La politica internazionale dal XX al XXI secolo: radici storiche e conflitti

Documento dall'Università sulla politica internazionale dal XX al XXI secolo. Il Pdf, utile per studenti universitari di Storia, esplora le radici storiche del '900, il sistema europeo degli stati, la globalizzazione e i conflitti post-Guerra Fredda, inclusa la dissoluzione della Jugoslavia.

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28 pagine

La politica internazionale dal XX al XXI secolo
Guido Formigoni
CAPITOLO PRIMO - LE RADICI STORICHE DEL ‘900: IL “SISTEMA EUROPEO” DEGLI STATO DALLE
ORIGINI AL DOMINIO MONDIALE
La cronologia del ‘900 è “mobile”: molti studiosi, infatti, si sono chiesti quando iniziasse eettivamente il
‘900. Alcuni hanno identificato l’inizio nel 1914 (data dello scoppio della prima guerra mondiale), altri con il
’17 (rivoluzione sovietica), altri ancora con il ’18 (data di fine della prima guerra mondiale) e la sua fine con
gli avvenimenti del ’89-’91. Questo, dunque, sarebbe i periodo che racchiude le guerre totali e la politica di
massa, un periodo definito “secolo breve”. "
Altre visioni sostengono che la Grande Guerra non fu uno spartiacque così decisivo, e individuano la svolta
tra il 1870 e il 1880, con la nascita degli Stati moderni: emerge il tema della centralità dello stato
contemporaneo e, dunque, la sua parabola disegnerebbe un “lungo 900” che si estenderebbe fino ai giorni
nostri o, almeno, fino al 1970, data dell’inizio di un nuovo ripensamento della statalità causato dalla
globalizzazione.
Il mondo internazionale del ‘900 aveva certamente come centro l’Europa, non per una visione
inguaribilmente “eurocentrica”, ma perché lo sviluppo della politica europea ha oggettivamente influenzato
il mondo, estendendosi a dimensioni globali. Ma com’era eettivamente nato questo predominio? E
l’Europa era una realtà dotata di identità o era solo un orizzonte geografico? "
1. La nascita del sistema internazionale europeo
Nel corso dei secoli si sono aermate sul territorio europeo una serie di identità politiche che si percepivano
come sovrane di specifici territori: gli Stati moderni. Queste unità erano nate dalla dissoluzione e
riaggregazione della res publica christiana medievale, concepita come universale e nella duplice matrice di
impero e Chiesa diusa su tutto il territorio. "
Tra il XIII e il XIV, quasi solo in Europa, alcuni monarchi avevano incominciato ad rendersi autonomi rispetto
all’impero e al papato, volendo centralizzare la loro autorità in uno specifico territorio (rex in regno suo est
imperator). I singoli sovrani acquistano dunque le caratteristiche di potere supremo dell’imperatore, non
riconoscendo più autorità sacrali o temporali sopra di loro. Questo processo, fondamentale per la storia
europea, si estese a tutto il continente anche se furono le monarchie occidentali, più antiche, ad avere
maggior successo (inglese, spagnola, francese). Mentre le zone orientali, a causa die continui movimenti
delle popolazioni, ebbero più dicoltà a consolidare i nuclei formatisi nel medioevo. E nemmeno nella
penisola italiana sorse alcuno stato unitario e preponderante. "
Questo processo tocco il punto di non ritorno a metà del ‘600, in particolare viene tradizionalmente indicata
la pace di Westfalia (1648), che sancì la fine della Guerra dei Trent’anni e delle guerre di religione, come
momento di consolidazione di un assetto nuovo. Infatti, l’aermazione della sovranità di ogni stato doveva
necessariamente andare con il riconoscimento delle sovranità altrui, in un tessuto paritario fra entità non
subordinate. Si sviluppò da qui anche un insieme di regole: ius publicum europaeum, indicante le norme del
diritto internazionale. Inoltre, al concetto di trattato internazionale andava connesso quello del rispetto degli
accordi."
Il primo ad usare il neologismo “internazionale” fu Jeremy Bentham alla fine del ‘700, distinguendo il diritto
interno degli stati da quello che regola i rapporti fra di essi. Ma questi rapporti non passavano solo tramite il
diritto, ma anche tramite altri canali che man mano andarono consolidandosi: nacque così la diplomazia
che, inizialmente, era ancora legata a regole di retorica e morale comune imposte da una visione
aristocratica e cavalleresca e che, man mano, divenne più pragmatica. L’egemonia culturale all’epoca era
della Francia, dunque la lingua della diplomazia era il francese. Questo sistema iniziò ad essere guidato
dalle figure di corte che attorniavano il re. Tutte queste dinamiche svilupparono una “società internazionale”
di Stati, che non si impose puramente tramite la legge del più forte, ma secondo un mutuo riconoscimento
da parte delle forze in gioco. "
1. Comunità e competizione tra Stati: equilibrio o egemonia?
L’altro lato della medaglia del riconoscimento e della parità era sicuramente una inevitabile componente
anarchica del sistema mossa da un’accesa tendenza alla competizione e all’autoaermazione a scapito
degli altri. Ognuno voleva infatti mantenere, tutelare e raorzare il proprio dominio politico ricorrendo
inevitabilmente molto spesso allo ius belli (diritto di fare la guerra). Un dato che ci può confermare tutto
questo è quello delle spese militari che toccavano circa il 50% dei bilanci dello Stato in anni normali,
arrivando poi a toccare picchi fino al 70-90%. "
La pressione crescente delle imposte sulla popolazione (a causa anche delle molteplici esenzioni
aristocratiche ed ecclesiastiche) diede vita ad una rete di iniziative imprenditoriali indipendenti che davano il
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loro contributo alla crescita della ricchezza e della capacità tecnologica europea creando isole
“capitalistiche” di libertà economica che si distaccavano quindi dallo stretto sistema feudale. Dove?
Principalmente in strutture cittadine autonome o piccole repubbliche oligarchiche come ad esempio quella
della Provincie Unite. "
Le diversità strutturali degli Stati che si stavano formando furono un elemento centrale durante l’800 che
vide la nascita del concetto di “grande potenza”, ovvero, una monarchia con un territorio esteso e solida sia
militarmente che economicamente. Chi erano? Gran Bretagna, Francia, Impero Asburgico, Impero Russo e
l’Impero Prussiano. La ricerca di una qualche egemonia tra queste super potenze era inevitabile, si decise
quindi di ricorrere ad una ricerca di un equilibrio tra poteri almeno teorico: Trattato di Utrecht del 1713. "
Non dobbiamo commettere l’errore di concepire questa realtà europea come distaccata e chiusa alle
dinamiche di tutto il mondo. Ad esempio, sotto la dinastia mancese si stava consolidando il Celeste Impero
cinese che aveva compiuto un percorso di stabilizzazione e modernizzazione non indierente che l’aveva
portato ad avere un solido sistema burocratico oltre che ad una potenza militare e una capacità fiscale
molto competitive. "
Altro elemento molto rilevante dell’epoca riguarda gli imperi coloniali, il controllo europeo sul resto del
mondo si limitava infatti a punti di appoggio costieri. Con lo sviluppo tecnologico diede però agli uomini un
maggior controllo e sicurezza per arontare nuovamente l’impresa di stabilire dei rapporti di controllo e
dipendenza. L’impero coloniale inglese alla fine del ‘600 era il più importante al mondo che si basava su una
serie di colonie centrate sullo sfruttamento schiavistico di un sistema di piantagioni di materie prime. "
2. L’età delle rivoluzioni e l’impatto della vicenda napoleonica
Il sistema descritto fino ad ora venne scosso pesantemente dai grandi cambiamenti che si sono verificati
negli ultimi decenni del ‘700: Rivoluzione americana (1776-1783) e Rivoluzione francese (1789-1799). Quasi
contemporaneamente si verificò sempre una rivoluzione ma di carattere diverso che portò ugualmente a
degli stravolgimenti: la Rivoluzione industriale britannica. Gli sconvolgimenti furono tali da far parlare di una
vera e propria “età delle rivoluzioni” di tipo globale. L’emancipazione delle colonie britanniche sulla costa
americana fu solo una temporanea battuta d’arresto dell’Impero inglese, ma la spinta espansiva e
rivoluzionaria della Francia guidata da Napoleone sconvolse non poco l’Europa. Nel contesto rivoluzionario
francese nacque infatti un concetto non irrilevante, si iniziò infatti a parlare di “nazione” e cosa ancora più
importante, la base della nazione era l’ordine dei non privilegiati: il Terzo Stato. La Francia rivoluzionaria si
fece portavoce della libertà e della solidarietà verso gli altri popoli che dovevano essere liberati. Si creò una
vera e propria coalizione europea antinapoleonica con l’obbiettivo di riportare la Francia nei suoi storici
confini, in quanto solo Russia e Gran Bretagna furono in grado di opporsi. "
Venne poi convocato un congresso europeo a Vienna per ristabilire alcuni principi che fossero in grado di
reggere la nuova complessità internazionale. Prevalse la versione conservatrice che propose la
restaurazione dei sani principi della tradizione parlando addirittura di legittimismo, ideologia imponeva un
vincolo molto stretto tra il sistema internazionale e i sistemi politici interni del singolo Stato che erano stati
individuati come l’origine della “grande guerra” europea che si era appena verificata. "
3. Il “concerto europeo” della prima metà dell’800: successi e limiti
Le grandi potenze si assunsero la responsabilità di mantenere l’equilibrio e la pace all’interno del contesto
europeo. Lo zar Alessandro I propose una Santa Alleanza tra i sovrani cristiani europei firmando stringendo
così un accordo di sostegno reciproco, autolimitazioni, decisioni comuni… All’interno di questo clima di
ritrovata tradizione e pace iniziarono a nascere movimenti che si basavano sul principio di nazionalità che
verrà messo a punto a circa metà del secolo dalla teoria “a ogni nazione deve corrispondere uno Stato”. "
La neonata repubblica degli Stati Uniti fu tra le prime a prendere una posizione attraverso la Dottrina
Monroe e il suo celebre slogan “l’America agli americani”."
È anche importante ricordare che è proprio durante questo periodo che nasce la cosiddetta “Questione
d’Oriente” in seguito alle dicoltà dell’Impero ottomano di gestire la zona dei Balcani nella quale si
inseriscono: la Russia che voleva aacciarsi sul Mediterraneo e controllare gli stretti del Mar Nero e la Gran
Bretagna che voleva controllare le rotte marittime verso l’India e l’Oriente. "
Il 1848 è l’anno cruciale perché è l’anno durante il quale si generalizzò in tutta Europa la crisi liberal-
nazionale dalla quale rimasero esenti solamente Russia e Gran Bretagna. Con la rivoluzione parigina di
febbraio venne instaurata la Seconda Repubblica con la presidenza di Luigi Napoleone Bonaparte. "
4. L’Europa alla conquista del mondo: la “pax britannica” e la prima mondializzazione
A partire dagli anni ’40 dell’Ottocento l’applicazione della forza del vapore ai trasporti e l’incremento della
velocità delle comunicazioni grazie al telegrafo furono il tratto distintivo di questa epoca definita “del
carbone e dell’acciaio”. "
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Anteprima

Le radici storiche del '900: il "sistema europeo" degli Stati dalle origini al dominio mondiale

La cronologia del '900 è "mobile": molti studiosi, infatti, si sono chiesti quando iniziasse effettivamente il '900. Alcuni hanno identificato l'inizio nel 1914 (data dello scoppio della prima guerra mondiale), altri con il '17 (rivoluzione sovietica), altri ancora con il '18 (data di fine della prima guerra mondiale) e la sua fine con gli avvenimenti del '89-'91. Questo, dunque, sarebbe i periodo che racchiude le guerre totali e la politica di massa, un periodo definito "secolo breve". Altre visioni sostengono che la Grande Guerra non fu uno spartiacque così decisivo, e individuano la svolta tra il 1870 e il 1880, con la nascita degli Stati moderni: emerge il tema della centralità dello stato contemporaneo e, dunque, la sua parabola disegnerebbe un "lungo 900" che si estenderebbe fino ai giorni nostri o, almeno, fino al 1970, data dell'inizio di un nuovo ripensamento della statalità causato dalla globalizzazione. Il mondo internazionale del '900 aveva certamente come centro l'Europa, non per una visione inguaribilmente "eurocentrica", ma perché lo sviluppo della politica europea ha oggettivamente influenzato il mondo, estendendosi a dimensioni globali. Ma com'era effettivamente nato questo predominio? E l'Europa era una realtà dotata di identità o era solo un orizzonte geografico?

La nascita del sistema internazionale europeo

Nel corso dei secoli si sono affermate sul territorio europeo una serie di identità politiche che si percepivano come sovrane di specifici territori: gli Stati moderni. Queste unità erano nate dalla dissoluzione e riaggregazione della res publica christiana medievale, concepita come universale e nella duplice matrice di impero e Chiesa diffusa su tutto il territorio. Tra il XIII e il XIV, quasi solo in Europa, alcuni monarchi avevano incominciato ad rendersi autonomi rispetto all'impero e al papato, volendo centralizzare la loro autorità in uno specifico territorio (rex in regno suo est imperator). I singoli sovrani acquistano dunque le caratteristiche di potere supremo dell'imperatore, non riconoscendo più autorità sacrali o temporali sopra di loro. Questo processo, fondamentale per la storia europea, si estese a tutto il continente anche se furono le monarchie occidentali, più antiche, ad avere maggior successo (inglese, spagnola, francese). Mentre le zone orientali, a causa die continui movimenti delle popolazioni, ebbero più difficoltà a consolidare i nuclei formatisi nel medioevo. E nemmeno nella penisola italiana sorse alcuno stato unitario e preponderante. Questo processo tocco il punto di non ritorno a metà del '600, in particolare viene tradizionalmente indicata la pace di Westfalia (1648), che sancì la fine della Guerra dei Trent'anni e delle guerre di religione, come momento di consolidazione di un assetto nuovo. Infatti, l'affermazione della sovranità di ogni stato doveva necessariamente andare con il riconoscimento delle sovranità altrui, in un tessuto paritario fra entità non subordinate. Si sviluppò da qui anche un insieme di regole: ius publicum europaeum, indicante le norme del diritto internazionale. Inoltre, al concetto di trattato internazionale andava connesso quello del rispetto degli accordi. Il primo ad usare il neologismo "internazionale" fu Jeremy Bentham alla fine del '700, distinguendo il diritto interno degli stati da quello che regola i rapporti fra di essi. Ma questi rapporti non passavano solo tramite il diritto, ma anche tramite altri canali che man mano andarono consolidandosi: nacque così la diplomazia che, inizialmente, era ancora legata a regole di retorica e morale comune imposte da una visione aristocratica e cavalleresca e che, man mano, divenne più pragmatica. L'egemonia culturale all'epoca era della Francia, dunque la lingua della diplomazia era il francese. Questo sistema iniziò ad essere guidato dalle figure di corte che attorniavano il re. Tutte queste dinamiche svilupparono una "società internazionale" di Stati, che non si impose puramente tramite la legge del più forte, ma secondo un mutuo riconoscimento da parte delle forze in gioco.

Comunità e competizione tra Stati: equilibrio o egemonia?

L'altro lato della medaglia del riconoscimento e della parità era sicuramente una inevitabile componente anarchica del sistema mossa da un'accesa tendenza alla competizione e all'autoaffermazione a scapito degli altri. Ognuno voleva infatti mantenere, tutelare e rafforzare il proprio dominio politico ricorrendo inevitabilmente molto spesso allo ius belli (diritto di fare la guerra). Un dato che ci può confermare tutto questo è quello delle spese militari che toccavano circa il 50% dei bilanci dello Stato in anni normali, arrivando poi a toccare picchi fino al 70-90%. La pressione crescente delle imposte sulla popolazione (a causa anche delle molteplici esenzioni aristocratiche ed ecclesiastiche) diede vita ad una rete di iniziative imprenditoriali indipendenti che davano il 1 di 28 Document shared on https://www.docsity.com/it/la-politica-internazionale-dal-xx-al-xxi-secolo-formigoni-guido/6029027/ Downloaded by: Sfafls.1 (martallevi17@gmail.com)loro contributo alla crescita della ricchezza e della capacità tecnologica europea creando isole "capitalistiche" di libertà economica che si distaccavano quindi dallo stretto sistema feudale. Dove? Principalmente in strutture cittadine autonome o piccole repubbliche oligarchiche come ad esempio quella della Provincie Unite. Le diversità strutturali degli Stati che si stavano formando furono un elemento centrale durante l'800 che vide la nascita del concetto di "grande potenza", ovvero, una monarchia con un territorio esteso e solida sia militarmente che economicamente. Chi erano? Gran Bretagna, Francia, Impero Asburgico, Impero Russo e l'Impero Prussiano. La ricerca di una qualche egemonia tra queste super potenze era inevitabile, si decise quindi di ricorrere ad una ricerca di un equilibrio tra poteri almeno teorico: Trattato di Utrecht del 1713. Non dobbiamo commettere l'errore di concepire questa realtà europea come distaccata e chiusa alle dinamiche di tutto il mondo. Ad esempio, sotto la dinastia mancese si stava consolidando il Celeste Impero cinese che aveva compiuto un percorso di stabilizzazione e modernizzazione non indifferente che l'aveva portato ad avere un solido sistema burocratico oltre che ad una potenza militare e una capacità fiscale molto competitive. Altro elemento molto rilevante dell'epoca riguarda gli imperi coloniali, il controllo europeo sul resto del mondo si limitava infatti a punti di appoggio costieri. Con lo sviluppo tecnologico diede però agli uomini un maggior controllo e sicurezza per affrontare nuovamente l'impresa di stabilire dei rapporti di controllo e dipendenza. L'impero coloniale inglese alla fine del '600 era il più importante al mondo che si basava su una serie di colonie centrate sullo sfruttamento schiavistico di un sistema di piantagioni di materie prime.

L'età delle rivoluzioni e l'impatto della vicenda napoleonica

Il sistema descritto fino ad ora venne scosso pesantemente dai grandi cambiamenti che si sono verificati negli ultimi decenni del '700: Rivoluzione americana (1776-1783) e Rivoluzione francese (1789-1799). Quasi contemporaneamente si verificò sempre una rivoluzione ma di carattere diverso che portò ugualmente a degli stravolgimenti: la Rivoluzione industriale britannica. Gli sconvolgimenti furono tali da far parlare di una vera e propria "età delle rivoluzioni" di tipo globale. L'emancipazione delle colonie britanniche sulla costa americana fu solo una temporanea battuta d'arresto dell'Impero inglese, ma la spinta espansiva e rivoluzionaria della Francia guidata da Napoleone sconvolse non poco l'Europa. Nel contesto rivoluzionario francese nacque infatti un concetto non irrilevante, si iniziò infatti a parlare di "nazione" e cosa ancora più importante, la base della nazione era l'ordine dei non privilegiati: il Terzo Stato. La Francia rivoluzionaria si fece portavoce della libertà e della solidarietà verso gli altri popoli che dovevano essere liberati. Si creò una vera e propria coalizione europea antinapoleonica con l'obbiettivo di riportare la Francia nei suoi storici confini, in quanto solo Russia e Gran Bretagna furono in grado di opporsi. Venne poi convocato un congresso europeo a Vienna per ristabilire alcuni principi che fossero in grado di reggere la nuova complessità internazionale. Prevalse la versione conservatrice che propose la restaurazione dei sani principi della tradizione parlando addirittura di legittimismo, ideologia imponeva un vincolo molto stretto tra il sistema internazionale e i sistemi politici interni del singolo Stato che erano stati individuati come l'origine della "grande guerra" europea che si era appena verificata.

Il "concerto europeo" della prima metà dell'800: successi e limiti

Le grandi potenze si assunsero la responsabilità di mantenere l'equilibrio e la pace all'interno del contesto europeo. Lo zar Alessandro I propose una Santa Alleanza tra i sovrani cristiani europei firmando stringendo così un accordo di sostegno reciproco, autolimitazioni, decisioni comuni ... All'interno di questo clima di ritrovata tradizione e pace iniziarono a nascere movimenti che si basavano sul principio di nazionalità che verrà messo a punto a circa metà del secolo dalla teoria "a ogni nazione deve corrispondere uno Stato". La neonata repubblica degli Stati Uniti fu tra le prime a prendere una posizione attraverso la Dottrina Monroe e il suo celebre slogan "l'America agli americani". È anche importante ricordare che è proprio durante questo periodo che nasce la cosiddetta "Questione d'Oriente" in seguito alle difficoltà dell'Impero ottomano di gestire la zona dei Balcani nella quale si inseriscono: la Russia che voleva affacciarsi sul Mediterraneo e controllare gli stretti del Mar Nero e la Gran Bretagna che voleva controllare le rotte marittime verso l'India e l'Oriente. Il 1848 è l'anno cruciale perché è l'anno durante il quale si generalizzò in tutta Europa la crisi liberal- nazionale dalla quale rimasero esenti solamente Russia e Gran Bretagna. Con la rivoluzione parigina di febbraio venne instaurata la Seconda Repubblica con la presidenza di Luigi Napoleone Bonaparte.

L'Europa alla conquista del mondo: la "pax britannica" e la prima mondializzazione

A partire dagli anni '40 dell'Ottocento l'applicazione della forza del vapore ai trasporti e l'incremento della velocità delle comunicazioni grazie al telegrafo furono il tratto distintivo di questa epoca definita "del carbone e dell'acciaio". 2 di 28 Document shared on https://www.docsity.com/it/la-politica-internazionale-dal-xx-al-xxi-secolo-formigoni-guido/6029027/ Downloaded by: Sfafls.1 (martallevi17@gmail.com)

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