Economia politica: nascita, sviluppo e rivoluzione marginalista-neoclassica

Slide dall'Università degli Studi di Urbino Carlo Bo su Economia politica. Il Pdf, destinato a studenti universitari di Economia, esplora la nascita e l'evoluzione del pensiero economico, con un focus sulla rivoluzione marginalista-neoclassica e le leggi economiche.

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18 pagine

Economia politica
La nascita dell’economia politica
Docente: Andrea Coveri
a.a. 2024-2025, I semestre
Corso di Laurea interclasse in Sociologia (L-40) e Servizio sociale (L-39)
Materiale didattico
Testo di riferimento (disponibile sulla piattaforma moodle):
Corsi, M. e Roncaglia, A., Nuovi lineamenti di economia politica.
Laterza, 2017. Capitolo I (pp. 3-24).
Lettura integrativa (disponibile sulla piattaforma moodle):
Roncaglia, A. e Sylos Labini, P., Economia. Enciclopedia delle Scienze
Sociali, 1993. Capp. 1 e 2 [sezioni dalla a) alla f)], pp. 1-19 del pdf.
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Materiale didattico

· Testo di riferimento (disponibile sulla piattaforma moodle): Corsi, M. e Roncaglia, A., Nuovi lineamenti di economia politica. Laterza, 2017. Capitolo I (pp. 3-24). · Lettura integrativa (disponibile sulla piattaforma moodle): Roncaglia, A. e Sylos Labini, P., Economia. Enciclopedia delle Scienze Sociali, 1993. Capp. 1 e 2 [sezioni dalla a) alla f)], pp. 1-19 del pdf. a.a. 2024-2025, I semestre Economia politica 2

L'economista

  • Gli economisti hanno davanti a sé una realtà sociale complessa.
  • Le teorie economiche si basano su premesse (o ipotesi) ottenute a costo di drastiche semplificazioni della realtà.
  • Ogni economista basa le sue osservazioni e le sue analisi su una propria visione della società (visione «preanalitica»).
  • Questa miscela di visione politica, sensibilità pratica e rigore logico rende affascinante l'economia politica, ma allo stesso tempo rende complesso e vivace il dibattito tra economisti appartenenti alle diverse scuole di pensiero.
  • I contrasti riguardano la coerenza logica delle varie teorie, il realismo delle ipotesi (o, più in generale, la rilevanza delle costruzioni teoriche per la comprensione della realtà) e soprattutto le diverse concezioni dei contenuti e degli obiettivi della scienza economica.

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Le origini

  • Il termine economia politica viene dal greco (oîkos = casa, nómos = legge; la pólis era la città-stato dell'antica Grecia).
  • Economia indica quindi le regole della buona gestione della famiglia (quella che oggi è chiamata «economia domestica»); politica indica che ci si riferisce non alla famiglia, ma alla società nel suo complesso (allo Stato, o all'insieme di tutti gli Stati del mondo).
  • Il termine economia politica inizia ad essere usato nel Seicento, ma diviene d'uso comune solo due secoli più tardi, nell'Ottocento.
  • Verso la fine di quel secolo alcuni autori iniziano a usare un nuovo termine, economica (economics, in inglese, anziché political economy), allo scopo di sottolineare la somiglianza della nostra materia con le scienze della natura (dette anche scienze «dure»), come la fisica o la chimica.

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La nascita dell'economia politica

· Le idee economiche che dominano dal XVI all'inizio del XVIII secolo sono denominate Mercantilismo (o Bullionismo). Tema chiave: le nazioni devono accrescere il proprio stock di ricchezza (in metalli preziosi) aumentando le esportazioni e riducendo le importazioni. Lo Stato deve regolare l'economia. · Ma è solo grazie all'inglese William Petty (1623-1687) che avviene una svolta radicale, che permette di parlare della nascita dell'economia come scienza autonoma (egli parla di aritmetica politica, o anatomia politica). · Il suo obiettivo dichiarato è quello non di giudicare, ma di descrivere il funzionamento della società, misurando i fenomeni economici e individuando leggi, cioè relazioni sistematiche fra i diversi aspetti della realtà economica. · L'economia politica, dunque, nasce quando si riconosce che il funzionamento del sistema economico presenta regolarità (le leggi economiche) che si affermano indipendentemente dalla volontà e dai desideri dei singoli soggetti economici. · Per il suo contributo alla formazione del sistema dei concetti (prezzo naturale, merce e mercato, sovrappiù, ecc.) che costituiscono le fondamenta della scienza economica, Petty può essere considerato - come affermerà Marx - il fondatore dell'economia politica. a.a. 2024-2025, I semestre Economia politica 5

I fisiocratici

  • In Francia, i Fisiocratici sono il gruppo dominante nella prima metà del XVIII secolo. Tema chiave: la fonte della ricchezza nazionale è il lavoro produttivo impiegato in agricoltura.
  • François Quesnay (1694-1774), fondatore della scuola dei fisiocratici, come più tardi furono chiamati i suoi seguaci: sostenitori dell'esistenza di un 'ordine naturale' che, pur non implicando un rifiuto assoluto dell'intervento dello Stato nell'economia, avrebbe dovuto comportare una maggiore libertà da vincoli per permettere gli sviluppi spontanei dell'economia.
  • L'opera principale di Quesnay è il Tableau économique (1758), in cui fornisce una rappresentazione analitica del funzionamento del sistema economico, come società divisa in classi sociali tra le quali ha luogo un circuito di scambi che realizza contemporaneamente la distribuzione del reddito tra le diverse classi e la condizione per il ripetersi regolare del processo produttivo.
  • L'attività economica è concepita come un «flusso circolare» di produzione e di scambio (una concezione che caratterizzerà tutta l'economia politica classica fino a Marx e che è stata riproposta in epoca recente da Piero Sraffa).

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L'Economia Politica Classica e la critica di Marx

  • Adam Smith (1723-1790) è considerato il «padre» dell'economia politica moderna
  • L'opera principale di Adam Smith è intitolata Un'indagine sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni (1776) ed è considerata il primo lavoro sistematico di teoria economica: segna l'inizio della cosiddetta Economia Politica Classica.
  • Thomas Malthus (1766-1834), la cui opera principale è il Saggio sul principio di popolazione (1798).
  • David Ricardo (1772-1823), la cui opera principale è intitolata Principi dell'economia politica e della tassazione (1817).
  • Karl Marx (1818-1883), la cui opera principale è Il Capitale. Critica dell'economia politica (1867).

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L'economia politica come scienza sociale

  • Gli economisti classici (Smith, Ricardo, Malthus) e Marx considerano l'economia politica come una scienza sociale che studia le caratteristiche di un sistema sociale dal punto di vista della produzione, distribuzione e impiego del reddito.
  • La società è divisa in tre classi sociali: capitalisti, proprietari terrieri e lavoratori. Il reddito nazionale viene distribuito fra queste tre classi sottoforma rispettivamente di profitti, rendite e salari.
  • Il compito principale dell'economia è lo studio delle leggi che regolano l'accumulazione del capitale e la distribuzione del reddito tra le classi sociali.

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La rivoluzione marginalista-neoclassica

  • La Rivoluzione Marginalista (RM) ha luogo negli anni 1870-1890. È legata al lavoro di tre autori:
  • William Stanley Jevons (1835-1882), Teoria dell'economia politica (1871)
  • Carl Menger (1840-1921), Principi di economia (1871)
  • Léon Walras (1834 1910), Elementi di economia pura (1874)
  • Alfred Marshall (1842-1924), autore dei Principi di economia (1890), è un altro autore il cui lavoro ha avuto un impatto decisivo su teoria e insegnamento economici nel Regno Unito.
  • Altre figure di spicco sono: Irving Fisher, Philip Wicksteed, Vilfredo Pareto e Knut Wicksell.
  • Vi sono sia elementi di continuità che di rottura rispetto all'Economia politica classica.
  • I temi cari all'Economia politica classica (per es. valore, crescita, distribuzione) vengono accantonati.
  • L'attenzione si sposta sull'analisi (microeconomica) del modo in cui il mercato alloca in modo efficiente le risorse (concepite come scarse) tra agenti economici individuali.
  • Inoltre, la Rivoluzione marginalista promuove una teoria soggettiva del valore, basata sul concetto di utilità marginale.

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L'economia politica come scienza del comportamento razionale

  • Gli economisti marginalisti concepiscono l'economia come la scienza che studia la condotta umana come relazione tra scopi e mezzi scarsi, applicabili ad usi alternativi (Robbins, 1932).
  • Secondo gli economisti marginalisti, i bisogni o scopi degli individui hanno tre caratteristiche. Essi sono: 1) molteplici (desiderare più cose allo stesso tempo) 2) ordinabili (graduatori dei bisogni) 3) illimitati (c'è sempre qualcosa che desidereremmo oltre ciò che abbiamo)
  • Non possiamo avere tutto ciò che desideriamo, perché i mezzi di cui disponiamo - le nostre risorse - sono limitati. Il problema economico consiste nello stabilire qual è il modo migliore di utilizzare le risorse scarse a nostra disposizione. In questo senso, l'economia è la scienza del comportamento razionale degli uomini.

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Le leggi economiche cambiano nel tempo, o sono immutabili?

  • Economisti classici ed economisti marginalisti hanno una concezione della disciplina economica radicalmente differente, che si sostanzia in una differenza di metodo
  • Concezione dell'economia politica classica: le leggi economiche sono storicamente determinate e dunque cambiano nel tempo. I modi tramite cui avviene l'accumulazione di capitale, la distribuzione del reddito e la determinazione dei prezzi delle merci cambiano con l'evolversi della società (ad es., tra feudalesimo e capitalismo).
  • Concezione marginalista dell'economia politica: così come i problemi affrontati nelle scienze «dure» (ad es., in fisica: la legge di gravità; o in astronomia: l'orbita della luna) non cambiano nel corso della storia, il problema economico di fondo rimane lo stesso in ogni società e in ogni epoca. Tale problema è inerente al modo in cui utilizzare nel modo più efficiente le risorse scarse (come massimizzare o minimizzare alla luce di qualche vincolo).

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Approccio epistemologico e storia del pensiero economico

  • Approccio epistemologico tipico degli economisti che si rifanno all'economia politica classica e marxiana: economia politica come scienza sociale in cui diversi programmi di ricerca procedono in modo «competitivo» e «parallelo»
  • La storia del pensiero economico ha senso di essere studiata perché permette di apprendere approcci teorici alternativi: è possibile rintracciare nelle teorie economiche del passato (come l'economia politica classica) spunti, metodi e teorie utili ancora oggi.
  • Approccio epistemologico tipico dell'economia neoclassica: economia politica (o meglio economics) come scienza esatta che procede in modo «lineare» e «cumulativo»
  • La storia del pensiero economico è, come lo è tipicamente per le scienze «dure», una storia degli errori.
  • Per approfondire: il falsificazionismo (Popper, 1934); il «paradigma scientifico» come approccio dominante nella scienza in un determinato momento e le rivoluzioni scientifiche (Kuhn, 1962); presenza in contemporanea di «programmi di ricerca» alternativi (Lakatos & Musgrave, 1970; Lakatos, 1976)

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