cui il bambino può essere studiato sociologicamente.

  • Bambino socialmente costruito: considera l'infanzia una costruzione sociale storicamente, culturalmente, economicamente e politicamente determinata. Di conseguenza non esiste una categoria unitaria e universale di infanzia ma una pluralità di infanzie diversificate nel tempo e nello spazio. Si oppone dunque ad ogni forma di determinismo biologico.
  • Bambino tribale: l'attenzione è tutta focalizzata sul bambino e sulle sue interazioni con altri bambini, ignorando la relazione con gli adulti presenti nel contesto analizzato: lo considera un mondo culturale separato da quello degli adulti.
  • Bambino del gruppo minoritario: si basa sulla politicizzazione dell'infanzia; mette in risalto l'asimmetrica relazione di potere esistente tra adulti e bambini. I bambini sono visti come soggetti attivi che abitano un mondo adultocentrico che li marginalizza.
  • Bambino sociostrutturale: sostiene che i bambini sono una costante, si trovano ovunque; dunque considera l'infanzia una componente strutturale della società. Si Document shared on www.docsity.com Downloaded by: Rob86ag (Robertaaaa.86@hotmail.it)

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