L'Italia dal Dopoguerra al Fascismo: crisi economiche e sociali

Documento di Università sull'Italia dal Dopoguerra al Fascismo, analizzando il contesto post-Prima Guerra Mondiale. Il Pdf descrive eventi e movimenti come la nascita dei Fasci di Combattimento e il biennio rosso, fino all'avvento del fascismo, con un focus sulla Storia.

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19 pagine

L’ITALIA DAL DOPOGUERRA AL FASCISMO
In Italia si parla di una crisi che spazia moltissimi ambiti:
- CRISI ECONOMICA: L’Italia vince la guerra ma è stremata. L’agricoltura fa fatica a ripartire e per i primi
anni del dopoguerra è necessario importare grano dagli altri paesi (Stati Uniti) assieme a tutte le altre materie
prime. La crisi riguarda anche l’industria: le fabbriche dovevano tornare a produrre beni ordinari per
rispondere alle necessità della popolazione civile. Enorme debito pubblico: tra il 1914 al 1922 esso ebbe un
incremento del 429%. Questa situazione fu aggravata dalla svalutazione della lira (valutata meno del dollaro e
delle monete estere) importando molti prodotti costa tutto di più. CRISI SOTTO TUTTI I PUNTI DI
VISTA
- CRISI SOCIALE: Alle difficoltà dell’economia si affiancavano problemi sociali di gravità non inferiore. In
particolare, nelle campagne i contadini sono in fermento (dopo la sconfitta di Caporetto fu promesso ai
contadini la redistribuzione delle terre) a causa della promessa non mantenuta, e quindi non avevano ricevuto
la ricompensa con l’assegnazione delle terre. Si susseguono quindi le proteste nelle campagne che si
manifestano con l’occupazione delle terre da parte dei contadini. Gli operai, nel frattempo, fanno riferimento
alla rivoluzione russa. Soprattutto tra gli operai del Nord Italia si chiedono migliori condizioni di lavoro e
l’aumento degli stipendi, ma questo non è sufficiente: si inizia a chiedere/minacciare che in Italia si scatenasse
una rivoluzione comunista come quella russa. Il ceto medio, secondo gli storici, è quello più in crisi
(impiegati, piccola borghesia, insegnanti), poiché abituato ad uno stipendio fisso e ad una posizione
privilegiata rispetto ai contadini e agli operai, ma sono coloro che soffrono di più la svalutazione della lira:
perché? Perché gli operai son o tutelati dai sindacati e riescono ad ottenere un aumento degli stipendi, mentre
il ceto medio non avevano avuto questa tutela e perdono potere d’acquisto. In tutto questo, fu difficilissimo il
re-inserimento sociale dei mutilati e reduci di guerra, i quali erano spesso costretti a mendicare. Alla fine della
guerra i mutilati e gli invalidi erano quai mezzo milione, e solo nel 1923 fu approvata una legge che definiva
la loro posizione giuridica.
- CRISI POLITICA: la debolezza dei governi italiani in questo periodo si manifesta soprattutto nell’episodio
della “vittoria mutilata” gli italiani non ottengono tanto quanto gli altri paesi vincitori.
Vittorio Emanuele Orlando fu sostituito quindi da Nitti (Capo del governo). Il 12 settembre 1919, Gabriele
d’Annunzio alla testa di un gruppo di militari in servizio, occupò la città di Fiume, la dichiarò annessa
all'Italia e vi insediò il governo provvisorio del Carnaro. Lo Stato italiano, considerando la grande popolarità
del poeta, reagì con cautela senza far ricorso alla forza e tentando la strada diplomatica.
È da notare come Mussolini abbia preso ispirazione dalla “Carta del Carnaro”: una carta molto avanzata che
concede grandi libertà. Un esperimento che dura poco e avrà un segno importante nella storia.
Nel 1919, in questa situazione di tensione, nascono nuovi partiti politici:
- Partito Popolare Italiano, fondato da Don Luigi Sturzo. La Chiesa da effettivamente il permesso ai cattolici
di avere un loro partito, naturalmente di ispirazione cattolica, che vuole essere aconfessionale Sturzo vuole
rivolgersi a tutte le confessioni, non rigorosamente cattolico. Vorrebbe, soprattutto, che fosse un partito
interclassista (tutte le classi sociali), a differenza del partito socialista che ha come principale interlocutore i
lavoratori.
- Nascono, a Milano, nel marzo 1919, i “Fasci di Combattimento”, fondati da Benito Mussolini. Inizialmente,
questo movimento, aveva un programma non definito/confuso, sintetizzato nel “Programma di San Sepolcro”
(San Sepolcro è la piazza di Milano in cui venne presentato questo programma). È un programma che mette
insieme istanze socialiste che chiedono interventi rivoluzionari, collegate allo stesso tempo al nazionalismo (si
vuole recuperare l’onore della nazione). Partecipano anche giovani ufficiali ed ex combattenti dei reparti
d’assalto, i cosiddetti “Arditi”. C’è un fortissimo anticlericalismo e presenta addirittura posizioni
antimonarchiche e repubblicane. Un programma che testimonia il percorso poco coerente di Mussolini.
Il nome “fascio” veniva usato sin dall’Ottocento per indicare, in ambito politico, un raggruppamento diverso
dai partiti tradizionali, con connotazioni più di sinistra. Da questo termine derivò l’uso come simbolo del
cosiddetto “fascio littorio”, cioè un’arma che i littori romani portavano con sé per proteggere i magistrati.
Le elezioni del 16 novembre 1919, furono un totale fallimento per i fasci di combattimento. Al contrario, invece, ci fu
una grande affermazione del Partito Socialista e del Partito Popolare Italiano. Presidente del Consiglio fu nominato
Francesco Saverio Nitti, che si trovò a guidare una maggioranza formata da liberal-democratici e popolari (ma non
socialisti).
Nel programma di San Sepolcro convergevano istanze molto diverse tra loro: richieste di riforme economiche e sociali
radicali, accanto a cui comparivano aspirazioni tipiche dei movimenti nazionalisti. Chiedeva la sostituzione della
monarchia con la repubblica. Al momento della nascita, il movimento fascista (o “fascismo diciannovista”) raccolse
pochissimi consensi. Il programma di San Sepolcro non ebbe successo alle elezioni per la sua natura contrastante.
Proposte che poi verranno accantonate (proposte antimonarchiche quando Mussolini capisce che necessita di avere
l’appoggio del re)
- abolizione della camera del Senato (fare una nuova Costituzione)
- voto ed eleggibilità per le donne.
BIENNIO ROSSO
Clima di grande tensione che sfocia in quello che viene definito il “biennio rosso (1919, 1920, 1921) perché si
verificano una serie di manifestazioni e occupazioni (delle fabbriche e delle terre) che si moltiplicano sempre di più
tanto da dare il nome a questo periodo. L’idea è quella di rifarsi alla rivoluzione dell’Unione Sovietica (rivoluzione

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L'Italia dal Dopoguerra al Fascismo

In Italia si parla di una crisi che spazia moltissimi ambiti:

  • CRISI ECONOMICA: L'Italia vince la guerra ma è stremata. L'agricoltura fa fatica a ripartire e per i primi anni del dopoguerra è necessario importare grano dagli altri paesi (Stati Uniti) assieme a tutte le altre materie prime. La crisi riguarda anche l'industria: le fabbriche dovevano tornare a produrre beni ordinari per rispondere alle necessità della popolazione civile. Enorme debito pubblico: tra il 1914 al 1922 esso ebbe un incremento del 429%. Questa situazione fu aggravata dalla svalutazione della lira (valutata meno del dollaro e delle monete estere)> importando molti prodotti costa tutto di più. CRISI SOTTO TUTTI I PUNTI DI VISTA
  • CRISI SOCIALE: Alle difficoltà dell'economia si affiancavano problemi sociali di gravità non inferiore. In particolare, nelle campagne i contadini sono in fermento (dopo la sconfitta di Caporetto fu promesso ai contadini la redistribuzione delle terre) a causa della promessa non mantenuta, e quindi non avevano ricevuto la ricompensa con l'assegnazione delle terre. Si susseguono quindi le proteste nelle campagne che si manifestano con l'occupazione delle terre da parte dei contadini. Gli operai, nel frattempo, fanno riferimento alla rivoluzione russa. Soprattutto tra gli operai del Nord Italia si chiedono migliori condizioni di lavoro e l'aumento degli stipendi, ma questo non è sufficiente: si inizia a chiedere/minacciare che in Italia si scatenasse una rivoluzione comunista come quella russa. Il ceto medio, secondo gli storici, è quello più in crisi (impiegati, piccola borghesia, insegnanti), poiché abituato ad uno stipendio fisso e ad una posizione privilegiata rispetto ai contadini e agli operai, ma sono coloro che soffrono di più la svalutazione della lira: perché? Perché gli operai son o tutelati dai sindacati e riescono ad ottenere un aumento degli stipendi, mentre il ceto medio non avevano avuto questa tutela e perdono potere d'acquisto. In tutto questo, fu difficilissimo il re-inserimento sociale dei mutilati e reduci di guerra, i quali erano spesso costretti a mendicare. Alla fine della guerra i mutilati e gli invalidi erano quai mezzo milione, e solo nel 1923 fu approvata una legge che definiva la loro posizione giuridica.
  • CRISI POLITICA: la debolezza dei governi italiani in questo periodo si manifesta soprattutto nell'episodio della "vittoria mutilata"> gli italiani non ottengono tanto quanto gli altri paesi vincitori. Vittorio Emanuele Orlando fu sostituito quindi da Nitti (Capo del governo). Il 12 settembre 1919, Gabriele d'Annunzio alla testa di un gruppo di militari in servizio, occupò la città di Fiume, la dichiarò annessa all'Italia e vi insediò il governo provvisorio del Carnaro. Lo Stato italiano, considerando la grande popolarità del poeta, reagì con cautela senza far ricorso alla forza e tentando la strada diplomatica. È da notare come Mussolini abbia preso ispirazione dalla "Carta del Carnaro": una carta molto avanzata che concede grandi libertà. Un esperimento che dura poco e avrà un segno importante nella storia.

Nascita di nuovi partiti politici nel 1919

Nel 1919, in questa situazione di tensione, nascono nuovi partiti politici:

  • Partito Popolare Italiano, fondato da Don Luigi Sturzo. La Chiesa da effettivamente il permesso ai cattolici di avere un loro partito, naturalmente di ispirazione cattolica, che vuole essere aconfessionale -> Sturzo vuole rivolgersi a tutte le confessioni, non rigorosamente cattolico. Vorrebbe, soprattutto, che fosse un partito interclassista (tutte le classi sociali), a differenza del partito socialista che ha come principale interlocutore i lavoratori.
  • Nascono, a Milano, nel marzo 1919, i "Fasci di Combattimento", fondati da Benito Mussolini. Inizialmente, questo movimento, aveva un programma non definito/confuso, sintetizzato nel "Programma di San Sepolcro" (San Sepolcro è la piazza di Milano in cui venne presentato questo programma). È un programma che mette insieme istanze socialiste che chiedono interventi rivoluzionari, collegate allo stesso tempo al nazionalismo (si vuole recuperare l'onore della nazione). Partecipano anche giovani ufficiali ed ex combattenti dei reparti d'assalto, i cosiddetti "Arditi". C'è un fortissimo anticlericalismo e presenta addirittura posizioni antimonarchiche e repubblicane. Un programma che testimonia il percorso poco coerente di Mussolini. Il nome "fascio" veniva usato sin dall'Ottocento per indicare, in ambito politico, un raggruppamento diverso dai partiti tradizionali, con connotazioni più di sinistra. Da questo termine derivò l'uso come simbolo del cosiddetto "fascio littorio", cioè un'arma che i littori romani portavano con sé per proteggere i magistrati.

Le elezioni del 16 novembre 1919, furono un totale fallimento per i fasci di combattimento. Al contrario, invece, ci fu una grande affermazione del Partito Socialista e del Partito Popolare Italiano. Presidente del Consiglio fu nominato Francesco Saverio Nitti, che si trovò a guidare una maggioranza formata da liberal-democratici e popolari (ma non socialisti). Nel programma di San Sepolcro convergevano istanze molto diverse tra loro: richieste di riforme economiche e sociali radicali, accanto a cui comparivano aspirazioni tipiche dei movimenti nazionalisti. Chiedeva la sostituzione della monarchia con la repubblica. Al momento della nascita, il movimento fascista (o "fascismo diciannovista") raccolse pochissimi consensi. Il programma di San Sepolcro non ebbe successo alle elezioni per la sua natura contrastante.Il programma di San Sepolcro

DOCUMENTI J

Riportiamo il programma dei Fasci italiani di combattimento così come esso fu pubblicato il 6 giu- gno 1919 su "Il Popolo d'Italia", il quotidiano politico fondato da Benito Mussolini. Italiani! Ecco il programma nazionale di un movimento sanamente italiano. Rivoluzionario, perché antidogmatico e antidemagogico; fortemente in- novatore perché antipregiudizievole. Noi poniamo la valorizzazione della guerra rivoluzionaria al di sopra di tutto e di tutti. Gli altri problemi: burocrazia, amministrativi, giuridici, scolastici, co- loniali, ecc. li tracceremo quando avremo creata la classe dirigente. Per questo NOI VOGLIAMO:

Problema politico

Per il problema politico:

  1. Suffragio universale a scrutinio di lista regionale, con rappre- sentanza proporzionale, voto ed eleggibilità per le donne.
  2. Il minimo di età per gli elettori abbassato ai 18 anni; quello per i deputati abbassato ai 25 anni.
  3. L'abolizione del Senato.
  4. La convocazione di una Assemblea Nazionale per la durata di tre anni, il cui primo compito sia quello di stabilire la forma di costi- tuzione dello Stato.
  5. La formazione di Consigli Nazionali tecnici del lavoro, dell'indu- stria, dei trasporti, dell'igiene sociale, delle comunicazioni ecc. eletti dalle collettività professionali o di mestiere, con poteri legislativi, e col diritto di eleggere un Commissario Generale con poteri di Ministro.

Problema sociale

Per il problema sociale: NOI VOGLIAMO:

  1. La sollecita promulgazione di una Legge dello Stato che sancisca per tutti i lavoratori la giornata legale di otto ore di lavoro.
  2. I minimi di paga.
  3. La partecipazione dei rappresentanti dei lavoratori al funzionamento tecnico dell'in- dustria.
  4. L'affidamento alle stesse organizzazioni proletarie (che ne siano degne moralmente e tecnicamente) della gestione di industrie o servizi pubblici.
  5. La rapida e completa sistemazione dei ferrovieri e di tutte le industrie dei trasporti.
  6. Una necessaria modificazione del progetto di legge di assicurazione sull'invalidità e sulla vecchiaia, abbassando il limite di età proposto attualmente a 65 anni, a 55 anni.

Problema militare

Per il problema militare: NOI VOGLIAMO:

  1. L'istituzione di una milizia Nazionale, con brevi periodi d'istruzione e compito esclusi- vamente difensivo.
  2. La nazionalizzazione di tutte le Fabbriche di Armi e di esplosivi.
  3. Una politica estera nazionale intesa a valorizzare nelle competizioni pacifiche della ci- viltà, la nazione italiana nel mondo.

Problema finanziario

Per il problema finanziario: NOI VOGLIAMO:

  1. Una forte imposta straordinaria sul capitale a carattere progressivo, che abbia la forma di VERA ESPROPRIAZIONE PARZIALE di tutte le ricchezze.
  2. Il sequestro di tutti i beni delle Congregazioni religiose e l'abolizione di tutte le mense Vescovili, che costituiscono una enorme passività per la Nazione, e un privilegio di pochi.
  3. La revisione di tutti i contratti di fornitura di guerra, ed il sequestro dell'85% dei pro- fitti di guerra.

G. DE ROSA, I partiti politici in Italia, Minerva Italica, Bergamo 1972, pp. 277-278 Benito Mussolini durante un comizio elettorale. ->Individua e metti in evidenza nel testo: a) gli elementi di matrice socialista; b) gli elementi di matrice nazionalista. Proposte che poi verranno accantonate (proposte antimonarchiche quando Mussolini capisce che necessita di avere l'appoggio del re) - abolizione della camera del Senato (fare una nuova Costituzione) - voto ed eleggibilità per le donne.

Il Biennio Rosso

BIENNIO ROSSO Clima di grande tensione che sfocia in quello che viene definito il "biennio rosso" (1919, 1920, 1921) perché si verificano una serie di manifestazioni e occupazioni (delle fabbriche e delle terre) che si moltiplicano sempre di più tanto da dare il nome a questo periodo. L'idea è quella di rifarsi alla rivoluzione dell'Unione Sovietica (rivoluzionecomunista: per questo il simbolo dei manifestanti è la falce e il martello) e ai soviet: gli operai ambivano a diventare proprietari delle fabbriche e delle macchine. Speranza per alcuni e terrore per altri: per il ceto medio, soprattutto, e ai titolari di industria e ai proprietari terrieri, le rivolte preoccupano, e chiedono l'intervento del governo. Il rischio di una rivoluzione come quella russa spaventa anche i sindacati, che temevano di vedere il paese sprofondare in una guerra civile. Il problema è che in questi anni si susseguono una serie di governi debolissimi, ed è evidente che ci chiede al governo l'autorevolezza, non trova risposta. In questa situazione così instabile, sale nuovamente al governo Giovanni Giolitti, che però di fronte alle manifestazioni lascia che la situazione si sviluppi senza intervenire (arbitro imparziale). È vero che poi la situazione si sfuma da sola, ma tutti coloro che avevano chiesto un intervento di forza del governo, rimangono delusi. Frizione tra il governo che non interviene nella situazione sociale, e coloro che temono le manifestazioni in quanto preludio di una rivoluzione comunista. Contadini e operai, effettivamente, ottengono risultati vantaggiosi, mentre il ceto medio non riceve alcuna tutela.

  • OPERAI: aumenti salariali e settimana lavorativa di 6 giorni per 8 ore al giorno
  • CONTADINI: aumenti delle paghe, distribuzione al Sud di una parte delle terre incolte che erano state occupate, miglioramenti dei patti per mezzadri e coloni.

Le lotte del biennio rosso si conclusero, nell'immediato, con una vittoria degli operai e dei contadini sul piano sindacale, ma nel lungo periodo non ebbero conseguenze positive sul piano politico. Il biennio rosso lasciò, in generale, un diffuso sentimento di ostilità verso il socialismo.

La Nascita del PCI

LA NASCITA DEL PCI L'esaurirsi del movimento rivoluzionario provocò un'aspra discussione del Partito socialista, ancora diviso tra riformisti (disposti a una collaborazione con il governo) e massimalisti (escludevano una possibile collaborazione e ambivano a realizzare una rivoluzione socialista). Nel congresso convocato a Livorno nel gennaio del 1921, le divergenze apparvero insuperabili e l'accettazione incondizionata delle richieste di Lenin fu votata da una minoranza, che per questo motivo scelse di uscire dal partito e di dare vita a una nuova formazione politica, il Partito Comunista Italiano (PCI). Anche tra la corrente massimalista socialista vi è malcontento, poiché vi sono socialisti estremamente radicali che incitano la rivoluzione, con il risultato che, nel 1921, il partito Socialista fece un congresso a Livorno, congresso che vede la scissione della minoranza più estremista dei massimalisti, che fondano il PCI, e sono guidati dalla convinzione che in Italia ci fossero le condizioni favorevoli per la rivoluzione e che servisse un partito capace di guidarla. A far parte del Partito Comunista Italiano facevano parte figure come Antonio Gramsci, Amadeo Bordiga, Palmiro Togliatti e Umberto Terracini. Giolitti, dopo aver deluso gran parte dell'opinione pubblica, a differenza di Nitti prende in mano la situazione, e nel dicembre del 1920 mandò l'esercito italiano a liberare Fiume, di modo che la città potesse andare finalmente alla Iugoslavia. Vi sono quindi:

  • Partito Socialista: si rivolge ad operai e contadini
  • Partito Popolare Italiano
  • Partito Comunista Italiano (PCI)
  • Mussolini: si rivolge a tutti coloro che erano insoddisatti dall'intervento di Giolitti, quindi tutti coloro che facevano parte del ceto medio, non tutelati (conservatori, industriali del Nord, grandi agrari del Sud e del Centro, borghesia produttiva): partito conservatore che ha come fine la tutela della borghesia produttiva e della proprietà privata, che vede come principale nemico il comunismo (vuole evitare a tutti i costi il socialismo). > PARTITO ANTICOMUNISTA E ANTISOCIALISTA (futuro PNF partito nazionale fascista).

Il Fascismo Agrario

IL FASCISMO AGRARIO Dall'insuccesso del Programma di San Sepolcro, dalla fine del 1929 il fascismo si propose come una nuova forza di destra, che aveva come obiettivo la tutela della proprietà privata e degli interessi della borghesia produttiva. A tale scopo, i fascisti erano disposti ad arginare il movimento socialista, ma per fare ciò bisognava trasformare i fasci in un partito organizzato e gerarchizzato. Da subito, lo strumento utilizzato da questo partito, è la violenza: si formano queste squadre armate che fanno una serie di atti di violenza. Le squadre d'azione, le cosiddette "squadracce fasciste" ovvero formazioni armate con metodi violenti (incendi, distruzioni di edifici, aggressioni) che combattevano la politica socialista in tutte le sue forme e miravano a smantellare il sistema di leghe rosse. Le squadre armate fasciste

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