L'Italia fascista negli anni Trenta: il "totalitarismo imperfetto"

Schemi da Scuola superiore sull'Italia fascista negli anni Trenta: il "totalitarismo imperfetto". I Riassunti di Storia analizzano il consolidamento e il declino del regime, la fascistizzazione della società e le politiche economiche, l'impresa etiopica e l'avvicinamento alla Germania.

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L'Italia fascista negli anni Trenta: il “totalitarismo imperfetto”
Il consolidamento del regime e l’inizio del suo declino
Fascistizza-
zione
Che
cos’è
- Presenza della Chiesa e della monarchia
- Insoddisfazione per la politica economica e poi per
un’economia sempre più finalizzata alla guerra
- Insoddisfazione per politica estera filo-tedesca
- Impopolarità leggi antiebraiche
- Impopolarità atteggiamento punitivo verso gli italiani
- Antifascismo: silenzioso, clandestino, esterno
(non fu un vero limite perché incapace di provocare una
sconfitta del regime, anche se preparò i quadri della fu-
tura democrazia)
Limiti
della
fasci-
stizza-
zione
Culmine del con-
senso con i Patti
lateranensi, fino
alla guerra
d’Etiopia (1929-
1935)
- Fascistizzazione della società = trasformazione della
società secondo i princìpi del fascismo: esaltazione della
tradizione e creazione dell’uomo nuovo
- Fascistizzazione delle istituzioni = trasformazione dello
Stato in uno Stato totalitario
Crollo del con-
senso, a partire
dalla guerra
d’Etiopia (1935)
Introduzione
Gli anni Trenta segnarono per il fascismo il consolidamento del regime ed il culmine del consenso ma anche l’inizio
del suo declino.
Quanto al consolidamento del regime, si attuò anzitutto una vera e propria fascistizzazione della società, affidata so-
prattutto al Partito Nazionale Fascista (PNF).
La fascistizzazione trovò però dei forti limiti nella presenza della Chiesa e della monarchia. È per questo che gli sto-
rici parlano di “totalitarismo imperfetto”.
A limitare ulteriormente i successi del fascismo si aggiunse l’insoddisfazione delle classi popolari e dell’alta borghesia
per la svolta protezionistica e statalistica attuata dal regime nella politica economica a partire dal ’25 e accentuatasi
dopo il ’29.
L’economia venne successivamente piegata alle esigenze d’ordine politico e bellico, che vedevano accentuarsi
l’inclinazione imperialistica del fascismo (dal fronte di Stresa all’Asse Roma-Berlino). Fu proprio questa politica estera
aggressiva e filotedesca che determinò il declino del consenso verso il regime.
1/ La fascistizzazione della società e delle istituzioni
Gli anni Venti e Trenta sono quelli in cui in Italia si consolida la dittatura fascista, che raggiungerà il culmine del con-
senso tra il 1929 (accordo con la Chiesa) e il 1935 (guerra
d’Etiopia).
1.1/ La fascistizzazione della società
La fascistizzazione della società all’insegna di una dupli-
ce ideologia
Il regime in questi anni cercò di trasformare la società se-
condo i propri valori: cercò cioè di raggiungere la “fascistiz-
zazione” della società all’insegna di una duplice ideologia:
- da una parte, come fapure il nazismo in Germa-
nia, esaltò valori tradizionali (famiglia, agricoltura,
ruolo della donna come madre prolifica, ecc.)
all’insegna di un ritorno alla campagna;
- dall’altra aspirò anche alla creazione dell’”uomo nuovo”, moderno, inquadrato in strutture totalitarie, condi-
zionato dalla propaganda, e sensibile agli appelli del capo e pronto a combattere per la grandezza della patria.
Il ruolo del partito e delle sue organizzazioni collaterali
La fascistizzazione della società secondo questi valori venne affidata soprattutto al Partito Nazionale Fascista (PNF)
che ebbe il compito di occupare la società civile, soprattutto attraverso le sue organizzazioni collaterali (
Opera na-
zionale balilla
, poi confluita nella
Gioventù Italiana del Littorio
, organizzazione che aveva come obiettivo la formazione
dei giovani;
Opera nazionale dopolavoro
;
Gruppi universitari fascisti
, ecc.).
Totalitarismo o Stato totalitario
Sistema politico autoritario, in cui tutti i poteri sono
concentrati in un partito unico, nel suo capo o in un
ristretto gruppo dirigente, che tende a dominare
l’intera società grazie al controllo centralizzato
dell’economia, della politica, della cultura, e alla re-
pressione poliziesca.(Treccani)
“Nello Stato totalitario tutta la società è risolta nello
Stato, nell’organizzazione del potere politico che
riunisce in il potere ideologico e il potere econo-
mico. Non c’è spazio per il non-Stato. (N. Bobbio, in
Enciclopedia Einaudi, voce Stato).
“Tutto nello Stato, niente al di fuori dello Stato, nul-
la contro lo Stato.” (motto fascista)

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Il consolidamento del regime e l'inizio del suo declino

L'Italia fascista negli anni Trenta: il "totalitarismo imperfetto" Il consolidamento del regime e l'inizio del suo declino

  • Fascistizzazione della società = trasformazione della società secondo i principi del fascismo: esaltazione della tradizione e creazione dell'uomo nuovo Che cos'è
  • Fascistizzazione delle istituzioni = trasformazione dello Stato in uno Stato totalitario Culmine del con- senso con i Patti lateranensi, fino alla guerra d'Etiopia (1929- 1935) Fascistizza- zione
  • Presenza della Chiesa e della monarchia
  • Insoddisfazione per la politica economica e poi per un'economia sempre più finalizzata alla guerra Limiti della fasci- stizza- zione
  • Insoddisfazione per politica estera filo-tedesca
  • Impopolarità leggi antiebraiche Crollo del con- senso, a partire dalla guerra d'Etiopia (1935)
  • Impopolarità atteggiamento punitivo verso gli italiani
  • Antifascismo: silenzioso, clandestino, esterno (non fu un vero limite perché incapace di provocare una sconfitta del regime, anche se preparò i quadri della fu- tura democrazia)

Introduzione al fascismo negli anni Trenta

Gli anni Trenta segnarono per il fascismo il consolidamento del regime ed il culmine del consenso ma anche l'inizio del suo declino. Quanto al consolidamento del regime, si attuò anzitutto una vera e propria fascistizzazione della società, affidata so- prattutto al Partito Nazionale Fascista (PNF). La fascistizzazione trovò però dei forti limiti nella presenza della Chiesa e della monarchia. È per questo che gli sto- rici parlano di "totalitarismo imperfetto". A limitare ulteriormente i successi del fascismo si aggiunse l'insoddisfazione delle classi popolari e dell'alta borghesia per la svolta protezionistica e statalistica attuata dal regime nella politica economica a partire dal '25 e accentuatasi dopo il '29. L'economia venne successivamente piegata alle esigenze d'ordine politico e bellico, che vedevano accentuarsi l'inclinazione imperialistica del fascismo (dal fronte di Stresa all'Asse Roma-Berlino). Fu proprio questa politica estera aggressiva e filotedesca che determinò il declino del consenso verso il regime.

La fascistizzazione della società e delle istituzioni

Gli anni Venti e Trenta sono quelli in cui in Italia si consolida la dittatura fascista, che raggiungerà il culmine del con- senso tra il 1929 (accordo con la Chiesa) e il 1935 (guerra d'Etiopia).

La fascistizzazione della società e la duplice ideologia

La fascistizzazione della società all'insegna di una dupli- ce ideologia Il regime in questi anni cercò di trasformare la società se- condo i propri valori: cercò cioè di raggiungere la "fascistiz- zazione" della società all'insegna di una duplice ideologia:

  • da una parte, come farà pure il nazismo in Germa- nia, esaltò valori tradizionali (famiglia, agricoltura, ruolo della donna come madre prolifica, ecc.) all'insegna di un ritorno alla campagna; Totalitarismo o Stato totalitario
  • "Sistema politico autoritario, in cui tutti i poteri sono concentrati in un partito unico, nel suo capo o in un ristretto gruppo dirigente, che tende a dominare l'intera società grazie al controllo centralizzato dell'economia, della politica, della cultura, e alla re- pressione poliziesca." (Treccani) "Nello Stato totalitario tutta la società è risolta nello Stato, nell'organizzazione del potere politico che riunisce in sé il potere ideologico e il potere econo- mico. Non c'è spazio per il non-Stato." (N. Bobbio, in Enciclopedia Einaudi, voce Stato). "Tutto nello Stato, niente al di fuori dello Stato, nul- la contro lo Stato." (motto fascista)
  • dall'altra aspirò anche alla creazione dell'"uomo nuovo", moderno, inquadrato in strutture totalitarie, condi- zionato dalla propaganda, e sensibile agli appelli del capo e pronto a combattere per la grandezza della patria.

Il ruolo del partito e delle sue organizzazioni collaterali

La fascistizzazione della società secondo questi valori venne affidata soprattutto al Partito Nazionale Fascista (PNF) che ebbe il compito di occupare la società civile, soprattutto attraverso le sue organizzazioni collaterali (Opera na- zionale balilla, poi confluita nella Gioventù Italiana del Littorio, organizzazione che aveva come obiettivo la formazione dei giovani; Opera nazionale dopolavoro, Gruppi universitari fascisti, ecc.).Lo scopo di queste organizzazioni era di formare e fare aderire le masse ai valori del regime, occupando tutti i mo- menti della vita degli individui, dal tempo libero alle attività educative (si definisce infatti totalitario un regime che tende a dominare una società nella totalità dei suoi aspetti). Grande rilevanza assunse la preparazione sportiva e quella militare che erano funzionali ai miti esaltati dal fascismo: il mito della "nazione armata" e il mito della romanità, che sottolineavano la vocazione e la missione imperiale di Roma. L'Italia, come l'antica Roma, si sarebbe dovuta espandere, riguadagnando grandezza e prestigio. Da qui la guer- ra coloniale all'Etiopia.

Il ruolo dei mezzi di comunicazione di massa

Il regime cercò pure di esercitare uno stretto controllo sulla scuola e sulla cultura utilizzando soprattutto i nuovi mez- zi di comunicazione di massa, la radio e il cinema, consapevole della loro importanza ai fini del consenso. Nelle scuole i testi vennero controllati dalla censura e ai docenti fu imposto il giuramento di fedeltà al fascismo. Nel 1924 fu fondato l'Istituto LUCE (L'Unione Cinematografica Educativa), volto alla produzione di film didattici e di informazione (cinegiornali), che divenne un formidabile strumento di propaganda per la politica del regime. Nel 1937 venne poi fondata a Roma Cinecittà, un complesso di stabilimenti per la produzione di film, dove saranno realizzate anche pellicole straniere. Cinecittà venne chiamata anche "la Hollywood sul Tevere".

La cinematografia e l'arma più forte

LA CINEMATOGRAFIA E L ARMA PIU' FORTE Apparato scenografico, con gigantografia di Mussolini alla macchina da presa e scritta propagandistica "La cinematografia è l'arma più forte" (la frase è di Mussolini), allestito per la cerimonia di fondazione della nuova sede dell'Istituto Luce (10/11/1937). Il fascismo fece ampio uso del cinema e del suo enorme potenziale didattico e propagandistico. Anche Lenin, il leader della Rivoluzione russa, attribuiva al cinema un ruolo fondamentale e disse: "Per noi il cinema è la più importante di tutte le arti".

La fascistizzazione delle istituzioni

La fascistizzazione delle istituzioni La fascistizzazione riguardo anche le istituzioni. Grazie alla flessibilità dello Statuto albertino (che era la Costituzione del Regno d'Italia, già vigente in Piemonte dal 1848, ed esteso all'Italia dopo l'unificazione) Mussolini trasformò lo Stato liberale in un regime totalitario. Flessibilità significa che lo Statuto era facilmente modificabile con una legge ordinaria, mentre la nostra attuale Costi- tuzione è rigida cioè soggetta a meccanismi molto complessi per essere modificata. Questo carattere rigido le fu dato proprio perché la Costituzione nasceva dopo la caduta del fascismo e perciò si voleva evitare che si ripetesse quanto era già successo durante il regime. I perni dell'accentramento del potere furono il Partito, le sue organizzazioni collaterali e le figure dei Prefetti e dei Podestà, che rappresentavano a livello locale il potere centrale. Grande importanza assunse la nuova istituzione fasci- sta, il Gran consiglio del fascismo che collegava il Partito fascista al governo, indirizzandone le scelte. Nello schema seguente, in grigio, sono indicate le organizzazioni fasciste che affiancano i tradizionali centri del potere e li condizionano. VITTORIO EMANUELE III Re d'Italia dal 29-7-1900 Imperatore d'Etiopia dal 9-5-1936 Re d'Albania dal 12-4-1939 GRAN CONSIGLIO DEL FASCISMO BENITO MUSSOLINI duce del fascismo e capo del governo NOMINA Segretario POTERE LEGISLATIVO POTERE ESECUTIVO POTERE GIUDIZIARIO PARTITO NAZIONALE FASCISTA Milizia Volontaria per la SENATO DEL REGNO Magistra- tura Ordinaria NOMINA CONSIGLIO DE MINISTRI CAMERA DEI FASCI E DELLE CORPORAZIONI NOMINANO Dirigenti territoriali del Partito Nazionale Fascista Organi territoriali del Ministero dell'interno Segretario federale Prefetto Segretario del fascio Podestà ORGANIZZAZIONI DIPENDENTI Gioventù Italiana del Littorio (sino al 1937 Opera Naz. Balilla) Gruppi Universitari Fascisti CORPORAZIONI (Associazioni obbligatorie tra sindacati di categoria dei datori di lavoro e dei prestatori d'opera) Opera Nazionale Dopolavoro nelle Province nei Comuni Tribunale Speciale per la difesa dello Stato (composto da ufficiali superiori della MVSN) Sicurezza Nazionale

SCHEDA - Lo Stato totalitario fascista

  • Il re Vittorio Emanuele III è la suprema autorità dello Stato, gli spetta il controllo delle forze arma- te; sceglie i senatori; nomina il capo del governo.
  • Mussolini è duce del fascismo e capo del governo. Non è più responsabile dinanzi al Parlamento e solo il re può dimetterlo. Può emanare norme giuridiche senza l'approvazione delle camere.
  • Gran consiglio del fascismo: organismo di raccordo tra partito e governo, creato appositamente dal fascismo. È formato dagli esponenti più in vista del partito ed ha il compito di indirizzare e coordinare tutta l'attività di governo. Presenta al re una lista di nomi tra cui nominare il capo del governo.
  • Camera dei fasci e delle corporazioni è la trasformazione della Camera dei deputati; collabora col Governo alla formazione delle leggi; i suoi membri non sono eletti, ma ne fanno parte di diritto i membri di altri organismi, come il Gran Consiglio.
  • MVSN, Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale: formazione autonoma delle forze armate. Nasce dalla legalizzazione dello squadrismo; serve a garantire l'ordine pubblico.
  • GIL, Gioventù Italiana del Littorio: organizzazione giovanile volta ad accrescere la preparazione sportiva, militare e spirituale dei giovani. L'esaltazione dello sport è funzionale al mito della "na- zione armata", al mito della romanità e all'esaltazione della missione imperiale di Roma.
  • GUF, Gruppi Universitari Fascisti: organizzazione che gestiva, tra l'altro, corsi di preparazione po- litica per formare la futura classe dirigente.
  • OND, Opera Nazionale Dopolavoro: si occupava del tempo libero dei lavoratori (sport, passatem- pi, ecc.) per orientare costumi e abitudini delle masse e formare l'uomo nuovo" del regime.
  • Prefetto: funzionario del ministero dell'interno (si occupa della pubblica sicurezza) che rappresenta il governo a livello locale, cioè nelle province. Per il fascismo fu uno strumento di accentramento del potere. Aveva una figura corrispondente nell'ambito del partito: il Segretario federale o "il fe- derale" (queste due figure simili talvolta crearono dei casi di conflitto).
  • Podestà: capo del governo di un comune con più di 5000 abitanti (vengono soppresse tutte le isti- tuzioni democratiche precedentemente presenti nei comuni - giunta, sindaco, consiglio comunale - e si affidano tutti i poteri ai podestà). Il podestà ha una figura corrispondente nel partito: il Segre- tario del fascio.
  • Il Tribunale speciale per la difesa dello Stato: creato con le "leggi fascistissime", serve a giudicare i reati politici (spionaggio, antifascismo, ecc .; es. processo a Gramsci).
  • Corporazioni: organismi che hanno il compito di gestire direttamente l'economia mettendo insie- me imprenditori e lavoratori.

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