Documento dall'Università degli Studi di Firenze su Comunicazione Generativa. Il Pdf esplora l'evoluzione della comunicazione, dal testo digitale all'impatto delle illustrazioni e del mercato editoriale, offrendo una prospettiva storica e critica per studenti universitari.
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StuDocu.com Comunicazione-generativa Teoria e tecnica della comunicazione generativa ii (Università degli Studi di Firenze) StuDocu non è sponsorizzato o supportato da nessuna università o ateneo. Scaricato da (7m6npfgqkk@privaterelay.appleid.com)Luca Toschi LA COMUNICAZIONE GENERATIVA 1 This document is available free of charge on StuDocu.com Scaricato da (7m6npfgqkk@privaterelay.appleid.com)Prefazione - Umbra futurorum
Cos'è la comunicazione? Saperlo non serve a molto, perché essa appartiene a saperi che stanno davanti a noi, ancora da costruire e inventare. E' una forza immensa, che lega e divide tutto, creando la storia dell'umanità, è la componente essenziale della nostra condizione umana, rispetto alla quale un ruolo fondamentale - da sempre - lo hanno esercitato le macchine, che ci aiutano a leggere/scrivere la realtà. Le macchine cambiano ma continuano a non pensare: è anche vero, però, che sono state pensate e che ci fanno pensare, condizionano l'azione e le nostre idee, le nostre scelte, stabilendo nessi e gerarchie, obiettivi. Ci scordiamo sempre più spesso che sono gli uomini a tessere questa trama.
Perché allora non cercare di capirne il linguaggio, a iniziare da quello delle procedure, degli script, erroneamente ritenuto neutro? Perché non domandarci chi sono gli autori e da quali interessi sono mossi? E' un meccanismo rigorosamente top-down anche quando abbiamo l'illusione del bottom-up. Ciò che scriviamo non sono storie, ma dati, che inseriamo secondo precise sceneggiature fisiche, mentali, spirituali (gli script). Stiamo perdendo la literacy sociale, la cultura necessaria per capire cosa è lettura e cosa scrittura. Abbiamo perso il controllo sui noi stessi, la capacità di analisi e di critica, e rinunciamo a riconoscere l'educazione implicita, la comunicazione formativa invisibile in cui ci muoviamo e che tanto ci condiziona. Questa vita, così come questa comunicazione la sta generando, ci appartiene sempre meno.
La Rete fu progettata negli anni '60, anni che urlavano la necessità di un cambiamento epocale. Vedere nell'estate 1969 la Terra dalla Luna ci fece capire che la società doveva essere letta in un modo completamente diverso. La storia ufficiale della digitalizzazione della società iniziò allora, nel pensare di poter dividere ciò che era stato unito da sempre e di mettere insieme ciò che era stato sempre frammentato. La Rete telematica aveva la peculiarità inedita di progettare e rendere contemporaneamente fattuale il progetto, far esistere ciò che si immaginava. Col passare del tempo però c'è stata una progressiva perdita di fiducia nelle possibilità di cambiare le cose. Portare le persone e le res dentro la Rete ha significato farle entrare in una realtà parallela e non antagonista, sempre meno conflittuale con l'esistente, riproducendo la logica economica e sociale consueta. Tornare alla Rete dei pionieri che volevano costruire un mondo nuovo, recuperando la centralità della progettazione sociale, può essere un'ipotesi da valutare attentamente. Intanto il mondo continua a cambiare, con una velocità che è un salto di sistema, alla cui portata rivoluzionaria nessuno sfugge.
Sappiamo pensare questo nuovo habitat comunicativo? Ne conosciamo la grammatica e gli effetti? Dobbiamo aver chiaro che il tempo che viviamo è quello degli script, delle sceneggiature definite ma infinite per numero. Procedure facilitatrici ci danno l'illusione di essere creativi, l'importante è esserci. Le macchine e i loro processi creativi sono stati architettati per indebolire più possibile il processo generativo che univa da sempre grammatiche e testi. Il medium non è il messaggio, è la grammatica invisibile ma efficacissima che influenza e condiziona i nostri testi. Gli script stanno riuscendo a cancellare nella mente di chi se ne avvale la consapevolezza che possano esserci grammatiche che li ispirano, logiche di potere che li guidano, l'idea di grammatica è indebolita.
Per cambiare sono necessari progetti di grande respiro, ispirati da scelte etiche e politiche forti. Ricerca e conoscenza diventano elementi chiave, e la posizione rispetto a esse della comunicazione è una questione strategica. Per trasformare la crisi in risorsa dobbiamo riappropriarci del senso della storia, dei millenni che ci hanno preceduto. Difendere la storia non è un atto archivistico: essa rappresenta il metodo che ci permette di vivere il presente e progettare il futuro, favorendo l'indispensabile disposizione critica. L'uomo è nella condizione storicamente inedita di poter utilizzare questa forza immensa che lui stesso ha contribuito a creare con la sua storia. Ma ne è consapevole? Ne è capace? Per millenni sono stati i poeti ad avere la delega di generare realtà inedite: saprà ogni uomo diventare poeta? La rivoluzione è oggettiva, evidente, inarrestabile: sta aspettando di essere riconosciuta, progettata, governata. L'analfabetismo comunicativo in cui ci muoviamo non aiuta a capire e interpretare il nuovo che abbiamo davanti. In questa prospettiva la comunicazione si pone come un ambiente generativo di conoscenza, esperienza, saperi, nella misura in cui riesce a far maturare la consapevolezza dell'esistenza di conoscenze ignorate, negate, inibite dalla cultura dominante. Andare oltre l'alternanza tra processi comunicativi top-down o bottom-up è l'obiettivo della c. generativa, 2 Scaricato da (7m6npfgqkk@privaterelay.appleid.com)che vede nel rafforzamento del conflitto tra queste due correnti la forza con cui muoversi in direzione di quell'Umanesimo che pone al centro conoscenza e ricerca. La comunicazione generativa indirizza l'energia che investe la nostra società verso obiettivi definiti, è l'ambiente in cui far convergere un flusso generativo immenso, che l'uomo con la sua storia millenaria ha reso possibile. Il nostro Paese, planetario per vocazione e provinciale per scelta, fino ad oggi ha fatto prevalere una frammentazione narrativa priva di visione. E' tempo che il racconto torni a intrecciare le nostre innumerevoli e diverse storie in una narrazione epica comune.
Sta prendendo vita una nuova grammatica culturale, sociale e economica della nostra umanità. Non mancano le definizioni per indicare le nuove possibilità di collegamento tra il testo dell'immaginario e il testo delle cose, e viceversa: augmented reality, mixed reality, mediated reality, augmented thinking ... tutte espressioni che ci suggeriscono l'emergere di una nuova scrittura, autorialità, lettura, nelle quali nascono soggetti e oggetti mai visti prima. L'accelerazione del cambiamento fa paura e la comunicazione ne è l'instancabile fattrice. Uno degli elementi forti della mondializzazione in corso è l'emergenza del valore della conoscenza: conoscere questo mondo diventa una questione di precedenza assoluta. La realtà che si sta costruendo non è di per sé migliore di quella passata, e l'uomo non ne è necessariamente autore consapevole: ma se queste condizioni si verificassero, da passivi e ignari esecutori di performance sulla base di copioni già dati, diventeremmo autori, da manovali -> architetti, da tipografi -> autori. Se nascondi le grammatiche dietro la nube degli script, garantirai loro un'immunità e un potere assoluti. Urge iniziare a chiedersi a vantaggio di chi lavorino gli script. E' basilare lasciarsi alle spalle un uomo che agisce senza cercare di scoprire quali grammatiche egli concorra a rinforzare con i testi di cui si ritiene autore. Dobbiamo legittimare quelle domande che la mistica della concretezza ritiene inutili: da dove veniamo? Dove andiamo? Ci piace questa umanità? Possiamo cambiarla? Chi sono i suoi autori, i suoi sceneggiatori? I Lemmings del videogioco Amiga (1991) sono instancabili esserini bipedi che, per evitare di cadere nei baratri, affogare nell'acqua, venir bruciati, si appellano alle loro abilità: scalare, paracadutarsi, esplodere, costruire, perforare, scavare, nell'illusione di dare un senso personale e collettivo alla loro vita. Ma il mondo in cui si muovevano era rigidamente strutturato, l'uscita da un livello, la salvezza, li rigettava in un altro livello dove dovevano iniziare da capo. Siamo come tanti indaffaratissimi Lemmings della testualità sociale? Oppure il sistema può essere scardinato da una nuova ragione comunicativa (Habermas)? Le architetture degli immensi database su cui poggiano le reti, le loro sterminate library, sono portatrici di narrazioni invisibili, vincolanti, tali da incanalare l'umanità verso visioni pilotate e faziose della realtà? Solo nel secolo passato si è iniziato a indagare il mondo dei paradigmi storico-sociali, cercando di rintracciarne modelli, schemi, sceneggiature operative. Si è iniziato a vedere nelle pratiche quotidiane l'effetto di repertori precostituiti rispetto ai quali si poteva assumere un ruolo attivo, critico (raramente) o passivo (di norma): strumento principe di tutto questo, prima ancora dei media, la scuola. La storia della cultura, pur non trattando esplicitamente la questione, ha svolto l'importante funzione di far capire che, per indagare il rapporto uomo-mondo, è necessario esplorare gli intrecci, le connessioni tra diverse aree del fare umano che, tutte insieme, sono la cassetta degli attrezzi comuni, un paradigma culturale condiviso. Questa ecologia delle costruzioni culturali di un certo periodo storico, è la matrice essenziale dell'azione e del pensiero. Si materializza sotto forma di copioni, script, su cui si basano le routine private e pubbliche. Il presente esige che i progetti entrino nelle cose e le cose nei progetti: è impossibile pensare a una semplice correzione di tiro. Secoli di storia hanno contribuito a sprigionare un'energia immensa, attivando una reazione a catena di proporzioni incalcolabili [v. proprietà autogenerative della semiosfera, Lotman]. La cattiva notizia è che ci manca ancora la cultura, la capacità di governarla, per farne un'energia positiva. Il bisogno di capire l'architettura portante delle infinite connessioni tracciate dalla storia, si scontra con la 3 This document is available free of charge on StuDocu.com Scaricato da (7m6npfgqkk@privaterelay.appleid.com)