Il pensiero di Jean-Jacques Rousseau: contratto sociale e volontà generale

Documento di Università su Jean-Jacques Rousseau. Il Pdf esplora il pensiero del filosofo, analizzando il "Discorso sulle scienze e le arti", il contratto sociale e la sovranità popolare, concetti chiave della filosofia per studenti universitari.

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19 pagine

Jean-Jacques Rousseau
(1712-1778)
Il Discorso sulle scienze e le arti, del 1750.
Il motivo fondamentale di questo scritto è il contrasto tra l’uomo
naturale (semplice, autentico e spontaneo) e l’uomo civilizzato
(egoista, invidioso, geloso, dissimulatore, desideroso di
primeggiare).
Secondo Rousseau, la cultura, la scienza, l’arte, la vita raffinata
non hanno contribuito alla felicità dell’uomo, ma lo hanno
allontanato da quello che era in origine e lo hanno estraniato dalla
sua natura. Hanno fatto di lui un essere insincero, artificiale (cioè
inautentico, privo di spontaneità), individualista. L’uomo è stato
corrotto dalla civiltà.
In origine l’uomo era libero e felice, perché viveva in modo
frugale, sapeva accontentarsi dello stretto necessario alla
sopravvivenza e non cercava il superfluo, non aspirava a imporsi
sugli altri, non voleva prevalere a tutti i costi sul suo prossimo.
La civiltà, così come si è storicamente realizzata, non è il vero
progresso. Essa infatti è il risultato dell’allontanamento dalla
primitiva condizione di libertà e felicità in cui originariamente
viveva l’uomo.
Nella società cosiddetta civilizzata, i rapporti tra gli uomini sono
governati da egoismo, vanità, bisogno di dominio. In essa, la vita
sociale si regge sui vizi (brama di possesso, arrivismo, volontà di
supremazia, ecc.) più che sulla virtù.
Dietro la facciata delle “buone maniere” si nasconde la realtà delle
invidie meschine, della volontà di distinguersi ad ogni costo e di
ostentare il proprio “status”.
Le scienze e le arti (per “arti” Rousseau intende anche le
invenzioni tecniche) hanno reso più comoda, piacevole e
confortevole la vita di un’esigua minoranza di privilegiati,
lasciando nell’ignoranza e nell’indigenza la grande maggioranza
delle persone.
Dunque, i progressi nelle scienze e nelle arti hanno approfondito
anziché attenuare la disuguaglianza tra gli uomini.

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Anteprima

Jean-Jacques Rousseau (1712-1778)

Il Discorso sulle scienze e le arti (1750)

Il Discorso sulle scienze e le arti, del 1750. Il motivo fondamentale di questo scritto è il contrasto tra l'uomo naturale (semplice, autentico e spontaneo) e l'uomo civilizzato (egoista, invidioso, geloso, dissimulatore, desideroso di primeggiare). Secondo Rousseau, la cultura, la scienza, l'arte, la vita raffinata non hanno contribuito alla felicità dell'uomo, ma lo hanno allontanato da quello che era in origine e lo hanno estraniato dalla sua natura. Hanno fatto di lui un essere insincero, artificiale (cioèinautentico, privo di spontaneità), individualista. L'uomo è stato corrotto dalla civiltà.

In origine l'uomo era libero e felice, perché viveva in modo frugale, sapeva accontentarsi dello stretto necessario alla sopravvivenza e non cercava il superfluo, non aspirava a imporsi sugli altri, non voleva prevalere a tutti i costi sul suo prossimo. La civiltà, così come si è storicamente realizzata, non è il vero progresso. Essa infatti è il risultato dell'allontanamento dalla primitiva condizione di libertà e felicità in cui originariamente viveva l'uomo.

Nella società cosiddetta civilizzata, i rapporti tra gli uomini sono governati da egoismo, vanità, bisogno di dominio. In essa, la vita sociale si regge sui vizi (brama di possesso, arrivismo, volontà di supremazia, ecc.) più che sulla virtù. Dietro la facciata delle "buone maniere" si nasconde la realtà delle invidie meschine, della volontà di distinguersi ad ogni costo e di ostentare il proprio "status".

Le scienze e le arti (per "arti" Rousseau intende anche le invenzioni tecniche) hanno reso più comoda, piacevole e confortevole la vita di un'esigua minoranza di privilegiati, lasciando nell'ignoranza e nell'indigenza la grande maggioranza delle persone. Dunque, i progressi nelle scienze e nelle arti hanno approfondito anziché attenuare la disuguaglianza tra gli uomini.Questa la conclusione cui arriva il Discorso sulle scienze e le arti.

Discorso sull'origine e i fondamenti della disuguaglianza (1754)

Discorso sull'origine e i fondamenti della disuguaglianza, del 1754. Il Discorso sull'origine e i fondamenti della disuguaglianza, del 1754, affronta appunto il tema della disuguaglianza. Da dove trae origine la disuguaglianza, secondo Rousseau? Trae origine dalla nascita della proprietà privata. La natura umana, originariamente buona, ha cominciato a corrompersi quando è nata la proprietà privata. Essa non è per Rousseau un diritto naturale (come per Locke).

Allo stato di natura (anche Rousseau teorizza l'ipotetico stato di natura!), cioè prima che sorga la civiltà e che produca i suoi effetti corruttori, gli uomini vivono liberi e felici, in pace gli uni con gli altri, e traggono dall'ambiente circostante solo ciò che è essenziale alla loro sopravvivenza. Allo stato di natura, tutto è a disposizione di tutti.

Allo stato di natura, gli esseri umani agiscono in base all'amore di sé, cioè in base al giusto istinto di autoconservazione, e in base alla pietà, cioè al desiderio (anch'esso istintivo) di non vedere soffrire i propri simili. L'amore di sé genera bisogni minimi, essenziali (ad esempio: il cibo, il sonno, un compagno o una compagna).L'uomo civilizzato, invece, è dominato dall'amor proprio, che è sinonimo di egoismo, volontà di sopraffazione e di possesso, desiderio di primeggiare ad ogni costo sugli altri, eccessiva opinione di sé.

Quando, per amor proprio, qualcuno ha cominciato ad affermare la sua pretesa di fare un uso esclusivo di ciò che la natura metteva a disposizione di tutti, è nata la proprietà privata. La proprietà privata è "figlia" dell'amor proprio.

La nascita della proprietà privata ha dato luogo alla distinzione tra ricco e povero. Ricco = chi possiede molte proprietà; povero = chi possiede poche o nessuna proprietà.

Successivamente, è stata creata la legge per difendere la proprietà. Chi ha la legge dalla sua parte è potente; chi ha la legge contro è debole. Perciò, dopo l'istituzione della proprietà privata, l'istituzione del diritto (cioè della legge) ha fatto fare un altro passo in avanti verso il peggioramento della condizione umana e verso l'approfondimento delle disuguaglianze.

L'istituzione del diritto ha dato luogo alla distinzione tra potente e debole. Potente = chi ha la legge dalla sua parte, a difesa della sua proprietà; debole = chi non ha la legge dalla sua parte.

Infine, i potenti hanno imparato a fare un uso sempre più arbitrario (cioè a loro piacimento e nel proprio esclusivo interesse) e sempre più prepotente del loro potere, sottomettendo i più deboli alla loro volontà.L'uso arbitrario del potere ha dato luogo alla distinzione tra padrone e schiavo.

Riassunto delle distinzioni sociali

Riassumendo:

  • Nascita della proprietà privata distinzione tra ricco e povero.
  • Istituzione del diritto distinzione tra potente e debole.
  • Uso arbitrario del potere distinzione tra padrone e schiavo.

Per questo la società attuale (basata sulla proprietà privata, sulla legge a tutela della proprietà privata e sull'uso della legge e del potere per difendere il diritto del più forte), apparentemente così progredita e civilizzata, è in realtà una società corrotta e spiritualmente malata, che dovrebbe invece prendere esempio dalla spontaneità, dalla semplicità e dall'autenticità delle popolazioni considerate selvagge.

Il mito del "buon selvaggio"

Come si può notare, anche Rousseau è affascinato dal mito del "buon selvaggio", molto diffuso al suo tempo (basti pensare al personaggio di "Venerdì" nel Robinson Crusoe di Daniel Defoe [1719]).Robinson Crusoe flees Britain on a ship after killing his friend over the love of Mary. A fierce ocean storm wrecks his ship and leaves him stranded by himself on an uncharted island. Il mito del "buon selvaggio" corrisponde alla convinzione che i popoli non ancora raggiunti dalla civiltà e dal progresso, come ad esempio gli indiani d'America, siano più vicini allo stato di natura, e quindi più buoni, più spontanei e più autentici, dell'uomo occidentale civilizzato e dunque corrotto.

Secondo Rousseau, l'uomo "civilizzato" può risalire dalla condizione corrotta e decaduta in cui si trova attualmente e può reincamminarsi verso la sua condizione originaria. Per Rousseau il vero progresso non è un cammino in avanti (come ritiene la maggioranza degli illuministi), ma un cammino all'indietro, un ritorno: un ritorno alle origini, cioè un ritorno alla natura.

La questione della proprietà: Hobbes, Locke e Rousseau

Torniamo un attimo alla questione della proprietà:

  • Hobbes sostiene che la proprietà non esiste allo stato di natura (dove tutto è di tutti), ma diviene legittima sotto il potere del Leviatano, che però può revocare a suo piacimento il diritto di proprietà.
  • Locke afferma che la proprietà è un diritto naturale; questo diritto, perciò, spetta a ogni individuo, purché la proprietà sia acquisita con il lavoro onesto (per questo Locke ritiene ingiusti i privilegi della nobiltà che non vive del proprio lavoro).
  • Rousseau, come abbiamo appena visto, giudica la proprietà un fattore di corruzione della natura umana, originariamente buona. Con la istituzione della proprietà, ci si allontana dallo stato di natura.

Amore di sé e amor proprio

*«Non bisogna confondere l'amor proprio con l'amore di se stessi; due passioni molto differenti per la loro natura e per i loro effetti. L'amore di se stesso è un sentimento naturale, che porta ogni animale ad aver cura della propria conservazione e che, diretto nell'uomo dalla ragione e modificato dalla pietà, produce l'umanità e la virtù. L'amor proprio non è che un sentimento artificioso e nato nella società; esso porta ogni individuo a tener conto più di se stesso che di ogni altro, ispira agli uomini tutti i mali che si fanno reciprocamente ed è la vera origine dell'orgoglio eccessivo. Ben compreso ciò, affermo che nel nostro stato originario, nel vero stato di natura, l'amor proprio non esiste; [allo stato dinatura] l'uomo non sarebbe capace di provare odio o desiderio di vendetta». (Jean-Jacques Rousseau, Discorso sull'origine e i fondamenti della disuguaglianza fra gli uomini).

Opere principali e temi

Nuova Eloisa, l'Emilio, Contratto sociale. Una volta stabilito che il processo di civilizzazione ha deturpato e peggiorato la natura umana, occorre pensare come sia possibile ridare spazio alla naturalezza, all'autenticità e alla spontaneità nella vita dell'uomo. Come è possibile far sì che la spontaneità, l'autenticità e la naturalezza tornino a improntare l'esistenza degli esseri umani? Rousseau affronta questa questione su tre piani, cioè in riferimento a tre aspetti:

  1. quello della relazione tra uomo e donna e quindi della famiglia;
  2. quello dell'educazione dell'individuo;
  3. quello dell'organizzazione della società.

Al primo aspetto (relazione uomo-donna e famiglia) è dedicata La Nuova Eloisa; al secondo (l'educazione dell'individuo) l'Emilio; al terzo (la società) il Contratto sociale.

La Nuova Eloisa (1761)

La Nuova Eloisa (1761) è un romanzo filosofico che narra la vicenda di due innamorati (Giulia e Saint Preux) costretti a separarsi a causa della imposizione di un matrimonio d'interesse (quello tra Giulia e il nobile Wolmar).Jean-Jacques Rousseau GIULIA O LA NUOVA ELOISA introduzione e commento di Elena Pulcini traduzione di Piero Bianconi BUR classici Tema di questo romanzo filosofico è dunque il contrasto tra le convenzioni (che impongono un matrimonio "rispettabile") e i sentimenti, cioè il contrasto tra le ragioni delle convenienze, delle opportunità e degli interessi - da un lato - e le ragioni del cuore - dall'altro. Rousseau afferma che il matrimonio deve fondarsi unicamente sui sentimenti e sull'affetto, non sulle convenienze, sui calcoli utilitaristici, sugli interessi o su considerazioni di prestigio e rispettabilità.

L'Emilio (1762)

Anche l'Emilio (1762) è un romanzo: più precisamente, un trattato di pedagogia [ = teoria della educazione] scritto in forma di romanzo.Rousseau Emilio CE Fattori ! L'Emilio chiarisce le condizioni e il significato del ritorno alla natura per l'individuo. Infatti, è la storia di un fanciullo (Emilio, appunto) educato con la finalità della conservazione e del rafforzamento della sua natura originaria e con l'obiettivo di incoraggiare il suo sviluppo libero e spontaneo. Attraverso la narrazione della vicenda di Emilio, Rousseau espone la propria concezione pedagogica. Emilio è un orfano allevato fin da bambino in campagna, in un contesto agreste, lontano dagli effetti corruttori della città. La sua educazione è affidata a un precettore, cioè a un maestro privato. Nei primi anni della sua infanzia, Emilio viene educato dal suo maestro a sviluppare adeguatamente i sensi (la vista, il tatto, l'udito, ecc.), cioè a fare un uso attento e consapevole delle sue facoltà naturali. Successivamente, quando sarà cresciuto e sarà entrato nella fase compresa fra la tarda infanzia e la prima adolescenza (all'incirca fra i dieci e i quattordici anni) riceverà insegnamenti utili e concreti; imparerà dall'esperienza, dal contatto diretto con le

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