Storia e globalizzazione
Lettere e Filosofia (Università Cattolica del Sacro Cuore)
Scansiona per aprire su Studocu
Studocu non è sponsorizzato o supportato da nessuna università o ateneo.
Scaricato da Francesco Colella (francescocolella606@gmail.com)docsity
Storia e Globalizzazione -
Giovagnoli
Storia Contemporanea
Università Cattolica del Sacro Cuore - Milano (UCSC MI)
32 pag.
Document shThis document is available on/it/sto-
studocu
0629/
Downloaded by: melinda2003 (fdominel2003@gmail.com)
Scaricato da Francesco Colella (francescocolella606@gmail.com)STORIA E GLOBALIZZAZIONE (A. Giovagnoli)
Introduzione alla globalizzazione
La globalizzazione si è imposta trasformando la vita di miliardi di persone: comunicazioni, scambi economici,
rapporti sociali, relazioni culturali, terrorismo e politica tutto tende a diventare sempre più globale.
Non si tratta di un cambiamento improvviso, ma è quotidiano, profondo e radicale e per questo se ne prende coscienza
solo lentamente.
Vi sono varie definizioni di globalizzazione [Wølich Beck = globalizzazione significa il processo in seguito al quale
gli Stati nazionali e la loro sovranità vengono condizionati e connessi trasversalmente da attori transnazionali, dalle
loro chance di potere, dai loro orientamenti, identità e reti.
Alcune definizioni privilegiano l'aspetto economico, altre quello politico, comunque la sua definizione potrebbe
essere questa: = globalizzare non significa uniformare, ma è quando il globale entra sempre più nel locale, senza
eliminare le differenze, anzi introducendone di nuove, assai destabilizzanti nei confronti di molti consoldati
schemi interpretativi.
Dove ci sta conducendo la globalizzazione? Secondo la profezia di Huntington il futuro del mondo è rappresentato da
un conflitto tra culture sempre più lacerante: i problemi culturali influiscono sugli equilibri internazioni, fanno
scoppiare conflitti: immigrazioni, multiculturalismo, fondamentalismo, terrorismo sono diventati termini ricorrenti
nell'ambito di chi governa, ma anche problemi che agitano l'opinione pubblica dei paesi sviluppati.
L'approccio storico è quello più attrezzato per affrontare la complessità: da una parte la storia indaga il passato e si
interroga sul futuro nella prospettiva della globalizzazione, quindi è funzionale a questo fenomeno, dall'altra parte
cerca di comprendere e descrivere la globalizzazione attraverso il confronto con mondi del presente, cioè ha un
approccio critico.
Questa situazione contraddittoria impone di interrogarsi sulla condizione e sulle possibilità della storia nel mondo
globalizzato: in questo voume non ci si propone di fare una stora della globalizzazione, ma ci si interroga sulla storia
nella globalizzazione. Quest'ultima infatti ne ha scosso alle radici l'idea stessa, come è stata formulata
dall'Illuminismo. È l'idea di storia universale formatasi a fine Settecento in Germania in cui è implicita una sorta di
unità a priori dell'intera vicenda umana.
In particolare si tratterà:
- Crisi dei modi tradizionali di fare storia
- Un nuovo disordine mondiale
- Le novità culturali della globalizzazione, in cui sono emerse novità disomogenee che rendono la realtà più
frammentata e la sua rappresentazione sempre più complessa: la globalizzazione mentre produce una
forma di unificazione del mondo, innesta anche processi di crescente disarticolazione.
- I cambiamenti della globalizzazione hanno innestato la tendenza non solo a rifiutare la storia universale,
ma anche ad abbandonare gli strumenti critici della storia.
- Dalla cultura post-moderna è venuto insomma un profondo attacco della storia: ma la storia non è
scomparsa.
- Il declino di un vecchio punto di vista comune, oggettivo ha aperto la strada a nuovi punti di vista
soggettivi e relativi: il secolo di Auschwitz (unicità della Shoah) e il secolo breve (importanza epocale
del fenomeno comunista).
- Grande interesse per le nazioni , rivisitate come manufatti culturali, esaminate in rapporto alle tensioni tra
culture.
E' emersa una sorta di scomposizione tra nazione e Stato: si è aperto un ampio campo di ricerca sui
rapporti tra etnie e nazioni, simboli culturali e vicende sociali, multiculturalismo e democrazia.
- L'identità religiosa e il caso della chiesa cattolica, per sua natura caratterizzata da un forte tratto di
universalità, ma anch' essa sollecitata da spinte crescenti verso la particolarità.
Non c'è accordo sugli esiti della globalizzazione: unificazione del mondo o crescente frammentazione?
Tramonto dell'eurocentrismo
Document shared on https://www.docsity.com/it/storia-e-globalizzazione-giovagnoli-3/4350629/
Downloaded by: melinda2003 (fdominel2003@gmail.com)
Scaricato da Francesco Colella (francescocolella606@gmail.com)Sotto la spinta di quella che si potrebbe chiamare preglobalizzazione, l'eurocentrismo ha incontrato opposizioni
crescenti fino ad apparire inaccettabile. Il progressivo accorciamento degli spazi e l'accorciamento delle distanze
hanno reso gli europei consepevoli dell'esistenza di più civiltà, ed è diventato difficile giustificare il primato morale
dell'Europa Gecrisi sui metodi tradizionali di fare storia.
Dalla civiltà alle civiltà
Alle origini della nostra storia
La storia, ancora oggi, è considerata storia universale che male si concilia con la propensione verso il relativismo
prevalente nel mondo globalizzato.
Tale eredità affonda le sue radici nel nelle evoluzioni della cultura europea iniziate verso la metà del XVIII secolo,
cioè dal terremoto di Lisbona del 1755 che accelerò il passaggio ad una nuova visione della storia. Quel disastro
influiì sulla polemica tra Bousset e Voltaire. Revisione della concezione razionalistica della provvidenza.
Dibattito sulla storia
- Bousset: storia = mente superiore che guidava gli eventi: corso universale di eventi umani sapientemente
guidati dalla provvidenza.
- Voltaire: storia = visione umana: al centro della storia vi era collocato lo spirito umano. Negava l'influenza
di forze esterne e si proponeva di passare a una visione solamente umana della storia. Anche per il filosofo
illuminista tuttavia rimaneva valida l'idea che si potesse parlare di una legge nascosta della storia, da non
intendersi come un piano sovraordinato ma come un interno concatenamento degli eventi umani, verso il
compimento della civiltà: alla provvidenza venne sostituito il progresso.
Nello stesso periodo, in Germania compare il singolare collettivo "storia", intesa come storia in sé: utilizzato termine
Geschichte = concatenazione eventi accaduti e quelli narrati - legame necessario passato- presente, rilevanza di ciò
che accade oggi rispetto a ciò che si compirà domani.
- Kant: laicizzazione della storia = ricostruire eventi sulla concreta esperienza storica dell'uomo; essa è però
subordinata alla natura (mantenimento di una prospettiva universalistica: la libertà e azione dei singoli non
impedisce questa subordinazione a leggi universali e alla logica del progresso), che guida gli uomini a
realizzare un ordine civile universale Loprovvidenza sostituita dalla natura. Gli scopi della storia non sono
più decisi da un'influenza sovrannaturale, ma da una determinazione naturale.
Natura teleologica: ciò che essa compie ha sempre un fine, tutte le sue azioni e i suoi scopi sono collegati tra
loro. Anche la storia quindi obbedisce a questa dottrina, espressione della ragione universale che presiede tutte
le cose.
La storia si serve dell'"antagonismo della società", cioè della tendenza degli uomini a riunirsi in società e
contemporaneamente della loro resistenza a convivere. - INSOCIEVOLE SOCIEVOLEZZA: è questa a
rendere obbligatoria la costituzione di una società civile fondata sul diritto, che deve di necessità estendersi
anche al campo delle relazioni internazionali fino alla unificazione civile del genere umano.
- la natura guida gli uomini a realizzare un ordine civile universale e il fine della storia è la
realizzazione di tale ordine.
In Voltaire e in Kant, la storia come progresso è anche necessariamente storia universale: l'idea di progresso
implica:
- il legame necessario tra i diversi tempi della storia
- nesso tra le diverse espressioni delle vicende umane, ovunque esse si svolgano - visione universale della
vicenda umana. Il progresso infatti non solo presuppone un futuro assoluto che riepiloga tutto il passato
secondo leggi predeterminate, ma è anche in grado di illuminare il rapporto logico e morale che collega
vicende particolari e cammino universale dell'umanità.
I termini cultura, civiltà e progresso sostanzialmente coincidono e nascono nel XVIII per designare "un ideale profano
di progresso intellettuale, tecnico, morale, sociale", ed invece hanno un significato contrapposto a quello di barbarie.
Voltaire polemicamente sottolineò l'esistenza della civiltà anche fuori dall'euroopa e di religioni estranee alla
tradizione ebraica-cristiana. Ma come conservare allora l'universalità della storia ereditata dal cristianesimo? Al
centro della storia venne posta non più la comunicazione della salvezza ma il progresso ella civiltà, non più la Chiesa
ma l'Europa. In questo modo l'impianto unitario della storia venne conservato, al prezzo però di attribuire al
progresso della civiltà un "primato morale" di cui non è chiaro il fondamento.
Document shThis document is available on /it/sto a-e.
studocu
0629/
Downloaded by: melinda2003 (fdorminel2003@gmail.com)
Scaricato da Francesco Colella (francescocolella606@gmail.com)La storia della civiltà umana è stata identificata con quella della civiltà europea, superiore alle altre in quanto è
caratterizzata da un progresso più avanzato.
- coincidenza tra barbaro-non europeo
L'eurocentrismo ha segnato la maggior parte delle concezioni occidentali della storia tra XIX e XX secolo.
Problema del rapporto Europa (e per estensione, Occidente)- resto del mondo: nell'ottica della storia universale come
storia di un'unica civilità, sorge il problema del nesso che lega le esperienze dei diversi popoli, facendole convergere
verso l'unità. Si colloca qui l'origine di un legame tra spazio e tempo che caratterizza questa visione della storia: i
diversi livelli di civilità corrispondono a diversi stadi della stessa civiltà umana.
Problema del nesso tra esperienze dei popoli
- J. G. Herder: i diversi livelli di civiltà corrispondono a diversi stadi della stessa civiltà umana.
Es .: ciò che accade tra i popoli "selvaggi" della Nuova Zelanda alla fine del '700, non è considerato
contemporaneo in senso stretto a ciò che accade nell'Europa dello stesso momento, ma è considerato uno
stadio di progresso precedente della stessa unica civiltà.
- gradualità nello sviluppo.
Dopo la formazione di grandi culture asiatiche in tempi antichissimi, negli ultimi secoli la fiaccola della
civiltà sarebbe passata all'Europa. La "preminenza" dell'Europa sull'Asia di cui parla H. è dunque legata
a una successione storica che scaturisce dalla legge profonda del progresso, per cui tutta la vicenda umana
segue una logica ascendete e ciò che viene dopo è superiore a ciò che viene prima.
- Concezione che contrasta con il relativismo tipico della globalizzazione.
Al cosmpopolitismo settecentesco, il Romanticismo aggiunge poi l'idea di nazione' e principio di nazionalità,
mantenendo però sempre un'idea universale di storia.
- Hegel: davanti all'incalzare delle armate napoleoniche in tutta Eurpa, ha visto l'antico impero tedesco
sostituito dall'affermazione delle nazioni: a un orfine internazionale garantito dalla staticità della
costruzione politico istituzionale imperiale, vide subentrare un'unità dinamica del mondo, prodotta dal
progresso della storia.
A Hegel si deve un'esasperata prevalenza dell'istanza universalistica su quella relativistica, del generale
sul particola: la ragione governa il mondo e quindi la storia universale si è svolta razionalmente.
Attraverso Hegel è rimasta viva sino alla fine del '900 una filosofia della storia per cui gli avvenimenti
storici sono posti in connessione e riferiti ad un significato ultimo.
Considerando solo il razionale come reale, aboliva il caso sostituendolo con l'astuzia della ragione e
riconducendo ogni evento alla dialettica della storia.
Preglobalizzazione e storia universale
Preglobalizzazione = nel Novecento il mondo diviene sempre meno europeo e sempre più contemporaneo: i due
termini non sono omogenei ma la storia universale li ha messi in stretta relazione.
- lo sviluppo del senso di contemporaneità storica tra ciò che è cronologicamente contemporaneo influisce sulla
storia universale, nel senso di una sua progressiva disarticolazione interna.
La dilatazione degli orizzonti ha fatto PERDERE CENTRALITA' ALLO SPAZIO EUROPEO: carattere eurocentrico
della storia è stato messo in discussione in modo indiretto ed implicito, dagli EFFETTI DELLA PERCEZIONE DEL
TEMPO E DELLO SPAZIO prodotti dall'emergere di tante realtà extra-europee.
Tale effetti si sono manifestati fin dai primi anni del secolo, quando la visione tradizionale della storia è stata sfidata
da una preglobalizzazione, e cioè da un'intensificazione dei collegamenti che ha reso sempre più "contemporanei" tra
loro avvenimenti collocati in aree del mondo molto lontane.
Già intorno a metà 800 avevano cominciato a diffondersi i plurali di civiltà e cultura, grazie a viaggiatori, geografi
etnografi .. ma solo all'inizio del 900 una più robusta consapevolezza della contemporeneità tra diverse civiltà indusse
a denunciare le incongruenze scientifiche e logiche di una storia eurocentrica:
- WEBER: rifiuta l'universalità della storia perché è impossibile stabilire su uno schema precostituito la
superiorità dell'Europa e pone il problema del pluralismo delle civiltà, superando così la concezione di
una storia universale della civiltà.
Document shared on https://www.docsity.com/it/storia-e-globalizzazione-giovagnoli-3/4350629/
Downloaded by: melinda2003 (fdominel2003@gmail.com)
Scaricato da Francesco Colella (francescocolella606@gmail.com)