Documento dall'Università sul pensiero di Alessandro Manzoni. Il Pdf esplora la formazione giovanile, la conversione religiosa e l'influenza del Romanticismo, analizzando la poetica del "vero" e i temi principali de "I Promessi Sposi" per la letteratura universitaria.
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Nel 1860, Manzoni riceve una pensione onoraria, mentre la sua carriera politica si sviluppa con la sua opposizione al potere temporale della Chiesa. Nel 1864, vota a favore del trasferimento della capitale da Torino a Firenze, un passo che rappresenta un avvicinamento a Roma, città di cui riceverà la cittadinanza onoraria nel 1872. Nel 1868, viene nominato presidente della Commissione per l'Unificazione Linguistica Nazionale, un incarico conferito dal Ministro dell'Istruzione Emilio Broglio. Il 6 gennaio 1873, Manzoni subisce un incidente: cadendo dopo la messa, batte violentemente la testa. Le conseguenze dell'incidente si rivelano fatali, e muore il 22 maggio dello stesso anno.
Manzoni cresce a Milano, influenzato dall'ambiente intellettuale in cui si muove prima di trasferirsi a Parigi per raggiungere la madre. Durante questo periodo, frequenta Francesco Lomonaco e Vincenzo Cuoco, che lo introducono a riflessioni cruciali sulla storia, la libertà e il ruolo del popolo. Questi temi emergono nel carme In morte di Carlo Imbonati, dove Manzoni esprime un orientamento morale basato sulla fedeltà al vero e sulla virtù. A Parigi, Manzoni frequenta il salotto della vedova Condorcet, ricco di intellettuali avversi a Napoleone e favorevoli alla libertà come fondamento dei diritti umani. Tra loro c'è Claude Fauriel, che instaura con Manzoni un profondo rapporto di amicizia e scambio intellettuale. Insieme discutono temi chiave come il rapporto tra storia e poesia e la necessità di una lingua adatta alla divulgazione. Il ritorno a Milano nel 1810 segna una nuova fase nella vita di Manzoni, alla vigilia di grandi mutamenti politici e culturali, come il ritorno degli Asburgo nel Lombardo-Veneto e il dibattito sul Romanticismo avviato nel 1816 dall'articolo di Madame de Staël.
Manzoni affronta questi cambiamenti con una nuova adesione convinta alla religione cattolica, frutto di un percorso spirituale influenzato dal giansenismo, una corrente austera e moralmente rigorosa. Le figure chiave che lo guidano in questo percorso sono padre Eustachio Degola e monsignor Luigi Tosi. Attraverso il giansenismo, Manzoni riesce a conciliare le sue aspirazioni democratiche e morali con una visione cristiana della storia. La conversione lo porta a confrontarsi con il Romanticismo da una prospettiva nuova, incentrata sulla verità e sull'imperativo morale della sua fede. Manzoni apprezza del Romanticismo il rifiuto della mitologia e definisce la sua visione della letteratura con la celebre formula: «l'utile per iscopo, il vero per soggetto, e l'interessante per mezzo». Con questa idea, Manzoni contribuisce a dare al Romanticismo italiano un carattere più storico e attento alle vicende dei popoli, distanziandolo dagli eccessi individualistici del movimento europeo.
Alessandro Manzoni è stato un innovatore nella letteratura italiana, basando la sua poetica sul "vero per soggetto", ovvero la ricerca della verità storica come fondamento dell'opera letteraria. Le sue scelte coraggiose si oppongono a tradizioni secolari, come nel caso delle tragedie Il Conte di Carmagnola (1820) e Adelchi (1822), in cui rifiuta le unità aristoteliche di tempo e luogo, seguendo le idee del romantico tedesco Schlegel. Nella prefazione a Il Conte di Carmagnola, Manzoni critica queste regole tradizionali, dimostrando che non garantiscono il verosimile, ma lo ostacolano. Un'altra innovazione riguarda l'uso del coro nelle tragedie, che Manzoni destina alla sola lettura per esprimere i sentimenti del poeta. L'innovazione più significativa di Manzoni riguarda la lingua. Per l'ultima edizione de I promessi sposi, adotta il fiorentino colto contemporaneo, rompendo con la tradizione linguistica iniziata nel Cinquecento da Pietro Bembo e contribuendo allo sviluppo della lingua italiana. Manzoni accompagna questa scelta con una riflessione sulla necessità di trovare una lingua comune per la penisola, non solo per la scrittura, ma per la comunicazione quotidiana, come espresso nella Lettera a Giacinto Carena.
Manzoni distingue anche tra il lavoro dello scrittore e quello dello storico. Nella Lettera a Monsieur Chauvet, spiega che, mentre lo storico racconta ciò che è accaduto, lo scrittore indaga ciò che gli uomini hanno provato durante quegli eventi. Questo approccio è evidente nell'ode Il cinque maggio, in cui Manzoni non descrive i fatti della vita di Napoleone, ma esplora il suo stato emotivo: la sua ascesa, la perdita del potere e la solitudine dell'esilio, mostrando la sua disperazione di fronte alla morte. Per Alessandro Manzoni, la storia è un elemento centrale nella sua poetica e nelle sue opere, poiché rappresenta il "vero" a cui la letteratura deve mirare. Tuttavia, la sua concezione della storia è articolata e complessa. Ecco i punti principali della visione manzoniana della storia: