La scomparsa dei riti nella società moderna secondo Byung-Chul Han

Documento da 5bsu su La Scomparsa dei Riti. Il Pdf esplora le cause e le conseguenze della perdita dei riti nella società contemporanea, con riferimenti a Byung-Chul Han. Questo materiale di Filosofia, adatto per l'Università, discute temi come il narcisismo collettivo e l'impatto del neoliberismo sulla coesione sociale.

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19 pagine

Gaia Bertoldo
5BSU
LA SCOMPARSA DEI RITI
una topologia del presente
Byung-Chul Han
Introduzione: Avvertenza
Nell’introduzione del libro, Byung-Chul Han avverte i suoi lettori che il tema del suo libro non
è animato dal “desiderio di un ritorno dei riti”. Questa avvertenza è fondamentale perché
distingue l’approccio dell’autore da una semplice ripresa nostalgica dei riti e tradizioni.
Han non interpreta i riti come entità intoccabili oppure ideali a cui tornare, li considera più
come un punto di partenza per poter riflettere e modificare il presente.
Lautore rifiuta, infatti, il sentimento di nostalgia in quanto considera il passato non come un
modello da riprodurre, ma come uno strumento per comprendere le crisi culturali e sociali
contemporanee.
Il sentimento di nostalgia può essere inteso come una forma di estraniazione dalla realtà
presente, un desiderio di tornare a qualcosa che adesso sembra irraggiungibile.
Questo sentimento viene interpretato dall’autore come una trappola che distoglie l’attenzione
dai reali problemi della condizione umana odierna.
Han si propone di "delineare una genealogia della loro scomparsa", si propone quindi di portare
avanti un’indagine critica e storica che ha portato alla decadenza di un determinato rito.
Lautore, quindi, non vuole analizzare i riti con l’intento di rimpiangerli, ma analizzarli e
spiegare le ragioni della loro estinzione.
Altro concetto importante presente nell'introduzione è quello del narcisismo collettivo.
Gli habitus sono stati gradualmente sostituiti da una progressiva concentrazione sull’ “io” a
discapito del “noi”.
L’individuo odierno tende a concentrarsi unicamente sulla propria persona e sul benessere
personale, piuttosto che sul benessere collettivo della società.
Han alla fine dell’introduzione riflette sulla possibilità di “altri modi di vivere" che permettono
di oltrepassare il narcisismo collettivo e ricostruire la comunità.
La scomparsa dei riti non implica che la società debba rimanere senza forme tradizionali che
permettono l’unione sociale.
Byung-Chul Han afferma che potrebbero esserci e nascere nuove pratiche che permettono
legami sociali.
Capitolo uno: Coazione a produrre
Nel primo capitolo l’autore esplora la progressiva scomparsa dei riti e il loro impatto sulla
coesione sociale. I riti sono azioni simboliche che permettono di stabilire legami profondi tra
individui e conferire stabilità nella vita sociale.
Questi legami e questa coesione possono avvenire senza passare attraverso un atto di
comunicazione verbale esplicita, il rito infatti può essere un’azione simbolica che non richiede
scambi verbali (creano una comunità senza comunicazione).
La ripetizione di comportamento oppure di un gesto, come può accadere in una cerimonia
religiosa, rappresenta una forma di interazione che va oltre le parole.
La società moderna, invece, è caratterizzata da una comunicazione continua, che avviene
attraverso gli ambienti digitali di comunicazione.
In questo contesto, nonostante gli individui siano in continua interazione comunicativa, non si
creano dei legami duraturi in quanto la comunicazione digitale è veloce e superficiale; le
interazioni tra i soggetti sono brevi e non permettono di stabilire rapporti duraturi e profondi
(comunicazione senza comunità).
Ogni individuo è isolato nel suo flusso di contenuti e informazioni, molto spesso concentrato su
se stesso e sulla propria immagine sociale da rappresentare, diffondere e consolidare.
Sebbene quindi esista una comunicazione incessante, quest’ultima non riesce a costruire una
comunità (l’iper produzione comunicativa senza produzione di comunità) in quanto manca il
senso di riconoscimento dell’altro e di appartenenza (iperproduzione comunicativa di tipo
egoica) , fattori che contribuiscono alla creazione della comunità tradizionale.
I riti si configurano come strumenti di riconoscimento sociale; i soggetti si riconoscono come
appartenenti a una stessa comunità grazie alla condivisione di simboli che vanno oltre
all’esperienza momentanea e quotidiana.
Il termine simbolo deriva dal greco “symbolon, in origine indicante un segno di riconoscimento
tra gli ospiti (tessera hospitalis: l’ospite spezzava a metà una tavoletta di argilla e ne donava un
pezzo all’altra persona in segno di ospitalità).
È stato poi rielaborato come ciò che conferisce stabilità e durabilità a ciò che altrimenti sarebbe
sfuggevole. La ripetizione del rito quindi non ha solo un valore formale, ma trasforma
l’esperienza in qualcosa di duraturo conferendo significato.
Attraverso questa percezione si costituisce il processo dell’ accasamento(Einhausung): il mondo
e l’esistenza individuale si stabilizzano, diventando abitabili.
Il rito permette al tempo di diventare più vivibile, permettendo di dare un senso e un
significato al passare di quest’ultimo. Permette inoltre di dare ordine all’esperienza.
Lautore descrive la società contemporanea come un ambiente sociale in cui questa percezione
simbolica viene sostituita dalla percezione seriale, che non è capace né di trattenere e rallentare
il tempo e né di conferirgli un significato profondo.
La società di oggi è caratterizzata da una continua produzione e consumo e da continui stimoli
e informazioni, che nonostante siano abbondanti non riescono a stabilizzare la vita o creare
legami profondi.
In questo modo il tempo viene "consumato” rapidamente senza essere vissuto o riflettuto.
La percezione seriale a cui gli individui vengono sottoposti nelle società ipermoderne - le
società ad habitus digitale - non permette di compiere una riflessione profonda, ma anzi
iperstimola gli individui a un consumo continuo che non lascia spazio alla durata o all’intensità
del momento che si sta vivendo.
Fenomeni come il binge-watching sono tipici di questo processo: ci si autoespone ad un flusso
continuo di contenuti senza mai fermarsi per un momento di riflessione o di riconoscimento.
Han fa anche riferimento alla mercificazione dei valori morali che nelle società neoliberali sono
diventati oggetto di consumo individuale.
In una società ordinata dal consumo continuo, valori come la giustizia sociale e climatica e la
sostenibilità ambientale e sociale non sono più principi che permettono la costruzione di

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Anteprima

Introduzione: Avvertenza

Gaia Bertoldo 5BSU LA SCOMPARSA DEI RITI una topologia del presente Byung-Chul Han Introduzione: Avvertenza Nell'introduzione del libro, Byung-Chul Han avverte i suoi lettori che il tema del suo libro non è animato dal "desiderio di un ritorno dei riti". Questa avvertenza è fondamentale perché distingue l'approccio dell'autore da una semplice ripresa nostalgica dei riti e tradizioni. Han non interpreta i riti come entità intoccabili oppure ideali a cui tornare, li considera più come un punto di partenza per poter riflettere e modificare il presente. L'autore rifiuta, infatti, il sentimento di nostalgia in quanto considera il passato non come un modello da riprodurre, ma come uno strumento per comprendere le crisi culturali e sociali contemporanee. Il sentimento di nostalgia può essere inteso come una forma di estraniazione dalla realtà presente, un desiderio di tornare a qualcosa che adesso sembra irraggiungibile. Questo sentimento viene interpretato dall'autore come una trappola che distoglie l'attenzione dai reali problemi della condizione umana odierna. Han si propone di "delineare una genealogia della loro scomparsa", si propone quindi di portare avanti un'indagine critica e storica che ha portato alla decadenza di un determinato rito. L'autore, quindi, non vuole analizzare i riti con l'intento di rimpiangerli, ma analizzarli e spiegare le ragioni della loro estinzione. Altro concetto importante presente nell'introduzione è quello del narcisismo collettivo. Gli habitus sono stati gradualmente sostituiti da una progressiva concentrazione sull' "io" a discapito del "noi". L'individuo odierno tende a concentrarsi unicamente sulla propria persona e sul benessere personale, piuttosto che sul benessere collettivo della società. Han alla fine dell'introduzione riflette sulla possibilità di "altri modi di vivere" che permettono di oltrepassare il narcisismo collettivo e ricostruire la comunità. La scomparsa dei riti non implica che la società debba rimanere senza forme tradizionali che permettono l'unione sociale. Byung-Chul Han afferma che potrebbero esserci e nascere nuove pratiche che permettono legami sociali.

Capitolo uno: Coazione a produrre

Nel primo capitolo l'autore esplora la progressiva scomparsa dei riti e il loro impatto sulla coesione sociale. I riti sono azioni simboliche che permettono di stabilire legami profondi tra individui e conferire stabilità nella vita sociale. Questi legami e questa coesione possono avvenire senza passare attraverso un atto di comunicazione verbale esplicita, il rito infatti può essere un'azione simbolica che non richiede scambi verbali (creano una comunità senza comunicazione).La ripetizione di comportamento oppure di un gesto, come può accadere in una cerimonia religiosa, rappresenta una forma di interazione che va oltre le parole. La società moderna, invece, è caratterizzata da una comunicazione continua, che avviene attraverso gli ambienti digitali di comunicazione. In questo contesto, nonostante gli individui siano in continua interazione comunicativa, non si creano dei legami duraturi in quanto la comunicazione digitale è veloce e superficiale; le interazioni tra i soggetti sono brevi e non permettono di stabilire rapporti duraturi e profondi (comunicazione senza comunità). Ogni individuo è isolato nel suo flusso di contenuti e informazioni, molto spesso concentrato su se stesso e sulla propria immagine sociale da rappresentare, diffondere e consolidare. Sebbene quindi esista una comunicazione incessante, quest'ultima non riesce a costruire una comunità (l'iper produzione comunicativa senza produzione di comunità) in quanto manca il senso di riconoscimento dell'altro e di appartenenza (iperproduzione comunicativa di tipo egoica) , fattori che contribuiscono alla creazione della comunità tradizionale. I riti si configurano come strumenti di riconoscimento sociale; i soggetti si riconoscono come appartenenti a una stessa comunità grazie alla condivisione di simboli che vanno oltre all'esperienza momentanea e quotidiana. Il termine simbolo deriva dal greco "symbolon", in origine indicante un segno di riconoscimento tra gli ospiti (tessera hospitalis: l'ospite spezzava a metà una tavoletta di argilla e ne donava un pezzo all'altra persona in segno di ospitalità). È stato poi rielaborato come ciò che conferisce stabilità e durabilità a ciò che altrimenti sarebbe sfuggevole. La ripetizione del rito quindi non ha solo un valore formale, ma trasforma l'esperienza in qualcosa di duraturo conferendo significato. Attraverso questa percezione si costituisce il processo dell' "accasamento" (Einhausung): il mondo e l'esistenza individuale si stabilizzano, diventando abitabili. Il rito permette al tempo di diventare più vivibile, permettendo di dare un senso e un significato al passare di quest'ultimo. Permette inoltre di dare ordine all'esperienza. L'autore descrive la società contemporanea come un ambiente sociale in cui questa percezione simbolica viene sostituita dalla percezione seriale, che non è capace né di trattenere e rallentare il tempo e né di conferirgli un significato profondo. La società di oggi è caratterizzata da una continua produzione e consumo e da continui stimoli e informazioni, che nonostante siano abbondanti non riescono a stabilizzare la vita o creare legami profondi. In questo modo il tempo viene "consumato" rapidamente senza essere vissuto o riflettuto. La percezione seriale a cui gli individui vengono sottoposti nelle società ipermoderne - le società ad habitus digitale - non permette di compiere una riflessione profonda, ma anzi iperstimola gli individui a un consumo continuo che non lascia spazio alla durata o all'intensità del momento che si sta vivendo. Fenomeni come il binge-watching sono tipici di questo processo: ci si autoespone ad un flusso continuo di contenuti senza mai fermarsi per un momento di riflessione o di riconoscimento. Han fa anche riferimento alla mercificazione dei valori morali che nelle società neoliberali sono diventati oggetto di consumo individuale. In una società ordinata dal consumo continuo, valori come la giustizia sociale e climatica e la sostenibilità ambientale e sociale non sono più principi che permettono la costruzione di legami tra individui, ma vengono utilizzati come strumenti per aumentare il proprio status e la propria autostima. La comunità che un tempo si basava sui valori condivisi e pratiche simboliche collettive è ora sostituita da una società atomizzata dove ciascun soggetto si concentra sul proprio consumo e sulla propria autovalorizzazione. In questo contesto il rito emerge come pratica di resistenza al narcisismo e alla superficialità della comunicazione digitale e del consumo. La ripetizione rituale stimola una forma di attenzione e riflessione profonda capace di restituire al tempo e alla vita sociale individuale e collettiva il significato che oggi svanisce nel flusso ininterrotto delle informazioni e del rapporto produzione-consumo. Han introduce poi nel suo testo il pensiero di Kierkegaard. Quest'ultimo distingue tre modalità temporali: la speranza, il ricordo e la ripetizione. La speranza è associata al nuovo, a qualcosa che va ancora provato e quindi genera aspettative, ma che resta incerto nel suo essere e nel suo effetto. Il ricordo è ciò che appartiene al passato, gli viene attribuito il valore di "vestito smesso", non è più funzionale alla realizzazione dell'individuo nel presente. La ripetizione è l'atto che permette di trovare significato nelle cose, che seppur quotidiane e ordinarie, sono capaci di rivelarsi in tutta la loro intensità e valore nel momento in cui vengono ripetute. La ripetizione è quindi in contrasto sia con la speranza, che proietta l'individuo in un futuro incerto, e sia con il ricordo, che mantiene fisso l'individuo nel passato. Al contrario di queste due, la ripetizione permette all'individuo di rinnovare il senso e il significato della realtà del presente. Han sviluppa poi una critica nei confronti della logica neoliberista che promuove una costante ricerca di novità. In questo sistema la creazione di cose nuove diventa la forza motrice del sistema sociale moderno, questo di conseguenza si traduce in una continua frenesia di produzione e consumo di novità che non lascia spazio a una ripetizione e, quindi, a un riattraversamento che permette di riscoprire il valore di ciò che è già stato conosciuto. La coazione a produrre che emerge in un contesto di crescente individualismo è un altro aspetto cruciale del neoliberismo. L'individuo ipermoderno è sempre più incoraggiato a diventare un produttore di se stesso costruendo la propria individualità e personalità attraverso la performance. L'autoproduzione in questo caso non si riferisce alla creazione di oggetti, ma si riferisce alla creazione del proprio sé come oggetto di consumo, questo produce una continua esibizione di sé particolarmente evidente negli ambienti digitali di comunicazione che vengono percepiti come spazi di autoreferenzialità in cui l'individuo si confronta con la sua immagine sociale e, quindi, con la sua rappresentazione e non con un interlocutore reale e diverso da sé. Questo si lega in modo indissolubile alla crescente autocentralità e narcisismo degli individui che si esprimono attraverso la visibilità mediatica, ma sono incapaci nella realtà di costruire legami sociali significativi e duraturi. Lo scrittore introduce poi il concetto di risonanza, nella sua concezione più profonda non è semplicemente l'eco di sé, ma è l'armonia tra l'individuo e l'altro.In un mondo sempre più atomizzato la risonanza viene soppressa da una comunicazione che non è più basata sulla relazione autentica, ma sulla superficialità degli impulsi immediati tipici della società digitale. I like, i commenti e i follower sono solo simboli di una connessione che non produce una vera comunanza, ma rinforza solamente la solitudine dell'individuo attraverso un'illusoria visibilità pubblica. La perdita di risonanza è sintomo di una crisi che riguarda la sostenibilità sociale della comunità, questo si traduce nella disgregazione sociale dove l'individuo diventa sempre più isolato e incapace di riconoscere l'altro come parte integrante di sé. Ciò che permette di mantenere un legame corporeo con la comunità è la ritualità. I riti non solo incarnano valori e significati condivisi, ma permettono di affrontare e superare eventi difficili, come la morte, in modo collettivo e tutelato. Nel contesto neoliberista l'individuo è iperstimolato a performance continue, la ritualità si offre una sorta di protezione contro l'alienazione, permettendo così all'individuo di entrare in relazione con il mondo in un modo che va oltre il consumo immediato e la produttività costante.

Capitolo due: Coazione all'autenticità

Han inizia il capitolo analizzando la società contemporanea come una "società della performance", dove ogni individuo è costantemente stimolato ad esibire se stesso. Questa produzione continua del sé diventa il nucleo dell'esistenza sociale. Questo implica che ogni individuo è condizionato a considerarsi come una merce, sempre in competizione con l'altro, che deve cercare un'espressione di sé che possa emergere come unica, autentica e non replicabile da altri. L'individuo in questo modo diventa protagonista di un culto del sé, dove la propria autenticità viene vissuta come obiettivo centrale della propria esistenza. Secondo l'analisi di Charles Taylor l'autenticità consiste nell' "essere fedele a se stessi", fedeltà che si realizza con la scoperta di una propria originalità. Scoprire se stessi per Taylor è un atto di autorealizzazione che permette di definire e realizzare una potenzialità esclusivamente personale, questo si fonda su una "forza morale" in quanto l'autenticità viene vissuta come una virtù morale che ha valore se e solo quando viene messa in pratica. Han osserva che questa concezione conduce a una forma di autoreferenzialità, dove l'autenticità viene ridotta alla sola espressione dell'individuo senza alcun riferimento alla dimensione collettiva o sociale. Di conseguenza l'autenticità perde il suo valore e si riduce a una continua esibizione del sé, che in realtà contribuisce solo alla distruzione della dimensione comunitaria e sociale delle relazioni. Il neoliberismo sfrutta il culto dell'autenticità per intensificare il controllo sociale. Inizialmente l'autenticità veniva utilizzata come un valore che promuoveva la libertà dell'individuo, però il suo legame con il neoliberismo ne rivela una parte ulteriore: l'autenticità viene utilizzata come strumento di auto-sfruttamento.

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