Dal Broadcasting al Socialcasting: evoluzione della comunicazione e pubblici online

Documento dall'Università sul tema Dal Broadcasting al Socialcasting. Il Pdf esplora l'evoluzione della comunicazione e le dinamiche dei pubblici online, con un focus sui Media Studies e l'uso di piattaforme come Wikipedia e Facebook, utile per studenti universitari.

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Dal broadcasting al socialcasting
Con il termine broadcasting si fa riferimento alla modalità di trasmissione
detta da uno a molti, in cui c’è una sorgente di comunicazione che diffonde il
proprio contenuto ad un pubblico dei media.
A dettare la fine delle comunicazioni di massa nasce il narrowcasting, ovvero
il passaggio da un sistema tecnologico broadcasting a un sistema pochi a
pochi.
(per es. la musica pop è un codice broadcast, mentre il jazz è un codice
narrowcast).
Con l'affermarsi del ruolo di internet, il concetto di narrowcasting associato alla
rete viene sostituito con il termine webcasting: si identifica così l'architettura
di trasmissione di contenuti tipica del broadcasting attraverso reti digitali.
Oggi invece potremmo usare il termine socialcasting: la modalità di
trasmissione dei blog, social networks, il suo processo distributivo fa
riferimento ad una community di persone che vogliono aumentare la
circolazione di un contenuto grazie all' opportunità di condivisione possibili
dalle piattaforme tecnologiche.
Audience diffusa DANA BOYD Media
Studies
Il pubblico: dall'audience ai pubblici-audience
Nella storia dell'analisi dei pubblici vi è stato un progressivo
cambiamento, inizialmente, con l’approccio usi e gratificazioni, il
pubblico era considerato come passivo, con i Cultural Studies il
pubblico viene rivalutato.
La crescita esponenziale della diffusione dei mezzi di comunicazione di
massa hanno portato ad una concezione dell'audience sempre più
balcanizzata, nasce così il concetto di audience diffusa: secondo
questa impostazione l’individuo è sempre parte di un’audience.
Si crea, quindi, un ambiente in cui chi produce i contenuti è anche chi li
consuma, e prende il nome di prosumer.
Boyd, studiando le caratteristiche dei pubblici dei social network parla di
networked public (pubblici interconnessi). Questa accezione di pubblico
gode di diverse proprietà e dinamiche:
Proprietà:
1) persistenza (gli scambi comunicativi online sono automaticamente
registrati e archiviati)
2) replicabilità (il contenuto digitale può essere facilmente duplicato)
3) scalabilità (la potenziale visiblità dei contenuti è enorme)
4) ricercabilità (è possibile accedere al contenuto dei pubblici attraverso la
ricerca)
Dinamiche:
1) audience invisibili (non tutte le audience sono visibili)
2) contesti collassati (mescolanza di diversi contesti sociali)
3) confusione pubblico/privato
Dana Boyd si è interrogata sull’uso di audience o public, è possibile
riscontrarlo in un dibattito, definito con il termine Media Studies 2.0.
Per capire i Media Studies 2.0, bisogna prima studiare i Media studies 1.0.
Quest’ultimi fanno riferimento alla diffusione di tecnologie mediali
sostanzialmente nuove nella vita di popolazioni urbanizzate, con conseguenti
cambiamenti sociali ed effetti socioculturali.
I Media 2.0, invece definiscono la generazione di studiosi che misero in primo
piano la cultura popolare intesa come apice della modernità.
Esistono anche i Media Studies 3.0, e sono una tendenza della ricerca
contemporanea, caratterizzata dalla connessione fra le principali aree del
mondo produttrici di cultura e le comunità coinvolte nella produzione culturale.
L’obiettivo dei Media Studies 2.0 è eliminare la differenza fra audience
ordinaria e fan, e la conseguenza è lo sviluppo di una metodologia dove la
pratica di storytelling si avvarrà dell’autobiografia, dei feedback e
dell’advocacy (dare parola agli altri)

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Anteprima

Dal broadcasting al socialcasting

Con il termine broadcasting si fa riferimento alla modalità di trasmissione detta da uno a molti, in cui c'è una sorgente di comunicazione che diffonde il proprio contenuto ad un pubblico dei media. A dettare la fine delle comunicazioni di massa nasce il narrowcasting, ovvero il passaggio da un sistema tecnologico broadcasting a un sistema pochi a pochi. (per es. la musica pop è un codice broadcast, mentre il jazz è un codice narrowcast). Con l'affermarsi del ruolo di internet, il concetto di narrowcasting associato alla rete viene sostituito con il termine webcasting: si identifica così l'architettura di trasmissione di contenuti tipica del broadcasting attraverso reti digitali. Oggi invece potremmo usare il termine socialcasting: la modalità di trasmissione dei blog, social networks, il suo processo distributivo fa riferimento ad una community di persone che vogliono aumentare la circolazione di un contenuto grazie all' opportunità di condivisione possibili dalle piattaforme tecnologiche.

Audience diffusa e Media Studies

Audience diffusa DANA BOYD Media Studies Il pubblico: dall'audience ai pubblici-audience Nella storia dell'analisi dei pubblici vi è stato un progressivo cambiamento, inizialmente, con l'approccio usi e gratificazioni, il pubblico era considerato come passivo, con i Cultural Studies il pubblico viene rivalutato. La crescita esponenziale della diffusione dei mezzi di comunicazione di massa hanno portato ad una concezione dell'audience sempre più balcanizzata, nasce così il concetto di audience diffusa: secondo questa impostazione l'individuo è sempre parte di un'audience. Si crea, quindi, un ambiente in cui chi produce i contenuti è anche chi li consuma, e prende il nome di prosumer.

Networked public e le sue proprietà

Boyd, studiando le caratteristiche dei pubblici dei social network parla di networked public (pubblici interconnessi). Questa accezione di pubblico gode di diverse proprietà e dinamiche:

Proprietà:

  1. persistenza (gli scambi comunicativi online sono automaticamente registrati e archiviati)
  2. replicabilità (il contenuto digitale può essere facilmente duplicato)
  3. scalabilità (la potenziale visiblità dei contenuti è enorme)
  4. ricercabilità (è possibile accedere al contenuto dei pubblici attraverso la ricerca)

Dinamiche:

  1. audience invisibili (non tutte le audience sono visibili)
  2. contesti collassati (mescolanza di diversi contesti sociali)
  3. confusione pubblico/privato

Media Studies 2.0 e 3.0

Dana Boyd si è interrogata sull'uso di audience o public, è possibile riscontrarlo in un dibattito, definito con il termine Media Studies 2.0. Per capire i Media Studies 2.0, bisogna prima studiare i Media studies 1.0. Quest'ultimi fanno riferimento alla diffusione di tecnologie mediali sostanzialmente nuove nella vita di popolazioni urbanizzate, con conseguenti cambiamenti sociali ed effetti socioculturali. I Media 2.0, invece definiscono la generazione di studiosi che misero in primo piano la cultura popolare intesa come apice della modernità. Esistono anche i Media Studies 3.0, e sono una tendenza della ricerca contemporanea, caratterizzata dalla connessione fra le principali aree del mondo produttrici di cultura e le comunità coinvolte nella produzione culturale. L'obiettivo dei Media Studies 2.0 è eliminare la differenza fra audience ordinaria e fan, e la conseguenza è lo sviluppo di una metodologia dove la pratica di storytelling si avvarrà dell'autobiografia, dei feedback e dell'advocacy (dare parola agli altri)

Dai mass media ai social media

I media sono tecnologie che hanno lo scopo di far circolare messaggi e informazioni nella società di massa. Thompson da una definizione sulla comunicazione di massa che è la produzione istituzionalizzata e la diffusione generalizzata di merci simboliche attraverso la trasmissione di contenuti simbolici. Thompson si concentra molto sulla dimensione simbolica ed è questo che rende complesso il concetto di comunicazione di massa.

Funzionamento della cultura secondo Schudson

Un altro autore, Schudson, invece, parla del funzionamento della cultura e afferma che le dimensioni che definiscono la forza della cultura sono:

  1. reperibilità, cioè la possibilità di accedere agli oggetti culturali;
  2. forza retorica, la forza che hanno gli oggetti culturali di colpire l'immaginario sociale;
  3. risonanza, che rappresenta la capacità degli oggetti culturali di rimandare a elementi simbolici preesistenti;
  4. ricordo istituzionale, cioè il potere che gli oggetti culturali hanno in virtù dei meccanismi sociali di legittimazione;
  5. risoluzione, da intendersi come la proprietà di alcuni oggetti culturali di orientare l'azione sociale.

Rimediazione e distinzioni tra media

Viene ripreso anche il concetto di rimediazione, cioè il processo secondo cui i mezzi di comunicazione si comportano secondo due distinti modelli culturali:

  1. immediatezza, l'illusione della scomparsa dei media nel nostro mondo
  2. ipermediazione, la radicalizzazione della presenza dei media nel nostro rapporto con il mondo.

Viene fatta anche una distinzione fra personal media e mass media:

  1. i mass media sono i media che si rivolgono alla società nel suo complesso (per es. la televisione)
  2. i personal media sono i media usati da singoli individui che si rivolgono ad altri singoli individui (per es. il telefono)

Forme di interazione e mediamorfosi

Thompson ha proposto un'utile distinzione tra le forme di interazione distinguendo diverse relazioni:

  1. faccia a faccia, nessun medium
  2. interazione mediata, presenza di un medium (per es. un telefono) < TIPICA DEI PERSONAL MEDIA
  3. interazione quasi mediata, (il rapporto comunicativo è simile ad un monologo, per es. radio, televisione) < TIPICA DEI MASS MEDIA

Fidler parla di un processo chiamato mediamorfosi, metamorfosi dei media causata dalla riorganizzazione dei bisogni degli utenti e dalle innovazioni sociali e tecnologiche. Fidler, parla di tre domini mediali:

  1. dominio dell'interpersonale (le forme comunicative bidirezionali, per es.telefono e chat),
  2. dominio del broadcast (le forme di comunicazione mediata di tipo audiovisivo da uno a molti, per es. televisione e cinema)
  3. dominio del documento (prevede forme di comunicazione mediata di tipo testuale-visivo, per es. quotidiani o siti web).

In base a questi tre domini è possibile riconoscere i personal media e i mass media.

Virtual togetherness e CMC

Parlando di uso sociale della rete, l'autore Bakardjieva sviluppa il concetto di virtual togetherness (stare insieme virtuale), e distingue due modi della comunicazione in internet:

  1. il modo del consumo, quella forma di uso sociale che non prevede la presenza dell'altro
  2. il modo delle comunità, quella forma di uso sociale che, invece, presuppone ci sia partecipazione e coinvolgimento di più utenti.

Con questa riflessione entriamo negli studi della CMC o Computer Mediated Communication considera il computer come strumento di comunicazione interpersonale. Questo ha portato a nuove forme di utilizzo del linguaggio: dalla lingua delle chat (utilizzo di faccine o emoticons), alle nuove pratiche sociali (flaming, trolling, spamming). Gunkel critica alcune posizione della CMC, secondo lui il computer dovrebbe essere considerato come un attore sociale della comunicazione online. Su questa idea di assegnare alla tecnologia il giusto ruolo nasce una ricerca fondata da Silverstone chiamata domestication theory. Silverstone afferma che telefonino e televisione non sono rispettivamente personal media e mass media in se ma sono strumenti sociologicamente caratterizzati da un uso pienamente di massa (televisione) e come mezzo di comunicazione personale (telefono). È difficile dire che la tv sia un mezzo di comunicazione di massa quando diventa l'interfaccia di un videogioco o lo schermo di un lettore dvd, così come è difficile che il telefono sia un mezzo di comunicazione personale se viene usato per ascoltare la radio o navigare in rete.

Infrastrutture e macrosistemi tecnici

Infrastrutture HUGHES Esiste un legame tra istituzioni sociali, infrastrutture e piattaforme. Le infrastrutture possono essere considerate un macrosistema tecnico che incorpora in sé non solo tecnologia ma anche relazioni sociali. Vengono anche considerate come dei sistemi tecnologici che svolgono la funzione di erogare un servizio. (per es. rete elettrica, rete ferroviaria) Le piattaforme sono le infrastrutture della società contemporanea che rendono possibile alcune forme di relazione sociale, ovvero le infrastrutture sociali. Per studiare le caratteristiche delle infrastrutture bisogna considerarne le componenti architetturali. Questo approccio è tipico della teoria dei macrosistemi tecnici, l'autore Thomas Hughes spiega cos'è un macrosistema tecnico, dicendo che si si caratterizza come un'organizzazione complessa fatta di:

  1. artefatti fisici (per es. tecnologie, infrastrutture)
  2. artefatti sociali (per es. banche, università)
  3. artefatti simbolici (per es. libri, teorie scientifiche)
  4. attori sociali (per es. inventori, scienziati)

Gli artefatti di un macrosistema tecnico interagiscono fra di loro per risolvere problemi o raggiungere uno specifico risultato. I macrosistemi tecnici si evolvono secondo un modello non definito, le cui fasi sono:

  1. invenzione, fase in cui il sistema comincia a nascere e viene caratterizzato da invenzioni radicali. In questa fase la figura che spicca di più è quella dell'inventore.
  2. sviluppo, fase in cui le invenzioni radicali portano allo sviluppo di un sistema tecnologico, in questa fase le invenzioni da idee diventano tecnologie funzionanti.
  3. innovazione, fase in cui gli attori trasformano l'invenzione in un'organizzazione completa, inoltre, in questa fase cambia la missione sociale degli inventori.
  4. trasferimento tecnologico , questa fase può corrispondere al periodo delle acquisizioni di alcune innovative startup da parte dei colossi del settore come Google e Yahoo.
  5. crescita, competizione, consolidamento, sono le ultime 3 fasi che hanno lo scopo di rendere il sistema più robusto e stabile.

Dopo l'ultima fase, il sistema tecnologico produce degli effetti:

  1. momentum, quando un sistema tecnologico maturo acquista una propria dinamica che gli permette di proseguire nel processo di sviluppo
  2. standardizzazione del tempo e dello spazio, cioè i sistemi tecnologici sono particolari strutture che rielaborano e omogeneizzano lo spazio-tempo sociale

CSSN, Social Informatic, ICT

CSSN, Social Informatic, ICT Il problema che si pone è quello di elaborare una definizione per descrivere le tecnologie di internet, in particolare di Web 2.0 e social media. La prima definizione a cui si fa riferimento è la Social informatic. La social informatics nasce nel 1999 il cui obiettivo è quello di studiare quali sono le caratteristiche sociali del computer. Nel 1999 si studiano, quindi, gli aspetti sociali delle ICT (informations and communications technologies) e della computerizzazione. La disciplina nasce in un settore specifico, il settore CSCW (Computer Supported Cooperative Work) cioè utilizzare i computer per fare lavori di gruppo. Lo scopo di questa disciplina era di studiare cosa succede quando metti un computer in un contesto culturale dove ci sono delle persone, ed il riferimento classico sono gli uffici. In pratica evidenziano la dimensione del progettare un sistema informatico compatibile con un contesto sociale. Bary Wellman scrisse un articolo insieme ad altri collaboratori chiamato Computer Supported Social Networks, e lo scopo era studiare le reti di persone che venivano sostenute dal computer. Una delle cose che studia Wellman sono le diverse tipologie di legami:

  1. legami forti, sono quei legami che vengono rinforzati dalla conoscenza con altre persone
  2. legami deboli, sono i legami che non sono rinforzati dalla conoscenza con altre persone

La distinzione tra legame forte e debole si usa in network analysis, quando si studiano le reti di persone. Esistono altri tipi di legami che identifico Wellman: -il flaming, quando due persone interagiscono solo per litigare

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