Documento di Università su Nefrologia: Dialisi. Il Pdf, utile per lo studio autonomo di Scienze a livello universitario, esplora la dialisi e le terapie sostitutive renali, dettagliando criteri di inizio e complicanze, con esempi pratici e scenari clinici.
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Nefrologia #10 Dialisi 20/10/2021 - Barone, Salvi - Prof.ssa: Noce Quando si è parlato della malattia renale cronica, si è detto che nel caso dell'end-stage renal disease si ricorre ad una terapia renale sostitutiva. La terapia renale sostitutiva, che sostituisce completamente la funzione renale, è rappresentata dalle tecniche emodialitiche. Possono essere rappresentate da tecniche emodialitiche che vengono eseguite in acuto nel paziente con insufficienza renale cronica, o nel caso in cui si abbia insufficienza renale che si riacutizza, esempio di un individuo che in seguito ad insufficienza renale arriva ad avere una normofunzione renale, può poi avere una nuova insufficienza renale acuta.
Non c'è unanimità sui criteri da utilizzare per decidere quando iniziare la dialisi. Alcune linee guida GFR<15 ml/min/1.73m^2, tale valore è stato ridotto a<6 ml/min /1.73 m^2 a meno che non compaiono problemi clinici:
In un paziente affetto da patologia renale cronica (stadio quinto della malattia renale), in cui un filtrato GFR<15 ml/min, quando mi trovo sotto questo GFR<15 ml/min devo sempre iniziare il trattamento dialitico (inizio subito a trattarlo)? Risposta studente: sì Risposta corretta: All'inizio del trattamento non è il numero di GFR che ci orienta per il trattamento dialitico, ma sono le condizioni cliniche del paziente stesso. Prima da alcune linee guida era stato messo in luce che sotto ai 15 di GFR bisognava subito mettere il paziente in dialisi, ma in realtà cosa ci orienta? Quando ci rendiamo conto che la funzione renale residua è notevolmente ridotta, consiglieremo al paziente di monitorare quotidianamente il peso corporeo. Se vi è un accumulo di peso corporeo, quello non sarà dovuto ad un incremento ponderale dovuto a un intake (assunzione) proteico esagerato, ma ai liquidi trattenuti dal paziente (paziente fortemente edematoso). Se ci rendiamo conto che il paziente ha una contrazione della diuresi, è edematoso (tende ad accumulare acqua e a divenire iperteso), l'ipertensione è correlata alla volemia (volume-dipendente); avremo un quadro tale da mettere il paziente in dialisi.
Altro esempio: caso di iperpotassiemia. L'iperpotassiemia è una condizione incompatibile con la vita del paziente (soprattutto se il range di potassio è notevolmente elevato), in quanto avremo uno squilibrio elettrolitico importante. Altro caso: acidosi metabolica, che non risponde alla terapia farmacologica, che vada prevalentemente o dal bicarbonato di sodio per oss o, nei casi più gravi, per via endovenosa. Se questa condizione non è correggibile con la terapia medica, devo ricorrere alla terapia sostitutiva. 1Nefrologia #10 - Dialisi C'è un farmaco, la metformina (ipoglicemiazante orale) che viene dato solitamente nei pazienti diabetici, che sotto 30 ml/min di filtrato (GFR) non deve essere somministrato (nei pazienti diabetici nefropatici). Questo perché sotto i 30 ml/min di GFR è stato visto che può indurre un'acidosi metabolica che non risponde alla via farmacologica, per cui sarà necessario il trattamento dialitico.
Questo paziente che ha una funzione renale compromessa, cosa andremo a monitorare strettamente?
Quale potrebbe essere un altro motivo per iniziare il trattamento dialitico? Se il paziente è notevolmente intossicato (non elimina più i prodotti tossici del catabolismo proteico e purinico), la condizione di iperazotemia marcata che sintomatologia può darmi?
La scelta del paziente tiene conto di:
Nella pratica quotidiana la scelta dell'inizio del trattamento dialitico si basa sulla valutazione clinica complessiva del paziente, supportata dai dati di laboratorio. Tutti questi fattori:
Sono tutti motivi che spingono verso il trattamento dialitico. Bisogna decidere basandosi sulla clinica, e non sui valori numerici in sé. Può accadere che a GFR 20 ml/min una paziente con gastrite uremica importante, e a rischio di malnutrizione, necessiti di dialisi. Mentre un paziente con GFR 8 ml/min riesco a gestirlo bene, solo con la terapia medica e con la terapia dietetico-nutrizionale. Quando scelgo d'iniziare il trattamento dialitico farò una valutazione clinica complessiva del paziente, correlata all'esame obiettivo e bioimpedenziometrico, associati agli esami laboratoristici. 2Nefrologia #10 - Dialisi
I principali elementi da valutare sono:
Quando deciderò d'iniziare la terapia dialitica potrò fare: emodialisi, dialisi peritoneale o terapia sostitutiva naturale (trapianto renale). Supponiamo che giunga alla vostra osservazione il signor Mario Rossi, il quale deve iniziare la terapia dialitica. In base alle caratteristiche cliniche so che: è un paziente giovane, candidato al trapianto renale (che voglio depurare a una buona compliance emodinamica); deciderò di eseguire una emodialisi maggiormente depurativa (tecnica dialitica Convettiva).
Il paziente non è pronto a subire la dialisi, dovrò prima costruire un accesso vascolare, perché se io incanulassi la vena del paziente, siccome la velocità di sangue al minuto che passa nel circuito di emodialisi è di 250-300 ml/min, il vaso venoso non sarà in grado di sostenere tale flusso sanguigno. Pertanto dovrò ricorrere al confezionamento di un accesso venoso per emodialisi.
Verrebbe da chiedere: quel paziente non può più fare emodialisi? Posso ricorrere ad una fistola protesica (che mi permetterà di creare lo shunt artero-venoso), oppure (se la situazione è notevolmente compromessa) potrò ricorrere ai cateteri venosi centrali.
Dei cateteri venosi centrali conosciamo due tipologie: short term e long term. Se dovrò eseguire un trattamento in acuto utilizzerò un catetere venoso centrale a breve termine, incanulerò un vaso a livello degli arti inferiori (vena femorale).
Quali sono i limiti di questi cateterismi?
Complicanze correlate a questo accesso vascolare:
Altra tipologia di cateteri: cateteri a lungo termine. Si utilizzano per sostituire la fistola artero-venosa, in tutti quei soggetti in cui non è possibile il confezionamento dell'accesso vascolare. Prendono il nome di cateteri tunnellizzati. Solitamente s'incanula la giugulare, sono dei cateteri che costituiscono dei tunnel sottocutanei (struttura diversa rispetto ai cateteri a breve termine ed una durata più lunga nel tempo). Tuttavia non sono dei cateteri a vita, possono essere utilizzati per un anno, e possono andare incontro a fenomeni infettivi. 3