Documento dall'Università degli Studi di Bergamo su Antropologia. Dal locale al globale. Il Pdf esplora l'antropologia culturale, definendola come scienza delle diversità sociali e culturali, analizzando il rapporto tra unità e diversità del genere umano e il dibattito tra universalismo e relativismo.
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Per lungo tempo l'antropologia è stata la scienza delle società arcaiche, selvagge ed esotiche. Oggi la tendenza è quella di non rivendicare più un termine preciso per designare il tipo di società a cui si rivolge la disciplina: essa è la scienza delle diversità sociali e culturali, è la scienza umana in società. Per riflettere sull'oggetto attuale dell'antropologia occorre assumere una duplice prospettiva .
APPROCCIO INTERNO ALLA QUESTIONE: quale ambito ricopre la disciplina? Cosa studia? Con quali metodi? Dov'è la specificità dell'antropologia rispetto alle altre scienze?
APPROCCIO ESTERNO ALLA QUESTIONE: Qual è il posto dell'antropologia nel pensiero scientifico contemporaneo? quale il suo contributo alla modernità? qual è il suo rapporto con l'esotico?
Per definire l'antropologia il primo elemento da considerare è il suo PROGETTO: malgrado l'eterogeneità teorica il progetto è permanente > pensare il rapporto tra l'unità e la diversità del genere umano, pone al centro le differenze per le quali le società e le culture si distinguono. L'antropologia è una disciplina "contrastiva": il suo progetto è quello di pensare l'altro e il medesimo sotto diversi aspetti.
Il problema dello statuto dell'Altro non è stato risolto dall'analisi antropologica, il discorso antropologico viene messo sotto accusa come "discorso dell'Occidente". Parallelamente a questa rimessa in discussione però si nota un certo successo della letteratura antropologica che ha aggravato la crisi di identità, rendendo confuse le immagini dell'Altro (svariati luoghi comuni).
L'infatuazione del pubblico per la letteratura esotica può essere dato:
Deleuze, Guattari, Clastres parteciparono negli anni '60 alla corrente di pensiero che Augè definisce NEO EVOLUZIONISTA che consiste nell' introdurre nell'analisi antropologica, ma rovesciandone il senso, lo schema evoluzionista dei 3 stadi per i quali passerebbero le società: selvatichezza, barbarie e civiltà (dalla pienezza al degrado).
> Uno dei principali interrogativi dell'Antropologia è: come fare a non privilegiare una dimensione rispetto ad un'altra? Come riuscire a non ridurre più gli Altri nelle figure dell'autentico o del selvaggio ma coglierli all'interno dello stesso rapporto con il Noi? IO e l'Altro sono termini che devono illuminarsi reciprocamente e ciò comporta che la riflessione oltre che altrove sia anche qui: l'alterità non è un'essenza, una qualità intrinseca, si è ALTRO solo agli occhi di qualcuno, la categoria dell'Altro è sempre inserita in una RELAZIONE
La relazione dialettica tra il sé e l'Altro non è semplice: si conoscono mai veramente gli Altri? Nell'incontro con gli Altri non si cerca sempre qualcosa di se stessi? Per l'antropologo è necessario rimanere esterno all'Altro: avvicinarsi abbastanza senza identificarmi completamente, di comprendere la cultura senza immergermi in essa totalmente.
L'oggetto dell'antropologia è dinamico, è dialettico nel senso che mette in rapporto sistematicamente il locale e il globale, i gruppi ristretti e la società generale in cui sono inseriti: l'Antropologia tenta di illuminare contemporaneamente i due livelli nonché l'insieme degli scambi tra loro Allo stesso modo l'opera dell'Antropologia non consiste nell'interessarsi delle tradizioni per tentare di resuscitarle o reinventarle per compiacere l'immaginario sociale del momento. L'approccio dinamico dell'Antropologia ai suoi oggetti ci rende attenti verso le diverse iniziative pseudo culturaliste (M. Augè) che hanno corso attualmente nei paesi del terzo mondo da poco liberate dalla tutela coloniale che per assenza di un progetto culturale e sociale idealizzano la cultura concepita al di fuori della storia e delle contraddizioni: un tale imprigionamento dell'identità oltre ad autorizzare la manipolazione politica delle masse, si oppone allo scambio interculturale
... ma allora: se l'antropologia non si identifica con un oggetto residuale né con una passiva ricostruzione culturale, qual è l'unità significativa che prende in considerazione e la finalità che persegue?
Il procedimento antropologico assume come oggetto d'indagine unità sociali di piccola ampiezza a partire dalle quali tenta di elaborare un'analisi di portata generale, cogliendo la totalità della società in cui queste unità si inseriscono1 Questa definizione fa intervenire contemporaneamente:
" UNA FINALITA' ANALITICA (cogliere delle logiche sociali): la posizione di decentramento e di osservazione partecipante permette all'antropologo di estrapolare il globale a partire dal locale.
Si può dunque definire l'antropologia come la disciplina che pensa il rapporto tra il locale e il generale, tenta di analizzare la logica e la trasformazione dei rapporti sociali proprie delle unità locali cercando nel contempo di spiegare la logica complessa del mondo che le circonda Per illustrare questa definizione prendiamo come es. l'antropologia in ambiente industriale: l'antropologo scopre prima la qualità dei rapporti che si sviluppano tra il lavoratore e la materia con cui è messo a confronto, poi la qualità delle relazioni sociali e infine scopre che queste "culture" entrano in contraddizione con il modello dominante. Qui si sviluppano delle forme di resistenza (come ad usare in modo deviato degli oggetti industriali - fenomeno della parrucca). Questo confronto tra la struttura dominante e le strutture locali mostra che, anche se la cultura industriale tenta di reprimere le espressioni sociali delle culture che la compongono, queste rimangono percepibili. Quando gli antropologi scelgono come terreno di indagine delle culture occorre che prendano le distanze dai saperi costituiti, dalle rappresentazioni standard
L'antropologia si interessa alla modernità perché lo sguardo che continua a rivolgere al tradizionale consiste nel valorizzare le mutazioni che agiscono nelle società contemporanee: distanziandosi dal proprio universo culturale l'antropologo può misurare le trasformazioni che agiscono nelle società moderne. Il lavoro dell'antropologo implica comparazioni interculturali e un sistema di reciprocità tra punti di vista diversi
Dunque si può dire che il procedimento attuale dell'Antropologia conduce ad un'interpretazione della modernità: l'antropologia è in grado di interpretare i cambiamenti, le
crisi della società moderna. Essa si interessa alle nuove forme di organizzazione sociale, alle espressioni collettive moderne, alle nuove manifestazioni del sacro, ... allo stesso modo si interroga sui tentativi di retrospezione, quelli che cercano il proprio modello nel passato. Essa mette in campo un dialettica tra le differenze e le analogie , tra la continuità e la discontinuità.
Uno dei procedimenti fondamentali dell'antropologia è il decentramento-distanziamento: movimento che consiste per il ricercatore nell'uscire dal suo universo culturale per poter rendere conto della diversità, nel contempo senza smettere di interrogarsi sulla società. L'evocazione di una cultura le cui norme non sono le proprie introduce nello sguardo di chi osserva la prospettiva della messa in discussione della propria civiltà. Questo duplice distanziamento (rispetto alla società straniera e rispetto alla sua d'origine) fa sì che l'antropologo misuri le differenze e le analogie tra le due società: nella visione antropologica ogni unità sociale è relativizzata. Il distanziamento rispetto alla visione istituzionale della società, così come l'osservazione delle pratiche concrete che è propria del procedimento contrastivo, hanno come obbiettivo quello di porre in evidenza dei rivelatori atti a mettere a fuoco e a interpretare lo scarto
Un secondo procedimento dell'antropologia è l'osservazione - partecipazione che si traduce nella presenza fisica e di lunga durata del ricercatore sul campo. Questa particolare relazione con l'oggetto di studio implica l'osservazione in profondità della realtà e una particolare attenzione alla qualità dei rapporti sociali che costituiscono il gruppo. Il lavoro sul campo associa l'esperienza esistenziale a quella intellettuale: l'antropologo può procedere "in situazione" verso una costante esplicitazione dei suoi errori, deformazioni, pregiudizi e verso la risoluzione di problemi in stretto rapporto con le pratiche sociali. Ma non bisogna dimenticare che il ricercatore è un intruso e che le sue varie determinazioni hanno un'influenza sulla sua relazione con gli altri. Le regole dell'osservazione partecipante devono tener conto di due fattori: