L'economia italiana nel lungo periodo: criticità e fasi storiche

Documento sull'economia italiana nel lungo periodo, analizzando le sue criticità strutturali e le fasi di espansione e contrazione. Il Pdf esamina questioni chiave come il divario Nord-Sud, il ruolo dello Stato, la periodizzazione storica, l'età giolittiana e l'espansione industriale, utile per studenti universitari di Economia.

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19 pagine

04/11/2024 - settima settimana
L’economia italiana nel lungo periodo
Nel libro Il volo del calabrone, Fabrizio Galimberti e Luca Paolazzi utilizzano come metafora il calabrone per
descrivere l’economia italiana. L'economia italiana ha delle fragilità tali da affermare che non abbia elementi,
condizioni e requisiti per avviare un proprio processo di espansione industriale. Nonostante questo l’Italia ha
avviato un processo di espansione industriale tale per cui questo tipo di preconcetto salta completamente.
Le criticità dell’economia italiana sono:
1. Poche materie prime;
2. Poche industrie avanzate;
3. Governi deboli e instabili cioè di breve durata.
Questi elementi avrebbero impedito al paese di decollare dal punto di vista industriale, ciononostante l’Italia
diventò una delle principali potenze al mondo.
La storia italiana è una storia di lungo periodo caratterizzata da fasi di grande espansione anche di primato
economico, come per l’età tardo medievale, alternate a fasi di contrazione e declino economico.
L’economia italiana è dotata di poche risorse naturali e molte risorse umane, talvolta anche di alta qualità
(capitale umano). Quando si hanno poche risorse naturali e però la capacità di trasformarle, l'economia diventa
un’economia di trasformazione aggiungendo valore alle risorse acquistate dall’estero (materie prime e
semilavorati). L'economia è basata sull’incorporare al prodotto finale un valore aggiunto dato dalla capacità di
lavoro e di trasformazione.
Nel libro Dalla periferia al centro, di Vera Zamagni, si parla dell’Italia che è passata dal cento dell'economia
europea come l'area più sviluppata e più ricca del continente europeo, per poi slittare verso la periferia dove
perde il primato, tra il 1500/1600, poi successivamente di nuovo al centro dell’economia negli anni del miracolo
economico.
L'economia italiana, alcune questioni rilevanti
1. Questioni irrisolte.
Si parla della questione meridionale, legata al divario economico tra l’area settentrionale e l’area
meridionale italiana che in certe fasi si amplierà e in altre diminuirà. Divario che comporta una
tripartizione dello sviluppo economico italiano:
a. Area nord occidentale (triangolo industriale);
b. Area del meridione e delle isole, caratterizzata dall’arretratezza;
c. Area della “terza Italia”, nata dopo la Seconda Guerra Mondiale che si svilupperà grazie ai poli
produttivi industriali, ovvero aree di specializzazione di sottosettori industriali;
2. Il ruolo dello Stato.
Soprattutto in chiave di apporto allo sviluppo economico del paese, sarà importante in certe fasi della
storia economica nel momento in cui diventerà Stato-imprenditore e Stato-banchiere acquistando una
parte consistente del mercato del paese;
3. Il peso del passato.
Cioè in che modo ciò che è avvenuto dal punto di vista economico e le strutture produttive preesistenti
condizionano il processo di espansione economica e industriale nel corso di decenni successivi.
Path dependence = dipendenza dal tracciato. Il tracciato, costruito precedentemente, condiziona lo
sviluppo economico successivo perché alcune tradizioni produttive rimangono anche dopo. Rimangono
anche tradizione finanziarie e creditizie, ovvero certe strutture che lo Stato post unitario eredita dallo
Stato preunitario. Esempio: la grande tradizione bancaria toscana che perdura anche nel periodo
successivo all’unità;
4. Legami tra élite italiane e i corrispondenti ceti dirigenti europei.
Gli scambi che vennero mantenuti nel corso di decenni permisero la circolazione di idee e innovazioni di
vario genere (istituzionali, manifatturiere ecc.).
Periodizzazione della storia economica italiana
1. Età liberale (1861-1914) che va dall’unità alla Prima Guerra Mondiale:
1^ periodo successivo al processo di unificazione fino alla fine del secolo nel quale l’Italia cerca di
colmare il divario di arretratezza nei confronti dei paese che si stanno industrializzando nel corso
dell’Ottocento.
2^ periodo nei primi 15 anni del Novecento (età giolittiana) viene avviata la prima fase di
industrializzazione dell’Italia chiamata “primavera economica industriale” dell'Italia, non così potente
come negli anni del miracolo economico degli anni ‘50, ma comunque una fase importante di
industrializzazione (anche se nel corso degli anni ‘80 ci sarà un piccolo tentativo di industrializzazione);
2. Dalla Grande Guerra alla Seconda Guerra Mondiale (1915-1945):
1^ periodo caratterizzato dalle crisi di vario genere che colpiscono i paesi nel primo dopoguerra, con
l’apice nel 1921.
2^ periodo a partire dagli anni ‘30 l'intervento dello Stato sarà preponderante, avverrà un processo di
statalizzazione dell’economia italiana tale da dar vita ad una economia mista grazie a delle politiche di
stampo keynesiano che rimarranno anche negli anni ‘50.
3. Secondo dopoguerra e il miracolo economico (1946-1992):
Caratterizzata dall’esplosione economica degli anni ‘50, il cosiddetto boom economico, e dalla
trasformazione radicale della società nel modo di vivere e di consumare;
4. Italia contemporanea fra UE e globalizzazione (dal 1993 fino ad oggi).
Il 1993 è significativo di un processo di mutamento strutturale, ovvero la fine dell'economia mista.
Quell’impianto di tipo keynesiano cominciato negli anni ‘30 viene a meno tornando ad una fase nella
quale lo Stato è sempre meno presente. Significativamente testimoniato dall’avvio del processo di
privatizzazione, ovvero la vendita di pezzi significativi delle imprese prima possedute e gestite dallo Stato.
Unità economica e unità politico-istituzionale
È esistita un’unità economica italiana precedente a quella facilitata dall’unità politica del paese?
L’economia italiana era un'economia integrata e complementare perché:
1. Il sud, che era costituito da un'economia agricola al servizio dell’area settentrionale, forniva prodotti
agricoli al nord;
2. Il nord, particolarmente sviluppato dal punto di vista artigianale manifatturiero e dei servizi creditizi,
esportava manufatti tessili e servizi di carattere creditizio.
La Piccola Divergenza determina la fine del primato economico italiano e lo spostamento verso la periferia nel
corso del Seicento. Questo spostamento verso la periferia dell'economia italiana è tale per cui oltre ad un
processo di progressiva arretratezza che contraddistingue la penisola italiana, questa caratteristica di
complementarietà economica viene a meno disintegrazione economica.
Si tratta di un declino che porta all'accentuarsi del divario nord e sud, verso la vocazione agricola, e verso il
declino. Non c'è più un'area che serve all’altra per cui cominciano a rapportarsi di più verso l’esterno, verso altri
paesi al di fuori della penisola italiana.
Venivano meno i presupposti della formazione di un mercato nazionale.
L'unificazione politica diventa l'obiettivo per avviare un processo di ritorno alla crescita economica conquistando
un mercato comune nazionale e modernizzando dal punto di vista economico il paese. L'unificazione politica è
fondamentale dal punto di vista politico ma anche dal punto di vista economico.
Il concetto di continuità e discontinuità è stato oggetto di dibattito tra gli storici che ha visto due opposti
orientamenti:
1. Secondo la linea discontinuista, rappresentata da Benedetto Croce, non si può parlare di storia d'Italia se
non dal momento in cui si unifica il paese o massimo i primi dell’800 ma non prima;
2. Secondo la linea continuista, di Volpe, l’idea è che ci fosse una comunità nazionale italiana preesistente
all’unità. Va quindi considerata la fase appena precedente a quella dell'unificazione d'Italia.
Lungo processo di costruzione dell’unità nazionale
L’idea di indipendenza, che emerge dai primi decenni dell’Ottocento era veicolata e creta dalle élite intellettuali
della penisola italiana grazie alla spinta di alcune élite militari, che avevano combattuto le guerre napoleoniche,
che sentivano la necessità di procedere verso l’unificazione e l’indipendenza dello Stato italiano. Il concetto di
indipendenza per alcuni comprendeva anche l'unificazione, si parla del movimento democratico che prevedeva il
passaggio alla forma repubblicana.
Un altro movimento che cercava il processo di indipendenza e unificazione del paese di carattere federalista:

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L'economia italiana nel lungo periodo

04/11/2024 - settima settimana Nel libro Il volo del calabrone, Fabrizio Galimberti e Luca Paolazzi utilizzano come metafora il calabrone per descrivere l'economia italiana. L'economia italiana ha delle fragilità tali da affermare che non abbia elementi, condizioni e requisiti per avviare un proprio processo di espansione industriale. Nonostante questo l'Italia ha avviato un processo di espansione industriale tale per cui questo tipo di preconcetto salta completamente.

Criticità dell'economia italiana

Le criticità dell'economia italiana sono:

  1. Poche materie prime;
  2. Poche industrie avanzate;
  3. Governi deboli e instabili cioè di breve durata.

Questi elementi avrebbero impedito al paese di decollare dal punto di vista industriale, ciononostante l'Italia diventò una delle principali potenze al mondo.

La storia italiana è una storia di lungo periodo caratterizzata da fasi di grande espansione anche di primato economico, come per l'età tardo medievale, alternate a fasi di contrazione e declino economico.

L'economia italiana è dotata di poche risorse naturali e molte risorse umane, talvolta anche di alta qualità (capitale umano). Quando si hanno poche risorse naturali e però la capacità di trasformarle, l'economia diventa un'economia di trasformazione aggiungendo valore alle risorse acquistate dall'estero (materie prime e semilavorati). L'economia è basata sull'incorporare al prodotto finale un valore aggiunto dato dalla capacità di lavoro e di trasformazione.

Nel libro Dalla periferia al centro, di Vera Zamagni, si parla dell'Italia che è passata dal cento dell'economia europea come l'area più sviluppata e più ricca del continente europeo, per poi slittare verso la periferia dove perde il primato, tra il 1500/1600, poi successivamente di nuovo al centro dell'economia negli anni del miracolo economico.

Questioni rilevanti dell'economia italiana

L'economia italiana, alcune questioni rilevanti

  1. Questioni irrisolte.

    Si parla della questione meridionale, legata al divario economico tra l'area settentrionale e l'area meridionale italiana che in certe fasi si ampliera e in altre diminuirà. Divario che comporta una tripartizione dello sviluppo economico italiano:

    1. Area nord occidentale (triangolo industriale);
    2. Area del meridione e delle isole, caratterizzata dall'arretratezza;
    3. Area della "terza Italia", nata dopo la Seconda Guerra Mondiale che si svilupperà grazie ai poli produttivi industriali, ovvero aree di specializzazione di sottosettori industriali;
  2. Il ruolo dello Stato.

    Soprattutto in chiave di apporto allo sviluppo economico del paese, sarà importante in certe fasi della storia economica nel momento in cui diventerà Stato-imprenditore e Stato-banchiere acquistando una parte consistente del mercato del paese;

  3. Il peso del passato.

    Cioè in che modo ciò che è avvenuto dal punto di vista economico e le strutture produttive preesistenti condizionano il processo di espansione economica e industriale nel corso di decenni successivi. Path dependence = dipendenza dal tracciato. Il tracciato, costruito precedentemente, condiziona lo sviluppo economico successivo perché alcune tradizioni produttive rimangono anche dopo. Rimangono anche tradizione finanziarie e creditizie, ovvero certe strutture che lo Stato post unitario eredita dallo Stato preunitario. Esempio: la grande tradizione bancaria toscana che perdura anche nel periodo successivo all'unità;

  4. Legami tra élite italiane e i corrispondenti ceti dirigenti europei.

    Gli scambi che vennero mantenuti nel corso di decenni permisero la circolazione di idee e innovazioni di vario genere (istituzionali, manifatturiere ecc.).

Periodizzazione della storia economica italiana

Periodizzazione della storia economica italiana

  1. Età liberale (1861-1914) che va dall'unità alla Prima Guerra Mondiale:

    1^ periodo -> successivo al processo di unificazione fino alla fine del secolo nel quale l'Italia cerca di colmare il divario di arretratezza nei confronti dei paese che si stanno industrializzando nel corsodell'Ottocento. 2^ periodo -> nei primi 15 anni del Novecento (età giolittiana) viene avviata la prima fase di industrializzazione dell'Italia chiamata "primavera economica industriale" dell'Italia, non così potente come negli anni del miracolo economico degli anni '50, ma comunque una fase importante di industrializzazione (anche se nel corso degli anni '80 ci sarà un piccolo tentativo di industrializzazione);

  2. Dalla Grande Guerra alla Seconda Guerra Mondiale (1915-1945):

    1^ periodo -> caratterizzato dalle crisi di vario genere che colpiscono i paesi nel primo dopoguerra, con l'apice nel 1921. 2^ periodo -> a partire dagli anni '30 l'intervento dello Stato sarà preponderante, avverrà un processo di statalizzazione dell'economia italiana tale da dar vita ad una economia mista grazie a delle politiche di stampo keynesiano che rimarranno anche negli anni '50.

  3. Secondo dopoguerra e il miracolo economico (1946-1992):

    Caratterizzata dall'esplosione economica degli anni '50, il cosiddetto boom economico, e dalla trasformazione radicale della società nel modo di vivere e di consumare;

  4. Italia contemporanea fra UE e globalizzazione (dal 1993 fino ad oggi).

    Il 1993 è significativo di un processo di mutamento strutturale, ovvero la fine dell'economia mista. Quell'impianto di tipo keynesiano cominciato negli anni '30 viene a meno tornando ad una fase nella quale lo Stato è sempre meno presente. Significativamente testimoniato dall'avvio del processo di privatizzazione, ovvero la vendita di pezzi significativi delle imprese prima possedute e gestite dallo Stato.

Unità economica e unità politico-istituzionale

Unità economica e unità politico-istituzionale È esistita un'unità economica italiana precedente a quella facilitata dall'unità politica del paese? L'economia italiana era un'economia integrata e complementare perché:

  1. Il sud, che era costituito da un'economia agricola al servizio dell'area settentrionale, forniva prodotti agricoli al nord;
  2. Il nord, particolarmente sviluppato dal punto di vista artigianale manifatturiero e dei servizi creditizi, esportava manufatti tessili e servizi di carattere creditizio.

La Piccola Divergenza determina la fine del primato economico italiano e lo spostamento verso la periferia nel corso del Seicento. Questo spostamento verso la periferia dell'economia italiana è tale per cui oltre ad un processo di progressiva arretratezza che contraddistingue la penisola italiana, questa caratteristica di complementarietà economica viene a meno -> disintegrazione economica.

Si tratta di un declino che porta all'accentuarsi del divario nord e sud, verso la vocazione agricola, e verso il declino. Non c'è più un'area che serve all'altra per cui cominciano a rapportarsi di più verso l'esterno, verso altri paesi al di fuori della penisola italiana.

Venivano meno i presupposti della formazione di un mercato nazionale.

L'unificazione politica diventa l'obiettivo per avviare un processo di ritorno alla crescita economica conquistando un mercato comune nazionale e modernizzando dal punto di vista economico il paese. L'unificazione politica è fondamentale dal punto di vista politico ma anche dal punto di vista economico.

Il concetto di continuità e discontinuità è stato oggetto di dibattito tra gli storici che ha visto due opposti orientamenti:

  1. Secondo la linea discontinuista, rappresentata da Benedetto Croce, non si può parlare di storia d'Italia se non dal momento in cui si unifica il paese o massimo i primi dell'800 ma non prima;
  2. Secondo la linea continuista, di Volpe, l'idea è che ci fosse una comunità nazionale italiana preesistente all'unità. Va quindi considerata la fase appena precedente a quella dell'unificazione d'Italia.

Lungo processo di costruzione dell'unità nazionale

Lungo processo di costruzione dell'unità nazionale L'idea di indipendenza, che emerge dai primi decenni dell'Ottocento era veicolata e creta dalle élite intellettuali della penisola italiana grazie alla spinta di alcune elite militari, che avevano combattuto le guerre napoleoniche, che sentivano la necessità di procedere verso l'unificazione e l'indipendenza dello Stato italiano. Il concetto di indipendenza per alcuni comprendeva anche l'unificazione, si parla del movimento democratico che prevedeva il passaggio alla forma repubblicana.

Un altro movimento che cercava il processo di indipendenza e unificazione del paese di carattere federalista:

  1. Definito neoguelfismo, di stampo cattolico proposto da Gioberti, dove l'idea era quella di una confederazione di stati coordinati dal Papa il cui ruolo di collante sarebbe stato fondamentale;
  2. Un modello di tipo federale più classico secondo cui diversi stati sarebbero stati uniti in una federazione, quindi una comunità sovranazionale sempre di tipo repubblicano.

Erano due modelli con una scarsa applicabilità. L'unica possibilità che l'Italia aveva per potersi unificare era quella proposta dal movimento liberal moderato.

Le ragioni che stanno alla base dell'idea di arrivare ad uno Stato unificato non sono solo di carattere politico o culturale ma sono anche di carattere economico. C'erano alcuni esponenti del movimento liberale moderato che spingevano per un processo di indipendenza e unificazione attuato attraverso l'unificazione economica graduale, quindi in parte del modello tedesco, che necessitava di più anni e più riforme e interventi che facilitassero l'unificazione economica.

Tuttavia, gli esponenti del movimento liberal moderato non erano tutti concordi su che cosa unificare perchè non per tutti c'era l'idea di dover unificare tutto il paese ma solo una parte di esso, ovvero la parte settentrionale più sviluppata dal punto di vista economico. Il Regno delle Due Sicilie, particolarmente arretrato, non era sicuramente compreso.

In generale si volevano integrare gli stati preunitari e ricreare quella complementarietà che si era persa nel corso dei secoli costruendo un mercato nazionale.

Questo perché i diversi stati pre unitari costituivano sistemi economici distinti, ogni Stato aveva più rapporti con gli stati esteri che con gli stati italiani quindi il potere di collegarle e arrivare ad un mercato unico risultava di fondamentale importanza.

Gli stati preunitari

Gli stati preunitari

  1. Regno di Sardegna, che comprendeva anche l'area della Savoia, nel corso della prima metà dell'Ottocento era quello più sviluppato dal punto di vista economico in ambito agricolo, manifatturiero, creditizio e finanziario ed era quello più forte dal punto di vista militare;
  2. Regno Lombardo-Veneto austriaco aveva visto diverse riforme settecentesche di liberalizzazione e modernizzazione economica soprattutto nel settore agricolo e aveva piccoli poli manifatturieri e industriali in campo tessile;
  3. Ducati Padani di Parma e Modena erano caratterizzati da delle economie sviluppate in agricoltura;
  4. Granducato di Toscana che era in declino nell'età tardo medievale e moderna manteneva alcune forze creditizie e bancarie, che sarà l'aspetto di path dependence perchè la forza verrà portata dietro anche dopo l'unità;
  5. Stato della chiesa, o Stato Pontificio, era disomogeneo e aveva aree sviluppate, come quella bolognese particolarmente sviluppata in campo agricolo e aree di grande arretratezza come quella del Lazio meridionale dove c'era un'agricoltura poco produttiva e vaste aree incolte. Non aveva un'industria manifatturiera sviluppata.
  6. Regno delle Due Sicilie era arretrato soprattutto dal punto di vista agricolo con però alcuni piccoli poli manifatturieri tessili e meccanici in Campania, siderurgici in Calabria. La caratteristica di queste aree manifatturiere era legata al vantaggio che dava loro la protezione doganale con alti dazi che permettevano alle manifatture di resistere al sud.

Un elemento che introduce una discontinuità temporale è rappresentato dai moti rivoluzionari del 1848, fase rivoluzionaria caratterizzata dalla richiesta di maggiore libertà dal punto di vista costituzionale che però dà un esito negativo. In Italia scoppia la guerra di indipendenza per ottenere indipendenza dalla dominazione straniera, le garanzie costituzionali concesse nel 1848 in diversi stati preunitari vengono ritirate con un'eccezione, quella del Regno di Sardegna con lo Statuto Albertino.

Il Regno di Sardegna

Il Regno di Sardegna Lo Statuto Albertino, ovvero la carta costituzionale concessa del 1848 viene mantenuta nel momento in cui finisce la fase rivoluzionaria del 1848/1849. Il mantenimento di queste libertà costituzionali ha un effetto indiretto, significa che gli altri stati preunitari si muovono verso l'unica area che garantiva loro delle libertà, ovvero il Regno di Sardegna

Il Regno di Sardegna, centro del movimento liberal moderato, luogo nel quale verrà concepito il processo di indipendenza e unificazione nazionale, l'unico Stato che può rendere possibile perchè è quello più forte dal punto di vista militare, istituzionale ed è quello più ambizioso con mire espansionistiche verso la Pianura Padana.

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