Riassunto Verrocchio: Manuale di Psicologia Clinica, Università del Salento

Documento dall'Università del Salento su Riassunto Verrocchio - Manuale di Psicologia Clinica. Il Pdf, un riassunto di Psicologia per l'Università, copre i principali modelli e teorie in psicologia clinica, la psicometria clinica e i sistemi di classificazione diagnostica, offrendo un approccio schematico e didatticamente valido.

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Riassunto Verrocchio - Manuale DI Psicologia Clinica
Psicologia Clinica (Università del Salento)
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VERROCCHIO: MANUALE DI PSICOLOGIA
CLINICA
SEZ 1 Cap. 1, 2, 3, 5
SEZ 2→ Cap. 6, 8, 9
SEZ 4→ Cap. 21, 24, 25
Scheda 9
Cap 1: Principali modelli e teorie in psicologia
clinica
La psichiatria fenomenologica del 20esimo secolo era rappresentata da autori come Jaspers,
Binswanger e Minkowski il quale sosteneva che la psicopatologia doveva essere guidata
dall’introspezione. La corrente fenomenologica si era sviluppata in antitesi alla visione dominante del
tempo, quella organicista della malattia mentale in cui il disturbo doveva essere ricondotto ad
alterazioni cerebrali. Ciò rappresentava una presa di posizione verso il rischio di riduzionismo
biologico e in risposta anche al fatto che l’organicismo non stava rispondendo alle domande che
riguardano la genesi della malattia mentale. Mancava il nesso che collegava il funzionamento
normale a quello patologico. Da qui l’affermazione di Minkowski “conosciamo i disturbi prima di
spiegarli o di raggrupparli, altrimenti produrrebbe solo modelli o tassonomie fragili.” Quasi un secolo
dopo questa affermazione sono state pubblicate diverse versioni dell’ICD e del DSM e ancora non
possiamo considerare la tassonomia dei disturbi mentali definitiva.
Negli anni si sono sviluppati tantissimo modelli e sistemi esplicativi dei disturbi mentali.
Quando parliamo di modelli in psicologia clinica parliamo di sistemi di descrizione e di spiegazione
della malattia mentale molto diversi fra loro, talvolta inconciliabili in quanto un modello è una
semplificazione teorica e per ciò sempre deficitaria della realtà. Ma perchè in psicologia ci sono così
tanti modelli inconciliabili fra loro? possiamo affermare che ciò avvenga poichè non si ha ancora una
completa conoscenza del fenomeno psicologico perchè ancora ad oggi non si è capaci a colmare il
vuoto fra psicologia e psicopatologia. Si hanno quindi molti modelli psicopatologici tutti legati ad una
teoria della malattia mentale di riferimento tutti collegati a possibili processi terapeutici. In psicologia
manca una teoria unitaria che spieghi il passaggio dal funzionamento mentale normale a quello
patologico.
IL MODELLO PSICOANALITICO
Il modello psicoanalitico si è sviluppato tra il 19esimo e il 20esimo secolo a partire dal lavoro di Freud.
Il maestro di Freud fu Charcot, famoso per i suoi studi sull’isteria e sull’ipnosi. In particolare con
l’ipnosi riusciva a risolvere il sintomo ma quando l’effetto dell’ipnosi finiva ritornava anche il sintomo.
Freud e Breuer notarono che durante lo stato ipnotico i pz. spesso riferivano esperienze passate che
non ricordavano nello stato di veglia e si chiesero se ci fosse una relazione fra i ricordi che riferivano
e i sintomi. A posteriori Freud affermò che il sintomo rappresentasse una difesa per salvaguardarsi da
paure o da traumi inaccettabili. Quindi il riaffiorare di questi ricordi rimossi porterebbe all’eliminazione
del sintomo. Il sintomo conversivo rappresenta il sintomo di un conflitto interno che il paziente non è in
grado di risolvere.
LA PRIMA TOPICA:
Freud immagina che la nostra mente sia tripartita:
1. Conscio: è la parte meno vasta ma che conosciamo meglio, facilmente accessibile
all’introspezione.
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Scaricato da Cristian Antinucci (wsbsk6b2zg@privaterelay.appleid.com)VERROCCHIO: MANUALE DI PSICOLOGIA CLINICA

  • SEZ 1 -> Cap. 1, 2, 3, 5
  • SEZ 2-> Cap. 6, 8, 9
  • SEZ 4-> Cap. 21, 24, 25
  • Scheda 9

Cap 1: Principali modelli e teorie in psicologia clinica

La psichiatria fenomenologica del 20esimo secolo era rappresentata da autori come Jaspers, Binswanger e Minkowski il quale sosteneva che la psicopatologia doveva essere guidata dall'introspezione. La corrente fenomenologica si era sviluppata in antitesi alla visione dominante del tempo, quella organicista della malattia mentale in cui il disturbo doveva essere ricondotto ad alterazioni cerebrali. Ciò rappresentava una presa di posizione verso il rischio di riduzionismo biologico e in risposta anche al fatto che l'organicismo non stava rispondendo alle domande che riguardano la genesi della malattia mentale. Mancava il nesso che collegava il funzionamento normale a quello patologico. Da qui l'affermazione di Minkowski "conosciamo i disturbi prima di spiegarli o di raggrupparli, altrimenti produrrebbe solo modelli o tassonomie fragili." Quasi un secolo dopo questa affermazione sono state pubblicate diverse versioni dell'ICD e del DSM e ancora non possiamo considerare la tassonomia dei disturbi mentali definitiva.

Negli anni si sono sviluppati tantissimo modelli e sistemi esplicativi dei disturbi mentali. Quando parliamo di modelli in psicologia clinica parliamo di sistemi di descrizione e di spiegazione della malattia mentale molto diversi fra loro, talvolta inconciliabili in quanto un modello è una semplificazione teorica e per ciò sempre deficitaria della realtà. Ma perchè in psicologia ci sono così tanti modelli inconciliabili fra loro? possiamo affermare che ciò avvenga poichè non si ha ancora una completa conoscenza del fenomeno psicologico perchè ancora ad oggi non si è capaci a colmare il vuoto fra psicologia e psicopatologia. Si hanno quindi molti modelli psicopatologici tutti legati ad una teoria della malattia mentale di riferimento tutti collegati a possibili processi terapeutici. In psicologia manca una teoria unitaria che spieghi il passaggio dal funzionamento mentale normale a quello patologico.

Il modello psicoanalitico

Il modello psicoanalitico si è sviluppato tra il 19esimo e il 20esimo secolo a partire dal lavoro di Freud. Il maestro di Freud fu Charcot, famoso per i suoi studi sull'isteria e sull'ipnosi. In particolare con l'ipnosi riusciva a risolvere il sintomo ma quando l'effetto dell'ipnosi finiva ritornava anche il sintomo. Freud e Breuer notarono che durante lo stato ipnotico i pz. spesso riferivano esperienze passate che non ricordavano nello stato di veglia e si chiesero se ci fosse una relazione fra i ricordi che riferivano e i sintomi. A posteriori Freud affermò che il sintomo rappresentasse una difesa per salvaguardarsi da paure o da traumi inaccettabili. Quindi il riaffiorare di questi ricordi rimossi porterebbe all'eliminazione del sintomo. Il sintomo conversivo rappresenta il sintomo di un conflitto interno che il paziente non è in grado di risolvere.

La prima topica

Freud immagina che la nostra mente sia tripartita:

  1. Conscio: è la parte meno vasta ma che conosciamo meglio, facilmente accessibile all'introspezione.

1 This document is available on studocu Scaricato da Cristian Antinucci (wsbsk6b2zg@privaterelay.appleid.com)2. Subconscio/Inconscio: è la parte più vasta. Sono presenti le nostre motivazioni implicite, le nostre pulsioni, desideri, paure e traumi. La maggior parte del contenuto si struttura partendo dalla prima infanzia e può aver interferito con il normale sviluppo psicologico creando le premesse per la nascita del disturbo. Il contenuto del subconscio non è accessibile alla parte conscia, la presenza di un trauma o di una pulsione irrisolta o inaccettabile può determinare un conflitto. Tale conflitto si estrinseca attraverso un sintomo che è una trasformazione simbolica del conflitto a livello conscio, attraverso il sintomo l'energia psichica del conflitto si rilascia. Rendere conscio il conflitto rilascia l'energia psichica prodotta e risolve il sintomo. Conscio e Subconscio non comunicano in modo diretto: gli elementi conflittuali inconsci emergono solo come sintomi perché se diventassero consci nella loro essenza non sarebbero tollerabili dall'individuo. 3. Preconscio: è una sottile linea di passaggio fra inconscio e conscio. In questa zona i contenuti inconsci possono affiorare alla parte conscia non come sintomi ma come sotto forma di sogni, atti mancati, lapsus e libere associazioni. Secondo Freud con l'uso e l'analisi di questi elementi era possibile riportare alla consapevolezza i conflitti inconsci e liberare il pz dal sintomo.

La seconda topica

Freud fornisce un'altra tripartizione della psiche:

  1. Es: parte completamente inconscia che contiene gli aspetti più pulsionali. Non ha contatto con il mondo esterno e quindi le pulsioni si generano senza confrontarsi con il senso di realizzabilità o di appropriatezza.
  2. Io: media la relazione fra mondo pulsionale e mondo esterno. L'io blocca le pulsioni che considera inappropriate e le paure intense attraverso appositi meccanismi. La lotta tra Io e Es genera il conflitto e il sintomo.
  3. Super-io: si sviluppa con il superamento del complesso di Edipo e con l'interiorizzazione dei divieti e delle figure genitoriali.
PrincipioRapporto con la realtàObiettivi
EsassenteSoddisfazione immediata dei bisogni biologici
Iopresentedirige gli impulsi verso obiettivi appropriati e raggiungibili
Super-iopresentedirige le azioni verso obiettivi morali, etici, religiosi e reali

Lo sviluppo psicosessuale

Freud sostiene che lo sviluppo psichico del bambino è scandito da fasi collegate al soddisfacimento del proprio piacere-> sviluppo psicosessuale. "libido"= desiderio, piacere-> la ricerca del piacere scandisce il percorso evolutivo del bambino.

  1. Fase Orale: piacere=suzione seno (fino a 1 anno)
  2. Fase Anale: piacere= controllo e rilascio sfinteri (fino 3 anni)
  3. Fase Fallica: piacere= scoperta pene (fino 6 anni)
  4. Fase di Latenza:
  5. Fase Genitale: superamento del complesso di edipo (adolescenza)

Complesso di Edipo

mito-> Edipo, come predetto da un oracolo avrebbe ucciso il padre e sposato la madre, lui lo fa ma non ne è consapevole e quando lo scopre si acceca e si auto-esilia. complesso (Freud) -> il bambino ha pulsioni incestuose verso la madre e di morte verso il padre. Con il superamento del complesso il bambino si rende conto che il padre è un avversario troppo forte e che la pulsione incestuosa non è accettabile, interiorizza dunque la figura del padre fondendosi con essa nell'amore per la madre. con ciò interiorizza i divieti e le prescrizioni che non sono più vissuti 2 Scaricato da Cristian Antinucci (wsbsk6b2zg@privaterelay.appleid.com)solo come ordini a cui obbedire per evitare punizioni ma come precetti interni di comportamento. Traumi che intervengono nelle diverse fasi psicosessuali possono bloccare il processo di sviluppo-> fissazione e regressione.

I meccanismi di difesa

I conflitti inconsci sono legati a traumi, pulsioni e paure troppo intense per essere tollerati e accettati, l'lo li affronta mettendo in atto diversi meccanismi di difesa. I meccanismi di difesa prendono in considerazione il conflitto modificandolo in modo da renderlo più accettabile. I meccanismi di difesa sono processi psichici, spesso seguiti da una risposta comportamentale , che ogni individuo mette in atto più o meno automaticamente quando si trova in situazioni stressanti o a mediare i conflitti generati fra impulsi e proibizioni interne. I sintomi psicopatologici derivano dalla modalità con cui i meccanismi di difesa mediano i conflitti.

  • Rimozione: L'individuo impedisce che pensieri, ricordi, paure e desideri che sente come inaccettabili giungano alla coscienza spostandoli nell'inconscio, è come se non esistessero. Se la rimozione ha successo il soggetto riesce a non essere cosciente del contenuto di quello che sente. es. pz. con malattie gravi minimizzano o negano la patologia rimuovendo le emozioni di angoscia che suscita. È considerato il meccanismo principale della psicopatologia poiché quando si sentono emozioni, desideri, pulsioni, sentimenti inaccettabili che vengono rimossi si attivano altri meccanismi di difesa che innescano il processo di formazione del sintomo. In questo senso il sintomo è percepito come una "formazione di compromesso"
  • Repressione: Sforzo volontario di non pensare a problemi, desideri, sentimenti, esperienze disturbanti fino al momento giusto per affrontarli. A differenza della rimozione questo è un meccanismo conscio che sposta i contenuti nel preconscio (non nell'inconscio), quindi sono recuperabili quando ci si focalizza l'attenzione. È considerato un meccanismo adattivo.
  • Proiezione: Trasformiamo sentimenti, paure o desideri che abbiamo rimosso ad un'altra persona. Se l'ansia generata dall'interno dell'individuo è proiettata all'esterno la situazione esterna diventa ciò che genera l'ansia quando invece l'ansia è creata dal conflitto interno. es. incolpiamo una persona di aver iniziato ad avere un atteggiamento ostile verso di noi quando invece l'astio è iniziato da noi
  • Formazione Reattiva: L'individuo percepisce i suoi sentimenti, pensieri e comportamenti come inaccettabili li sostituisce con pensieri, comportamenti e sentimenti opposti. Si osserva questo meccanismo nella nevrosi ossessiva e nella mania in cui si reagisce ad un vissuto interno di disagio e sofferenza con manifestazioni di gioia e allegria (mania) e negli atteggiamenti controfobici (ossessività).
  • Spostamento: l'individuo sposta l'oggetto delle proprie emozioni rimosse su un oggetto meno pericoloso. Si osserva nelle fobie, come nel caso del piccolo Hans che aveva proiettato all'interno l'angoscia di castrazione all'esterno spostandola su un oggetto meno angosciante, i cavalli rispetto a quello reale (i genitali). es. quando spostiamo le nostre frustrazioni da un area della nostra vita (lavoro) ad un'altra meno angosciante (famiglia): non potendolo fare nell'ambito dove sono nate lo facciamo nell'altro. In psicoterapia lo spostamento avviene con il transfert poiché i sentimenti infantili rimossi verso madre e padre vengono trasferiti sul terapeuta.

Evoluzione della psicoanalisi

Freud aveva intuito che il suo modello era valido per l'ambito culturale della Vienna borghese dell'epoca e che poteva essere rivisto alla luce di altri contesti culturali. Anche Freud rivede più volte gli stessi concetti. È interessante come passi dal concetto di trauma reale a quello di trauma fantasmatico:

  • trauma reale: era convinto che i traumi che emergevano durante la terapia fossero stati realmente vissuti dai pz. e poi rimossi o repressi 3 This document is available on studocu Scaricato da Cristian Antinucci (wsbsk6b2zg@privaterelay.appleid.com)

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