Le teorie fattoriali della personalità di Eysenck e Guilford

Documento di Università sulle teorie fattoriali di Eysenck e Guilford. Il Pdf esplora i modelli di Eysenck, Gray e Wiggins, analizzando concetti come estroversione, nevroticismo e psicoticismo, per la materia Psicologia.

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Le teorie fattoriali di Eysenck e Guilford
1. La teoria fattoriale di Eysenck
La teoria di Hans Eysenck è probabilmente, tra le teorie fattoriali, quella che ha
maggiormente influenzato la ricerca moderna sulla personalità, suscitando schieramenti e passioni
inusuali in ambito scientifico. P delle altre teorie, il sistema elaborato da questo studioso tende ad
una spiegazione esaustiva della personalità globale, che mira alla formulazione di leggi generali
che regolano il comportamento, e che ambisce ad ancorare la descrizione e la previsione della
condotta allindagine sui meccanismi biologici che la determinano.
Il punto di partenza è, nella seconda metà degli anni ‘40, lidentificazione di due
superfattori: l’«estroversione-introversione» e il «nevroticismo» (o stabilità emotiva; si veda la Figura
1); essi saranno successivamente affiancati da un terzo superfattore, noto come «psicoticismo».
Un aspetto centrale della teoria di Eysenck riguarda la distinzione, in relazione al loro grado
di generalità, tra «reazioni», «tratti» e «tipi». Le reazioni si situano al livello più specifico della
gerarchia e includono le risposte ricorrenti (comportamenti che tendono a ripetersi nel tempo) e le
risposte specifiche (comportamenti occasionali che si verificano solo in particolari circostanze). I
tratti, ad un livello intermedio tra reazioni e tipi, sono tendenze interne stabili che derivano
dall’aggregazione di reazioni simili. Infine, i tipi, al livello più generale, sono costellazioni o sindromi
di tratti correlati. Così, ad esempio, data una serie di reazioni che inducono ad identificare i tratti
della socievolezza, dell’attività, dellimpulsività, e della vivacità, l’analisi delle loro interrelazioni
porta ad identificare, a livello dei tipi, il superfattore ‘estroversione(si veda la Figura 2).
In sintesi, la nozione di ‘tipo sta ad indicare un gruppo di tratti altamente correlati tra loro,
mentre la nozione di ‘tratto indica un gruppo di comportamenti o tendenze all’azione correlati. La
differenza tra i due concetti corrisponde alla minore generalità ed ampiezza dei tratti rispetto ai
tipi.

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Anteprima

La teoria fattoriale di Eysenck

La teoria di Hans Eysenck è probabilmente, tra le teorie fattoriali, quella che ha maggiormente influenzato la ricerca moderna sulla personalità, suscitando schieramenti e passioni inusuali in ambito scientifico. Più delle altre teorie, il sistema elaborato da questo studioso tende ad una spiegazione esaustiva della personalità globale, che mira alla formulazione di leggi generali che regolano il comportamento, e che ambisce ad ancorare la descrizione e la previsione della condotta all'indagine sui meccanismi biologici che la determinano.

Il punto di partenza è, nella seconda metà degli anni '40, l'identificazione di due superfattori: I'«estroversione-introversione» e il «nevroticismo» (o stabilità emotiva; si veda la Figura 1); essi saranno successivamente affiancati da un terzo superfattore, noto come «psicoticismo»).Un aspetto centrale della teoria di Eysenck riguarda la distinzione, in relazione al loro grado di generalità, tra wreazioni», «tratti» e «tipi». Le reazioni si situano al livello più specifico della gerarchia e includono le risposte ricorrenti (comportamenti che tendono a ripetersi nel tempo) e le risposte specifiche (comportamenti occasionali che si verificano solo in particolari circostanze). I tratti, ad un livello intermedio tra reazioni e tipi, sono tendenze interne stabili che derivano dall'aggregazione di reazioni simili. Infine, i tipi, al livello più generale, sono costellazioni o sindromi di tratti correlati. Così, ad esempio, data una serie di reazioni che inducono ad identificare i tratti della socievolezza, dell'attività, dell'impulsività, e della vivacità, l'analisi delle loro interrelazioni porta ad identificare, a livello dei tipi, il superfattore 'estroversione' (si veda la Figura 2).

In sintesi, la nozione di 'tipo' sta ad indicare un gruppo di tratti altamente correlati tra loro, mentre la nozione di 'tratto' indica un gruppo di comportamenti o tendenze all'azione correlati. La differenza tra i due concetti corrisponde alla minore generalità ed ampiezza dei tratti rispetto ai tipi.

Estroversione, nevroticismo e psicoticismo

La strategia di ricerca perseguita da Eysenck è prevalentemente correlazione e fattoriale, mirata a fare della psicologia una disciplina capace di soddisfare i medesimi criteri di scientificità che valgono per le altre discipline. Momento cruciale di questa strategia è l'esame delle differenze individuali nei tre superfattori. L'esame avviene attraverso un questionario ('Eysenck Personality Inventory': EPI) composto da circa 100 item distribuiti su quattro scale: E (estroversione), N (nevroticismo), P (psicoticismo), più una scala di controllo L (lie) intesa ad accertare la veridicità e l'affidabilità delle risposte date dai soggetti.Nel corso del tempo, la teoria di Eysenck è stata sottoposta a continue modifiche, soprattutto in relazione all'ancoraggio biologico delle diverse dimensioni. La dimensione della introversione-estroversione è stata associata al ruolo che il sistema di attivazione reticolare ascendente svolge nei processi di vigilanza e di eccitazione (si veda la Figura 3). Il grado di estroversione sarebbe quindi una misura dell'eccitabilità corticale (arousal) risultante dall'attività della formazione reticolare. Secondo questa ipotesi, gli introversi, avendo un elevato livello di arousal interno, tendono ad evitare la stimolazione esterna allo scopo di impedire l'accumulo di un eccesso di stimolazione. Al contrario, gli estroversi, avendo un basso livello di arousal interno, sono più inclini a ricercare nuove e più intense stimolazioni esterne, allo scopo di raggiungere o preservare un livello di stimolazione ottimale.

Il nevroticismo o stabilità/instabilità emotiva è stato invece posto in relazione con l'attivazione autonomica (activation) ascrivibile all'attività delle strutture profonde del cervello (ippocampo, amigdala, setto, cingolo e ipotalamo), le quali provvedono alla regolazione della vita emotiva. Va precisato, a questo punto, che i due sistemi che provvedono all'eccitazione corticale e all'eccitazione autonomica non sono indipendenti, ma agiscono in sinergia e in varie combinazioni rispetto alle varie manifestazioni comportamentali in atto.

Lo psicoticismo è l'ultima delle dimensioni individuate da Eysenck e quella che tuttora appare più problematica sia per quanto riguarda l'insieme di tratti e reazioni ad essa riconducibili, sia per quanto riguarda i suoi possibili ancoraggi biologici. In essa convergono elementi di impulsività, ricerca di sensazioni, asocialità, irresponsabilità, e aggressività, fino a reazioni estreme associate a comportamenti criminali o devianti e a forme di schizofrenia paranoidea e psicosi maniaco-depressiva.Nel corso della sua carriera, Eysenck si è anche occupato di intelligenza, la quale viene esaminata in relazione a differenti abilità ed è sostanzialmente intesa come intelligenza generale (fluida). L'intelligenza ha secondo Eysenck una solida base genetica, stimabile intorno al 70-80%. I correlati biologici vengono indicati a livello di connessioni sinaptiche e si riflettono nelle differenze individuali in termini di rapidità e di variabilità nei tempi di reazione. È dunque soprattutto dall'efficienza dei sistemi corticali che presiedono alla trasmissione dell'impulso nervoso che derivano le differenti abilità percettive, mnesiche e reattive che caratterizzano tutta l'attività mentale.

Il modello di Guilford

Per Joy Paul Guilford, la personalità è un insieme unico di tratti, dove con la nozione di 'tratto' si intende ciò che, a livello fisico, mentale e comportamentale, distingue in modo durevole una persona dall'altra. A questo proposito, Guilford distingue vari tipi di tratti:

  • tratti fisiologici, come il battito cardiaco o il livello ormonale di base;
  • tratti morfologici, ovvero attributi fisici quali la curvatura della spina dorsale;
  • bisogni, i quali motivano la persona verso determinati stati e fanno sempre riferimento ad una condizione iniziale di deficienza (ad esempio, la fame, la sete, e così via);
  • interessi, ovvero il fatto di essere attratti verso determinati comportamenti (ad esempio, suonare la chitarra);
  • atteggiamenti, definiti come disposizioni nei confronti di specifici oggetti sociali;
  • attitudini, ovvero quelle abilità percettive, intellettuali e psicomotorie che permettono alle persone di mettere in atto determinati comportamenti;
  • tratti temperamentali, che riguardano gli aspetti formali del comportamento, ovvero il modo in cui il comportamento stesso viene espresso.

Guilford si è in particolare concentrato sull'esame di quei tratti che egli chiama primari, i quali consentono una descrizione esaustiva della personalità e permettono di fare previsioni in relazione alla condotta dei vari individui. Lo sviluppo del modello ha proceduto di pari passo con l'applicazione sistematica dell'analisi fattoriale a vari gruppi di item e con la costruzione di diversi questionari di autovalutazione, tra i quali il test STDCR (Guilford, 1940), il GAMIN (Guilford & Martin, 1943), il 'Guilford Zimmerman Temperament Survey' (Guilford & Zimmerman, 1949) e il 'The Personnel Inventory' (Guilford & Martin, 1943). Il modello finale è costituito da 13 fattori primari: G (attività generale), A (ascendenza), S (socievolezza), R (tendenza a dominarsi), T (tendenza alla riflessione), C (disposizione cicloide), D (depressione), N (nervosità vs. calma), I (inferiorità vs. fiducia), O (oggettività), F (benevolenza), P (relazioni personali) e M (mascolinità).I 13 fattori primari sono stati successivamente raggruppati in 4 fattori di secondo ordine: attività sociale (SA: individuato dai fattori primari G, A, S), introversione- estroversione (IE: individuato dai fattori primari R, T), stabilità emotiva (E: individuato dai fattori primari C, D, N, I, O) e disposizione paranoide (Pa: individuato dai fattori primari F, P). Infine, è stato individuato un fattore di terzo ordine, chiamato «salute emozionale»), il quale è individuato dai fattori di secondo ordine stabilità emotiva e disposizione paranoide.

Le teorie di Comrey, Gray, Wiggins e Zuckerman

Andrew Comrey - MMPI

Andrew Comrey ha fatto dell'analisi fattoriale lo strumento elettivo per l'indagine sulle dimensioni e sulla struttura della personalità e ne ha approfondito gli aspetti statistici e metodologici: si deve infatti a questo studioso lo sviluppo di nuove tecniche di estrazione (minimum residuals) e di rotazione dei fattori (tandem criteria analysis), le quali hanno consentito di ottenere risultati più precisi e più chiari.Il CPS (Comrey Personality Scales) è un questionario di autovalutazione che rappresenta il punto di arrivo di molti anni di lavoro dedicati all'individuazione delle componenti più importanti della personalità. Esso deriva dall'applicazione dell'analisi fattoriale secondo una strategia gerarchica, in cui l'analisi dei tratti ai livelli più bassi fa da presupposto per l'individuazione di dimensioni più comprensive ai livelli successivi.

I tratti di livello inferiore corrispondono a quelli che Comrey chiama FHID (Factored Homogeneous Item Dimension): un gruppo di item omogenei e strettamente connessi ad uno specifico costrutto. Essi rappresentano il materiale di base da cui, tramite successive analisi fattoriali, l'autore ha proceduto all'identificazione di dimensioni di secondo ordine, situate ad un livello più elevato nella gerarchia dei tratti. Nello specifico, attraverso numerose fasi di elimnazione degli FHID meno validi e di raffinamento degli altri, Comrey è giunto alla definizione delle seguenti otto dimensioni di livello superiore (si veda la Figura 1): T (fiducia/difensività), O (ordine/assenza di compulsività), P (empatia/egocentrismo), E (estroversione/introversione), C (conformismo/atteggiamento ribelle), A (attività/mancanza di energia), S (stabilità emotiva/nevroticismo), M (mascolinità/femminilità).

Nei fattorialisti lo studio della personalità è strettamente legato alla costruzione di strumenti per la sua misurazione, soprattutto questionari di autovalutazione. Tuttavia, essi non sono stati gli uni a produrre sistemi più o meno complessi nei quali gli interrogativi sulla struttura paiono inscindibilmente connessi con i problemi di misura. Vi è infatti tutta una generazione di sistemi descrittivi (empirico-intuitivi) di personalità da cui sono derivati strumenti di misurazione e che hanno implicitamente finito col rappresentare ipotetiche strutture di personalità.

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