Documento dall'Università su Antonio Canova (1757-1822). Il Pdf, di Arte per l'Università, esplora la vita e le opere di Canova e David, analizzando le fasi di realizzazione delle sculture, i temi mitologici e l'approccio artistico dei due maestri del neoclassicismo.
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Antonio Canova nasce a Possagno, in Veneto, e mostra fin da quando è molto giovane una particolare predilezione per l'arte, con in particolare, grandi potenzialità legate alla manualità scultorea. La sua famiglia infatti praticava questa arte, l'arte degli scalpellini, poiché gestiva una bottega piccola e non di grande qualità, che però ha permesso che Canova si avvicinasse e si mettesse alla prova in questa arte fin da subito.
Con il passare del tempo, i familiari di Canova decidono di mandarlo a Venezia, per studiare all'Accademia e migliorare la sua manualità; viene inoltre inserito nella bottega di Torretti, di Giuseppe Bernardi. Fin da subito inizia ad usare gli strumenti dell'arte della scultura, ma pratica anche gli altri ambiti.
Ha una formazione abbastanza completa, se non per il fatto che non ha ancora compiuto il viaggio a Roma. Canova quindi, per supplire a questa sua mancanza, inizia a intrattenere una serie di conoscenze con i più importanti committenti veneziani e aristocratici presso la bottega di Torretti, che avevano anche contatti importanti con Roma e soprattutto con il papato. E' infatti grazie all'aiuto di alcuni di questi che nel 1779 riesce a organizzare il viaggio a Roma grazie al quale completa la sua formazione, acquisendo una visione più ampia della storia dell'arte e degli schemi compositivi ormai diffusi nel suo contesto storico, che si rifacevano alle teorie di Winckelmann, ormai punto di riferimento per tutti gli artisti. Egli infatti non solo inizia a frequentare l'Accademia di Francia dove frequenta tra i vari corsi anche quelli di nudo che gli permettono di capire bene l'anatomia umana e come renderla con le tecniche scultoree, ma inizia lo studio della statuaria antica anche grazie al fatto che molti luoghi e musei erano aperti al pubblico (musei capitolini e parte dei musei vaticani).
Dopo il viaggio infatti è evidente come la produzione di Canova si sviluppi. Le prime opere realizzate in Veneto erano ancora legate agli schemi compositivi del pieno 700 e allo stile barocco (vedi dipinti di vita quotidiana degli aristocratici). Successivamente invece, egli affina i modelli di partenza e inizia ad aderire alle teorie di Winckelmann del neoclassicismo: non c'è la raffigurazione di movimenti scomposti o atteggiamenti positivi o negativi che non sono temprati dalla ragione, ma tutto è legato alla nobile semplicità e pacata grandezza, per avere un equilibrio sia nel racconto che nell'organizzazione dell'immagine.
Inoltre, sempre grazie all'appoggio degli aristocratici veneziani che gli commissionano le prime opere, egli riesce ad aprire una bottega che con il passare del tempo diventa anche molto richiesta e articolata, con una fama che va anche oltre i confini italiani: vedi inglesi, americani con Jefferson, lo Zar di Russia e Napoleone con i ritratti. Infatti poi si sviluppa anche una produzione in serie di una stessa opera, per committenti differenti.
Canova inoltre, non era solo un artista, ma era un vero e proprio intellettuale. Frequentava i salotti di aristocratici e borghesi, e grazie a questa sua cultura, riusciva ad adattarsi alle richieste della società, dando così un senso all'opera.
I soggetti prediletti da Canova sono di tre tipologie:
17O monumento -> elementi molto grandi e inseriti nell'architettura ○ stele funebre -> appoggiate alla parete ○ busto memoriale.
In tutte le opere emerge un recupero di concetti iconografici con cui però si ha una rottura e un successivo riallineamento. In altre parole Canova recupera elementi iconografici che si sono stratificati nel tempo, prima grazie a una trasmissione orale e poi con la stesura del testo Iconologia di Cesare Ripa, un repertorio di concetti iconografici che si standardizzano, e li rielabora, li modifica.
Le principali caratteristiche di Canova sono le seguenti:
Tra le opere più importanti nell'ambito dei temi mitologici, si individuano le seguenti:
Realizzata prima del viaggio a Roma e quindi ancora legata agli schemi compositivi del barocco. Raffigura Euridice, la ninfa degli alberi, nonché sposa di Orfeo.
La vicenda rappresentata è tratta dalla Metamorfosi di Ovidio in cui si racconta la storia della ninfa. Ella infatti è morta a causa del morso di un serpente e Orfeo ottiene di poterla ricondurre tra i vivi a patto che non si volga a guardarla prima della sua uscita dagli Inferi. Sulla strada del ritorno Orfeo si volta per guardare la moglie, la quale scompare per sempre, trascinata nuovamente nell'Ade. Canova recupera proprio quest'ultimo attimo.
La figura si sviluppa su un asse centrale attorno al quale la figura si muove: si tratta di un movimento rotatorio e scomposto che corrisponde agli schemi del barocco. Anche la capigliatura e il puntello, in questo caso un elemento vegetale che funge da supporto, evidenziano questo aspetto per la loro complessità.
Si può dire quindi che, nonostante il soggetto mitologico sia tipico della tematica neoclassica, la statua è ancora legata agli schemi del barocco.
Raffigura la storia di Dedalo e Icaro tratta dalla Metamorfosi di Ovidio.
Dedalo è infatti l'inventore e costruttore del labirinto dove è stato imprigionato da re di creta insieme a Minosse e al figlio Icaro. Il mito narra che Dedalo fuggì dal labirinto costruendo due paia di ali con penne tenute assieme da cera. Icaro, malgrado i consigli del padre, inebriato dal volo si avvicina troppo al sole che scioglie la cera. Le ali si staccano e Icaro precipita nel mare annegandovi.
In questa scultura è rappresentato il momento in cui Dedalo posiziona sulla schiena di Icaro le ali.
La scultura ha una sorta di V le cui direzioni sono date dalle due figure. Questa composizione permette di dare ariosità alla scultura e dà anche l'idea di un movimento rotatorio attorno a questi due assi. Rispetto ad Euridice c'è meno movimento ma ancora non si può parlare di canoni neoclassici. Si tratta infatti ancora di un'opera realizzata prima del viaggio a Roma.
Inoltre, è evidente l'inserimento anche di elementi metallici, elemento tipico delle sculture di Canova.
Si tratta di una delle prime sculture realizzate a Roma sotto la commissione di un aristocratico veneto grazie al suo pregresso di relazioni costruite a Venezia.
In questa scultura raffigura Teseo seduto su una roccia, mentre schiaccia sotto di se il Minotauro. E' rappresentato il momento successivo allo scontro come si può notare dal fatto che Teseo è pensoso e ha in mano la clava di Ercole quale indicazione della vittoria e della potenza.
In questo caso quindi, non viene rappresentato il momento di massima tensione, ma un momento secondario, successivo allo scontro in cui quindi le emozioni sono già mitigate ed equilibrate dalla ragione.
In questa statua Ercole sta per scagliare Lica come narrato in una delle fatiche di Ercole. Canova per rappresentare uno scontro, un'azione che è necessariamente violenta, utilizza uno stratagemma: riprende il modello del Discobolo per mitigare lo scontro rendendolo un esercizio ginnico.
Le braccia di Ercole infatti, prendono da una parte il piene di Lica e dall'altra i suoi capelli, creando una specie di cerchio, ovale. Inoltre c'è una linea trasversale che attraversa dal piede al braccio di Ercole e che dà una composizione armonica. In questo modo si permette alla statua di avere maggiore equilibrio e si aggiunge anche un puntello, in questo mascherato da elementi iconografici che permettono di individuare il soggetto, ovvero la pelle di leone quale simbolo di Ercole, insieme alla clava.
Ebe è la coppiera degli dei, infatti viene raffigurata con una brocca e una coppa realizzati in metallo e non in marmo. In questo caso sono di bronzo dorato e danno quindi una particolare lucentezza all'immagine. Inoltre sono elementi iconografici identificativi del personaggio e il fatto che siano di un materiale differente aiuta a renderli più visibili.
Di ebe se ne hanno più serie:
Si tratta di tre divinità, figlie di Zeus.
Con il passare del tempo si è assunto uno schema compositivo preciso, in cui vengono raffigurate sempre secondo una linea retta: le tre figure infatti sono poste su questa linea, e la centrale è sempre raffigurata di spalle, mentre le due figure laterali sono visibili frontalmente.
Questo schema è presente fin dall'antichità. Alcuni esempi sono:
Solo Canova e David rompono lo schema che ormai si era stabilizzato nel corso del tempo.
Canova infatti cambia il piano su cui sono posizionate le grazie, che da lineare diventa circolare, di conseguenza le tre figure sono disposte a cerchio e il volto e il corpo sono ben visibili nella parte frontale.
Nonostante questo cambiamento di posizione, l'osservatore capisce però che sono le Grazie per un elemento che viene accentuato, ovvero il velo. Questo aspetto era infatti risaputo da tutti, anche 23