Dispensa Moretto: Antropologia teologica, Grazia e predestinazione in Cristo

Documento dall'Università sulla dispensa Moretto: Antropologia teologica, Grazia e predestinazione in Cristo. Il Pdf, utile per lo studio universitario di Religione, esplora concetti chiave come il rapporto tra Dio e l'uomo, la salvezza e la filiazione divina, con una struttura chiara e sottotitoli.

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19 pagine

DISPENSA MORETTO: RIASSUNTO
CAPITOLO UNO
Introduzione: - la persona di Cristo non solo il luogo peculiare della rivelazione, ma anche il
luogo in cui si manifesta in pienezza il mistero dell’uomo. Questo è verificabile nel suo
essere e agire perché egli non è solo vero Dio ma anche vero Uomo. Gesù è l’uomo
perfetto a cui ogni essere umano è chiamato a conformarsi.
I. Alcuni aspetti rilevanti di un’antropologia teologico di Gesù di Nazareth.
A) Gesù e il suo mondo.
Gesù come ogni uomo ha una patria e una famiglia. E un uomo di relazione che sa intrecciare
rapporti più duraturi. Ha esercitato un mestiere. Ha anche aspetti fuori dell’ordinario (compie
prodigi, è qualificato come “fuori di sé”). Ma ciò si colloca in un’esistenza normale. Gesù intende
portare l’annuncio del regno propria in quest’esistenza ordinaria perché non ritiene che questa
quotidianità si opponga al messaggio del Regno, ma che sia anzi il messaggio del regno a riempire
di senso questo mondo fatto di cose dii tutti i giorni.
Gesù aveva sempre uno sguardo spiccato di interessa sull’uomo. Gesù ha quindi uno sguardo
concreto che parte da preoccupazioni umane, in un mondo dove la sussistenza è un problema serio,
per fare giungere l’uomo alle domande più profondo sull’esistenza. Nello sguardo di Gesù, si fa
strada lo sguardo di Dio, che dice all’uomo tu sei prezioso al miei occhi”. Gesù che vede in questo
mondo i segni della presenza di un Dio creatore e Padre provvidente, non pone contrapposizione
tra la condizione naturale dell’uomo e del creato, e l’agire salvifico soprannaturale del Padre perché
i suoi miracoli non intendono mai sconvolgere l’ordine creaturale, ma dare compimento pieno alla
creazione e donare salvezza all’uomo. Gesù mostra con chiarezza in Gv, che il miracolo ha un valore
si segno.
B) Il valore e la miseria dell’uomo.
Gesù mostra il valore che l’uomo ha davanti a Dio rispetto al resto del creato.: “voi contate più di
loro”. Per questo l’uomo merita ben più della cura che si riserva all’asino o al bue anche il giorno di
shabath (). Questo giustifica la ricerca attenta che il Padre compie anche per uno solo che sia
perduto. Gesù evidenza questo quando incontra uomini e donne di tutti tipi, senza esclusioni di
principio notabile. Ha avuto uno sguardo particolari per chi era al margine della società (poveri,
malati, donne, bambini). Ma anche se riconosce grande valore ad ogni essere umano, Gesù non ha
una visione idealizzata dell’uomo; sa benissimo che l’uomo è carne e sangue, cioè fragile e
inconsistente. Questa fragilità dell’uomo non guarda la sua condizione di essere creatura finita, ma
riguarda in particolare l’essere schiavo e peccatore di cui l’uomo cerca i rimedi senza affidarsi al
Padre. La conseguenza di questo conduce poi ad un uso della religione che non pone al centro Dio
e la sua grazia, ma la sua sforza umana. Ecco allora il peso di un legalismo religiosa che opprime se
stessi e tende a schiacciare il prossimo fino a dare vita a qualcosa di anti-umano.
C) L’atteggiamento di Gesù verso la miseria umana
Lasciandosi coinvolgere anche a livello affettivo, Gesù si lascia toccare dalla sofferenza tanto che
guarire malati e sofferenti diventa una parte rilevante del suo ministero; fanno parte della missione
che il Padre gli ha dato. Mentre Gesù lascia quasi sempre l’iniziativa di essere guarito alle le persone
malate, Lui mostra una ricerca attiva verso i peccatori un tratto che lo differenzia dal battista. Gesù
con la sua intensa attività esorcistica, mostra la sua credenza all’esistenza del demonio ma non la
enfatizza perché al centro della sua missione sta il vangelo del Regno, non la lotta contro il maligno
e il suo Regno. Il centro del “Padre nostra, è il Padre e il suo regno e non la liberazione dal male.
Nel contempo, Gesù va a toccare la radice ultima dei problemi politici cioè il peccato dell’uomo. Ha
proposto la logica del perdono invece della logica basata sulla forza e sulla paura. L’atteggiamento
di Gesù riguardo ai rapporti tra religione e politica si vede bene nell’episodio del tributo a cesare.
Da una parte, Gesù riconosce il diritto di riscossione del tributo, prendendo la distanza da ogni
teocrazia. D’altra parte, non accetta in modo acritico il potere costituito e chiede di riconoscere il
primato di Dio e del suo regno. Gesù rivendica un primato di Dio sull’uomo mostrando che
l’immagine che è nell’uomo è quella di Dio. Questa verità è prefigurata dell’immagine di cesare sulla
moneta.
D) Gesù e la storia: sviluppo della sua identità e delle sue conoscere.
Come ogni uomo, Gesù ebbe un’infanzia soggetta alla crescita. Imparò una lingua, una cultura e un
vissuto religiosa, con il passare del tempo, esprime sempre più profondamente il mistero della
propria identità. L’esistenza umana per come la vive e per come ne parla Gesù è quindi in tensione
tra passato e futuro. Il suo modo di parlare del passato del popolo di Israele è peculiare, perché
l’evoca soltanto nel suo senso profetico non litterale. Per Gesù, il passato ha realmente un peso solo
se rapportata alla volontà originaria del Padre e al suo progetto che si manifesta pienamente in
Gesù.
Per Gesù, il presente è momento fondamentale, che chiede di essere vissuto in pienezza perché “il
tempo è giunto a compimento e il regno di Dio è vicino” (). Il presente è un tempo che chiede un
discernimento. Il presente di Gesù non si limita sull’oggi ma in una tensione verso il futuro. Questo
futuro non è incentrato su Gesù stesso ma sull’ora che non dipende dagli uomini, da Gesù
perché è tempo teologico del Padre, che si concretizza negli eventi della Pasqua, che Gesù fa suo,
anticipandone la rivenuta con alcuni segni.
E) morte e risurrezione per Gesù
la tensione verso il futuro lo porta fino a porre lo sguardo sul limite dell’esistenza umana, cioè la
morte. La morte per Gesù è una realtà che non deve esistere. Gesù annuncia il Dio della vita che
ama i suoi figli e non permette che neppure un loro capello cada. Lo scatenamento delle forze del
male, che si manifesta nella morte di Gesù, è sottomesso al disegno del Padre. La morte di gesù non
è un incidente di percorso ma come la consegno che il Padre fa del proprio Figlio. Gesù vive la morte
come corpo “dato per voi” e sangue della nuova alleanza, cioè come un’esistenza non strappata ma
donata liberamente, come atto d’amore portato fino alla fine; come un esito ultimo della logica di
servizio e non di potere. Nel suo orientamento al Padre e al suo futuro, Gesù volge lo sguardo ben
al di della morte: annuncia un “vino nuovo” che egli berrà nel regno di Lui non ha ultima parola
sulla sua esistenza, in nome del legame con il Padre suo.
La risurrezione di Gesù è l’apice della rivelazione del Dio Trino e l’atto escatologica della potenza
divino sull’uomo. A questa pienezza di vita (la risurrezione) in Gesù, il discepolo è chiamato a
partecipare.

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CAPITOLO UNO

Introduzione: la persona di Cristo

Introduzione: - la persona di Cristo non solo il luogo peculiare della rivelazione, ma anche il luogo in cui si manifesta in pienezza il mistero dell'uomo. Questo è verificabile nel suo essere e agire perché egli non è solo vero Dio ma anche vero Uomo. Gesù è l'uomo perfetto a cui ogni essere umano è chiamato a conformarsi.

I. Aspetti rilevanti dell'antropologia teologica di Gesù di Nazareth

A) Gesù e il suo mondo

Gesù come ogni uomo ha una patria e una famiglia. E un uomo di relazione che sa intrecciare rapporti più duraturi. Ha esercitato un mestiere. Ha anche aspetti fuori dell'ordinario (compie prodigi, è qualificato come "fuori di sé"). Ma ciò si colloca in un'esistenza normale. Gesù intende portare l'annuncio del regno propria in quest'esistenza ordinaria perché non ritiene che questa quotidianità si opponga al messaggio del Regno, ma che sia anzi il messaggio del regno a riempire di senso questo mondo fatto di cose dii tutti i giorni.

Gesù aveva sempre uno sguardo spiccato di interessa sull'uomo. Gesù ha quindi uno sguardo concreto che parte da preoccupazioni umane, in un mondo dove la sussistenza è un problema serio, per fare giungere l'uomo alle domande più profondo sull'esistenza. Nello sguardo di Gesù, si fa strada lo sguardo di Dio, che dice all'uomo "tu sei prezioso al miei occhi". Gesù che vede in questo mondo i segni della presenza di un Dio creatore e Padre provvidente, non pone contrapposizione tra la condizione naturale dell'uomo e del creato, e l'agire salvifico soprannaturale del Padre perché i suoi miracoli non intendono mai sconvolgere l'ordine creaturale, ma dare compimento pieno alla creazione e donare salvezza all'uomo. Gesù mostra con chiarezza in Gv, che il miracolo ha un valore si segno.

B) Il valore e la miseria dell'uomo

Gesù mostra il valore che l'uomo ha davanti a Dio rispetto al resto del creato .: "voi contate più di loro". Per questo l'uomo merita ben più della cura che si riserva all'asino o al bue anche il giorno di shabath (). Questo giustifica la ricerca attenta che il Padre compie anche per uno solo che sia perduto. Gesù evidenza questo quando incontra uomini e donne di tutti tipi, senza esclusioni di principio notabile. Ha avuto uno sguardo particolari per chi era al margine della società (poveri, malati, donne, bambini). Ma anche se riconosce grande valore ad ogni essere umano, Gesù non ha una visione idealizzata dell'uomo; sa benissimo che l'uomo è carne e sangue, cioè fragile e inconsistente. Questa fragilità dell'uomo non guarda la sua condizione di essere creatura finita, ma riguarda in particolare l'essere schiavo e peccatore di cui l'uomo cerca i rimedi senza affidarsi al Padre. La conseguenza di questo conduce poi ad un uso della religione che non pone al centro Dio e la sua grazia, ma la sua sforza umana. Ecco allora il peso di un legalismo religiosa che opprime se stessi e tende a schiacciare il prossimo fino a dare vita a qualcosa di anti-umano.

C) L'atteggiamento di Gesù verso la miseria umana

Lasciandosi coinvolgere anche a livello affettivo, Gesù si lascia toccare dalla sofferenza tanto che guarire malati e sofferenti diventa una parte rilevante del suo ministero; fanno parte della missione che il Padre gli ha dato. Mentre Gesù lascia quasi sempre l'iniziativa di essere guarito alle le personemalate, Lui mostra una ricerca attiva verso i peccatori un tratto che lo differenzia dal battista. Gesù con la sua intensa attività esorcistica, mostra la sua credenza all'esistenza del demonio ma non la enfatizza perché al centro della sua missione sta il vangelo del Regno, non la lotta contro il maligno e il suo Regno. Il centro del "Padre nostra, è il Padre e il suo regno e non la liberazione dal male. Nel contempo, Gesù va a toccare la radice ultima dei problemi politici cioè il peccato dell'uomo. Ha proposto la logica del perdono invece della logica basata sulla forza e sulla paura. L'atteggiamento di Gesù riguardo ai rapporti tra religione e politica si vede bene nell'episodio del tributo a cesare. Da una parte, Gesù riconosce il diritto di riscossione del tributo, prendendo la distanza da ogni teocrazia. D'altra parte, non accetta in modo acritico il potere costituito e chiede di riconoscere il primato di Dio e del suo regno. Gesù rivendica un primato di Dio sull'uomo mostrando che l'immagine che è nell'uomo è quella di Dio. Questa verità è prefigurata dell'immagine di cesare sulla moneta.

D) Gesù e la storia: sviluppo della sua identità e delle sue conoscenze

Come ogni uomo, Gesù ebbe un'infanzia soggetta alla crescita. Imparò una lingua, una cultura e un vissuto religiosa, con il passare del tempo, esprime sempre più profondamente il mistero della propria identità. L'esistenza umana per come la vive e per come ne parla Gesù è quindi in tensione tra passato e futuro. Il suo modo di parlare del passato del popolo di Israele è peculiare, perché l'evoca soltanto nel suo senso profetico non litterale. Per Gesù, il passato ha realmente un peso solo se rapportata alla volontà originaria del Padre e al suo progetto che si manifesta pienamente in Gesù.

Per Gesù, il presente è momento fondamentale, che chiede di essere vissuto in pienezza perché "il tempo è giunto a compimento e il regno di Dio è vicino" (). Il presente è un tempo che chiede un discernimento. Il presente di Gesù non si limita sull'oggi ma in una tensione verso il futuro. Questo futuro non è incentrato su Gesù stesso ma sull'ora che non dipende né dagli uomini, né da Gesù perché è tempo teologico del Padre, che si concretizza negli eventi della Pasqua, che Gesù fa suo, anticipandone la rivenuta con alcuni segni.

E) Morte e risurrezione per Gesù

la tensione verso il futuro lo porta fino a porre lo sguardo sul limite dell'esistenza umana, cioè la morte. La morte per Gesù è una realtà che non deve esistere. Gesù annuncia il Dio della vita che ama i suoi figli e non permette che neppure un loro capello cada. Lo scatenamento delle forze del male, che si manifesta nella morte di Gesù, è sottomesso al disegno del Padre. La morte di gesù non è un incidente di percorso ma come la consegno che il Padre fa del proprio Figlio. Gesù vive la morte come corpo "dato per voi" e sangue della nuova alleanza, cioè come un'esistenza non strappata ma donata liberamente, come atto d'amore portato fino alla fine; come un esito ultimo della logica di servizio e non di potere. Nel suo orientamento al Padre e al suo futuro, Gesù volge lo sguardo ben al di là della morte: annuncia un "vino nuovo" che egli berrà nel regno di Lui non ha ultima parola sulla sua esistenza, in nome del legame con il Padre suo.

La risurrezione di Gesù è l'apice della rivelazione del Dio Trino e l'atto escatologica della potenza divino sull'uomo. A questa pienezza di vita (la risurrezione) in Gesù, il discepolo è chiamato a partecipare.

II. La nozione Biblica di Grazia

a) Nell'Antico Testamento

  • La grazia è un atteggiamento libero di benevolenza da parte di Dio che l'uomo non può mai pretendere. D'altra parte, quest'atteggiamento di grazia è una promessa di cui ci si può fidare senza venire meno al suo carattere di dono. L'atteggiamento di grazia riguarda anche il merito di chi la riceve o la qualità dell'azione umana a cui Dio si richiama (tema della predicazione profetica). In fine la risposta umana si manifesta in diversi modi alla benevolenza di Dio: coinvolgimento emotivo affidamento fiducia, deliberazione, amore concreto e azione virtuosa. Da notare che nel giudaismo si distingue raramente tra un atteggiamento benevolo di Dio legato all'agire dell'uomo e uno che giunge indipendentemente dal comportamento umano. La grazia è una relazione non è un oggetto intermedio tra Dio e l'uomo.

b) Nel Nuovo Testamento

  • San Paolo nelle sue lettere usa spesso la parola greca charis; parola tradotto da LXX dalla parola ebraica chen, per parlare di grazia. Il charis è in anzitutto l'intera struttura dell'evento salvifico, compiuto da Dio per Cristo nello Spirito e quindi ciò che è gratuitamente dato senza che l'uomo possa conquistarlo solo per merito suo (cf. Rom 3,24). In secondo luogo indica il dono d'amore di Dio che supera il peccato e rende possibile una nuova vita fino a diventare un sinonimo della salvezza ricevuta. In altra parola, è ciò che rende forte il credente in Dio nonostante le sue debolezze che lo abilita alla missione che Dio gli affida. In terzo luogo, la charis si identifica con Gesù che in cielo intercede per gli uomini, esercitando cosi la propria mediazione sacerdotale e di conseguenza indica anche i benefici che vengono da questa mediazione. Da notare che la Charis è impossibile senza Cristo, perché da lui dipende le dimensioni oggettive della grazia.

III. L'elezione e la predestinazione in Cristo

A). Nell'Antico Testamento

  • il tema dell'elezione appare nel Deuteronomio con il termine bachar = eleggere, per mostrare come Dio separi (qadash) Israele dagli altri popoli affinché sia un popolo santo (qadosh) a motivo della sua fidelità va notato che nell'AT, l'elezione dei singoli (Mosè, Davide) è collocata nel contesto dell'elezione della comunità. In tale logica, si colloca il tema universalistico. Nell'AT, il tema dell'elezione intesa in senso universalistico è trattato in modo indiretto per quanto riguardo lo stato originale di Adamo ed Eva (Gen. 2,8 - 15). Dio elegge l'uomo per il bene di tutto l'universo.

B). Nel Nuovo Testamento

  1. Rom 8, 28-30: - E un testo rilevante sull'elezione e sulla predestinazione in cui si evidenziano la visione Paolina sul questo tema. Con l'espressione "noi sappiamo", San Paolo parte da un contesto comunitario di fede perché proclamo a nome della Chiesa la fede nell'intervento salvifico di Dio manifestato in Cristo. Quindi dimostra da inizio che l'elezione non si tratta dei singoli. La buona novella è che c'è una prothesis (elezione) di Dio per coloro che lo amano perché il loro attuale amore per Dio manifesta la chiamata (predestinazione). Tale elezione si è concretamente manifestata nell'azione salvifica di Cristo. La predestinazione è sinonimo dell'azione salvifica. La prothesis di Dio per coloro che lo amano ha una finalità positiva proprio perché incentrata in Cristo. Gli eletti (quelli che godano la prothesis di Dio) sono chiamati ad essere conformi all'immagine del Figlio suo affinché Egli (Gesù) sia il primogenito tra molti fratelli. L'elezione ha come esisto la partecipazione alla gloria divina che è poi la condizione del Cristo risorto. Il discorso del NT sull'elezione e sulla predestinazione, ha il compito di fa Crescere nei fedeli la speranza. Non ha la fine di elencare gli

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