Documento dall'Università degli Studi di Roma Tor Vergata su Il Mondo Contemporaneo, Sabatucci. Il Pdf, di Storia per l'Università, riassume i concetti chiave della Seconda Rivoluzione Industriale e gli eventi principali della Prima Guerra Mondiale, inclusa la posizione dell'Italia.
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Tra il 1870 ed il 1914 l'economia capitalistica subì una serie di cambiamenti che portano il nome di "Seconda rivoluzione industriale", diffusa in Europa ed in Nordamerica.
Nel 1873, un'improvvisa crisi sovrapproduzione fece sentire i suoi effetti anche per i decenni successivi. I cambiamenti organizzativi, cosi come le innovazioni tecnologiche, permisero di abbassare i costi di produzione, causando anche un prolungato calo dei prezzi finali. Gli scambi commerciali aumentavano ed aumentò anche il tenore di vita.
Sul settore agricolo, però, la situazione economica europea ebbe effetti drammatici. In primo luogo a causa del calo dei costi di trasporto, favorendo l'importazione di prodotti del Nordamerica, con prezzi decisamente competitivi, causando il declino di piccole e grandi aziende agricole, soprattutto quelle dove le tecniche produttive erano rimaste arretrate. Gli unici settori agricoli che si difesero furono quelli dell'Europa centro-settentrionale, che adottò presto nuove tecniche di produzione come l'uso di concimi, utilizzo di mietitrici e trebbiatrici a trazione animale.
Ovviamente, la crisi agraria causò fame e disoccupazione, che portarono, di conseguenza, all'intensificarsi dell'emigrazione verso l'America del Nord ma anche verso Brasile e Argentina.
Per far fronte alla grande crisi agraria, e per venire incontro alle pressioni dei grandi proprietari, gli stati imboccarono la via del protezionismo, imponendo dazi per numerosi prodotti agricoli, soprattutto per i cereali. Ma il principale obiettivo di questa manovra, fu la tutela delle produzioni industriali contro il rischio di concorrenza estera. Germania, Russia, Italia e Francia adottarono misure protezionistiche, tranne la Gran Bretagna che rimase nel suo liberismo, ma ne fu doppiamente danneggiata in quanto il mercato di arrivo delle sue merci era stato ridotto, e vide svilupparsi le industrie dei paesi concorrenti.
Infatti, nell'ultimo decennio del secolo, le industrie tedesche ed americane superarono quelle inglesi nella produzione dell'acciaio, ma anche in ambito chimico ed elettrico. Per combattere ciò, la Gran Bretagna amplio il suo impero d'oltremare e intensificò lo scambio con le colonie.
Ma non è tutto: infatti nacquero, soprattutto negli Stati Uniti e Germania, delle consociazioni per il controllo finanziario di diverse imprese, dei consorzi fra aziende dello stesso settore per favorire l'accorso su prezzi e produzione, e delle vere e proprie concentrazioni fra aziende prima indipendenti. Le imprese, per crescere, necessitavano di denaro, denaro che solo le banche potevano garantire. Si venne a creare quindi uno stretto rapporto di compenetrazione tra banche ed imprese: le imprese dipendevano sempre più dalle banche per il loro sviluppo, e le banche legavano le loro fortune a quelle delle imprese. Le banche controllavano i pacchetti azionari delle industrie, ma i generali delle industrie sedevano nei consigli di amministrazione delle banche. Stiamo parlando del capitalismo finanziario.
Cotone, ferro, carbone e macchina a vapore erano stati i simboli della prima rivoluzione industriale, mentre per la seconda ricordiamo l'acciaio, la chimica, il motore a scoppio e l'elettricità.
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Con il metodo Bessemer, il forno Martin-Simens, ed il procedimento Gilchrist Thomas, si iniziò a produrre grandi quantità di acciaio a costi relativamente bassi, aumentandone il consumo di ottanta volte rispetto ai decenni precedenti. Venne usato per le ferrovie, per le macchine industriali, per le corazze delle navi da guerra, ma anche per le strutture che permisero la costruzione di grandi edifici e grandi ponti. Il primo palazzo con strutture in acciaio fu il Tower Building di New York (1889), ma il simbolo della seconda rivoluzione industriale divenne, nello stesso anno la Tour Eiffel.
Per quanto riguarda la chimica, era già abbastanza utilizzata in varie produzioni, come nei concimi, nei medicinali, in saponi e coloranti, negli esplosivi etc ... Ma alla fine del 1800 la chimica si sviluppò sempre di più: nel 1886, un processo chimico, permise di ricavare dalla bauxite l'alluminio, che venne poi utilizzato in sostituzione di ferro e acciaio. Nel 1870 vennero sperimentati i coloranti artificiali, nel 1875 Alfred Nobel depositò il brevetto per la dinamite. Nel 1888 Dunlop inventò lo pneumatico, mentre gli anni 90 furono particolarmente producenti per le prime fibre tessili artificiali derivate dalla cellulosa.
La chimica portò anche all'utilizzo di prodotti in scatola, celle frigorifere, e nuovi metodi di sterilizzazione.
Della seconda rivoluzione industriale ricordiamo anche la creazione del motore a scoppio o a combustione, realizzato per la prima volta nel 1876 dal tedesco Otto, ma furono successivamente nel 1885 Benz e Daimler a montare questo motore in autoveicoli, realizzando le prime automobili. Il combustibile utilizzato era il distillato di petrolio, successivamente chiamata benzina, mentre nel 1897 Diesel inventò il motore a gasolio. Ma solo all'inizio del 900 si poté parlare di diffusione di automobili veloci e sicure. Ovviamente crebbero anche le estrazioni di petrolio, soprattutto negli Stati Uniti.
Anche l'elettricità getta le sue fondamenta durante la seconda rivoluzione industriale: infatti, se la pila di Alessandro Volta , ideata circa nell'800, negli anni 60-80 divenne una straordinaria fonte di energia quando iniziarono ad essere creati generatori di corrente elettrica, accumulatori, e l'energia elettrica iniziò ad essere utilizzata per il riscaldamento o l'illuminazione, la vera svolta fu data dalla lampadina a filamento incandescente ideata da Edison nel 1879.
Nacquero così in Europa e negli Stati Uniti le prime centrali elettriche, che fornivano energia per l'illuminazione privata e per le tramvie. Mentre per l'illuminazione pubblica fino ai primi anni del 900 era ancora alimentata a gas. Si fece strada anche l'energia idraulica, soprattutto nell'Italia del nord, povera di carbone ma piena di bacini idrici.
Ricordiamo anche l'invenzione del telefono dell'italiano Meucci nel 1871, ma perfezionato da Bell pochi anni dopo; il grammofono (Edison, 1876) ed il cinematografo ideato nel 1895 dai fratelli Lumière.
Anche la medicina ha subito un radicale cambiamento negli ultimi decenni dell'800, cambiamento basato principalmente su quattro principi:
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Le pratiche igieniste, come la lotta contro il sovraffollamento delle abitazioni, o l'isolamento in fase di malattia epidemica, o ancora il semplice fatto di lavarsi le mani con sapone tra una visita e l'altra, nonostante il grande scetticismo dell'opinione pubblica, furono gradualmente accettate. Vennero scoperti anche i microorganismi alla base di malattie infettive come colera e tubercolosi, il cui sviluppo, però, non dipendeva dalle condizioni igieniche.
Di grande impatto fu anche lo sviluppo della farmacologia, ovviamente dovuta principalmente allo sviluppo della chimica, che nel 1846 aprì la strada all'anestesia chirurgica, nel 1875 venne sperimentata l'aspirina, e nello stesso anno il Ddt, potente insetticida che ebbe effetti decisivi contro la malaria.
I vari progressi scientifici di ogni genere, portarono ad un miglioramento delle condizioni di vita, e all'eliminazione di carestie ed epidemie, facendo si che l'età media di vita di un europeo, salisse a fine secolo, da 35 a 50 anni, portando ad una crescita demografica.
Ma questa crescita era soprattutto dovuta al calo delle mortalità, piuttosto che all'incremento delle nascite. Infatti, le pratiche contraccettive, già presenti in Francia a fine 700, si diffusero pian piano in tutto l'occidente. Il tasso di natalità, prima del periodo industriale, nei principali stati europei, era di 35%., a fine periodo, scese al 30% .. Nei paesi non ancora toccati dalla modernizzazione, come Africa e Asia, il fenomeno si sarebbe presentato solo agli inizi del 900.
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L'Europa, fin dai tempi delle prime scoperte geografiche, si era sempre cimentata nella conquista del mondo. Ma a partire dalla fine del 1800, ebbe luogo un grande fenomeno di espansione economica e politica, nota come imperialismo, con obiettivi di politica nazionale da parte dei governi. I territori presi di mira per il controllo coloniale furono quelli dell'Asia, dell'Africa e del Pacifico. Gran Bretagna, Francia, Germania, Belgio, Italia, Stati Uniti e Giappone, estesero i loro imperi. L'unica potenza europea a non partecipare fu l'Austria-Ungheria.
L'acceso interesse per la politica coloniale ebbe luogo principalmente dalla ricchezza di materie prime a basso costo e la ricerca di nuovi sbocchi commerciali. Inoltre si tendeva ad accumulare capitale finanziario per investirlo oltremare. Ma in realtà, gli investimenti nelle colonie da parte di Gran Bretagna e Francia, alla vigilia della prima guerra mondiale, erano davvero molto bassi. Ma la prospettiva dei benefici economici ottenibili con il colonialismo finì per influenzare molti governanti europei.
Ci furono anche delle motivazioni di carattere ideologico-politico: nazionalismo e razzismo erano delle ideologie quasi sempre presenti in missioni coloniali. Lo scrittore inglese Kipling, ad esempio, parlava del dovere dell'uomo bianco di "civilizzare" le popolazioni selvagge. Ma spesso si tendeva ad espandersi solo per concorrenza con nazioni nemiche.
L'opinione pubblica diede voce alle esplorazioni e scoperte che si verificarono soprattutto in Africa, e con l'avvento della stampa si diffuse anche l'immagine del grande esploratore. Ne è un esempio Livingstone che attraversò tutta l'Africa centro-meridionale, o l'italo-francese Pietro Savorgnan di Brazzà che aprì la strada alla penetrazione francese nell'Africa equatoriale.
L'Africa fu dunque estremamente partecipe all'espansione coloniale di fine 800. Nel 1870 la Francia occupava Algeria e Senegal, il portogallo l'Angola ed il Mozambico ed i Britannici la Colonia del Capo. Si diffuse anche l'idea di attività missionaria, proposta dalla chiesa cattolica con accordi con paesi come Italia, Francia e Belgio, per partecipare alle imprese coloniali con personale missionario.
Nel 1881 la Francia occupa la Tunisia, mentre nel 1882 la Gran Bretagna occupa l'Egitto. Entrambi i paesi erano appartenenti all'impero ottomano, ma erano stati resi indipendenti dai rispettivi governanti (Bey di Tunisi e Khedive d'Egitto). Entrambi i paesi erano di grande interesse economico e strategico, ma soprattutto l'Egitto era estremamente importante per la Gran Bretagna dopo che nel 1869 era stato aperto il Canale di Suez che permetteva ai britannici di raggiungere tramite il mar mediterraneo il mar rosso e dunque facilitare l'accesso ai possedimenti in india.
I due paesi negli anni 70 avevano lanciato dei programmi di modernizzazione, ma non andarono in porto e quindi i governi furono costretti ad aumentare la pressione fiscale per risanare i debiti contratti con le banche europee. Per evitare la bancarotta, i paesi finanziatori, dunque Francia e Gran Bretagna, scelsero di intervenire militarmente. Il pretesto, operato dalla Francia, fu un incidente avvenuto nel 1881 alla frontiera con l'Algeria.
Gli avvenimenti in Tunisia ebbero anche delle ripercussioni in Egitto, dove nacquero dei movimenti nazionalistici, come quello guidato da Arabi Pascià che rischiò di mettere a repentaglio anche il controllo internazionale del canale di Suez. Nel 1882 a seguito dei moti anti-europei avvenuti ad Scaricato da Fr Mll (francescamallone27@gmail.com)