Le pedagogie del Novecento di Franco Cambi, Università Vanvitelli

Documento dall'Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli su Le pedagogie del Novecento di Franco Cambi. Il Pdf esplora l'attivismo, le scuole nuove e le emergenze educative, con un focus sui modelli epistemologici della pedagogia e le sfide contemporanee in Psicologia.

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40 pagine

Le pedagogie del novecento Franco
Cambi
Pedagogia
Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli
39 pag.
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-LE PEDAGOGIE DEL NOVECENTO-
-CAPITOLO 1. L’AVVENUTA DELL’ATTIVISMO-
Nel XX sec. La scuola subisce processi di profonda e radicale trasformazione: si apre alle masse, si
afferma sempre più come centrale nella società.
Questa visione rinnovata fu massima nell’ambito della tradizione ATTIVISTICA.
L’attivismo ha realizzato un rovesciamento radicale dell’educazione, mettendo al centro:
1.
Il bambino, i suoi bisogni e le sue capacità;
2.
Il fare che deve precedere il conoscere, il quale si evolve dal globale al distinto e che si
matura inizialmente su un piano “operatorio”;
3.
L’apprendimento che pone al centro l’ambiente e non il sapere codificato.
1. LE “ SCUOLE NUOVE” E L’EDUCAZIONE ATTIVA
Tra il 1890 e il 1930 si affermarono, nella pedagogia mondiale, alcune esperienze educative di
avanguardia. Alla base stavano sia le scoperte della psicologia, che affermava la radicale diversità
della psiche infantile rispetto a quella adulta, sia il movimento di emancipazione di larghe masse
popolari nelle società occidentali.
Anche se le “scuole nuove” nacquero e si svilupparono come esperimenti isolati, legati a condizioni
particolari ed a personalità eccezionali di educatori, esse avviarono una serie di richieste nel campo
dell’istruzione, rivolte a trasformare profondamente la scuola, non solo nel suo aspetto
organizzativo e istituzionale ma soprattutto in quello connesso agli ideali formativi ed agli obiettivi
culturali.
Il carattere comune e dominante di queste scuole nuove va individuato nel richiamo all’attività del
fanciullo.
L’infanzia secondo questi educatori, va vista come un’età pre-intellettuale e pre-morale, nella quale
i processi cognitivi si intrecciano strettamente all’operare e al dinamismo, anche motorio oltre che
psichico, del fanciullo.
Il fanciullo è spontaneamente attivo e necessita quindi di essere liberato dai vincoli dell’educazione
familiare e scolastica, permettendogli una libera manifestazione delle sue inclinazioni primarie.
La vita della scuola dovrebbe, quindi, essere allontanata dall’ambiente artificiale e costrittivo della
città; l’apprendimento deve venire a contatto con l’ambiente esterno, rispettando in tal modo la
natura “globale” del fanciullo, che non tende mai a separare conoscenza e azione, attività
intellettuale e attività pratica.
Alla base delle scuole nuove c’è quindi un comune ideale di educazione o di “scuola attiva”.
Le scuole nuove sono, inoltre, anche una voce di protesta contro la società industriale e tecnologica.
Esse si alimentano in prevalenza, di una ideologia DEMOCRATICA e PROGRESSISTA, ispirata
ad ideali di partecipazione attiva dei cittadini alla vita sociale e politica, di sviluppo in senso
libertario dei rapporti sociali stessi, anche se connessa ad una concezione individualistica
dell’uomo, secondo la quale i rapporti di comunicazione con gli altri sono certamente essenziali, ma
senza che vengano ad intaccare l’autonomia della coscienza e la libertà personale di scelta.
REDDIE: l’esperimento delle scuole nuove fu avviato in Inghilterra da Cecil Reddie (1858-1932)
che nel 1889 aprì una scuola per ragazzi dagli 11 ai 18 anni che diresse fino al 1927.
Secondo Reddie l’insegnamento andava mutato per renderlo più idoneo alle esigenze della socie
moderna.
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Anteprima

Le pedagogie del Novecento

L'avvenuta dell'attivismo

Nel XX sec. La scuola subisce processi di profonda e radicale trasformazione: si apre alle masse, si afferma sempre più come centrale nella società.
Questa visione rinnovata fu massima nell'ambito della tradizione ATTIVISTICA.
L'attivismo ha realizzato un rovesciamento radicale dell'educazione, mettendo al centro:

  1. Il bambino, i suoi bisogni e le sue capacità;
  2. Il fare che deve precedere il conoscere, il quale si evolve dal globale al distinto e che si matura inizialmente su un piano "operatorio";
  3. L'apprendimento che pone al centro l'ambiente e non il sapere codificato.

Le "Scuole Nuove" e l'educazione attiva

Tra il 1890 e il 1930 si affermarono, nella pedagogia mondiale, alcune esperienze educative di avanguardia. Alla base stavano sia le scoperte della psicologia, che affermava la radicale diversità della psiche infantile rispetto a quella adulta, sia il movimento di emancipazione di larghe masse popolari nelle società occidentali.
Anche se le "scuole nuove" nacquero e si svilupparono come esperimenti isolati, legati a condizioni particolari ed a personalità eccezionali di educatori, esse avviarono una serie di richieste nel campo dell'istruzione, rivolte a trasformare profondamente la scuola, non solo nel suo aspetto organizzativo e istituzionale ma soprattutto in quello connesso agli ideali formativi ed agli obiettivi culturali.
Il carattere comune e dominante di queste scuole nuove va individuato nel richiamo all'attività del fanciullo.
L'infanzia secondo questi educatori, va vista come un'età pre-intellettuale e pre-morale, nella quale i processi cognitivi si intrecciano strettamente all'operare e al dinamismo, anche motorio oltre che psichico, del fanciullo.
Il fanciullo è spontaneamente attivo e necessita quindi di essere liberato dai vincoli dell'educazione familiare e scolastica, permettendogli una libera manifestazione delle sue inclinazioni primarie.
La vita della scuola dovrebbe, quindi, essere allontanata dall'ambiente artificiale e costrittivo della città; l'apprendimento deve venire a contatto con l'ambiente esterno, rispettando in tal modo la natura "globale" del fanciullo, che non tende mai a separare conoscenza e azione, attività intellettuale e attività pratica.
Alla base delle scuole nuove c'è quindi un comune ideale di educazione o di "scuola attiva".
Le scuole nuove sono, inoltre, anche una voce di protesta contro la società industriale e tecnologica.
Esse si alimentano in prevalenza, di una ideologia DEMOCRATICA e PROGRESSISTA, ispirata ad ideali di partecipazione attiva dei cittadini alla vita sociale e politica, di sviluppo in senso libertario dei rapporti sociali stessi, anche se connessa ad una concezione individualistica dell'uomo, secondo la quale i rapporti di comunicazione con gli altri sono certamente essenziali, ma senza che vengano ad intaccare l'autonomia della coscienza e la libertà personale di scelta.

Reddie e le scuole nuove

REDDIE: l'esperimento delle scuole nuove fu avviato in Inghilterra da Cecil Reddie (1858-1932) che nel 1889 aprì una scuola per ragazzi dagli 11 ai 18 anni che diresse fino al 1927.
Secondo Reddie l'insegnamento andava mutato per renderlo più idoneo alle esigenze della società moderna.
Il ragazzo deve diventare un uomo completo per essere in grado di assolvere tutti gli scopi della vita. A tal fine la scuola deve divenire "un piccolo mondo reale, pratico" e collegare sistematicamente l'intelligenza e l'energia, la volontà, la forza fisica, l'abilità manuale, l'agilità.

Badley e la scuola-internato

BADLEY: una seguace di Reddie, Haden Badley fondò una "scuola-internato" che si organizzava secondo principi ancora più radicali, in quanto valorizzava al proprio interno un sistema di autogoverno e il principio di coeducazione.

Demolins e l'ecole des roches

DEMOLINS: all'esperimento di Reddie si richiamò esplicitamente Demolins nella sua "ecole des roches". La scuola è posta "in campagna" in un parco ancora semiselvaggio. In esso i bambini si muovono in piena libertà ed abitano in case confortevoli che richiamano l'ambiente casalingo, in modo che sia mantenuta in tutto la sensazione della vita reale come in una famiglia sana e felice.
L'obiettivo della scuola fondata da Demolins, e proseguita poi da Bertier, è quello di attuare una formazione globale del fanciullo, tanto intellettuale che fisica, morale e sociale.

Wyneken e il modello educativo antiborghese

WYNEKEN: elaborò un modello educativo antiborghese e libertario che esercitò larga suggestione sulla gioventù tedesca fino alla prima guerra mondiale.
Il suo ideale pedagogico, di carattere anarchico, poneva al bando l'autorità della famiglia, la tirannia degli adulti, i metodi scolastici conformistici e valorizzava invece la libera iniziativa dei giovani che dovevano organizzarsi in maniera autonoma ed esigeva una formazione scolastica che desse più spazio alle lingue moderne e alle conoscenze scientifiche.
Con la rivista "Il Principio", fondata a Berlino nel 1913, diffuse il suo messaggio rivolto alla gioventù tedesca e venne organizzando la "protesta" giovanile, alla quale aderirono specialmente giovani borghesi e che si caratterizzava per l'esaltazione di un senso romantico della vita, per l'avversione alla vita della città, per il richiamo al popolare, al semplice, al naturale.

Kerschensteiner e la "Scuola del lavoro"

KERSCHENSTEINER: elaborò un modello di scuola nuova che chiamò "Scuola del lavoro". La formazione pedagogica di questo autore avvenne attraverso Dewey e il suo richiamo alla manualità in educazione.
Il lavoro è l'attività fondamentale dell'uomo e come tale deve esser posto al centro dell'educazione infantile, ma deve essere un lavoro preciso e serio, svolto collettivamente e dotato di valore reale.
Il lavoro risulta educativo quando è pienamente consapevole delle proprie finalità complessive.
La scuola pubblica rinnovata sulla base del lavoro deve mirare a raggiungere una formazione professionale, una formazione morale ed una educazione sociale del fanciullo e del giovane.
La formazione sociale è vista come l'obiettivo fondamentale della scuola popolare.

Le scuole nuove in Italia

In Italia le scuole nuove si svilupparono nell'ambito di quella che GIUSEPPE LOMBARDO RADICE definì come "scuola serena".
Tale scuola si ispirava ad un ideale di continuità tra la scuola e la famiglia, ad una valorizzazione delle attività artistiche e ad una visione del fanciullo come artista spontaneo. L'insegnamento in essa veniva a perdere ogni rigidità e si sviluppava secondo i principi della "serenità, equilibrio, attività, spontaneità".

La Boschetti Alberti e la sua esperienza di insegnante

LA BOSCHETTI ALBERTI: nei suoi volumi "I diari di Muzzano" e "La scuola serena" descrive la sua esperienza di insegnante elementare che prende gradualmente coscienza dell'insufficienza dell'insegnamento tradizionale e chiarisce i presupposti educativi e didattici di una scuola rinnovata.
La sua "scuola serena" si svolge in un ambiente non attrezzata, secondo criteri didattici di avanguardia, ma essa dipende essenzialmente dal ruolo che assume il maestro, dal suo impegno e dalla sua coscienza pedagogica ed educativa.
Il lavoro scolastico si articola in 3 gruppi di attività:

  • "L'Accademia" che comprende letture, recitazioni, poesie programmate direttamente dai ragazzi ed ha lo scopo di sviluppare nei fanciulli il senso del bello;
  • "Il Controllo" questo viene svolto dall'insegnante seguendo ogni giorno una materia diversa, che gli alunni portano avanti attraverso il lavoro individuale per due settimane;
  • "Il Lavoro Libero" che si svolge a gruppo e riguarda attività verso le quali i ragazzi si sentono maggiormente attratti.

Rosa Agazzi e il metodo per l'infanzia

ROSA AGAZZI: elaborò un metodo personale e innovatore nei riguardi delle scuole per l'infanzia.
Il suo metodo si fondava sul principio della continuità tra asilo infantile ed atmosfera familiare, quindi l'educatrice doveva assumere un ruolo quasi materno ed il lavoro dei fanciulli doveva essere soprattutto libero e attivo, ma anche svolgersi in un ambiente ordinato. Tra i bambini, inoltre, doveva essere sviluppato un forte senso di collaborazione.
L'invenzione didattica più significativa della Agazzi fu il "materiale non preordinato" non scientifico e occasionale, che veniva definito come un insieme di "cianfrusaglie senza brevetto", costituito da tutto ciò che i fanciulli stessi raccoglievano o portavano a scuola ed al quale si interessavano.
Nel metodo agazziano l'ordine nasce dai ragazzi e non dall'ambiente preordinato scientificamente, come pure i materiali di studio sono spontaneamente raccolti e non predeterminati secondo criteri esclusivamente scientifici.

Giuseppina Pizzigoni e "La Rinnovata"

GIUSEPPINA PIZZIGONI: con "La Rinnovata" cercava di operare nell'ambito della scuola tradizionale, rinnovandone profondamente il metodo. Prima di tutto è necessario far entrare nella scuola l'esperienza diretta dei fanciulli e collegare la vita scolastica e quella sociale, portando i ragazzi a visitare officine e città, monti e mare.

Anna Maria Codignola e la "Scuola-Città Pestalozzi"

ANNA MARIA CODIGNOLA: fondò con Ernesto la "Scuola-Città Pestalozzi".
La scuola-città ha come obiettivo primario quello della formazione sociale dei ragazzi, di renderli consapevoli dei loro doveri e diritti civici e quindi si basa su una organizzazione interna che rispecchia quella della comunità adulta. La scuola-città vuole essere una comunità di lavoro in cui tutti, a turno, partecipano a tutti gli aspetti della vita collettiva.
L'insegnamento scolastico muove direttamente dall'esperienza personale del fanciullo e dai problemi della vita concreta della comunità. La scuola viene corredata di biblioteca e laboratori e il metodo didattico è libero e non prefissato.

Powell e i "Boy-Scout"

POWELL. Un esperimento educativo, sviluppatosi in Europa ed alimentato dalla lezione dell'attivismo, fu quello dei "Boy-Scout" , sorto nel 1908 promosso da POWELL.
Ispirato al colonialismo, dal quale ricava sia l'uso delle uniformi, molti principi, lo spirito di avventura e organizzato in forma quasi militare.
I ragazzi vengono divisi per classi di età e in una struttura che li organizza in "pattuglie" guidate da un capo e riunite poi in gruppi di 4 o 5 sotto la guida di un istruttore.
I caratteri attivistici dello "scoutismo" vanno rilevati nel suo legame con l'ambiente naturale, nella valorizzazione della vita di gruppo e in un entusiasmo verso ciò che è selvaggio, tipico dell'età giovanile, nello sviluppo dello spirito di iniziativa e delle capacità manuali. L'importanza dello scoutismo va riconosciuta soprattutto nell'impegno che esso rivela nel risolvere il problema del tempo libero giovanile.

I modelli più maturi: in USA e in Europa

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