Pensiero Politico Moderno e Contemporaneo, Università degli Studi di Torino

Documento dall'Università degli Studi di Torino su Pensiero Politico. Il Pdf esplora il pensiero politico moderno e contemporaneo, analizzando liberalismo classico, New Deal e socialismo democratico, con riferimenti a figure chiave e movimenti per i diritti civili in Europa orientale, utile per Filosofia a livello universitario.

Mostra di più

61 pagine

Pensiero Politico
Storia del pensiero politico moderno e contemporaneo (Università degli Studi di Torino)
Scan to open on Studocu
Studocu is not sponsored or endorsed by any college or university
Pensiero Politico
Storia del pensiero politico moderno e contemporaneo (Università degli Studi di Torino)
Scan to open on Studocu
Studocu is not sponsored or endorsed by any college or university
Downloaded by Tommaso Mantoan (mantoantommaso@gmail.com)
lOMoARcPSD|42923067
STORIA DEL PENSIERO POLITICO CONTEMPORANEO
Hans Fenske IL PENISERO POLITICO CONTEMPORANEO
Capitolo 1: LA FONDAZIONE DEL LIBERALISMO CLASSICO
L'ottocento è stato il secolo del liberalismo classico. Nella Francia del 1789, il liberalismo si
impadronì del potere politico e suscitò una straordinaria impressione in tutta Europa assicurandogli
ovunque una duratura influenza culturale. Le conquiste liberali ottenute dalla Francia del 1789
poterono essere difese soltanto in parte; sono state infatti necessarie molte lotte prima che il paese
risultasse effettivamente liberalizzato. La tappa più importante di questo cammino fu la rivoluzione
del 1830 che consentì al liberalismo dell'alta borghesia di rientrare in possesso del potere e che ebbe
ripercussioni sul resto dell'Europa. Intorno al 1870 il liberalismo raggiunse l'apice del proprio
successo. Il liberalismo classico dovette allora o indietreggiare dinanzi ai nascenti movimenti o
adattarsi ad essi, mutando però in questo modo la propria fisionomia. Il liberalismo fu soprattutto un
movimento popolare, che contava seguaci in tutti gli strati della società sebbene il suo baricentro
fosse indubbiamente collocato nel ceto superiore e i suoi gruppi dirigenti provenissero soprattutto
dagli ambienti della proprietà e della cultura. Fra i suoi portavoce si contavano alti funzionari
dell'amministrazione pubblica e giudici, professori universitari e insegnanti di scuola superiore,
avvocati, medici e giornalisti, così come commercianti e industriali, ma aveva un seguito anche
nella popolazione rurale soprattutto fra medi proprietari terrieri. Il pensiero liberale ha in effetti
conosciuto una straordinaria molteplicità di sfumature e ha coinciso con un ampio spettro di
opinioni, che andavano da quelle dei conservatori, a destra, a quelle dei democratici, a sinistra. È
stato interpretato sia in senso liberalconservatore sia in senso liberaldemocratico, sia ancora come
equilibrata posizione di centro tra i due estremi. Comune alle varie manifestazioni del liberalismo fu
tuttavia lo sforzo di emancipare gli uomini dai vincoli che erano sentiti come non necessari, e di
conseguire maggiore libertà possibile nella vita politica e sociale. L'unico motivo di contrasto tra le
diverse correnti del liberalismo riguardò la determinazione dei confini della libertà. Bisogna infine
sottolineare che il liberalismo economico ha trovato più ampia risonanza di quello politico.
La Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino.
La storia del pensiero liberale annovera molte testimonianze di elevato valore culturale, fra queste
la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino è stata quella che più fortemente ha
impressionato la coscienza collettiva: l'idea di un catalogo dei diritto dell'uomo non rimase infatti
appannaggio esclusivo dei liberali, ma fu universalmente accettata nel corso del XIX secolo. Il
primo articolo dichiarava che gli uomini nascono liberi e uguali quanto a diritti, i quali, spiegava
l'articolo 2 sono naturali e immutabili, e si chiamano libertà, proprietà, sicurezza e resistenza
all'oppressione; la loro difesa costituisce il fine di ogni collettività. Per la tutela di questi diritti era
espressamente richiesto un potere pubblico, per il cui mantenimento dovevano essere riscosse
imposte a cui tutti i cittadini avrebbero contribuito in proporzione alla loro capacità produttiva.
Fonte della formazione della volontà dello stato era la totalità dei cittadini, ossia la nazione, mentre
al monarca era riservato soltanto il ruolo organo dello stato. Nelle disposizioni della costituzione del
1791 il re esercitava il potere esecutivo per mezzo dei ministri nelle forme previste dalla
costituzione, ossia il re governava soltanto tramite le leggi. La Dichiarazione precisava poi che
ciascuno ha il diritto di partecipare alla legislazione in prima persona o tramite propri
rappresentanti, ciascuno ha diritto di accesso a tutte le cariche. Soltanto la capacità personale
potendo valere come criterio di selezione. La libertà era definita nell'articolo 4 come diritto di fare
tutto ciò che non arrecava danno ad altri. Secondo l'articolo 5, ciò che non è espressamente vietato
non può essere impedito. Era espressamente sancita la libertà di opinione. L'ultimo articolo, il 17,
dichiarava ancora una volta sacra e inviolabile la proprietà. Nessuno può essere privato di ciò che
gli appartiene se non dietro adeguato e concordato indennizzo. Libertà dell'individuo, uguaglianza
Downloaded by Tommaso Mantoan (mantoantommaso@gmail.com)
lOMoARcPSD|42923067

Visualizza gratis il Pdf completo

Registrati per accedere all’intero documento e trasformarlo con l’AI.

Anteprima

Pensiero Politico

Storia del pensiero politico moderno e contemporaneo (Università degli Studi di Torino) Scan to open on Studocu Studocu is not sponsored or endorsed by any college or university Downloaded by Tommaso Mantoan (mantoantommaso@gmail.com)STORIA DEL PENSIERO POLITICO CONTEMPORANEO Hans Fenske IL PENISERO POLITICO CONTEMPORANEO

La Fondazione del Liberalismo Classico

L'ottocento è stato il secolo del liberalismo classico. Nella Francia del 1789, il liberalismo si impadronì del potere politico e suscitò una straordinaria impressione in tutta Europa assicurandogli ovunque una duratura influenza culturale. Le conquiste liberali ottenute dalla Francia del 1789 poterono essere difese soltanto in parte; sono state infatti necessarie molte lotte prima che il paese risultasse effettivamente liberalizzato. La tappa più importante di questo cammino fu la rivoluzione del 1830 che consentì al liberalismo dell'alta borghesia di rientrare in possesso del potere e che ebbe ripercussioni sul resto dell'Europa. Intorno al 1870 il liberalismo raggiunse l'apice del proprio successo. Il liberalismo classico dovette allora o indietreggiare dinanzi ai nascenti movimenti o adattarsi ad essi, mutando però in questo modo la propria fisionomia. Il liberalismo fu soprattutto un movimento popolare, che contava seguaci in tutti gli strati della società sebbene il suo baricentro fosse indubbiamente collocato nel ceto superiore e i suoi gruppi dirigenti provenissero soprattutto dagli ambienti della proprietà e della cultura. Fra i suoi portavoce si contavano alti funzionari dell'amministrazione pubblica e giudici, professori universitari e insegnanti di scuola superiore, avvocati, medici e giornalisti, così come commercianti e industriali, ma aveva un seguito anche nella popolazione rurale soprattutto fra medi proprietari terrieri. Il pensiero liberale ha in effetti conosciuto una straordinaria molteplicità di sfumature e ha coinciso con un ampio spettro di opinioni, che andavano da quelle dei conservatori, a destra, a quelle dei democratici, a sinistra. È stato interpretato sia in senso liberalconservatore sia in senso liberaldemocratico, sia ancora come equilibrata posizione di centro tra i due estremi. Comune alle varie manifestazioni del liberalismo fu tuttavia lo sforzo di emancipare gli uomini dai vincoli che erano sentiti come non necessari, e di conseguire maggiore libertà possibile nella vita politica e sociale. L'unico motivo di contrasto tra le diverse correnti del liberalismo riguardò la determinazione dei confini della libertà. Bisogna infine sottolineare che il liberalismo economico ha trovato più ampia risonanza di quello politico.

La Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino

La storia del pensiero liberale annovera molte testimonianze di elevato valore culturale, fra queste la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino è stata quella che più fortemente ha impressionato la coscienza collettiva: l'idea di un catalogo dei diritto dell'uomo non rimase infatti appannaggio esclusivo dei liberali, ma fu universalmente accettata nel corso del XIX secolo. Il primo articolo dichiarava che gli uomini nascono liberi e uguali quanto a diritti, i quali, spiegava l'articolo 2 sono naturali e immutabili, e si chiamano libertà, proprietà, sicurezza e resistenza all'oppressione; la loro difesa costituisce il fine di ogni collettività. Per la tutela di questi diritti era espressamente richiesto un potere pubblico, per il cui mantenimento dovevano essere riscosse imposte a cui tutti i cittadini avrebbero contribuito in proporzione alla loro capacità produttiva. Fonte della formazione della volontà dello stato era la totalità dei cittadini, ossia la nazione, mentre al monarca era riservato soltanto il ruolo organo dello stato. Nelle disposizioni della costituzione del 1791 il re esercitava il potere esecutivo per mezzo dei ministri nelle forme previste dalla costituzione, ossia il re governava soltanto tramite le leggi. La Dichiarazione precisava poi che ciascuno ha il diritto di partecipare alla legislazione in prima persona o tramite propri rappresentanti, ciascuno ha diritto di accesso a tutte le cariche. Soltanto la capacità personale potendo valere come criterio di selezione. La libertà era definita nell'articolo 4 come diritto di fare tutto ciò che non arrecava danno ad altri. Secondo l'articolo 5, ciò che non è espressamente vietato non può essere impedito. Era espressamente sancita la libertà di opinione. L'ultimo articolo, il 17, dichiarava ancora una volta sacra e inviolabile la proprietà. Nessuno può essere privato di ciò che gli appartiene se non dietro adeguato e concordato indennizzo. Libertà dell'individuo, uguaglianza This document is available on studocu Downloaded by Tommaso Mantoan (mantoantommaso@gmail.com)di tutti dinnanzi alla legge e controllo dello stato da parte di tutti i cittadini tramite la legge erano dunque le principali rivendicazioni dei liberali. La Dichiarazione dei diritti venne stilata, su proposta del marchese La Fayette, da una commissione che cominciò a riunirsi a partire dalla metà di luglio sotto la presidenza di Mirabeau. La Fayette non fu in ogni caso il solo che agli esordi della rivoluzione pensasse a un catalogo dei diritto dell'uomo e del cittadino, la più importante richiesta in questo senso fu quella che scaturì dalla penna dell'abate Sieyes (1748-1836). Sieyes definiva la dichiarazione dei diritti una necessità urgentissima per la nazione e riteneva che l'utilità di un simile documento consistesse nel fatto di mettere davanti agli occhi di ciascuno i grandi diritti della società.

Il Pensiero di Sieyes nel Liberalismo Classico

SIEYES rappresenta una delle grandi figure del nascente liberalismo classico. Di tutti i teorici costituzionali del Settecento fu lui ad esercitare la massima influenza sulla politica costituzionale del XIX secolo. Sieyes spiegava che il Terzo Stato comprendeva l'intera nazione, lavorava per tutti svolgendo la maggior parte delle funzioni pubbliche, e tuttavia era escluso dal diritto di partecipare alla vita politica; senza il Terzo Stato i privilegiati non sarebbero nulla, mentre senza di loro tutto avrebbe funzionato meglio. Sieyes continuava su questo tenore, ed escludeva dalla nazione i ceti privilegiati, sostenendo che tutto ciò che non era terzo stato non poteva rientrare nell'idea di nazione. Sieyes affermava che soltanto la nazione poteva emendare le costituzione francese, o attraverso il costituirsi stesso del Terzo stato in Assemblea generale o attraverso il suo appellarsi alla nazione. Questo scritto fruttò a Sieyes l'elezione agli stati generali, proprio nelle file del Terzo stato di cui non faceva parte. Su sua iniziativa il 17 giugno il Terzo Stato si proclamò ad Assemblea Nazionale, compiendo così quel passo decisivo che avrebbe mutato radicalmente i rapporti politici vigenti sino a quel momento. Sieyes fu quindi responsabile del passaggio dall'agitazione rivoluzionaria alla rivoluzione aperta. Non era interessato alla fondazione del liberalismo, ma alla questione di come si potesse ottenere un buon governo coniugandolo con la libertà individuale. Totalmente schierato a favore della sovranità popolare e dell'uguaglianza davanti alla legge, osservava che tutti gli individuo che instaurano relazioni tra loro, contraggono obblighi reciproci e conducono affari sotto la tutela della legge comune. La legge reprime ogni offesa alla persona o alla proprietà del singolo, ma non può impedire che ciascuno estenda il proprio possesso secondo le proprie capacità naturali o acquisite. La legge deve continuare a tutelare ogni cittadino in ogni occasione fin quando i suoi tentativi non ledano l'interesse collettivo: in ciò consisteva l'intero programma dello stato di diritto liberale, nella quale la libertà dei cittadini, intesa sia come libertà del proprio agire sia come libertà dal condizionamento esterno, era il fine esclusivo di tutte le leggi. Dal punto di vista dell'assetto costituzionale, Sieyes sottolinea con enfasi in tutti i suoi lavori il principio della rappresentanza. Una società fondata sulla divisione del lavoro deve necessariamente dare forma alla volontà collettiva per mezzo di rappresentanti eletti. A partire da queste premesse, sostiene la divisione dei poteri, che rappresentava la migliore garanzia della libertà e del benessere dei cittadini. Sieyes si distingue in modo non irrilevante da Montesquieu, sottolineando con forza il fatto che la divisione dei poteri deve essere espressione di un'unità organica e ponendo l'una accanto all'altra, come funzioni pubbliche, la proposizione, la votazione e la discussione delle leggi, concepite come cooperanti in vista del medesimo fine, ossia della felicità degli individui. Nonostante Sieyes sostenesse l'uguaglianza di tutti dinanzi alla legge, non era in alcun modo disposto a riconoscere l'uguaglianza politica; al contrario, egli adoperò affinchè il diritto elettorale fosse differenziato. La distinzione tra cittadini attivi e cittadini passivi risale a una sua proposta: cittadino attivo poteva essere soltanto chi pagava un'imposta diretta. L'elezione dei deputati avveniva indirettamente, attraverso la mediazione degli elettori delegati, che per svolgere tale funzione dovevano versare tasse per il valore di dieci giornate di lavoro; a loro volta, i candidati alla carica di deputato dovevano pagare circa dieci volte la quota stabilita per gli elettori delegati. Ciò significa che nella Francia modernizzata dalla rivoluzione il numero di coloro che godevano del diritto di elettorato passivo era nel complesso inferiore a quello del Primo e del Secondo stato dell'ancien regime: allo stato del privilegio per nascita subentrava così lo stato della grande proprietà. Quando sosteneva la sovranità popolare, Sieyes, in realtà, non lottava per una collettività Downloaded by Tommaso Mantoan (mantoantommaso@gmail.com)democratica, ma prefigurava, utilizzando lo strumento della limitazione del diritto di voto, lo stato borghese-liberale ottocentesco.

Il Liberalismo Tedesco: Kant

KANT (1724-1804), sta all'origine del liberalismo tedesco. Kant auspicava la realizzazione della ragione, desiderando una vera riforma del modo di pensare: voleva che l'uomo uscisse dallo stato di minorità di cui era egli stesso colpevole e imparasse a servirsi del proprio intelletto. Kant poneva come principio guida l'imperativo categorico: ciascuno deve operare sempre in modo che la massima della sua volontà possa sempre valere in ogni tempo come principio di una legislazione universale. Kant prende le mosse dal fatto che la storia è governata da un disegno naturale, il quale non è assolutamente visibile nel singolo uomo, ma è riconoscibile nella totalità della specie. Egli considera naturale, dal momento che la capacità razionale è il tratto distintivo dell'uomo, che in quest'ultimo si sviluppino, in conformità con una legge naturale, le disposizioni che sono dirette all'uso della ragione, e proprio nel senso di mettere l'uomo nella condizione di trarre interamente da sé tutto ciò che concerne la ragione. Il mezzo per questo scopo è un antagonismo insito nella natura stessa dell'uomo: per quanto forte sia la sua tendenza a unirsi in società, altrettanto manifesta è quella a isolarsi. Proprio per questa inconciliabilità Kant scorge l'origine di un ordinamento della società umana conforme a legge; egli giudica infatti l'istituzione di una società civile che faccia valere universalmente il diritto. Kant richiama inoltre l'attenzione sul fatto che la realizzazione di una costituzione civile perfetta dipenda dalla creazione di un rapporto esterno tra gli stati regolato da leggi. Deve perciò essere costituita una federazione di popoli, nella quale ogni stato, anche il più piccolo, possa sperare la propria sicurezza e la tutela dei propri diritti solo da una forza collettiva e dalla deliberazione secondo leggi della volontà comune. Il filosofo ritiene che con la pace garantita da una federazione di stati si raggiunga finalmente la condizione in cui la natura può sviluppare compiutamente nell'umanità tutte le proprie disposizioni; il problema della pace riveste si suoi occhi un significato decisivo. Se il diritto internazionale deve essere fondato su un federalismo di liberi stati, per quanto riguarda invece l'organizzazione dei rapporti all'interno dei singoli stati, Kant esprime l'esigenza che la costituzione civile di ogni stato sia repubblicana. Egli infatti distingue le forme di stato in monarchie, aristocrazie e democrazie: tanto la monarchia quanto l'aristocrazia possono avere una costituzione repubblicana, mentre alla democrazia, che egli contempla esclusivamente come quella diretta, questa possibilità è preclusa. Essa istituisce un potere esecutivo che permette alla collettività di decidere sul singolo. La democrazia gli appare addirittura come forma di dispotismo, perchè in essa lo stato rende arbitrariamente esecutive le leggi che esso stesso si è dato. Caratteristica del regime repubblicano è la separazione tra potere esecutivo e potere legislativo. La costituzione repubblicana deve garantire la sicurezza della pace, dell'uguaglianza dei cittadini e delle leggi a tutti comuni. Il regime repubblicano è infatti l'unico in grado di produrre progressivamente una condizione in cui soltanto la legge sia sovrana e non dipenda da alcuna persona in particolare. Kant, elenca tre poteri, il potere di comando, esecutivo e giudiziario. Nessuno dei tre poteri può usurpare la funzione degli altri essi devono collaborare in stretta connessione, affinchè ciascun cittadino possa vedere riconosciuto il proprio diritto grazie alla loro cooperazione. Kant ritiene che la libertà sia garantita soltanto se non è il legislatore a rendere esecutive le leggi; accanto a una rappresentanza del popolo deve perciò esserci un reggitore, il cui potere deriva sì dall'originario potere supremo del popolo, ma al quale Kant attribuisce pieni poteri. Per le sentenze, i cittadini devono nominare giudici caso per caso, considerando cittadini coloro che sono qualificati ad esserlo sulla base della loro indipendenza economica: anche Kant contempla quindi l'idea di cittadino attivo, e da per scontata la nozione di un diritto elettorale censitario.

Il Liberalismo Economico

All'inizio dell'Ottocento la teoria economica liberale viene formulata in stretta connessione con il liberalismo politico soprattutto da Say, Malthus e Ricardo. Fra questi ultimi, Say abbraccia incondizionatamente l'ottimismo del primo liberalismo riguardo al fatto che l'economia possa risolvere da sé ogni problema. Malthus e Ricardo, invece, traggono motivo di grande This document is available on studocu Downloaded by Tommaso Mantoan (mantoantommaso@gmail.com)

Non hai trovato quello che cercavi?

Esplora altri argomenti nella Algor library o crea direttamente i tuoi materiali con l’AI.