Antropologia per insegnare: esplorazione di cultura, etnologia ed etnografia

Documento sull'antropologia per insegnare di M. Tassan, 2020. Il Pdf esplora l'antropologia culturale, l'etnologia e l'etnografia, trattando concetti come diversità culturale, evoluzionismo e particolarismo storico, con riferimenti a studiosi come Boas, Comte e Spencer, utile per studenti universitari.

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55 pagine

Antropologia per insegnare,
M.Tassan, 2020
Antropologia Culturale
Università degli Studi di Milano-Bicocca
54 pag.
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PRIMA PARTE
CAPITOLO 1
La diversità culturale del genere umano
1.1 Antropologia, etnologia, etnografia
L'etimologia della parola antropologia deriva da due termini greci, anthropos e logos, che indicano
rispettivamente il genere umano e l’idea di discorso, ragionamento, sapere. Questa disciplina, nata nella
seconda metà dell’Ottocento, si pone l’obiettivo di studiare il genere umano, a partire però da una prospettiva
particolare, dal momento che si concentra sull’analisi comparativa delle somiglianze e delle differenze
culturali e sociali. Nel contesto italiano è maggiormente diffusa la denominazione antropologia culturale, la
cui origine storica si colloca negli Stati Uniti in seguito all’influenza esercitata dall’opera di Franz Boas. In
riferimento alla cultura è stato utilizzato per sottolineare l’attenzione rivolta alla dimensione simbolica delle
credenze e dei valori, alla specificità storica delle singole culture e agli aspetti linguistici. Questa impostazione
ha portato a valorizzare un’idea di cultura come insieme di modelli di pensiero e di comportamento, condivisi
all’interno di un gruppo sociale, che influenzano tanto il funzionamento della mente a livello cognitivo, quanto
lo sviluppo della personalità individuale. Sviluppando l’approccio boasiano, è stata articolata anche
un’immagine della cultura come ragnatela di significati implicati nell’agire sociale, che è possibile
decodificare e interpretare. Se gli Stati Uniti sono stati un luogo di Se gli Stati Uniti sono stati un luogo di
importanza centrale per l’affermazione di questa disciplina, non bisogna dimenticare che la sua
formalizzazione accademica ha ricevuto un impulso essenziale in Gran Bretagna, dove si è passati
dall’antropologia evoluzionista di fine Ottocento all’antropologia sociale degli anni ’20 del Novecento.
Quest'ultima denominazione è esplicativa perché evidenzia come ai due lati dell’oceano, almeno inizialmente,
si coltivassero interessi teorici diversi. Nel contesto britannico prevaleva un’attenzione più spiccata per le
diverse modalità di organizzazione sociale dei gruppi umani e, di conseguenza, per le istituzioni giuridiche
politiche cheli strutturavano. Si deve, inoltre, a Bronistaw Malinowski, antropologo di origini polacche
naturalizzato inglese, la formalizzazione del metodo di ricerca che contraddistingue l’antropologia, noto come
metodo etnografico. Oggi la distinzione tra antropologia culturale e antropologia sociale ha persola rilevanza
che aveva nelle prime fasi di sviluppo di questa branca di studi, tanto che le due denominazioni sono spesso
usate in maniera intercambiabile. La parola etnologia rimanda invece più spiccatamente alla tradizione
francese, il terzo grande polo di espansione delle scienze sociali, sebbene sia stata usata anche in altri contesti
nazionali, per esempio in Italia e in Germania, assumendo diverse sfumature di significato anche a seconda
dell’epoca storica. In origine, il termine si sovrapponeva sostanzialmente a quello di antropologia, mentre con
il tempo ha finito per connotarsi più specificamente come studio storicoculturale di aree geograficamente
limitate, ampliando, quindi, lo sguardo rispetto all’analisi di singoli gruppi sociali molto circoscritti. Si
potrebbe dire che l’etnologia ha valorizzato l’analisi degli scambi culturali che avvengono tra gruppi diversi,
cercando di porre attenzione alla complessiva storia culturale di una determinata regione del mondo. Una
particolare interpretazione del termine etnologia è stata avanzata dall’antropologo fondatore della tradizione
strutturalista francese, Claude LéviStrauss. Egli propose di considerare antropologia, etnologia ed etnografia
non tanto come discipline diverse o come modi differenti di concepire lo stesso ambito di studi, ma come
specifiche fasi, gerarchicamente ordinate, di un medesimo processo di ricerca. L’etnografia consiste, a suo
avviso, nell’osservazione e nella descrizione accurata delle caratteristiche culturali e sociali di uno specifico
gruppo umano. L’etnologia rappresenta il successivo momento comparativo in cui si confrontano i dati raccolti
con quelli prodotti da altri etnografi sullo stesso tema, in modo da pervenire ad una prima generalizzazione.
Infine, l'antropologia costituisce la fase teorica propriamente detta, in cui si cerca di offrire un contributo di
più ampia portata nella riflessione sul genere umano. Il tentativo di sistematizzazione terminologica compiuto
da LéviStrauss non è stato però accettato da tutti gli studiosi e contrasta con le tradizioni disciplinari
sviluppatesi nei diversi Paesi. La denominazione etnografia ha tradizionalmente assunto un duplice significato
riconosciuto da tutti gli antropologi, a prescindere dall’approccio teorico. Con questo termine si indica, tanto
il processo di ricerca che avviene sul campo, soggiornando idealmente per lunghi periodi di tempo nel contesto
che si intende studiare, quanto il prodotto di tale processo, ovvero il testo che raccoglierà gli esiti dell'indagine.
Come già accennato in precedenza, Malinowski ha avuto un ruolo essenziale nel codificare il metodo
etnografico. Il suo approccio, focalizzato sul connubio tra osservazione e partecipazione, è noto come
osservazione partecipante. Nel loro complesso, l’antropologia culturale e sociale si differenziano
dall’antropologia fisica, più recentemente nota come antropologia biologica, tanto per l’oggetto di studio
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Antropologia per insegnare

decsity Antropologia per insegnare, M.Tassan, 2020 Antropologia Culturale Università degli Studi di Milano-Bicocca 54 pag. Document shared on www.docsity.com Downloaded by: Martina_Mas (martamars.m@gmail.com)PRIMA PARTE

La diversità culturale del genere umano

Antropologia, etnologia, etnografia

L'etimologia della parola antropologia deriva da due termini greci, anthropos e logos, che indicano rispettivamente il genere umano e l'idea di discorso, ragionamento, sapere. Questa disciplina, nata nella seconda metà dell'Ottocento, si pone l'obiettivo di studiare il genere umano, a partire però da una prospettiva particolare, dal momento che si concentra sull'analisi comparativa delle somiglianze e delle differenze culturali e sociali. Nel contesto italiano è maggiormente diffusa la denominazione antropologia culturale, la cui origine storica si colloca negli Stati Uniti in seguito all'influenza esercitata dall'opera di Franz Boas. In riferimento alla cultura è stato utilizzato per sottolineare l'attenzione rivolta alla dimensione simbolica delle credenze e dei valori, alla specificità storica delle singole culture e agli aspetti linguistici. Questa impostazione ha portato a valorizzare un'idea di cultura come insieme di modelli di pensiero e di comportamento, condivisi all'interno di un gruppo sociale, che influenzano tanto il funzionamento della mente a livello cognitivo, quanto lo sviluppo della personalità individuale. Sviluppando l'approccio boasiano, è stata articolata anche un'immagine della cultura come ragnatela di significati implicati nell'agire sociale, che è possibile decodificare e interpretare. Se gli Stati Uniti sono stati un luogo di Se gli Stati Uniti sono stati un luogo di importanza centrale per l'affermazione di questa disciplina, non bisogna dimenticare che la sua formalizzazione accademica ha ricevuto un impulso essenziale in Gran Bretagna, dove si è passato dall'antropologia evoluzionista di fine Ottocento all'antropologia sociale degli anni '20 del Novecento. Quest'ultima denominazione è esplicativa perché evidenzia come ai due lati dell'oceano, almeno inizialmente, si coltivassero interessi teorici diversi. Nel contesto britannico prevaleva un'attenzione più spiccata per le diverse modalità di organizzazione sociale dei gruppi umani e, di conseguenza, per le istituzioni giuridiche politiche cheli strutturavano. Si deve, inoltre, a Bronistaw Malinowski, antropologo di origini polacche naturalizzato inglese, la formalizzazione del metodo di ricerca che contraddistingue l'antropologia, noto come metodo etnografico. Oggi la distinzione tra antropologia culturale e antropologia sociale ha persola rilevanza che aveva nelle prime fasi di sviluppo di questa branca di studi, tanto che le due denominazioni sono spesso usate in maniera intercambiabile. La parola etnologia rimanda invece più spiccatamente alla tradizione francese, il terzo grande polo di espansione delle scienze sociali, sebbene sia stata usata anche in altri contesti nazionali, per esempio in Italia e in Germania, assumendo diverse sfumature di significato anche a seconda dell'epoca storica. In origine, il termine si sovrapponeva sostanzialmente a quello di antropologia, mentre con il tempo ha finito per connotarsi più specificamente come studio storicoculturale di aree geograficamente limitate, ampliando, quindi, lo sguardo rispetto all'analisi di singoli gruppi sociali molto circoscritti. Si potrebbe dire che l'etnologia ha valorizzato l'analisi degli scambi culturali che avvengono tra gruppi diversi, cercando di porre attenzione alla complessiva storia culturale di una determinata regione del mondo. Una particolare interpretazione del termine etnologia è stata avanzata dall'antropologo fondatore della tradizione strutturalista francese, Claude LéviStrauss. Egli propose di considerare antropologia, etnologia ed etnografia non tanto come discipline diverse o come modi differenti di concepire lo stesso ambito di studi, ma come specifiche fasi, gerarchicamente ordinate, di un medesimo processo di ricerca. L'etnografia consiste, a suo avviso, nell'osservazione e nella descrizione accurata delle caratteristiche culturali e sociali di uno specifico gruppo umano. L'etnologia rappresenta il successivo momento comparativo in cui si confrontano i dati raccolti con quelli prodotti da altri etnografi sullo stesso tema, in modo da pervenire ad una prima generalizzazione. Infine, l'antropologia costituisce la fase teorica propriamente detta, in cui si cerca di offrire un contributo di più ampia portata nella riflessione sul genere umano. Il tentativo di sistematizzazione terminologica compiuto da LéviStrauss non è stato però accettato da tutti gli studiosi e contrasta con le tradizioni disciplinari sviluppatesi nei diversi Paesi. La denominazione etnografia ha tradizionalmente assunto un duplice significato riconosciuto da tutti gli antropologi, a prescindere dall'approccio teorico. Con questo termine si indica, tanto il processo di ricerca che avviene sul campo, soggiornando idealmente per lunghi periodi di tempo nel contesto che si intende studiare, quanto il prodotto di tale processo, ovvero il testo che raccoglierà gli esiti dell'indagine. Come già accennato in precedenza, Malinowski ha avuto un ruolo essenziale nel codificare il metodo etnografico. Il suo approccio, focalizzato sul connubio tra osservazione e partecipazione, è noto come osservazione partecipante. Nel loro complesso, l'antropologia culturale e sociale si differenziano dall'antropologia fisica, più recentemente nota come antropologia biologica, tanto per l'oggetto di studio 1 Document shared on www.docsity.com Downloaded by: Martina_Mas (martamars.m@gmail.com)quanto peri metodi di indagine. Questa disciplina analizza la diversità umana soprattutto da un punto di vista fisico naturalistico. A partire dal secondo dopoguerra, il desiderio da parte della comunità scientifica di prendere le distanze rispetto alla compromissione della prima antropologia fisica con le teorie razziste ha contribuito all'affermazione di una diversa denominazione antropologia biologica proprio per sottolineare il nuovo corso della disciplina. Il metodo degli antropologi biologici può spaziare dal lavoro di scavo per recuperare i reperti umani antichi alle analisi genetiche e genomiche attraverso i fossili condotte sia sulle popolazioni contemporanee sia su quelle del passato attraverso i fossili. Le ricerche vengono, dunque, effettuate a stretto contatto con la paleoantropologia (lo studio dei resti di ossa e denti dei nostri antenati), ma anche con la primatologia (lo studio dei primati non umani). Un'ultima precisazione terminologica riguarda una peculiarità italiana: all'interno delle discipline demo etnoantropologiche la categoria di studi riconosciuta a livello accademico come MDEA/01 è compreso anche un settore noto come demologia, dedicato all'indagine del folklore e delle tradizioni popolari.

Etnocentrismo e relativismo culturale

Uno degli aspetti qualificanti dell'antropologia culturale è l'adozione di una è postura intellettuale anti etnocentrica. Con etnocentrismo si intende la tendenza, riscontrabile in tutti i gruppi umani, a considerare la propria cultura, il proprio sistema di valori e i propri modelli di comportamento come migliori di quelli altrui. Da questo punto di vista l'etnocentrismo appare come l'inevitabile fondamento del processo di costruzione di un senso condiviso del noi, in contrapposizione ad altrettanti loro da cui ci si vuole differenziare sul piano identitario. L'etnocentrismo, per certi aspetti, è ciò che ci permette di poter dare per scontati una serie di comportamenti che informano la nostra vita quotidiana, creando così delle routine consolidate. Tuttavia, nel momento in cui porta in modo quasi sistematico a considerare un diverso modo di vita come una versione più o meno imperfetta del proprio, diventa un ostacolo insormontabile alla comprensione di posizioni culturali diverse. Portato alle estreme conseguenze, tale atteggiamento può sfociare in comportamenti attivamente denigratori e oppositivi nei confronti di coloro che sono percepiti come differenti, come nel caso del razzismo. Il genocidio, cioè l'eliminazione fisica dei membri di un gruppo percepito come una minaccia alla propria esistenza in quanto collettività dotata di un'identità riconoscibile, può essere considerato come la massima espressione di una visione dicotomica Noi/Loro in cui l'alterità viene deprivata di qualunque attributo di umanità. Il relativismo culturale rappresenta un atteggiamento intellettuale che invita a considerare qualsiasi comportamento o valore all'interno dello specifico contesto in cui ha preso forma, poiché solo in questo modo sarà possibile comprenderne pienamente il significato. Le esperienze culturali altrui non possono essere interpretate attraverso l'applicazione ingenua delle categorie dell'osservatore, ma è necessario tentare di mettere a fuoco il punto divista che l'altro ha della sua realtà. L'approccio metodologico relativista ha fatto la sua comparsa nell'antropologia americana degli anni '20 e '30, grazie al contributo della scuola boasiana, per qualificare il modo di procedere nello studio dei popoli geograficamente e culturalmente lontani dal mondo occidentale, che sono stati in effetti, sino alla prima metà del Novecento, gli unici oggetti di studio della disciplina. Oggi che l'antropologia non si rivolge più solo a mondi percepiti come esotici, il relativismo culturale si configura come uno strumento essenziale per interpretare la diversità che attraversa le nostre stesse società. L'attenzione non è più rivolta a gruppi sociali concepiti come totalità culturalmente omogenee al loro interno, ma a individui che si fanno interpreti originali della differenza culturale di cui sono portatori, in modi, tempi e luoghi sempre più diversificati. Il relativismo culturale rappresenta la premessa necessaria di qualunque studio etnografico, è altrettanto vero che questa attitudine è stata spesso guardata con un certo scetticismo, quando non con aperta ostilità, per le sue presunte ricadute sul piano etico. In realtà adottare una prospettiva relativista non significa affatto giustificare qualsiasi cosa si osservi in una cultura diversa dalla propria, rinunciando ad adottare un proprio punto di vista su ciò che è giusto o sbagliato. Il relativismo culturale, non coincide né con una forma estrema di relativismo etico, né tantomeno con il nichilismo. Il relativismo non cancella la morale e non negala possibilità di prendere posizione, semmai mette in dubbio l'assolutezza, l'unicità, la naturalità e l'ovvietà della scelta fatta. Melville Herskovitz, considerato l'autentico padre fondatore del relativismo culturale, sottolineò alcuni aspetti che considerava essenziali per comprendere il senso di un approccio relativista. Innanzitutto, riteneva che il rispetto per le differenze individuali non potesse prescindere dal rispetto perle differenze culturali. Laddove un gruppo sociale appare stigmatizzato e trattato come inferiore, non c'è spazio nemmeno per la libertà e l'autostima del singolo soggetto. In secondo luogo, Herskovitz evidenzia come non esistano metodi oggettivi per considerare una cultura migliore di 2 Document shared on www.docsity.com Downloaded by: Martina_Mas (martamars.m@gmail.com)

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