Slide sulla letteratura come narrazione civile. La Pdf, utilizzata in ambito universitario per la materia Filosofia, esplora il rapporto tra letteratura, etica e società, analizzando concetti filosofici come il disagio della modernità di Charles Taylor e il giudizio estetico di Kant.
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RusconiLibri RUSCONI CHARLES DICKENS TEMPI DIFFICILI La letteratura come narrazione civile
«La letteratura esprime, mediante le sue strutture e il suo linguaggio, un senso della vita incompatibile con l'immagine del mondo offerta dai testi di economia politica; e coltivarla forma l'immaginazione e i desideri in una maniera che sovverte il modello scientifico di razionalità».
M. Nusbaumm, Poetic Justice. The Literary Imagination and Public Life (1995), tr. it. Il giudizio del poeta. Immaginazione letteraria e vita civile, Feltrinelli 1996, p. 19.
Interpretazione di Tempi difficili (1854) di Dickens: Mr. Gradgrind incarna il modo di ragionare economicista che conduce ad aberrazioni umane. L'ingenua Sissy Jupe rappresenta, invece, un modo alternativo di vedere la realtà e giudicarla. Nella prospettiva di Jupe la vita umana è qualcosa di misterioso ed estremamente complesso che non può essere ricondotto ad un puro calcolo razionale.
Mentre la mentalità economicista tiene esclusivamente conto delle varianti quantitative smarrendo il senso dell'umano e il suo valore morale, la narrazione propria del romanzo richiama sempre un orizzonte etico. Il romanzo di fine Ottocento è sempre una narrazione civile moralmente impegnata.
La narrativa consiste essenzialmente nella creazione di un mondo di personaggi che vengono amati o odiati, approvati o disapprovati dal lettore. Nell'opera narrativa l'essenziale sono le speranze e i timori umani, la partecipazione alle vicende di personaggi per i quali nasce un interesse umano vero.
Coinvolgimento del lettore nell'opera narrativa: nella maggior parte delle opere significative il lettore è portato ad ammirare o a detestare. Si dà spazio alle emozioni forti. L'opera letteraria mette di fronte ad un essere umano chiamato ad effettuare scelte morali importanti.
Ogni narrazione è implicitamente didattica poiché guida non solo il ragionamento ma anche i desideri del lettore verso alcuni oggetti piuttosto che altri.
Ogni narrazione è edificante in qualche modo: il problema è sia «come» edifica, sia «che cosa» edifica. Opere come quelle di Lucrezio, Virgilio e Dante sono state scritte al servizio di una certa visione del mondo.
Bisogna riconoscere che ogni narrazione non può non influenzare, almeno in parte, il giudizio che si dà su di essa.
Wayne C. Booth Retorica della narrativa Arte e narrativa Coms e perabs funzionano 1. moccantami della narrazions romanseses Volume I .Dinc Aadinog
La semiotica letteraria e il criticismo etico di Wayne Booth (1921 - 2005)
Booth analizza l'esperienza della lettura: studia dove il lettore viene condotto, dove viene accompagnato; quali valori gli vengono proposti, quale percezione del mondo gli venga offerta, quale ampliamento della sua esperienza umana gli rende possibile quella lettura.
L'effetto più importante della lettura è l'orientamento dei desideri del lettore, delle sue paure e delle sue aspettative verso una futura soddisfazione.
L'autore è visto come qualcuno che offre la sua amicizia e la sua Weltanschauung, il suo modo di vedere e apprezzare il mondo.
La grande narrativa permette di conoscere un mondo più profondo, più sensibile, più intenso: essa corregge la nostra insensibilità e ci permette di comprendere meglio elevando i nostri desideri verso una vita più nobile e piena (ampliamento assiologico).
Booth è sostenitore di un pluralismo critico che non è soggettivismo: la narrativa incide e influenza l'atteggiamento vitale dei lettori e il loro rapporto con il mondo.
Per Martha Nussbaum la narrazione ha un ruolo decisivo per l'educazione morale. Essa infatti influisce sugli orientamenti morali della persona che viene guidata a vedere il mondo in un certo modo.
Operando su emozioni e ragione la letteratura dischiude un mondo di sentimenti e pensieri per la persona. Le emozioni che vengono suscitate hanno valore euristico.
«La geografia del mondo, se lo si guarda dal punto di vista delle emozioni, ha due caratteristiche salienti: movimento incontrollato, e differenze di ampiezze e profondità. Il saggio stoico ideale guarda il mondo come dal punto di vista del sole: piccole pieghe e valli appena esistono, il tutto è soffuso alla chiara luce della ragione e della volontà. Le emozioni producono in questo mondo, precedentemente indifferenziato, quelli che noi, seguendo Proust, chiamiamo "sommovimenti geologici del pensiero" - ed ecco che vediamo il mondo in modo diverso. Nel dolore e nell'amore, improvvisamente, sorprendentemente, ci troviamo in un mondo di montagne e valli, di pura roccia, di nere acque splendenti come diamanti, di deboli bagliori di luce che illuminano le profondità sottostanti. Questo mondo, affermo, non è prodotto dai nostri impulsi privi di pensiero, ma dai nostri pensieri su ciò che è importante nella vita».
«Tragedia è imitazione di un'azione seria e compiuta, avente una sua grandezza, in un linguaggio condito da ornamenti, separatamente e per ciascun elemento nelle sue parti, di persone che agiscono e non tramite una narrazione, che attraverso la pietà e la paura produce la purificazione di questi sentimenti».
Aristotele, Poetica, a cura di G. Paduano, Bari, Laterza, 1998, p. 13.
Il fenomeno della catarsi, in qualunque modo si verifichi, è il risultato di un'esperienza tramite cui lo spettatore è alleviato da un carico emozionale potenzialmente nocivo. L'originale greco TaOnuáta (pathemáta), riferito a «pietà e paura» è reso indifferentemente con «sentimenti», «emozioni» e «passioni», che è in un certo senso garantito dall'uso comune. Molti interpreti della Poetica non hanno mancato di riferirsi a un passo della Politica che si riferisce contemporaneamente alla catarsi e alla proprietà delle arti performative (in questo caso la musica) di fungere da terapia per certi stati emozionali particolarmente intensi.
Friedrich Schiller LETTERE SULL'EDUCAZIONE ESTETICA DELL'UOMO CALLIA O DELLA BELLEZZA CLASSIC1 A
Schiller e il ruolo educativo dell'estetica
Friedrich Schiller non è insensibile al ruolo salvifico della bellezza e nel 1795 pubblica Lettere sull'educazione estetica dell'uomo saggio nel quale si propone come obiettivo quello di enucleare ed evidenziare come l'educazione estetica sia il mezzo attraverso il quale l'uomo possa raggiungere la libertà.
Questo nesso tuttavia è qualcosa che lo stesso pensatore afferma si possa definire tale soltanto dopo aver trattato alcune tematiche correlate ed in particolare relative alla natura dell'uomo, al concetto di bellezza, alla percezione della bellezza da parte dell'uomo ed al contesto in cui la libertà morale si possa realizzare.
Secondo Schiller, la bellezza di per sé, non salva nulla, se non si è in grado di cercarla, esaminarla, studiarla, capirla; l'educazione estetica è proprio questo: riuscire a capire la bellezza attraverso il soggetto che la ricerca, in altre parole l'uomo.
La bellezza, infatti, salva il mondo perché salva l'uomo, e l'uomo agisce nel mondo, ne determina gli eventi, è artefice di se stesso e di ciò che gli sta intorno.
Cfr. L'Idiota di Dostoevskij: «la bellezza salverà il mondo»
La narrazione etica aiuta a capire che c'è un'interdipendenza reciproca tra le persone, che tutti siamo coinvolti nel bene e nel male. Essa educa al riconoscimento dell'altro in quanto altro e alla valorizzazione dell'alterità che non va giudicata ma compresa nella sua situazione concreta.
La dimensione etica della narrazione pubblica si colloca al di là del funzionalismo e dell'utilitarismo. (funzionalismo: un'azione è etica se le sue conseguenze sono funzionali al raggiungimento di un determinato obiettivo - utilitarismo: un'azione è etica se permette di conseguire un utile)
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L'alternativa è porsi nella situazione del soggetto concreto (categorie esistenziali della singolarità, della possibilità e dell'angoscia. Cfr. Kierkegaard)
Pericoli delle narrazioni contemporanee: frammentarietà e smarrimento dell'ordine di senso e di valore, mere costruzioni retoriche incapaci di dare alla persona un orientamento esistenziale.
Charles Taylor e Il disagio della modernità (1991)
Il disagio della modernità secondo Charles Taylor, filosofo e accademico canadese esperto di filosofia politica e alla filosofia delle scienze sociali, è causato da 3 grandi fattori: l'individualismo, il primato della ragione strumentale e il disinteresse generale per la cosa pubblica.
Per Taylor la libertà moderna nasce dal discredito dei sistemi gerarchici che in passato regolavano la società umana e le davano senso. In generale gli assetti economici, la vita familiare e le gerarchie vengono intesi in età moderna come limiti a questa libertà.
Tuttavia, il distanziamento da questi sistemi gerarchici, ha creato una situazione paradossale:
Questo processo di discredito è stato chiamato il disincantamento del mondo (Entzauberung der Welt), il quale ha avuto conseguenze significative sulla vita dell'uomo e sul significato della condizione umana in particolare. La persona, con questo disincanto, ha perso il senso di uno scopo superiore, di qualcosa per cui valesse la pena vivere e morire.
L'autonomia del giudizio estetico in Kant
Kant fu il pensatore che distinse nel modo più decisivo il regno dell'estetica dal regno etico- morale della pratica, distinguendo scrupolosamente la nozione (etico-morale) di buono dalla nozione estetica di bello. I giudizi estetici del bello, sostenne, sono basati sull'esperienza soggettiva del sentimento. Con questo termine Kant intende la facoltà dell'uomo di fare esperienza della finalità del reale. Essi si fondano sulla intuizione e sono liberi da interesse pratico o scopo e non dipendono da alcun concetto, eppure hanno lo stesso tipo di pretesa di assenso universale che hanno i giudizi del buono basati su interessi, scopi e concetti oggettivi.
Naturalmente, Kant si rese conto del fatto che l'etico e l'estetico avevano una qualche connessione. Come è noto, egli osservò che la bellezza serve da simbolo della moralità, e ci prepara alla moralità insegnandoci ad apprezzare le cose liberi da interesse personale, così come riconobbe che l'esperienza estetica poggia essenzialmente sulle nostre facoltà conoscitive dell'immaginazione e della comprensione. Ma l'influente nocciolo della sua teoria estetica fu il dare spazio all'autonomia dell'estetico distinguendolo chiaramente dall'etico e dal conoscitivo.
Kant ripensò l'estetica essenzialmente come teoria del gusto. Anche se il gusto è ovviamente una forma di percezione, il cardine della sua teoria fu l'istituire i giudizi estetici di gusto come essenzialmente diversi dalle mere sensazioni di gusto sensibile, e lo scopo principale fu il fornire una regola o modalità di oggettività per tali giudizi.