Documento dall'Università degli Studi di Milano su Alessandro Pratesi, Genesi e forme del documento medievale. Il Pdf esplora i principi generali e la storia della diplomatica, definendo il documento medievale e la sua importanza storica per gli studi universitari.
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Alessandro Pratesi, Genesi e forme del documento medievale Diplomatica (Università degli Studi di Milano) Scansiona per aprire su Studocu Studocu non è sponsorizzato o supportato da nessuna università o ateneo. Scaricato da Anna Zapparoli (annazapparoli99@gmail.com)Alessandro Pratesi GENESI E FORME DEL DOCUMENTO MEDIEVALE
I. Principii generali e definizioni. Che cos'è la diplomatica? Per rispondere è necessario riferirsi all'oggetto specifico di questa materia, il documento. Nel linguaggio comune la parola documento designa tutto ciò che offre testimonianza di un fatto, ha un'accezione vasta e generica. Soltanto nel linguaggio giuridico e in quello diplomatistico se ne sono date spiegazioni puntuali, necessarie, nel caso specifico, a identificare con precisione l'oggetto e i limiti della ricerca. La diplomatica studia il documento in sè, nelle sue forme più ancora che nel suo contenuto, ed è quindi tenuta a sottolinearne ogni aspetto. Dopo la spiegazione di Theodor von Sickel, per cui sono documenti "le testimonianze scritte, redatte secondo una forma determinata, sebbene variabile in relazione al luogo, all'epoca, alla persona, al negozio, su fatti di natura giuridica", ripresa da Harry Bresslau e da Alain de Bouard, e quella, più ampia ma nello stesso tempo più vaga, di Arthur Giry, la più esatta definizione del documento in senso diplomatistico è stata fornita da Cesare Paoli: il documento è una testimonianza scritta di un fatto di natura giuridica, compilata coll'osservanza di certe determinate forme, le quali sono destinate a procurarle fede e a darle forza di prova. Tre elementi fondamentali scaturiscono da questa definizione: la circostanza della scrittura, per cui non rientra nell'oggetto della diplomatica qualsiasi elemento di prova, ma soltanto l'attestazione "scritta"; la natura del contenuto, in base alla quale sfuggono alla critica del diplomatista tutti gli scritti che non siano redatti al preciso scopo di tramandare un atto le cui conseguenze si risolvono in rapporti giuridici concreti; la forma della redazione, che deve rispondere a norme precise, seppure variabili secondo il tempo, il luogo, le persone, il contenuto, tali da conferire al documento la credibilità necessaria, ossia quella capacità probativa che non può essere in alcun modo negata, almeno fin quando non si sia dimostrato il falso.
La diplomatica è la scienza che ha per oggetto lo studio critico del documento al fine di determinarne il valore come testimonianza storica. Il documento, presentando la pratica applicazione di leggi e consuetudini che i testi giuridici solo parzialmente rivelano nella formulazione teorica, rispecchia sempre una determinata situazione politica, sociale, economica; inoltre, in quanto attestazione scritta, esso fissa nel tempo fasi dell'evoluzione linguistica che testi letterari e cronistici non illustrano a sufficienza. Il termine diplomatica è entrato nell'uso attraverso il titolo del primo grande trattato di questa disciplina: i sei libri De re diplomatica di Jean Mabilon. Il vocabolo diploma fu usato nell'antichità classica per indicare originariamente i documenti scritti su due tavolette unite tra loro a cerniera (dittici), ma fin dall'inizio dell'età imperiale figura riferito, di preferenza, a particolari tipi di documento emanati dal Senato o dall'Imperatore. Col valore di "privilegio imperiale" il termine venne anche adoperato, ma piuttosto raramente, nel medioevo, mentre tornò in auge nell'età umanistica, soprattutto per designare documenti signorili 1 This document is available on studocu Scaricato da Anna Zapparoli (annazapparoli99@gmail.com)emanati in forma solenne. La diplomatica estende l'esame critico anche ad altre scritture che non rientrano nella categoria ristretta del documento così com'è stato definito: e se è esagerato riferire indiscriminatamente il suo oggetto a tutte quelle che i Francesi chiamano "pièces d'archives", in quanto è noto come il materiale di un archivio sia spesso eterogeneo, è vero nondimeno che il diplomatista deve prendere in considerazione le attestazioni scritte che si riferiscono ad atti preparatorii o che accompagnano il documento. I tedeschi distinguono i documenti giuridici in senso stretto, Urkunden, dalle scritture di altro genere, Akten. L'analisi critica esercitata dalla diplomatica si basa sulle forme del documento, le quali hanno una loro tipicità che ne rende possibile la sistemazione scientifica. La diplomatica tiene d'occhio, accanto al contenuto e più ancora di esso, la forma del documento, sicché si giustifica sotto questo aspetto l'affermazione che George Tessier ha formulato nel 1952: "oggetto della diplomatica è la spiegazione della forma degli atti scritti" e ha ripetuto in maniera ancor più categorica nel 1961, scrivendo che la diplomatica "è la conoscenza ragionata delle regole di forma che si applicano agli scritti e ai documenti assimilati". La diplomatica deve tendere oggi soprattutto a ricostruire schematicamente il processo di documentazione nelle sue varie fasi seguendo un metodo storico, in maniera di accertare da un lato la genuinità o meno della singola attestazione controllando l'aderenza delle sue forme alla prassi richiesta in quel particolare ambiente per quel determinato tipo di documento, e di recare dall'altro un più vitale contributo alla storia nella sua accezione più vasta attraverso una conoscenza approfondita degli ordinamenti e degli istituti da cui la documentazione discende. 2
Scaricato da Anna Zapparoli (annazapparoli99@gmail.com)II. Cenni di storia della diplomatica. Se intesa come scienza la diplomatica è sorta soltanto nel Seicento quale frutto del criticismo erudito, intesa invece come semplice tecnica per distinguere il documento genuino dal falso si può dire risalga molto indietro nei secoli. I risultati perseguibili per questa via, se potevano ritenersi efficaci nei confronti di documenti pressappoco coevi e di uno stesso tipo, si rivelavano però del tutto incerti in ordine a quelli più antichi; occorreva, per una critica più raffinata, il possesso di una coscienza e di un metodo storico di cui si videro i primi frutti con gli umanisti. Ma soltanto allorché la disputa si sottrasse alla polemica teologica concretandosi in discussioni su speciali gruppi di documenti e sfociando nei cosiddetti bella diplomatica del secolo XVII, si cominciarono a porre le basi per una nuova disciplina. I bella diplomatica non ebbero sempre uguale carattere: in Germania presentarono un aspetto eminentemente pratico, di contesa giudiziaria per l'affermazione di un diritto, in Francia e in Belgio, invece, un carattere dottrinale al quale, se non fu estraneo un certo interesse campanilistico, venne però affiancandosi una seria preoccupazione scientifica. L'esempio più antico è dato dal dissidio tra l'arcivescovo di Treviri e il monastero di S. Massimino nella stessa diocesi, che si vantava esente dalla giurisdizione vescovile: l'arcivescovo poté far valere in giudizio i propri diritti dimostrando la falsità dei diplomi esibiti dalla parte avversa in quanto documenti datati con l'era di Cristo non potevano essere stati emanati, come si pretendeva, dalla cancelleria merovingica. Nel 1675, quale introduzione al II tomo degli Acta sanctorum Aprilis, Daniel Van Pepenbroeck pubblicò il Propylaeum antiquarium circa veri ac falsi discrimen in vetustis membranis: nel dettare norme per l'analisi dei documenti, egli giungeva a tale rigore di critica che, inficiando di falso un diploma di Dagoberto I, re dei Franchi di Austrasia, per il monastero di Sainte-Irmine di Trèves, finiva col gettare il discredito su un gran numero di carte dell'epoca merovingica, tanto da suscitare le reazioni dei Maurini, colpiti, almeno indirettamente, da un indirizzo così radicale. Assai più vivaci furono le rimostranze dei Carmelitani in seguito alla discussione di cui formarono oggetto gli atti di s. Alberto di Gerusalemme, autore della regola degli eremiti del Carmelo, apparsa nel I tomo degli Acta sanctorum aprilis ad opera dello stesso Papenbroeck: colpiti dall'implicita condanna della tradizione che faceva risalire l'origine dell'Ordine al profeta Elia, i Carmelitani ricorsero all'Inquisizione spagnola, ottenendo da questa la condanna del gesuita nel 1695. In risposta alle critiche del Propylaeum, il Mabillon pubblico i De re diplomatica libri VI (Luteciae Parisiorum, 1681), lavoro fondamentale e, per alcune parti, tuttora valido, che destò l'ammirazione degli studiosi e anche del Papenbroeck; solo poche voci, non certo serene, si levarono contro l'opera del geniale benedettino, tentando un'opposizione altrettanto astiosa quanto vana. Il maurino evitò ogni polemica e solo indirettamente risposte con un Librorum de re diplomatica supplementum, Luteciae Prisiorum, 1704: esso fu poi inserito nella seconda edizione del De re diplomatica curata, dopo la morte del Mabillon, dal confratello Thierry Ruinart; l'opera ebbe pure una terza edizione a cura del marchese Giovanni Adimari, Napoli 1789. Il merito principale del Mabillon è di aver distinto le varie categorie di documenti e preso in considerazione gli elementi estrinseci ed intrinseci suscettibili di critica, instaurando così un metodo scientifico che ha conservato a lungo la sua 3 This document is available on studocu Scaricato da Anna Zapparoli (annazapparoli99@gmail.com)validità. Pochi anni dopo Ludovico Antonio Muratori, pur senza discostarsi dalla linea tracciata dal Mabillon, non soltanto enunciava succintamente i principii della diplomatica in due dissertazioni delle Antiquitates Italicae medii aevi (XXXIV: De diplomatibus antiquis, dubiis aut falsis; XXXV: De sigillis medii aevi), ma presentava altresì con le sue compilazioni una messe notevolissima di casi di critica applicata alle fonti documentarie. Tra il 1750 e il 1765 René Prosper Tassin e Charles Toustain pubblicarono a Parigi, con la collaborazione di altri confratelli dell'Ordine, il grandioso Nouveau traité de diplomatique, in 6 volumi, al quale si ricorre ancora oggi utilmente in molte circostanze, anche se nuoce alla visione generale di taluni problemi l'eccessiva schematizzazione, considerata allora con favore dagli studiosi e da numerosi seguaci e portata all'esasperazione dal tedesco Johann Christoph Gatterer che nei suoi Elementa artis diplomaticae universalis (Gottingen, 1765), tentò di introdurre nella diplomatica, e più specificamente nel capitolo dedicato alla scrittura, il sistema classificatorio adottato dal Linneo nelle scienze naturali. In genere tutta la manualistica prodotta nel secolo XVIII in Francia, in Germania ed anche in Inghilterra e in Spagna segue le orme del Mabillon prima e dei compilatori del Nouveau traité poi: l'unica voce discorde, quella dell'italiano Scipione Maffei, autore di una incompiuta Istoria diplomatica che serve d'introduzione all'arte critica in tal materia. Anche il secolo XIX vide i trattatisti seguire per lo più l'indirizzo consacrato dal Nouveau traité. Ma un impulso nuovo venne invece dalla Germania, con l'impresa dei Monumenta Germaniae historica e la raccolta ed edizione di fonti documentarie concepite secondo piani organici che dischiusero effettivamente l'era della diplomatica speciale: Johann Friedrich Bohmer iniziò nel 1831 la pubblicazione dei Regesta Imperii, destinati ad offrire in ordine cronologico l'elenco completo, con indicazione del contenuto e dei principali caratteri diplomatici, dei documenti emanati dagli imperatori del Sacro Romano Impero; nel 1851 Philippe Jaffé pubblicò con gli stessi intenti i Regesta pontificum Romanorum ab condita Ecclesia ad annum post Christum natum 1198; nel biennio 1874-1875 August Potthast proseguì la serie, fino al pontificato di Benedetto XI compreso, con i Regesta pontificum Romanorum inde ab anno post Christum natum MCXCVIII ad annum MCCCIV. Julius Ficker nei Beitrage zur Urkundenlehre (Innsbrucl, 1877-1878), dall'esame di apparenti contraddizioni, messe in luce dalla conoscenza dell'itinerario completo dei sovrani, tra data cronica e data topica di alcuni documenti imperiali, giunse alla teoria della distinzione concettuale tra il momento dell'azione giuridica e quello della documentazione, iniziando così il metodo rivolto ad indagare la genesi del documento. Contemporaneamente Theodor von Sickel in una serie di studi introduceva il sistema della comparazione delle scritture e del dettato nell'ambito di una cancelleria, giungendo ad accertare i caratteri e la genuinità dei documenti con un rigore critico fino a quel tempo nemmeno pensabile. Il secolo XIX rappresenta, dopo il XVII nel quale la diplomatica è praticamente nata come scienza, la seconda pietra miliare nella storia della disciplina: il superamento delle posizioni del Mabillon si ha con l'impostazione data agli studi dallo storicismo postromantico, soprattutto tedesco, il quale porta alla formulazione di principii che le indagini successive convalidano e perfezionano senza introdurre mutamenti radicali. Pertanto mentre le ricerche particolari e specialistiche, incoraggiate anche dal sorgere di nuovi istituti, proseguivano alacremente, si sentì anche la necessità di 4