Riassunti di Scienze Umane sulla globalizzazione economica, politica e culturale

Documento da Università su Riassunti di Scienze Umane. Il Pdf esplora il concetto di globalizzazione, suddividendolo in aspetti economici, politici e culturali, con un focus sugli organismi internazionali e la diffusione della democrazia, utile per lo studio dell'Economia.

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20 pagine

RIASSUNTI DI SCIENZE UMANE
UNITA’ 9: LA SOCIETA' GLOBALE
1. LA GLOBALIZZAZIONE
UN INQUADRAMENTO DEL FENOMENO
UN TERMINE DI USO RECENTE. Il termine "globalizzazione" è entrato nel lessico delle
scienze umane e nel nostro linguaggio quotidiano in tempi relativamente recenti. Questa
parola, pressoché sconosciuta fino agli anni Ottanta del Novecento, ha registrato una rapida
diffusione a partire dal decennio successivo.
La definizione di Giddens sulla globalizzazione che diede nel 1994 è: la globalizzazione è
l'intensificazione di relazioni sociali mondiali collegando tra loro luoghi anche distanti, tanto
che eventi locali possono essere determinati da eventi sorti a distanze estremamente ampie
→ sottolinea non solo gli aspetti economici ma soprattutto quello dell'interdipendenza
sociale.
UN CONCETTO COMPLESSO E CONTROVERSO. All'indiscussa presenza del termine
"globalizzazione" non corrisponde però un'interpretazione chiara e univoca. Il settimanale
britannico "The Economist" ha parlato recentemente di slow bali-sation per alludere ad un
rallentamento di quei processi (soprattutto economici) a cui il concetto di globalizzazione fa
riferimento. Chiamiamo globalizzazione l'
insieme dei processi di varia natura che tendono
ad accorciare le distanze e a unificare il mondo attraverso la creazione di sistemi
specializzati di portata mondiale che agiscono superando gli ostacoli rappresentati dalle
barriere nazionali, creando di fatto la "
società globale" a cui tutti apparteniamo.
GLOBALIZZAZIONE = insieme di processi sociali il cui esito è l'accorciamento delle distanze
e il superamento degli ostacoli rappresentati dalle barriere internazionali.
I PRESUPPOSTI STORICI, ECONOMICI E SOCIALI
LA TRASFORMAZIONE DELL'ETA' MODERNA. I processi di globalizzazione affondano le
loro radici nelle trasformazioni economiche e sociali dell'epoca moderna, ben delineate in un
brano tratto dal Manifesto del partito comunista di Karl Marx e Friedrich Engels.
Con lo sfruttamento del mercato mondiale, la borghesia ha dato un'impronta cosmopolita
alla produzione e al consumo di tutti i paesi. Ai vecchi bisogni subentrano nuovi bisogni, che
per essere soddisfatti esigono i prodotti dei paesi e dei climi più lontani. Ciò vale sia per la
produzione materiale che per quella spirituale. I prodotti spirituali delle singole nazioni
diventano bene comune → 1848 quando Marx scrive ciò, con il capitalismo: il primo passo
verso la globalizzazione è la possibilità di scambiare merci su mercati ampi, globali.
I CAMBIAMENTI STORICO-ECONOMICI DEL NOVECENTO. A questi presupposti si
aggiunge la portata di alcuni eventi storici più recenti:
- la fine della contrapposizione politica del mondo in due blocchi, occidentale e
orientale, facenti capo rispettivamente a Stati Uniti e Unione Sovietica, e l'esaurirsi
del clima di guerra fredda che per molti anni aveva caratterizzato i rapporti tra le due
superpotenze
- la terza rivoluzione industriale, una profonda trasformazione nei sistemi produttivi
che si colloca storicamente nella seconda metà del Novecento, le cui caratteristiche
principali sono: la nascita di nuovi settori produttivi; la trasformazione dei processi
produttivi, con la diffusione dell'automazione nelle fabbriche; l'applicazione
dell'informatica al settore secondario e terziario
- l'evoluzione dei trasporti e delle comunicazioni, a cui l'elettronica ha dato un
decisivo impulso
2. FORME E DIMENSIONI DELLA GLOBALIZZAZIONE
LA GLOBALIZZAZIONE ECONOMICA
IL COMMERCIO:
LA LIBERA CIRCOLAZIONE DELLE MERCI. L'idea di un'economia mondiale è intrinseca al
capitalismo industriale, che necessita di un mercato sempre più ampio per lo smercio dei
prodotti. Già nei secoli XIX e XX si era assistito a un progressivo processo di liberalizzazione
degli scambi tra i paesi industrializzati, tramite l'abbattimento delle barriere protezionistiche
dei singoli Stati e la successiva creazione di vaste aree per la libera circolazione di merci e
capitali.
UN MERCATO MONDIALE. Tali iniziative sono riconducibili a quella che possiamo chiamare
"
globalizzazione commerciale", ossia la realizzazione di un unico mercato globale, che
permette la distribuzione di beni e servizi su scala mondiale. Le imprese che operano in un
mercato globale vendono le stesse merci in tutto il mondo, approfittando anche di una
tendenziale omologazione delle pratiche di consumo e della diminuzione dei costi medi di
produzione.
In tempi recenti si è diffusa sempre più la pratica dell'e-commerce, tramite la quale l'utente
può effettuare online i suoi acquisti, godendo di una possibilità di scelta pressoché illimitata
e dell'opportunità di risparmiare individuando le opzioni più convenienti.
LA PRODUZIONE:
Alla globalizzazione commerciale si è affiancata una vera e propria "globalizzazione
produttiva
", ossia la tendenza, da parte delle imprese, ad allentare i legami con lo Stato
nazionale di appartenenza per "frammentare" la propria presenza in diverse aree del mondo.
LE IMPRESE MULTINAZIONALI. Protagoniste di questa tendenza sono le imprese
multinazionali
, o transnazionali, ossia quelle imprese che possiedono o controllano attività
di produzione di beni o servizi in vari paesi del mondo. Le prime multinazionali hanno fatto la
loro comparsa già nella prima metà del Novecento: è il caso, ad esempio, della General
Motors, l'azienda automobilistica fondata a Detroit nel 1908. L'affermazione decisiva di
queste imprese si è registrata, però, soltanto dopo la Seconda guerra mondiale, quando è
cresciuto il loro numero e soprattutto il volume dei loro investimenti sul mercato
internazionale.
I SETTORI E GLI AMBITI OPERATIVI Le società multinazionali operano in tutti i settori
dell'economia mondiale, dalle attività estrattive ai vari rami dell'industria, ai servizi. Alcune di
esse non si specializzano in un ambito particolare, ma controllano diversi settori del
mercato
presentando i loro prodotti con marchi diversi a seconda delle categorie
merceologiche interessate.
La maggior parte delle multinazionali si è costituita nei paesi più industrializzati, ma in tempi
recenti è cresciuta notevolmente la loro presenza anche in Oriente, in particolare in
Cina.
LA DELOCALIZZAZIONE:
IL TRASFERIMENTO DELLA PRODUZIONE. Un altro fenomeno caratteristico
dell'economia globalizzata è la
delocalizzazione. Con questo termine si indica la tendenza
a trasferire determinati segmenti della loro attività produttiva in paesi diversi da quello di
origine, nei quali esistono condizioni economicamente più vantaggiose che consentono di
ricavare maggiori profitti. Nell'attuale panorama mondiale, le aree in cui preferenzialmente si
indirizzano i processi di delocalizzazione sono soprattutto i
paesi in via di sviluppo e gli
Stati dell'Europa orientale. Questo fenomeno ha gradualmente coinvolto anche attività più
complesse e professionalità più elevate: operai specializzati, ma anche tecnici e progettisti.

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La Globalizzazione

Un inquadramento del fenomeno

UN TERMINE DI USO RECENTE. Il termine "globalizzazione" è entrato nel lessico delle scienze umane e nel nostro linguaggio quotidiano in tempi relativamente recenti. Questa parola, pressoché sconosciuta fino agli anni Ottanta del Novecento, ha registrato una rapida diffusione a partire dal decennio successivo. La definizione di Giddens sulla globalizzazione che diede nel 1994 è: la globalizzazione è l'intensificazione di relazioni sociali mondiali collegando tra loro luoghi anche distanti, tanto che eventi locali possono essere determinati da eventi sorti a distanze estremamente ampie -> sottolinea non solo gli aspetti economici ma soprattutto quello dell'interdipendenza sociale.

UN CONCETTO COMPLESSO E CONTROVERSO. All'indiscussa presenza del termine "globalizzazione" non corrisponde però un'interpretazione chiara e univoca. Il settimanale britannico "The Economist" ha parlato recentemente di slow bali-sation per alludere ad un rallentamento di quei processi (soprattutto economici) a cui il concetto di globalizzazione fa riferimento. Chiamiamo globalizzazione l'insieme dei processi di varia natura che tendono ad accorciare le distanze e a unificare il mondo attraverso la creazione di sistemi specializzati di portata mondiale che agiscono superando gli ostacoli rappresentati dalle barriere nazionali, creando di fatto la "società globale" a cui tutti apparteniamo.

GLOBALIZZAZIONE = insieme di processi sociali il cui esito è l'accorciamento delle distanze e il superamento degli ostacoli rappresentati dalle barriere internazionali.

I presupposti storici, economici e sociali

LA TRASFORMAZIONE DELL'ETA' MODERNA. I processi di globalizzazione affondano le loro radici nelle trasformazioni economiche e sociali dell'epoca moderna, ben delineate in un brano tratto dal Manifesto del partito comunista di Karl Marx e Friedrich Engels. Con lo sfruttamento del mercato mondiale, la borghesia ha dato un'impronta cosmopolita alla produzione e al consumo di tutti i paesi. Ai vecchi bisogni subentrano nuovi bisogni, che per essere soddisfatti esigono i prodotti dei paesi e dei climi più lontani. Ciò vale sia per la produzione materiale che per quella spirituale. I prodotti spirituali delle singole nazioni diventano bene comune -> 1848 quando Marx scrive ciò, con il capitalismo: il primo passo verso la globalizzazione è la possibilità di scambiare merci su mercati ampi, globali.

I CAMBIAMENTI STORICO-ECONOMICI DEL NOVECENTO. A questi presupposti si aggiunge la portata di alcuni eventi storici più recenti:

  • la fine della contrapposizione politica del mondo in due blocchi, occidentale e orientale, facenti capo rispettivamente a Stati Uniti e Unione Sovietica, e l'esaurirsi del clima di guerra fredda che per molti anni aveva caratterizzato i rapporti tra le due superpotenze
  • la terza rivoluzione industriale, una profonda trasformazione nei sistemi produttivi che si colloca storicamente nella seconda metà del Novecento, le cui caratteristiche principali sono: la nascita di nuovi settori produttivi; la trasformazione dei processi produttivi, con la diffusione dell'automazione nelle fabbriche; l'applicazione dell'informatica al settore secondario e terziario
  • l'evoluzione dei trasporti e delle comunicazioni, a cui l'elettronica ha dato un decisivo impulso

Forme e Dimensioni della Globalizzazione

La globalizzazione economica

Il commercio

LA LIBERA CIRCOLAZIONE DELLE MERCI. L'idea di un'economia mondiale è intrinseca al capitalismo industriale, che necessita di un mercato sempre più ampio per lo smercio dei prodotti. Già nei secoli XIX e XX si era assistito a un progressivo processo di liberalizzazione degli scambi tra i paesi industrializzati, tramite l'abbattimento delle barriere protezionistiche dei singoli Stati e la successiva creazione di vaste aree per la libera circolazione di merci e capitali.

UN MERCATO MONDIALE. Tali iniziative sono riconducibili a quella che possiamo chiamare "globalizzazione commerciale", ossia la realizzazione di un unico mercato globale, che permette la distribuzione di beni e servizi su scala mondiale. Le imprese che operano in un mercato globale vendono le stesse merci in tutto il mondo, approfittando anche di una tendenziale omologazione delle pratiche di consumo e della diminuzione dei costi medi di produzione. In tempi recenti si è diffusa sempre più la pratica dell'e-commerce, tramite la quale l'utente può effettuare online i suoi acquisti, godendo di una possibilità di scelta pressoché illimitata e dell'opportunità di risparmiare individuando le opzioni più convenienti.

La produzione

Alla globalizzazione commerciale si è affiancata una vera e propria "globalizzazione produttiva", ossia la tendenza, da parte delle imprese, ad allentare i legami con lo Stato nazionale di appartenenza per "frammentare" la propria presenza in diverse aree del mondo.

LE IMPRESE MULTINAZIONALI. Protagoniste di questa tendenza sono le imprese multinazionali, o transnazionali, ossia quelle imprese che possiedono o controllano attività di produzione di beni o servizi in vari paesi del mondo. Le prime multinazionali hanno fatto la loro comparsa già nella prima metà del Novecento: è il caso, ad esempio, della General Motors, l'azienda automobilistica fondata a Detroit nel 1908. L'affermazione decisiva di queste imprese si è registrata, però, soltanto dopo la Seconda guerra mondiale, quando è cresciuto il loro numero e soprattutto il volume dei loro investimenti sul mercato internazionale.

I SETTORI E GLI AMBITI OPERATIVI Le società multinazionali operano in tutti i settori dell'economia mondiale, dalle attività estrattive ai vari rami dell'industria, ai servizi. Alcune di esse non si specializzano in un ambito particolare, ma controllano diversi settori del mercato presentando i loro prodotti con marchi diversi a seconda delle categorie merceologiche interessate. La maggior parte delle multinazionali si è costituita nei paesi più industrializzati, ma in tempi recenti è cresciuta notevolmente la loro presenza anche in Oriente, in particolare in Cina.

La delocalizzazione

IL TRASFERIMENTO DELLA PRODUZIONE. Un altro fenomeno caratteristico dell'economia globalizzata è la delocalizzazione. Con questo termine si indica la tendenza a trasferire determinati segmenti della loro attività produttiva in paesi diversi da quello di origine, nei quali esistono condizioni economicamente più vantaggiose che consentono di ricavare maggiori profitti. Nell'attuale panorama mondiale, le aree in cui preferenzialmente si indirizzano i processi di delocalizzazione sono soprattutto i paesi in via di sviluppo e gli Stati dell'Europa orientale. Questo fenomeno ha gradualmente coinvolto anche attività più complesse e professionalità più elevate: operai specializzati, ma anche tecnici e progettisti.

DELOCALIZZAZIONE = trasferimento del processo produttivo, o di alcune sue fasi, in paesi in cui esistono vantaggi competitivi (minore costo dei fattori produttivi e in particolare della manodopera)

EFFETTI POSITIVI E NEGATIVI. La delocalizzazione della produzione modifica profondamente la tradizionale divisione internazionale del lavoro, che la civiltà occidentale industrializzata aveva imposto al resto del mondo durante l'età coloniale: non più Stati che producono beni e altri che forniscono le materie prime, ma una rete trasversale di sistemi produttivi, in cui le diverse attività sono collocabili teoricamente ovunque, purché l'operazione sia conveniente. La delocalizzazione può avere effetti benefici, in quanto, abbattendo i costi di produzione, permette all'impresa di contenere i prezzi di vendita ed essere perciò più competitiva sul mercato. Inoltre, crea opportunità di lavoro nel paese di destinazione, favorendo quindi anche il miglioramento delle infrastrutture locali e contribuendo così potenzialmente al suo sviluppo economico. Ma la delocalizzazione porta con sé anche effetti negativi che non bisogna sottovalutare. In primo luogo, il trasferimento di interi settori produttivi incide negativamente sulle prospettive occupazionali del paese di origine, sottraendo posti di lavoro e danneggiando anche il cosiddetto "indotto", cioè il complesso di attività economiche che un'impresa contribuisce a creare intorno a sé. In secondo luogo, nei paesi dove l'attività è delocalizzata, la debolezza dei lavoratori si traduce quasi sempre nella disponibilità ad accettare condizioni di lavoro estreme o vere e proprie situazioni di sfruttamento, che colpiscono soprattutto le fasce più deboli (donne e bambini). La possibilità di reperire manodopera a basso costo costituisce per l'impresa un consistente strumento di potere anche nei paesi di origine: la minaccia della delocalizzazione può spingere i lavoratori, anche in Occidente, ad accettare condizioni contrattuali che altrimenti avrebbero rifiutato.

I mercati finanziari

Accanto ai circuiti di produzione e distribuzione delle merci, esiste un altro imponente mercato mondiale: quello finanziario, caratterizzato dalla circolazione di capitali investiti nella compravendita di valori mobiliari e delle valute. I luoghi di queste transazioni sono le borse valori ( = mercati finanziari dove vengono scambiati valori mobiliari e valute estere) presenti in tutto il mondo che funzionano per l'appunto come un mercato unico.

LA SPECULAZIONE Il mercato finanziario è caratterizzato dalla mole impressionante dei capitali che può muovere. Un meccanismo tipico che lo caratterizza è la speculazione, cioè la presenza di trattative di acquisto e di vendita condotte al solo scopo di far oscillare il valore dei titoli oggetto di negoziazione e di ricavare da questo un possibile utile. Ciò assicura al mercato finanziario una grande circolazione di denaro, ma conferisce ai titoli stessi un valore del tutto fittizio. Si parla in questo caso di bolla speculativa, perché, proprio come una bolla di sapone, il valore dei titoli può gonfiarsi fino a raggiungere dimensioni considerevoli, ma, una volta terminato il processo, "esplode" generando conseguenze negative per gli investitori.

BOLLA SPECULATIVA = aumento considerevole e ingiustificato del valore di un titolo dovuto a una crescita della domanda repentina è limitata nel tempo. Il carattere incerto di queste operazioni espone il mercato finanziario a costanti rischi di crollo, capaci di avere effetti devastanti su scala mondiale. L'esempio più famoso è stato il crollo della borsa di Wall Street, a New York, nel 1929: la simultanea vendita di molte azioni da parte dei loro possessori fece crollare il valore delle stesse, causando il fallimento di molte banche e aziende, e facendo precipitare nella miseria molti risparmiatori.

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