Vulnerabilità in età adulta: evoluzione e dipendenze, UniCA

Documento dall'Università degli Studi di Cagliari su vulnerabilità in età adulta. Il Pdf di Psicologia analizza l'evoluzione della condizione adulta da stabilità a fragilità, esplorando dipendenze, comportamenti online compulsivi e l'impatto dell'esperienza carceraria sull'identità adulta.

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Vulnerabilità in età adulta
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Vulnerabilità in età adulta

EDUCAZIONE DEGLI ADULTI (Università degli Studi di Cagliari) Scansiona per aprire su Studocu Studocu non è sponsorizzato o supportato da nessuna università o ateneo. Scaricato da Marina Simone (marinasimone001@gmail.com)

Inquadramento storico e teorico della vulnerabilità

L'evoluzione della condizione adulta: origini e motivazioni di un profilo in divenire

Il tema della condizione adulta è stato trattato in un'analisi condotta nella letteratura di settore che ha segnalato una netta rottura rispetto ai modelli del passato: si è passati da una visione dell'adulto improntata alla stabilità, certezza e maturità, ad una descrizione dell'età adulta come caratterizzata da fragilità, insicurezza e immaturità. Questo è un cambiamento che deriva dallo Zeitgeist di epoche contigue, avvenuto senza che vi fossero eventi a determinarlo, eppure apparso così rapido e circostanziato da far pensare a un prima e un dopo, a un adulto che non c'è più e a uno "nuovo", in via di definizione.

Dal punto di vista metodologico ci sono due itinerari:

  1. Privilegia una logica disciplinare e invita a procedere lungo una ricognizione della condizione adulta filtrata dalle lenti di quelle discipline che si occupano della persona umana, con un'alternanza di prospettive sociologiche, pedagogiche, psicologiche.
  2. È di natura tematica, un approccio interdisciplinare per ritrovare le chiavi di lettura in cui l'adultità viene inquadrata solitamente.

Si privilegia solitamente la seconda; si possono evidenziare almeno tre temi su cui risulta una convergenza a livello di discipline:

  1. Tendenza a considerare l'età adulta come una fase della vita segnata anch'essa da vulnerabilità, se non vero e proprio disagio;
  2. Presenza nell'adultità di tratti e comportamenti adolescenziali e il venir meno delle transizioni tipiche dei passaggi tra età evolutive;
  3. Assenza o scomparsa, mancanza degli adulti come modelli da seguire.

Riguardo la prima questione, c'è stato un cambio di rotta tra gli anni '90 e il 2000, quando una parte della letteratura sull'educazione degli adulti ha fatto registrare un mutamento rispetto alle classiche ricerche: si è passati dal refrain sulle potenzialità dell'adulto e il lifelong learning, alle analisi finalizzate a comprendere gli elementi di fragilità dell'adultità che solitamente si associano ad altre fasi della vita.

Nella rivista Adultità si possono ritrovare, negli anni, dei numeri monografici che trattano di specifici nuclei tematici, allargando la prospettiva sul vissuto dell'adulto, vie di fuga, inciampi e immaturità. Kanizsa e Tramma evidenziarono come l'età adulta fosse considerata l'età della cura degli altri, di conseguenza la fascia centrale della popolazione si sarebbe dovuta far carico di chi quello stato l'aveva perduto o non ancora raggiunto. Le loro considerazioni erano su alcuni fattori: ridursi della stabilità formativa e professionale, indebolimento dei modelli di riferimento familiari e di genere, la cura di ascendenti e discendenti, la complessiva rideterminazione degli assetti valoriali. Era evidente come ci fossero forme di disagio normale derivato da dinamiche postmoderne; fra le situazioni considerate troviamo le dipendenze, la malattia, le difficoltà nel mondo del lavoro, l'aumento degli ingressi in psichiatria, migrazioni e reclusione.

Duccio Demetrio, successivamente tentò di rilanciare un setto di ricerca pedagogica spesso poco evidenziato e allargare il campo di indagine a un'interpretazione dell'età adulta che evidenziasse anche i problemi. Emergeva il bisogno di ridefinire l'identità adulti tenendo conto delle sfumature nei suoi concetti chiave, dei confini labili tra le fasi di vita.

Riguardo il secondo tema, abbiamo lavori che rilevavano il venir meno delle transizioni, evidenziando la fusione delle fasi di sviluppo che non permette quindi di distinguere l'adolescente dall'adulto: scomparsa di riti di passaggio, conflitti intergenerazionali. Allo stesso modo, il fenomeno dell'adultizzazione degli adolescenti o dell'adolescentizzazione degli adulti si coglie negli atteggiamenti individuali, ma anche nelle dinamiche familiari e sta privando la relazione educativa genitori-figli dell'asimmetria necessaria.

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Winnicott affermò che il conflitto con figure stabili che i giovani imparano a riconoscere e fissare così i propri limiti; ora però nella "famiglia adolescente" troviamo un rovesciamento dei ruoli: non sono i figli a cercare la legittimazione dei genitori, ma il genitore cerca l'approvazione filiale per poter riconoscere il proprio ruolo.

Il prolungamento della fase adolescenziale è ormai diffusa, tanto da aver avuto bisogno di un neologismo: Adultescenza. Questa, secondo Marescotti, non è una nuova tappa evolutiva tipica della psicologia dello sviluppo, ma è manifestazione di un'adultità pluriforme. Partendo da questo termine, l'Educazione degli Adulti si pone quesiti: con quest'espressione ci riferiamo a colui che deve essere autonomo, responsabile e consapevole del ruolo di guida, ma questo non è; pertanto è necessario chiedersi quale debba essere l'educazione degli adulti e quali finalità debba avere.

Il terzo tema include le analisi dell'immagine dell'assenza o scomparsa degli adulti, da interpretare sia in chiave generazionale, sia rispetto alle funzioni socioeducative riconosciute. A lungo il rapporto tra generazioni è stato definito dal complesso edipico, oggi invece troviamo il complesso di Telemaco: il figlio attende il ritorno del padre lontano, nella speranza che a Itaca torni l'ordine negato dalla presenza dei Proci. Edipo incarna la tragedia della trasgressione della Legge, Telemaco l'invocazione della Legge, il bisogno di autorità. Non si tratta di un ritorno al Pater familias, bensì di riferimenti vulnerabili ma credibili.

Quest'autorità è assente nelle figure paterne ma anche nella società in generale; ammesso che una società fatta di figure di riferimento sia mai esistita, oggi è ampiamente superata e quella odierna è "orizzontale", con difficoltà di comprensione dei limiti.

Mariani ha parlato di preoccupazione per la scomparsa dell'adulto e delle conseguenze generazionali che ne deriverebbero. La condizione adulta è in grave difficoltà, ripiegata su sé stessa, incapace di assumersi le sue responsabilità verso le generazioni successive, come in alcune fiabe dei Grimm o di Perrault. Ma queste problematiche hanno un risvolto giuridico-politico: l'assenza degli adulti, pone una questione di "diritti delle nuove generazioni" cui nessuno sembra farsi carico. Come diceva Zagrebelsky, un presente "senza adulti" pone il rischio dell'impossibilità di un nuovo mondo, senza conflitti e differenze, ricco di ingannevole ottimismo giovanilistico.

Nel periodo tra gli anni '60 e '70 troviamo i primi assaggi di questo cambiamento, sia sul piano teorico che dei cambiamenti sociali. Qui troviamo l'opposizione a due sentimenti contrastanti ma in fondo correlati. Da un lato abbiamo l'ottimismo dato dal boom economico, tanto lavoro, miglioramento delle condizioni di vita; dall'altro abbiamo le tensioni sociali di varia natura che sfoceranno in rivendicazioni, contestazioni e violenze. Il Sessantotto è emblema del contrasto tra queste due parti, che ha segnato il passaggio tra due epoche nei costumi, morale, gruppi sociali e rapporti intergenerazionali. Il movimento studentesco è fulcro della nuova categoria sociologica, con una propria identità e legittimata dall'industria culturale del tempo; già prima che scoppiassero le tensioni in piazza e università, i giovani avevano iniziato a differenziarsi dalla generazione precedente, rivendicando spazi di autonomia ed emancipazione rispetto alla rigidità della casa.

La "condizione giovanile" venne a configurarsi come un oggetto di studio dai contorni chiari, al cui rilievo sociale si aggiunse il risvolto politico e intergenerazionale che permise un nuovo collettivo che rivolse una contestazione verso il mondo adulto. Quel movimento fu una frattura tra patto generazionale e trasposizione sul piano sociale e collettivo del conflitto edipico irrisolto individuale. Lacan creò una tesi sull'evaporazione del padre che, per quanto complesse, evidenziano come dietro la figura del padre vi fossero molti significati assieme, riferibili alla contestazione dell'autorità ma anche alla funzione regolatrice che i padri sono chiamati a esercitare nella mediazione tra desiderio e legge.

Gli anni '60 e '70 sono sfondo delle pedagogie critiche e radicali, i quali applicavano una censura dei modelli autoritari e antidemocratici, nei contesti scolastici e familiari, affrancando l'educazione dalle forme istituzionali in cui era ingabbiata; si puntava il dito contro chi l'aveva costruito, quel sistema. Il movimento studentesco era quello che aveva contestato l'autorità della generazione precedente, così come le pedagogie critiche riconoscevano una responsabilità adulta nel modo in cui erano venuti a istituzionalizzare e irrigidire i processi educativi e i modelli antropologico-sociali che li ispiravano. Lapassade scrisse un saggio

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in cui veniva rivisitata la concezione dell'adultità come compimento del percorso evolutivo dell'individuo; egli scelse di concentrare la sua attenzione sull'incompiutezza che egli associava alla questione dello sviluppo dell'individuo e al sapere in quanto tale, ritenendo la conoscenza un processo destinato a rimanere parziale, incompleto e provvisorio. L'incompiutezza è la trasposizione socioculturale della neotenia, il rallentamento dello sviluppo ontogenico che determina il mantenimento negli organismi adulti di caratteri giovanili. Lo studioso mise in discussione il concetto di adulto e maturità riferito a diverse teorie psicoanalitiche e della psicologia dello sviluppo, responsabili di aver assorbito norme e precetti morali e fatti passare come scientifici. L'azione degli insegnanti e della scuola obbediva a questa logica ed esemplificava il funzionamento del controllo sociale. Lapassade ha voluto affrancarsi dalla concezione dominante richiamando l'impossibilità di definizione di una norma di adulto, sia nella psicologia genetica che nelle teorie educative.

Paulo Freire creò il concetto di educazione problematizzante. Egli criticò le forme dogmatiche e trasmissive in cui l'atto educativo era cronicizzato, facendosi promotore di una visione alternativa e provocatori al punto da riconsiderare la distinzione dei ruoli fra educatore ed educando e re-impostare la loro relazione in logica biunivoca; senza negare l'asimmetria, mise a nudo i limiti dei tradizionalismi dell'educazione, fondate su modelli direttivi e sbilanciate sul protagonismo dell'educatore e passività dell'educando. L'educazione problematizzante diventa sforzo attraverso cui percepire criticamente come gli uomini sono in divenire nel mondo. Si denota la volontà di restituire umanità all'atto educativo, liberarlo dagli schemi sociali oppositivi e apriva alla possibilità di nuovi equilibri che ammettessero la reciprocità della relazione educativa, facendone oggetto di cambiamento alla stregua dell'educando. Il bisogno di alleggerire le pratiche educative lo conferma, attraverso il movimento dei "descolarizzatori" e di Ivan Illich: non intendeva far scomparire le scuole come luoghi di istruzione, ma contrastava il processo che le allontanava dalla loro funzione originaria e le stava trasformando in organismi burocratici del corporate state; la suddivisione in classi d'età, la divisione in materie, la coincidenza tra carriera e competenze erano assunti base della scuola e il rapporto insegnante-alunno diventava uno scambio commerciale. Illich rivolgeva un monito alla società, criticando l'ordine sociale creato nelle dinamiche di istituzionalizzazione e i vincoli imposti dalle norme che regolavano il funzionamento. Il tema è anche di natura generazionale ed evidenzia il contrasto tra ciò che gli adulti hanno progettato per i giovani e il disagio manifesto di questi ultimi per avere una condizione che non hanno scelto loro. Growing Up Absurd di Goodman denunciò le difficoltà incontrate nella crescita di una società che concedeva esigui spazi da riempire con modelli prestabili, senza cambiamento di status quo, anticipando rivendicazioni deflagrate a fine '60. Il vero problema erano le caratteristiche della società del tempo, inadeguata alla crescita delle nuove generazioni perché non rispondeva ai loro bisogni.

La teoria dell'appartenenza e della socializzazione è stata un'illusione perché inefficaci sono stati i tentativi di avanguardia, compreso quello dell'educazione progressiva che voleva sovvertire quell'ordine.

Se gli adulti di oggi sono in crisi identitaria per il venir meno di un modello di adultità inattuale e inattuabile non è diretta conseguenza del Sessantotto, così come non possiamo esprimere un giudizio di valore su quegli eventi.

Le istanze del movimento studentesco e delle pedagogie critiche e radicali sono state interpretate come contestazione dell'autorità, quando invece il problema di fondo era legato anche alla radicalizzazione di modelli sociale e conservazione dello status quo senza alternative.

Il fatto che i protagonisti furono studenti e che i sistemi e le istituzioni educative fossero sotto accusa evidenzia un conflitto generazionale alimentato da autonomia-libertà: i giovani esprimevano dissenso per l'immobilità segnata per loro e per questo era necessario agire verso il mondo adulto e metterne in discussione l'autorità. Quel "mondo adulto" era incarnato dalle istituzioni che nel periodo post sessantottino diede i primi segni di cedimento attraverso la famiglia e la scuola (legge divorzio 1970, decreti delegati di rappresentanza studenti e famiglia 1974). Secondo Levinson, i cambiamenti nel corso della vita delle persone era preceduti da una crisi, in questo caso gli anni '60 che crearono un cambiamento per

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