Documento dall'Università degli Studi di Salerno (unisa) su Riassunto Stranieri Residenti. Il Pdf esplora la tensione tra i diritti dei migranti e la sovranità statale, analizzando modelli storici e concetti filosofici. Questo materiale di Filosofia, adatto per l'Università, è utile per comprendere le implicazioni etiche e politiche della migrazione.
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docsity Riassunto Stranieri residenti Etica Sociale Università degli Studi di Salerno (UNISA) 18 pag. Document shared on https://www.docsity.com/it/riassunto-stranieri-residenti-1/9834741/ Downloaded by: Nali02 (nalimarti00@gmail.com)Stranieri residenti
Quando il migrante arriva, i suoi diritti, la sua libertà, si scontrano con lo Stato, con la sua sovranità ed il suo dominio. Il migrante viene visto dallo stato come un'anomia, un fuori legge, come una sfida alla sua sovranità in quanto mina a quell'unità che c'è tra suolo, nazione e potere statuale.
Il migrante è arrivato in una nuova terra si trova di fronte allo stato con tutta la sua supremazia, quindi, i diritti del migrante urtano contro la sovranità statuale. Il migrante che viene considerato come un'anomalia e come un intruso viene fermato alla frontiera dello Stato, la frontiera che diventa l'ostacolo contro il diritto di migrare. La migrazione stessa nelle forme in cui ad oggi si manifesta e fenomeno della modernità in quanto strettamente legato allo stato moderno. La frontiera, quindi, assume un valore quasi sacrale e da qui è possibile evidenziare che il migrante smaschera lo stato e punta l'indice contro la discriminazione da parte dello Stato stesso.
Il mondo attuale è suddiviso in molti Stati-nazione che si fiancheggiano e fronteggiano difatti si parla di un ordine stato centrico considerato come la norma e quindi tutto ciò che accade viene considerato e giudicato entro i confini di una prospettiva statuale. Nonostante questo ordine mondiale è stato scosso dalla recente migrazione epocale, l'ottica stato centrica resta salda e dominante. Ai cittadini appartenenti ad uno stato viene lasciata la libertà di scegliere, di decidere se accogliere o escludere lo straniero. il diritto internazionale non fa altro che convalidare la pretesa degli Stati ed è quindi possibile espatriare quindi uscire dal territorio nazionale ma è anche possibile muoversi al suo interno ciò che invece non è possibile fare e trasferirsi liberamente da uno stato all'altro. si parla però anche di un'eccezione che conferma la regola si parla quindi del principio di "non-refoulement" che stabilisce che chi chiede asilo non possa essere respinto in quei paesi dove la sua vita o la sua libertà sarebbero minacciate a motivo della sua razza della sua religione e della sua appartenenza a un gruppo sociale.
In un tale contesto stato centrico il migrante quindi considerato come pericoloso, come un clandestino e non certo un'ospite, si parla quindi di una vera e propria ostilità. A dettare legge è proprio il principio di sovranità dello Stato che fa della nazione la norma e della migrazione la devianza e questo principio gira intorno ai concetti di 'noi" e ""nostro" difatti la sovranità va di pari passo con l'ostilità e i cittadini di un paese si sentono i proprietari di quest'ultimo e lo definiscono il nostro paese. E anche laddove si offrisse una sorta di tolleranza la comunità sovrana non può fare a meno di essere ostile.
Document shared on https://www.docsity.com/it/riassunto-stranieri-residenti-1/9834741/ Downloaded by: Nali02 (nalimarti00@gmail.com)Come già detto l'unico ostacolo che impedisce anche solo di pensare la migrazione è proprio la sovranità statuale difatti il potere soprano si esercita proprio attraverso un'unica autorità all'interno di un territorio istituito proprio per superare quel caos di natura che già come è definito dalle narrazioni di Hobbes potrebbe scaturire un conflitto civile, difatti Hobbes definisce lo stato una persona legata ad una sovranità interna che corrisponde ad una sovranità esterna difatti è proprio lui che da importanza non tanto alla scena internazionale ma quanto al potere che lo stato esercita entro i propri confini infatti si parla proprio di una dicotomia tra interno ed esterno. questa dicotomia introduce la distinzione anche tra civiltà e inciviltà. a questo punto è possibile affermare che se la sovranità è un principio positivo l'anarchia ha invece un timbro negativo di fatti viene assunta sia come forma politica che nega principio e comando sia come forma spregiativa di assenza di governo.
E' proprio la globalizzazione che va a minare la dicotomia sovranità-anarchia, infatti il fenomeno della globalizzazione che segna la crisi dello Stato. tutto ciò è definibile attraverso il termine deterritorializzazione ovvero flussi economici, flussi della informazione e la facilità della mobilità tendono a violare i principi di stanzialità che sono stati caratteristici delle società per secoli. il tutto ha a che fare con una riduzione del potere dello Stato difatti per queste e altre ragioni il processo di globalizzazione è un processo che mette in crisi lo stato e le sue casse, quindi soprattutto a livello economico e finanziario.
Sicuramente non esiste ancora una filosofia della migrazione, infatti, la filosofia non ha riconosciuto al migrante il diritto di cittadinanza e questo è un destino non diverso da quello dello straniero che è sempre stato relegato ai margini difatti anche il migrante è atopos ovvero senza luogo tanto quanto lo straniero e forse anche più dello straniero.
Termini come "migrare" e "migrazione" non sono però totalmente assenti dal lessico filosofico. E con il tempo il significato di migrare si precisa sempre più fino a evidenziare quello che è il rapporto dello straniero con la cittadinanza. In ambito filosofico che Kant si preoccupa di garantire in un globo sempre più ristretto una sorta di ospitalità ma nonostante il suo cosmopolitismo anche Kant resta dentro quella centratura della filosofia che esclude stigmatizza ogni movimento migratorio. Nonostante questo, altre figure importanti vengono citate da Di Cesare nel testo, come la figura di Hannah Harendt che per l'autore e il personaggio grazie al quale il tema della migrazione prende forma. sempre in questo ambito filosofico viene citato nel testo un altro autore importante che è Jhon Rawls considerato come il più importante filosofo politico contemporaneo. E' un filosofo che si concentra principalmente su una teoria della giustizia ovvero su quei principi che consentono di governare con giustizia una società, si parla particolarmente di una giustizia economica legata alla distribuzione delle risorse economiche o dei beni. E' importante far riferimento ad una citazione di questo autore che di Cesare denuncia ovvero il problema dell'immigrazione non viene semplicemente tralasciato ma è eliminato come problema grave. Quindi il migrante che può andare a intaccare la solidarietà costruita dai membri di una comunità organizzata. In ambito della migrazione è necessario fa riferimento ad un piano morale in quanto l'unico modo che può spingere verso un'apertura non è quello strettamente politico giuridico bensì quello etico, questo definito in successione alla crisi del 2015 dove il problema ritornerà ad essere legato alla questione "quanti o quali immigrati Document shared on https://www.docsity.com/it/riassunto-stranieri-residenti-1/9834741/ Downloaded by: Nali02 (nalimarti00@gmail.com)accogliere" ed è per questo che è stata riaffermata l'esigenza di chiudere le frontiere per salvaguardare la stabilità della nazione.
Una filosofia della migrazione è innanzitutto una filosofia del migrante. Come già accennato nel testo si fa principalmente riferimento ad una figura importantissima in questo senso che è proprio Hanna Arendt. Si parla di una figura emblematica in quanto ella non soltanto riflette da filosofa sul tema degli apolidi, dei profughi, voi ma ella stessa un profugo un rifugiato in quanto è ebrea e cresciuta in Germania sarà costretta a scappare da qui negli anni 30 e si rifugerà prima in Europa e poi scapperà rifugiandosi in via definitiva negli Stati Uniti dove le verrà poi offerta una cattedra di filosofia. Lei è una figura particolarmente importante in questo passaggio da una filosofia della migrazione a una filosofia del migrante in quanto essendo stata una migrante ha potuto in questa posizione dare un tipo di riflessione filosofica diversa da quella tradizionale. Il pensare, per lei, può avere un impatto sull'agire. E si evidenzia anche il nesso che c'è fra un pensiero e l'estraneità un l'essere estraneo. in genere la vita del filosofo e la vita di un estraneo e pensare per una tradizione che risale fino ad Aristotele implica un'estraneazione dal mondo. E 'proprio qui che si apre una riflessione che sta molto a cuore ad Arendt ovvero il nesso tra pensare e agire. la posizione della stessa filosofa diventa poi la posizione presa da Di Cesare voi ovvero una posizione di denuncia e di elaborazione teorica ed è in questo modo che si delinea quella che è la figura dello spettatore la posizione di uno spettatore che non è quella del puro pensiero contemplativo.
Hanna Arendt riflette sulla questione della migrazione e dei diritti degli apolidi, scrive un breve saggio di stampo autobiografico molto famoso "Noi profughi" che risale al 1943. Si parla di un saggio scritto in prima persona nonostante parli al plurale. In questo saggio vediamo messa all'opera la posizione descritta sulla funzione del giudizio e lei parte in causa e contempla da fuori e da dentro ciò che accade. l'autrice pur rivendicando la sua appartenenza ebraica allarga il discorso difatti la sua espressione "Noi profughi" è molto più inclusiva e non si riferisce solo agli ebrei. ciò che prevale in questo saggio è il sentimento che è proprio dei rifugiati e tra gli scampati alla persecuzione nazista, il quale sentimento non è altro che la vergogna difatti gli ebrei perseguitati non capivano fino in fondo il perché di queste persecuzioni e l'accanimento legato ad esse ed è per questa ragione che non riuscivano a credere nella realtà di ciò che accadeva ovvero ciò che ha fatto sì che durante il regime nazista accadesse questo. La vicenda dei profughi ebrei assume dei contorni più precisi quando Arendt scrive le pagine più lette e discusse della sua opera del 1951 ovvero "Le origini del totalitarismo" dove ci sono le pagine dedicate ai rifugiati di tutto il mondo. in queste pagine lei ci restituisce anche un contesto storico in cui la questione dei rifugiati incomincia ad assumere proporzioni preoccupanti e introduce anche un'espressione che diventa poi molto celebre ovvero la schiuma della terra, quello che Arendt infatti racconta è da un lato, alla fine della prima guerra mondiale, la disgregazione degli imperi e il processo di tracciamento di confini tra tutti gli Stati nazionali che vanno a comporre l'Europa e questo però provoca un fenomeno di migrazione di massa e di apolidia che va a minacciare l'esistenza di questi Stati che sin dall'inizio la mette in crisi e ciò che minaccia l'esistenza dello Document shared on https://www.docsity.com/it/riassunto-stranieri-residenti-1/9834741/ Downloaded by: Nali02 (nalimarti00@gmail.com)