Documento dall'Università Cattolica del Sacro Cuore su Il Cristiano nel Mondo di Fumagalli. Il Pdf, utile per lo studio universitario di Religione, esplora la teologia morale, la libertà, il peccato e la conversione, basandosi su un'analisi dettagliata del dialogo tra il giovane ricco e Gesù.
Mostra di più20 pagine


Visualizza gratis il Pdf completo
Registrati per accedere all’intero documento e trasformarlo con l’AI.
studocu Il Cristiano nel mondo di Fumagalli Teologia III (Università Cattolica del Sacro Cuore) Scansiona per aprire su Studocu Studocu non è sponsorizzato o supportato da nessuna università o ateneo. Scaricato da Leonardo Franchi (leonardofranchi984@gmail.com)IL CRISTIANO NEL MONDO: INTRODUZIONE ALLA TEOLOGIA MORALE
"Maestro, che cosa devo fare di buono ...? " (Mt 19,16) Il dialogo tra il giovane ricco e Gesù può essere suddiviso in tre momenti, imperniati attorno a tre concetti: la vita eterna, i comandamenti di Dio e la sequela di Gesù. La forma dialogica comporta un discorso che scorre tra due interlocutori. La morale cristiana è dialogo interpersonale, relazione vitale di due persone.
Il dialogo della scena evangelica comincia con la domanda di "un tale" che resterà anonimo. L'anonimato universalizza la sua identità: quel tale rappresenta ogni uomo che s'interroga sul bene e la felicità. La felicità è il desiderio di ogni uomo e ogni scelta è volta alla sua conquista. C'è una differenza nei modi di intendere la felicita: per la gente comune si tratta di qualche cosa di visibile, per i sapienti si tratta di qualcosa di più. Alla base della domanda c'è una convinzione universale insita nell'uomo: per conquistare la felicità si deve fare qualcosa e questo qualcosa è il bene. C'è nell'uomo un legame naturale tra la felicità e il fare bene: legame che si può chiamare coscienza.
Gesù gli risponde interrogandolo sui motivi della domanda e poi gli fa notare che solo Uno è il vero Bene, e lo invita a rispettare i comandamenti, suddivisi nei tre della prima tavola che riguardano Dio e nei sette della seconda tavola che riguardano il prossimo. Infatti Gesù li ha sintetizzati nei due comandamenti dell'amore. Ma il giovane risponde che già li rispetta e quindi la sua domanda rispecchia il desiderio di andare oltre.
La risposta di Gesù alla richiesta del giovane verte sulla vendita delle ricchezze a favore dei poveri. Il desiderio di perfezione del giovane viene calibrato sugli altri. La perfezione morale non consiste nell'inappuntabile pratica di precetti impersonali, ma nella dedizione personale agli altri, scegliendo di preferenza i poveri. Perciò: l'amore verso il prossimo in funzione del Signore: questa è la morale cristiana.
Nella difficoltà del giovane a cambiare vita si può vedere la difficoltà dei giovani d'oggi a fare scelte di vita radicali. Nella difficoltà a rinunciare ai propri beni si vede l'atteggiamento degli avari. In entrambi i casi, Gesù dice ai discepoli che difficilmente un ricco entrerà nel Regno dei Celi. Agli apostoli perplessi spiega che non intende con questo condannare all'impossibilità, perché se all'uomo la salvezza è impossibile, a Dio tutto è possibile: quindi occorre affidarsi a Dio. In ogni uomo c'è il desiderio di felicità eterna e però è difficile conquistarla rinunciando alla felicità terrena, perché i piaceri terreni possono allontanare dal desiderio di una felicità divina. È necessario tenere presente la nostra guida, Gesù, per incamminarsi verso Dio, in cui trova pace il desiderio che l'uomo ha nel cuore.
"lo sono la vite, voi i tralci"- in questa allegoria sta la morale cristiana, che consiste nel legame tra Gesù egli uomini
Il vocabolo morale, usato in italiano come sostantivo, deriva da un aggettivo latino che significa abitudinario, legato all'usanza (mos, moris). Il sostantivo etica deriva dal greco ed indica sia l'usanza che il carattere. In italiano si usano come sinonimi, mentre il concetto di etica morale indica ciò che caratterizza l'agire umano. This document is available on studocu Scaricato da Leonardo Franchi (leonardofranchi984@gmail.com)
L'orizzonte postmoderno Per lungo tempo l'etica è stata concepita in stretta dipendenza dall'Essere divino. Con l'avvento dell'epoca moderna si è prodotta una profonda svolta. La questione che viene alla ribalta è la questione dell'uomo. Questa svolta verso il soggetto umano stimola il sorgere di un nuovo modo di argomentare: dall'interrogazione del mistero di Dio con lo scopo di dedurre le leggi dell'agire umano, si passa all'interrogazione diretta di quest'ultimo, nel tentativo di scoprire le leggi immanenti che lo regolano. Lo sforzo moderno di dare alla morale una fondazione autonoma raggiunge il suo vertice con Kant: la sua etica si qualifica come "autonoma" e svincolata da ogni forma di "eteronomia". Con l'acquisizione dell'autonomia, la morale si è liberata dall'ancora divina che le impediva di navigare da sola, ma sembra anche aver smarrito la stella polare sulla quale stabilire la rotta. Tra i principali maestri che propiziano e caratterizzano la nascita dell'etica postmoderna, spicca Nietzsche. La metafora più adatta per indicare l'uomo postmoderno sembra essere quella del turista. Il turista gira il mondo sapendo che non prenderà dimora da nessuna parte. Il turista è extraterritoriale, è ovunque e da nessuna parte: libero di andare dove vuole. Un vincolo sussiste, ed è quello della sua disponibilità economica. Il grado della sua libertà è dato dal potere di acquisto. La metafora del turista che non conosce confini se non quelli dettati dal suo portafoglio si adatta alla condotta morale dell'uomo postmoderno, priva di regole che non siano quelle stabilite in proprio. Individualismo della libertà e relativismo della morale vanno a braccetto.
La parola libertà rimanda al non dover far qualcosa. La libertà sembra essere il poter fare ciò che si vuole. Sapere ciò che si vuole è tutt'altro che facile come potrebbe sembrare. Ciò che si vuole non è solo ciò di cui si ha voglia. Ciò che si vuole, diventa ciò per cui siamo disposti a impegnarci. La libertà, non potendo evitare di scegliere, cerca di non farlo definitivamente, di tenersi sempre aperta una via d'uscita per evitare una scelta che sia per sempre. Il fenomeno appare oggi piuttosto diffuso e talvolta mascherato dietro scelte che sembrerebbero solo di valore. Scegliere è rischioso. Decidere non è semplicemente scegliere qualcosa ma è tagliar via, privarsi di tutte le altre cose che non si sono scelte. Scegliere lei/lui è sacrificare tutti gli altri. E ciò che non si sceglie resta in qualche modo sempre presente come ciò che manca. Alla libertà manca la cosa più fondamentale, la scelta iniziale di esistere.
La libertà non può decidere se fare o non fare. È costretta a giocare la partita della vita, deve giocarsi.
La libertà è ciò che fa di un corpo una persona umana: un corpo senza la libertà potrebbe al massimo aspirare ad essere un animale. Nei confronti del corpo non si può fare ciò che si vuole: compromettere il corpo significa compromettere la propria libertà. Il corpo è fonte dei motivi che inclinano la libertà a compiere determinate azioni. I bisogni inducono l'uomo a nutrirsi ed accoppiarsi. Il dolore e il piacere percepito spingono l'uomo a evitare i pericoli e a ricercare il benessere. Il corpo è anche il modo mediante il quale la libertà si esprime. Il legame della libertà col corpo si esprime nelle emozioni: il termine stesso rimanda al sensibile influsso che essa esercita sulla libertà. Oltre che dalle emozioni, la libertà è condizionata anche dalle abitudini che non le consentono di cambiare le proprie scelte con la fermezza e la rapidità con cui vorrebbe. C'è poi un livello biologico del corpo che condiziona la libertà in modo pressoché assoluto: eventi come la nascita, la crescita, l'età, il declino, la morte sono realtà indisponibili all'uomo.
L'evoluzione che la civiltà umana ha favorito è la degenerazione di un legame che l'uomo inevitabilmente intrattiene con il suo mondo vitale. Là dove l'uomo vive, la natura è già cultura. La cultura è ciò che scaturisce dalla libertà che opera nella natura. Scaricato da Leonardo Franchi (leonardofranchi984@gmail.com)
Il mondo dell'uomo non è solo un mondo di cose. Esso è popolato da altri simili a lui, la cui presenza non è certo secondaria. Sono gli altri che consentono all'uomo di venire al mondo. Il legame con gli altri può essere più o meno stretto. C'è un legame che ci portiamo inscritto fin nel patrimonio cromosomico. Ad esso è associato un profondo legame affettivo che diventa vincolante per tutta la vita. Tra i legami più intimi c'è il legame con colui/colei di cui sono innamorato. Gli altri, per quanto ci consentano di vivere, sono dei limiti alla libertà personale. La libertà dell'individuo finisce dove comincia quella degli altri.
La libertà non è totalmente schiava: c'è uno spazio che non le può essere tolto. La libertà personale conserva sempre un margine di indipendenza, un margine sufficiente perché si accenda in essa il sogno dell'indipendenza totale. Quando ciò accade, la libertà comincia a sentire i legami col corpo, col mondo. Essere la legge di se stessi è la più grande tentazione e il più grande tentativo mai sperimentato dall'uomo. La libertà risulta necessariamente legata al corpo, al mondo, agli altri. Non potendo negare di avere a che fare con altro da sé, la libertà si ribella e tenta di farsi valere come la più forte. Trasgredire i legami che le sono imposti, asservire a proprio piacere ciò a cui si trova legata: è questo il programma d'azione mediante la quale la libertà tenta di essere totalmente libera.
Il corpo, il mondo e gli altri sono gli inevitabili legami con cui la libertà gioca la sua partita. La partita è imposta. L'origine dell'uomo e il senso della sua vita stanno oltre l'umano, risiedono in ciò che la gente comune chiama Dio. Il perché l'uomo viva è una domanda che l'uomo porta inevitabilmente con sé. Ed è una domanda a cui dà comunque una risposta. La radicale dipendenza dell'uomo da "qualcosa" o "Qualcuno" altro è ammessa dalla filosofia contemporanea quando osserva che la nostra libertà non si genera da sola. Il riconoscimento dell'uomo come creatura è il confine cui giunge l'indagine sulla libertà. L'uomo non scorge ciò che sta oltre. L'agire umano solleva l'interrogativo su ciò che lo trascende, su ciò che si potrebbe nominare "Dio".
La soluzione data alla questione di Dio ha forti riflessi sui problemi morali. L'etica postmoderna si strutturava sulla base della sola libertas. Se di verità ancora si parla, si inclina a ritenerla una creazione autonoma della libertà. La verità diviene una realtà soggettiva e regionale, originando quell'individualismo e relativismo che sembrano accomunare le etiche laiche contemporanee. L'odierna etica della sola libertas è sorta opponendosi a quella morale della sola veritas. La morale religiosa ha rivendicato il primato della verità oggettiva, sino a concepirla alla stregua di una legge eteronoma, imposta alla coscienza dell'uomo come dall'esterno. La teologia offre l'accesso alla Rivelazione di Dio. Accedendo alla Rivelazione, il sapere morale scopre la variabile divina presente nell'agire umano e viene così a disporre anche dell'altra variabile, oltre a quella umana, necessaria per studiare l'equazione propria della teologia morale, ovvero la collaborazione dell'agire umano e dell'agire divino.
La Sacra Scrittura è testimonianza di Cristo e della fede in lui, prima come annuncio già dalla genesi (metterò inimicizia tra te e una donna, detto al serpente dopo il peccato originale), poi come presentazione (vangeli). Lo studio della SS è l'anima sacra della teologia. La lettura degli eventi pasquali (morte e resurrezione) è il nucleo della riflessione teologica.
Interessante è notare come nel vangelo di Giovanni non si dica che Gesù sulla croce "spirò" ma che "emise l'ultimo respiro". Di solito i crocifissi morivano di asfissia, perché dopo alcune ore sulla croce non potevano più sollevare il torace per respirare. This document is available on studocu Scaricato da Leonardo Franchi (leonardofranchi984@gmail.com)