Documento da Algor Library su Alessandro Manzoni. Il Pdf, utile per lo studio della Letteratura nella Scuola superiore, offre una panoramica concisa sulla vita, il pensiero e i personaggi principali delle opere manzoniane.
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Manzoni è considerato uno dei maggiori letterati italiani, in perenne equilibrio tra Illuminismo e Romanticismo. La prima formazione di Manzoni è caratterizzata dai valori propri dell'Illuminismo, in particolare democrazia e giustizia, e da una formazione letteraria di stampo neoclassico, che gli fa apprezzare autori come Foscolo e Monti. In un secondo momento, poi, si rivela molto forte l'influenza della cultura romantica europea, della quale però si limita ad assumere determinati elementi, come ad esempio la forma letteraria de romanzo storico. Il momento cruciale della vita artistica e personale di Manzoni è la sua conversazione alla religione cattolica (1810). Da questo momento la sua produzione letteraria è tesa ad armonizzare le idee di Illuminismo e Romanticismo con i principi fondanti del Cattolicesimo, che secondo l'autore sono alla base dei più nobili ideali umani. La profonda religiosità determina il rifiuto di ogni forma di violenza, proprio di Manzoni. A suo avviso, infatti, non si può realizzare la fratellanza professata dal cattolicesimo uccidendo il prossimo, in quanto il ricorso a metodi sanguinari e violenti avvilisce la dignità umana, che il cattolicesimo dovrebbe invece esaltare. Di conseguenza, solo l'applicazione dei principi cristiani può creare una società più libera e giusta, attenta alle esigenza delle masse, che altrimenti rimarrebbero sempre vittime dello sfruttamento dei potenti. Detto questo, Manzoni ha però una visione pessimistica della storia. Osserva che nella società a lui contemporanea il male e le ingiustizie prevalgono, mentre il bene soccombe. Ciò accade perché gli uomini hanno dimenticato i principi cristiani (amore per il prossimo, solidarietà, bontà, carità. umiltà). Il riscatto dei buoni e giusti quindi avviene solo nell'aldilà.
A questo sua concezione del mondo Manzoni aggiunge un nuovo elemento al momento di scrivere I PROMESSI SPOSI, che concede il riscatto ai buoni anche durante la vita terrena: la provvidenza, intesa come strumento che Dio utilizza per far predominare sempre il bene sul male. L'uomo guidato dalla fede sa che tutto ciò che compie ha un fine maggiore e grazie alla provvidenza esistono uomini buoni e giusti. Manzoni divide il suo interesse verso due categorie di persone: i vinti e gli umili: Manzoni è il primo che pone queste categorie al centro della narrazione, collocando le grandi personalità a margine.
Manzoni si inserisce nel secolare dibattito della Questione della lingua per due motivazioni principali: per ragioni artistiche e religiose, connesse alla composizione de I promessi sposi; per ragioni patriottiche, in quanto con il proseguire dell'Unità d'Italia si impone il problema di una lingua unica nazionale. Con la seconda edizione de I promessi sposi (1840) trova una soluzione alla frattura incolmabile tra lingua parlata e letteraria, invidiando un modello universale nel fiorentino colloquiale. Infatti, agli occhi dell'autore questa lingua è ricca di caratteri comuni alle altre lingue italiane e per questo comprensibile da un vasto pubblico nazionale.
La lettera sul Romanticismo viene scritta da Manzoni nel 1823 e inviata al marchese Cesare d'Azeglio, che la rende pubblica nel 1846. Il testo risulta essere molto importante per la comprensione delle idee romantiche circolanti in Italia, e per definire i principi che secondo l'autore avrebbero dovuto regolare la letteratura. In primo luogo, Manzoni avanza critiche verso la tradizione letteraria precedente:
In secondo luogo, afferma che la letteratura deve avere uno scopo utile (idea ripresa dal Caffè di Pietro Verri). Il soggetto delle narrazione deve essere quindi reale, perché solo così può essere rappresentata la negativa condizione in cui versa l'uomo. Infine, sostiene che lo stile deve essere coinvolgente e i temi trattai interessanti per la gente comune e non solo per i letterati. In questo modo l'autore può riuscire a conquistare ampie fette di pubblico e attribuire alle proprie opere un intento pedagogico, funzionale a suscitare nei lettori un coscienza critica verso i reali problemi della società.
Il primo frutto letterario della conversione di Manzoni al cattolicesimo sono gli INNI SACRI. Il progetto iniziale prevede la scrittura di dodici inni, dedicati alle principali festività cattoliche, col proposito di recuperare i modelli della poesia cristiana medievale. Tuttavia, l'autore non porta a termine il lavoro e compone cinque inni: LA RESURREZIONE, IL NOME DI MARIA, IL NATALE, LA PASSIONE, LA PENTECOSTE. I modelli di riferimento sono i componimenti dell'antica innografia cristiana, tra cui anche la Bibbia, fino agli oratori sacri francesi del XVII secolo. La struttura metrica delle poesie è variabile:
Gli Inni Sacri rispondono al bisogno avvertito dell'autore di aderire ai valori collettivi e universali del Cristianesimo. Nello specifico, i primi quattro inni hanno un valore prettamente dottrinale: la narrazione segue precisamente lo svolgimento del rito trattato, ponendo l'accento sulla rievocazione dell'episodio e le conseguenze dottrinali e morali dell'evento. Con l'ultimo inno, La Pentecoste, questo schema viene meno e la narrazione verte su tre tematiche fondamentali: le novità che il Cristianesimo ha portato nel mondo; l'azione dello Spirito Santo nella storia; dualismo oppressi - oppressori, che Manzoni riprenderà poi nell'Adelchi e ne I Promessi Sposi. La trama dell'inno descrive lo Spirito Santo che scuote che scuote gli Apostoli dalla passività dovuta alla paura delle persecuzioni e li sprona a diffondere nel mondo la religione cristiana.
Intorno al 1821, Manzoni spinto dai moti e dai processi di quegli anni inserisce nella sua poesia tematiche legate alle trasformazioni politiche in corso. Rende così le sue opere portavoce delle nuove speranze nazionali. Ancora una volta, però, la poesia civile manzoniana è ispirata ai valori del Cattolicesimo, che secondo l'autore è l'unica dottrina in grado di dare all'uomo la giusta libertà e dignità personale (tema poi ripreso ne I Promessi sposi).
Questa ode è stata composta nel clima di speranza e rivincita contro gli austriaci, suscitata dai moti carbonari piemontesi del 1821 e dall'ipotesi che Carlo Alberto (re di Sardegna) muovesse guerra contro l'Impero asburgico per liberare la Lombardia. L'opera, dedicato a Teodoro Koerner (patriota e poeta romantico tedesco), è composta da strofe endecasillabi, dal ritmo incalzante e aggressivo. I temi trattati sono storici e politici e di esaltazione della libertà, insieme al sempre presente tema religioso: la presenza di Dio aiuta l'uomo a combattere sia per il suo personale riscatto dal peccato, sia, in senso più universale, per il riscatto della patria. L'ode diventa un appello alla libertà di tutti i popoli, contro ogni forma di violenza. Inoltre, un'immagine fondamentale che emerge dall'opera è quella di Dio intento a proteggere tutti gli uomini oppressi, quindi anche gli italiani, vittorie del dispotismo austriaco. Anche questo concetto troverà la sua definitiva collocazione all'interno de I promessi sposi.
Il componimento è un'ode scritta di getto da Manzoni dopo aver appreso la notizia della morte di Napoleone, avvenuta il 5 maggio 1821 sull'isola di Sant'Elena. L'opera è composta da diciotto strofe in senari: un metro che trasmette forte mobilità e un ritmo sostenuto. La poesia si divide idealmente in diverse sezioni:
Manzoni con questo componimento affronta il tema storico all'interno del genere poetico, in quanto, come afferma nelle Lettera sul Romanticismo, la poesia deve dedicarsi non alla fantasia, ma alla storia e a ciò che realmente è accaduto, integrando eventualmente con la fantasia tutto quanto non può essere ricostruito. Altro tema particolarmente evidente all'interno del Cinque maggio è quello religioso: l'intera esperienza napoleonica viene ricostruita non tanto per fini storici, quanto per dimostrare la grandezza di Dio. L'Onnipotente ha infatti mandato sulla Terra questo straordinario condottiero per far capire all'uomo quanto sia grande la sua potenza, e la necessità di affidarsi a lui per ottenere la salvezza dell'anima. Infatti, dopo aver narrato l'esistenza di Napoleone, Manzoni lo descrive costretto alla stasi, in attesa del Giudizio finale di Dio.