Documento su Il Milione di Marco Polo. Il Pdf, di Letteratura per l'Università, esplora la genesi dell'opera, la collaborazione con Rustichello da Pisa, le diverse versioni e traduzioni, e il suo impatto culturale, offrendo un'analisi approfondita.
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IL Milione
Letteratura Italiana (Università telematica e-Campus)
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Downloaded by Jessica Rota (rjoetsa28@gmail.com)
Marco Polo
"Il Milione" è un libro scritto a quattro mani da due autori molto diversi tra di loro: Marco
Polo e Rustichello da Pisa.
Il libro è un'esperienza compiuta in epoca medievale, sul finire del Duecento, che allunga
il suo messaggio, la sua funzione e la sua importanza storica fino a tutto il Rinascimento e
ai secoli moderni.
L'esperienza di Marco si fondò su una vicenda di secoli e su una tradizione culturale
millenaria; fu per questo motivo che rappresentò una sorpresa assoluta.
Per tutto il Trecento, Quattrocento e Cinquecento ci si è interrogati sulla natura di questo
testo: qualcuno lo ha considerato un romanzo, qualcuno invece non ha creduto a quello
che i due autori avevano raccontato. Alla fine è stato considerato un trattato
enciclopedico, un libro di viaggio verso un mondo sconosciuto.
Anche nella nostra contemporaneità si è mantenuto un atteggiamento di scetticismo
poiché c'è stato un filone di studi che ha cercato di dimostrare che Marco Polo non
sarebbe mai andato in Oriente e che si sarebbe inventato tutto sulla base di manuali già
esistenti e che dunque avrebbe fornito un testo finto.
Per quanto riguarda il titolo dell'opera, nell'originale si ha un titolo diverso e francese:
"Devisement du monde" ("Descrizione del mondo"), un tratto di geografia e un "imago
mundi" ovvero una rappresentazione del mondo.
Il titolo "Il Milione" non è altro che un nome: la famiglia Polo discendeva da una famiglia
friulana, gli Emilioni. Intitolare il testo in questo modo vale a dire che questo è il testo dei
Polo.
L'avventura vera e propria di Marco inizia nel 1271. Marco è un giovane appartenente ad
una famiglia di mercanti da tante generazioni, tant'è che nel 1271 si unisce al padre e allo
zio in questo viaggio verso l'Oriente. Il padre e lo zio erano già stati fino ai confini
dell'Impero del Mangi.
Marco resterà in Oriente ben 17 anni. Egli non è stato l'unico ad andare in Oriente ma
quello che ci interessa è la stesura di quest'opera: se Marco non avesse scritto nulla, noi
non avremmo avuto l'avvio di una conoscenza sull'Oriente che fu impressionante
sull'immaginario degli uomini medievali.
L'opera viene scritta in carcere da Marco Polo e da Rustichello ed è una registrazione
post eventum poiché il fatto viene registrato dopo che è accaduto. Fu una fortunata
coincidenza che Marco venisse imprigionato dopo una battaglia navale contro i genovesi
nelle carceri di Genova dove fu compagno di cella di Rustichello.
Rustichello scompare, si pensa che morì in carcere nel 1298, quando Marco esce dal
carcere.
Marco permise la trascrizione di dati esattissimi sui dazi, le monete e le distanze che solo
un osservatore attento poteva aver conservato; Rustichello dette loro un'organizzazione e
una forma.
Quando arriviamo alla fine il racconto si interrompe bruscamente; è come se qualcuno
avesse interrotto il tutto dicendo che ci fosse ancora tanto altro da raccontare. È un testo
molto aperto: molti cercarono di riadattarlo inserendo dei capitoli aggiuntivi e creando una
combinazione di tanti testi all'interno dell'originale.
L'incontro di Marco e Rustichello è importante per poter smentire definitivamente
quell'ipotesi che Marco sia stato quello che gli inglesi chiamano un "viaggiatore da
salotto", ovvero che l'autore de "Il Milione" altro non sia che una persona che non si è mai
mossa da casa ma che leggendo vari testi ha messo in atto quest'opera.
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Fu un "viaggiatore da salotto" John Mandeville, che dalla sua biblioteca mise insieme una
serie di fonti costruendo un viaggio verso l'Oriente; quello che manca è il riscontro
scientifico dell'esattezza documentaria.
"Il Milione" è un testo disomogeneo e instabile già nella condizione di autorialità.
È chiaro che quando Marco entra in Oriente si trova di fronte ad un mondo nuovo,
sconosciuto; lui non ha le categorie mentali per poterlo definire anche a sé stesso.
Dell'Oriente si avevano cognizioni fantasiose; era un luogo indefinito al sud del quale
stava il Paradiso Terrestre. L'Oriente era popolato da mostri e da popolazioni selvagge,
con sovrani sanguinari e ostili al cristianesimo ed era fatto da lande isolate e di ricchezze
smisurate.
In questo testo ogni parola viene misurata e ogni capitolo è strutturato in modo da essere
compreso da un pubblico occidentale; inoltre vi è anche una volontà di promozione del
testo che deve esser fatto conoscere ad un certo tipo di pubblico. Marco, essendo un
mercante, vuole parlare ai mercanti e dunque dà alla sua opera il taglio del trattato di
mercatura.
Marco, lo zio e il padre vanno in Oriente per commerciare e per fare affari; i Polo avevano
infatti un emporio in Crimea.
Il libro di Marco diventa un punto di riferimento per il pubblico occidentale tant'è che, nel
Quattrocento, sul Ponte di Rialto a Venezia, dove stavano le botteghe dei mercanti di
stoffe, vi era una copia de "Il Milione" messa a disposizione di tutti.
"Il Milione" è un testo pratico e concreto ed ebbe successo anche per questo motivo:
molti lo volevano conoscere per avere informazioni sui commerci, sul nemico e sui Tartari.
I Tartari, o Mongoli, erano una popolazione che aveva cominciato un'ampia navigazione
verso Occidente per arrivare nel 1258 a conquistare e e distruggere Baghdad, nell'attuale
Iraq.
A lungo si è pensato che "Il Milione" fosse scritto in veneto perché Marco era veneziano
ma lon realtà era scritto in franco-veneto, un francese che si parlava nell'Italia
settentrionale; lo stesso francese in cui è stato scritto il "Trèsor" di Brunetto Latini.
Questo testo fu pensato inizialmente per un pubblico aristocratico, nobiliare; già nelle
prime battute del testo viene identificato il pubblico.
Il testo scritto in franco-veneto venne prima di tutto tradotto in francese; da qui nacquero
una serie di edizioni dell'opera in francese.
Ci fu anche la traduzione nella versione toscana: la Toscana era un grande centro di
mercatura.
A leggere "Il Milione" vi era anche un pubblico ecclesiastico poiché l'opera di Marco non
doveva essere solo un'avventura mercantile ma anche una missione di espansione della
civiltà cristiana verso l'Oriente. È un Papa che dà alla famiglia Polo il compito di recare dei
messaggi al Khan dei Tartari.
Venne anche tradotto in latino, nell'ambito dell'ordine domenicano che era molto
interessato all'attività di predicazione verso le zone non cristianizzate e che voleva
mettere in luce la presenza di un'inclinazione al cristianesimo anche in estremo Oriente. Si
ipotizzava che esistesse, nelle regioni più lontane e profonde della Cina, un sovrano
cristianizzato che poteva rappresentare una testa di ponte per il cristianesimo in estremo
Oriente; questo sovrano divenne uno dei personaggi principali de "Il Milione", soprattutto
nella versione latina procurata dal frate Pipino fa Bologna. Nel testo latino troviamo anche
un accenno di propaganda anti-musulmana.
È fondamentale costruire un piccolo sfondo politico-culturale della società di fine
Duecento che permise l'impresa dei Polo e di conseguenza la stesura di questo testo. II
quadro socio-culturale è legato alla nascita e all'affermarsi di una borghesia mercantile
nel momento in cui la feudalità viene meno ed è un momento in cui si afferma una
mentalità pratica legata ai commerci e alle conoscenze legate a questi commerci.
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Sul finire del Duecento vi sono delle nuove richieste culturali, nel contesto della nuova
borghesia, che determinano una divisione; si attua quello che lo storico Jacques Le Goff
chiama "passaggio dal tempo della Chiesa al tempo del mercante". Questa borghesia
è attratta da figure come Alessandro Magno.
Le carte geografiche sull'Oriente erano basate su storie e leggende, come possiamo
vedere da una mappa del 1375 all'interno del racconto di Vito Bianchi, in cui vi erano
rappresentate le sirene, i Re Magi ecc. È questa la ragione per cui un uomo del Medioevo
trovava facile comparare "Il Milione" con altri testi come la "Navigatio Sancti Brentani",
un racconto costruito a tavolino della navigazione verso il Paradiso Terrestre
caratterizzato da storie fantastiche. Per questo motivo vi sono state delle difficoltà nel non
prendere il racconto di Marco Polo come un racconto di invenzione.
Umberto Eco ha parlato de "Il Milione" come di una "ipotesi nuova del mondo" che finiva
sulla scrivania dell'erudito medievale.
Prima dell'impresa di Marco vi sono due opere frutto di due frati francescani che
andarono in Cina:
Queste due opere circolarono però pochissimo se non più avanti quando questi testi
iniziarono a girare tra il grande pubblico. In più erano testi religiosi che ponevano un
particolare accento sulle comunità cristiane in Estremo Oriente.
La ricezione de "Il Milione" fu inoltre difficoltosa perché si trattava di un testo che parlava
di un mondo lontano, con cui i contatti erano sporadici. Per gli europei Gerusalemme era
I' "axis mundi", ovvero il centro della Terra; secondo la prospettiva orientale era invece la
Cina il centro del mondo.
Vi furono dei tentativi di incontro e conciliazione tra le due culture a opera dei Nestoriani
(da Nestor, patriarca condannato dal Concilio di Efeso del 431 d.C. in quanto separava in
Cristo la natura umana e quella divina). È solo con la Prima Crociata (IX secolo) che ci si
avvicina al nuovo mondo, anche se in forme deleterie.
Masuri e Idrisi scrivono dei trattati geografici di eccezionale valore culturale ma non sono
dei viaggiatori.
Anche il Vicino Oriente, che era molto frequentato dagli occidentali, era a sua volta una
finis terrae; solo in pochi, come i Polo, si avventurarono oltre la Siria, la Turchia e il
Turkmenistan. L'Oriente era un luogo pericoloso ma si configura anche come il luogo dei
sogni.
Si hanno due sistemi di pensiero: uno guarda all'Oriente come un luogo lontano e
sognato; l'altro guarda il mondo reale e concreto e per certi aspetti anche pericoloso
(iniziano a filtrare notizie delle popolazioni nomadi come i Tartari).
L'avvicinamento tra questi due mondi permette un grande progresso: si accorciano le
distanze.
L'ambiente in cui matura l'avventura della famiglia Polo è Venezia che inizia ad
intrattenere rapporti con il Vicino Oriente, con Bisanzio. C'è da dire che già nel VII/VIII
secolo d.C., Venezia ed Amalfi si erano ingegnate come repubbliche marinare in
un'impresa redditizia: quella del trasbordo dei pellegrini verso la Palestina. Oltre a questo
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