Documento dall'Università sulla dispensa Moretto: Antropologia teologica, Grazia e predestinazione in Cristo. Il Pdf, utile per lo studio universitario di Religione, esplora concetti chiave come il rapporto tra Dio e l'uomo, la salvezza e la filiazione divina, con una struttura chiara e sottotitoli.
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Introduzione: - la persona di Cristo non solo il luogo peculiare della rivelazione, ma anche il luogo in cui si manifesta in pienezza il mistero dell'uomo. Questo è verificabile nel suo essere e agire perché egli non è solo vero Dio ma anche vero Uomo. Gesù è l'uomo perfetto a cui ogni essere umano è chiamato a conformarsi.
Gesù come ogni uomo ha una patria e una famiglia. E un uomo di relazione che sa intrecciare rapporti più duraturi. Ha esercitato un mestiere. Ha anche aspetti fuori dell'ordinario (compie prodigi, è qualificato come "fuori di sé"). Ma ciò si colloca in un'esistenza normale. Gesù intende portare l'annuncio del regno propria in quest'esistenza ordinaria perché non ritiene che questa quotidianità si opponga al messaggio del Regno, ma che sia anzi il messaggio del regno a riempire di senso questo mondo fatto di cose dii tutti i giorni.
Gesù aveva sempre uno sguardo spiccato di interessa sull'uomo. Gesù ha quindi uno sguardo concreto che parte da preoccupazioni umane, in un mondo dove la sussistenza è un problema serio, per fare giungere l'uomo alle domande più profondo sull'esistenza. Nello sguardo di Gesù, si fa strada lo sguardo di Dio, che dice all'uomo "tu sei prezioso al miei occhi". Gesù che vede in questo mondo i segni della presenza di un Dio creatore e Padre provvidente, non pone contrapposizione tra la condizione naturale dell'uomo e del creato, e l'agire salvifico soprannaturale del Padre perché i suoi miracoli non intendono mai sconvolgere l'ordine creaturale, ma dare compimento pieno alla creazione e donare salvezza all'uomo. Gesù mostra con chiarezza in Gv, che il miracolo ha un valore si segno.
Gesù mostra il valore che l'uomo ha davanti a Dio rispetto al resto del creato .: "voi contate più di loro". Per questo l'uomo merita ben più della cura che si riserva all'asino o al bue anche il giorno di shabath (). Questo giustifica la ricerca attenta che il Padre compie anche per uno solo che sia perduto. Gesù evidenza questo quando incontra uomini e donne di tutti tipi, senza esclusioni di principio notabile. Ha avuto uno sguardo particolari per chi era al margine della società (poveri, malati, donne, bambini). Ma anche se riconosce grande valore ad ogni essere umano, Gesù non ha una visione idealizzata dell'uomo; sa benissimo che l'uomo è carne e sangue, cioè fragile e inconsistente. Questa fragilità dell'uomo non guarda la sua condizione di essere creatura finita, ma riguarda in particolare l'essere schiavo e peccatore di cui l'uomo cerca i rimedi senza affidarsi al Padre. La conseguenza di questo conduce poi ad un uso della religione che non pone al centro Dio e la sua grazia, ma la sua sforza umana. Ecco allora il peso di un legalismo religiosa che opprime se stessi e tende a schiacciare il prossimo fino a dare vita a qualcosa di anti-umano.
Lasciandosi coinvolgere anche a livello affettivo, Gesù si lascia toccare dalla sofferenza tanto che guarire malati e sofferenti diventa una parte rilevante del suo ministero; fanno parte della missione che il Padre gli ha dato. Mentre Gesù lascia quasi sempre l'iniziativa di essere guarito alle le personemalate, Lui mostra una ricerca attiva verso i peccatori un tratto che lo differenzia dal battista. Gesù con la sua intensa attività esorcistica, mostra la sua credenza all'esistenza del demonio ma non la enfatizza perché al centro della sua missione sta il vangelo del Regno, non la lotta contro il maligno e il suo Regno. Il centro del "Padre nostra, è il Padre e il suo regno e non la liberazione dal male. Nel contempo, Gesù va a toccare la radice ultima dei problemi politici cioè il peccato dell'uomo. Ha proposto la logica del perdono invece della logica basata sulla forza e sulla paura. L'atteggiamento di Gesù riguardo ai rapporti tra religione e politica si vede bene nell'episodio del tributo a cesare. Da una parte, Gesù riconosce il diritto di riscossione del tributo, prendendo la distanza da ogni teocrazia. D'altra parte, non accetta in modo acritico il potere costituito e chiede di riconoscere il primato di Dio e del suo regno. Gesù rivendica un primato di Dio sull'uomo mostrando che l'immagine che è nell'uomo è quella di Dio. Questa verità è prefigurata dell'immagine di cesare sulla moneta.
Come ogni uomo, Gesù ebbe un'infanzia soggetta alla crescita. Imparò una lingua, una cultura e un vissuto religiosa, con il passare del tempo, esprime sempre più profondamente il mistero della propria identità. L'esistenza umana per come la vive e per come ne parla Gesù è quindi in tensione tra passato e futuro. Il suo modo di parlare del passato del popolo di Israele è peculiare, perché l'evoca soltanto nel suo senso profetico non litterale. Per Gesù, il passato ha realmente un peso solo se rapportata alla volontà originaria del Padre e al suo progetto che si manifesta pienamente in Gesù.
Per Gesù, il presente è momento fondamentale, che chiede di essere vissuto in pienezza perché "il tempo è giunto a compimento e il regno di Dio è vicino" (). Il presente è un tempo che chiede un discernimento. Il presente di Gesù non si limita sull'oggi ma in una tensione verso il futuro. Questo futuro non è incentrato su Gesù stesso ma sull'ora che non dipende né dagli uomini, né da Gesù perché è tempo teologico del Padre, che si concretizza negli eventi della Pasqua, che Gesù fa suo, anticipandone la rivenuta con alcuni segni.
la tensione verso il futuro lo porta fino a porre lo sguardo sul limite dell'esistenza umana, cioè la morte. La morte per Gesù è una realtà che non deve esistere. Gesù annuncia il Dio della vita che ama i suoi figli e non permette che neppure un loro capello cada. Lo scatenamento delle forze del male, che si manifesta nella morte di Gesù, è sottomesso al disegno del Padre. La morte di gesù non è un incidente di percorso ma come la consegno che il Padre fa del proprio Figlio. Gesù vive la morte come corpo "dato per voi" e sangue della nuova alleanza, cioè come un'esistenza non strappata ma donata liberamente, come atto d'amore portato fino alla fine; come un esito ultimo della logica di servizio e non di potere. Nel suo orientamento al Padre e al suo futuro, Gesù volge lo sguardo ben al di là della morte: annuncia un "vino nuovo" che egli berrà nel regno di Lui non ha ultima parola sulla sua esistenza, in nome del legame con il Padre suo.
La risurrezione di Gesù è l'apice della rivelazione del Dio Trino e l'atto escatologica della potenza divino sull'uomo. A questa pienezza di vita (la risurrezione) in Gesù, il discepolo è chiamato a partecipare.